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News dal CST

La Provincia di Lecco ha avviato un’attività di rilevazione del grado di soddisfazione dell'utenza rispetto al Servizio Protocollo.

Dal 1° al 31 luglio agli utenti che si presenteranno alla postazione di piazza Lega Lombarda 4 verranno cortesemente proposti dei questionari; successivamente verrà reso un report con i seguenti dati: numero di utenti che si sono presentati allo sportello, numero di utenti che hanno compilato il questionario

Questo tipo di report serve per valutare l'efficacia della modalità scelta per la rilevazione, ovvero attraverso la somministrazione di questionario cartaceo allo sportello, al fine della rilevazione del gradimento su un campione di utenza statisticamente rilevante.

Aggiornato il Paniere dinamico di dataset: salto in avanti dell'indicatore dal 45,68% del 2016 al 55,15% del 2017. Nello stesso periodo i paesi dell'UE ottengono il 72% in termini di disponibilità di dati aperti.

Il Paniere, come nello scorso anno, incorpora due componenti: una nazionale con una lista di 62 dataset e una regionale con una lista di 48 dataset. Complessivamente risulta una crescita dell'indicatore dal 45,68% del 2016 al 55,15% del 2017.

Il Paniere risponde all'esigenza di dare contenuto quantitativo alle disposizioni dell'Accordo di Partenariato 2014-2020 che ha definito - associato al Risultato Atteso (11.1) "Aumento della trasparenza e interoperabilità e dell'accesso ai dati pubblici" - l'indicatore di risultato 2RIS "Disponibilità di banche dati pubbliche in formato aperto, calcolato tramite il rapporto in percentuale tra il numero di banche dati pubbliche disponibili in formato aperto e le banche dati pubbliche di un paniere selezionato".

Per l'Italia è importante mantenere un trend analogo anche nei prossimi anni, tenendo altresì conto che, secondo quanto previsto dall'Accordo, il valore target dell'indicatore per il 2023 risulta essere del 90% per ciascuna categoria di regioni.

In generale, i paesi dell'UE ottengono il 72% in termini di disponibilità di dati aperti nel 2017, rispetto al 57% nel 2016 e al 46% nel 2015. Buoni risultati rilevati anche sull'indicatore di maturità del Portale open data nazionale, che segna per il 2017 il 76% con un aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2016 e un sostanzioso avanzamento rispetto al 32% rilevato nel 2015.

Fonte: www.dati.gov.it

L'Istituto di Autodisciplina pubblicitaria e Agcom hanno siglato un accordo quadro per monitorare i messaggi commerciali on line. Un obiettivo di autoregolamentazione e co-regolamentazione per tutelare l'interesse dei consumatori in rete.

L'intesa, il cui perimetro consente vari spazi di manovra, è in linea con iniziative simili di altri Paesi europei dove gli accordi fra Autorità e Istituti di Autodisciplina sono la normalità. In Italia si tratta della prima collaborazione sottoscritta dall'Autodisciplina con una Autorità.

Nel documento approvato da IAP e Agcom è specificato che "Nell'ambito delle rispettive competenze, il documento prevede in particolare che Agcom e Iap approfondiscano tematiche di carattere tecnico, regolamentare ed economico riguardo alla comunicazione commerciale; cooperino in attività di analisi e approfondimento finalizzate a una trasparente e corretta comunicazione commerciale; collaborino nell'analisi di strumenti di identificazione della comunicazione commerciale e dei relativi obblighi; organizzino seminari e attività di formazione nelle materie di interesse comune".

Obiettivi in comune gli influencer che operano in rete e la pubblicità on line del gioco d'azzardo dove si vince denaro.

Gli eventi speciali di formazione on line di Compubblica riprendono a settembre con un webinar a due voci per approfondire il tema della personalizzazione della comunicazione on line.

Anche nelle organizzazioni pubbliche è fondamentale conoscere i cittadini per personalizzare, in modo più efficace e mirato, l'invio di comunicazioni da parte dell'Ente, suddividendoli in gruppi omogenei, in base ai loro interessi e alle loro specifiche caratteristiche. Questo vale per chi fa comunicazione e anche per chi gestisce i servizi di pubblico interesse.

Le nuove tecnologie offrono oggi l'opportunità di realizzare questo tipo di attività a costi inferiori rispetto al passato.

Mercoledì 19 settembre dalle 12.00 alle 13.30 Compubblica organizza un evento speciale di formazione on line dal titolo Personalizzare la comunicazione attraverso la profilazione degli utenti sul web.

Il webinar vuole offrire l'occasione per approfondire strategie e tecniche per l'analisi del pubblico e la profilazione degli utenti sul web, fornendo accorgimenti pratici e, allo stesso tempo, chiarendo quali siano i vincoli normativi che regolano questa attività, anche alla luce del recente Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali.

Il webinar si sviluppa in due parti: la prima offre ai partecipanti strumenti teorici che, nella seconda parte, verranno approfonditi in applicazione ad alcuni casi studio di P.A. che hanno realizzato le attività argomento della formazione.

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- telefono 02 67100712.

"La comunicazione pubblica per la trasparenza, la semplificazione, l'accesso e le nuove opportunità di relazione con il cittadino" è il titolo della formazione organizzata a Verona con inizio previsto dal 18 settembre e a Napoli con inizio previsto il 10 ottobre.

Insieme all'evoluzione della disciplina la sua pratica, le norme e la comunicazione di relazione, ampio spazio verrà dato agli strumenti digitali: reti, siti, social... argomenti per i quali è prevista anche una giornata di laboratorio.

Il percorso è suddiviso in quattro moduli, scanditi in 15 giornate di 6 ore, per un totale di 90 ore. Ci si può iscrivere al percorso integrale, ai moduli, alle giornate, di interesse personale e professionale.

Sono previste più classi di sconto: per i soci attivi dell'Associazione, gli studenti, il numero di partecipanti dello stesso Ente e altre opportunità o condizioni particolari.

Verona:

Napoli

Per informazioni: www.compubblica.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - telefono 02 67100712.

Il Digital News Report è un’indagine a livello mondiale sul consumo di notizie digitali. L'edizione del 2018 evidenzia come solo il 23% degli utenti si fida delle notizie sui social, rispetto al 44% della fiducia nelle notizie in genere.

Realizzata dall'agenzia internazionale di stampa Reuters, in collaborazione con l'Università di Oxford, per la corposa indagine sono state intervistate oltre 74.000 persone di 37 Paesi del mondo. La ricerca della Reuters è basata sui sondaggi YouGov on line dell'inizio d'anno, seguiti da focus group faccia a faccia negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Brasile su tematiche quali fake news, disinformazione e fiducia nei media.

Per la fruizione di notizie, aumenta l'uso di piattaforme alternative soprattutto tra i giovani. A contribuire al cambiamento, anche la mutazione dell'algoritmo di Facebook che da qualche mese privilegia i post di amici e parenti alle notizie. Ma anche a causa delle notizie false, dell'aumento degli haters e per una certa mancanza di privacy.

Secondo la ricerca è Facebook il social media più colpito per la fiducia (specialmente negli Usa), conseguenza dello scandalo di Cambridge Analityca, dove è diminuito di 9 punti percentuali negli Usa, rispetto al 2017. Tra i più giovani la diminuzione è di 20 punti. Dalla ricerca si evince che le persone si sentono più a loro agio spostando le loro discussioni su app di messaggistica chiuse come WhatsApp (il cui uso per le notizie in tutti i paesi è quasi triplicato dal 2014), Snapchat e Instagram.

Oltre la metà degli intervistati (54%) afferma di essere preoccupata che le notizie su Internet siano reali o "false". Il dato è più alto in paesi come il Brasile (85%), Spagna (69%) e Stati Uniti (64%) in cui "situazioni politiche polarizzate si combinano ad un uso elevato dei social media".

La maggior parte degli intervistati ritiene che gli editori (75%) e le piattaforme (71%) abbiano le maggiori responsabilità di risolvere i problemi di notizie false e inaffidabili.

Per soffermarci sul panorama italiano dei media nel Report si legge come questo sia stato influenzato da una notevole disinformazione on line, complici soprattutto i social network e la gestione di notizie false, che hanno provocato sentimenti anti-establishment e anti-immigrazione da parte della popolazione.

Risultati inconsueti sono stati raggiunti dai giornali che si sono concentrati sulle notizie locali, come Il Messaggero'(7%) e Quotidiano.net (7%).

Un cambiamento rilevante nella classifica on line italiana è la crescita di Fanpage (11%) che, oltre a un attento utilizzo dei social media per la diffusione delle notizie, ha guadagnato attenzione per le capacità investigative sull'attività di smaltimento dei rifiuti, che ha portato le autorità italiane a maggiori indagini.

Nel 2018, per le notizie on line dei quotidiani italiani i modelli di pagamento sono ancor più migliorati. Da Il Corriere della Sera che è stato il primo tra i quotidiani italiani a lanciare un paywall a consumo nel 2016, a La Repubblica che nel 2017 ha adottato un modello freemium. Altri quotidiani, tra cui Il Fatto, La Stampa e Il Messaggero, oggi stanno adottando altre forme di pagamento per leggere le loro notizie.

Infine, l'analisi sull'Italia evidenzia che gli italiani si affidano in termini di reach on line ai maggiori quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera e Il Fatto) e alle principali emittenti televisive (TgCom24.it, SkyTg24 e RaiNews.it). Il sito web dell'agenzia di stampa ANSA segna un avanzamento nella classifica nazionale raggiungendo la terza posizione.

https://agency.reuters.com

Un progetto svolto tra le scuole e un'aula didattica multimediale allestita in un truck per parlare di dipendenza da Internet, un fenomeno che coinvolge sempre più giovani e minori. "Una Vita da Social" è il nome della campagna educativa itinerante per il corretto uso di Internet della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Obiettivo è di incentivare un'educazione al mondo digitale, indispensabile in particolare per i più piccoli, perché possano conoscere le "regole" d'uso e i possibili benefici.

Numerosi studi hanno rilevato il comportamento delle nuove generazioni con i dispositivi mobili e i pc. I dati raccolti mostrano che il 37% dei bambini tra gli 8 e i 10 anni non riesce a immaginare cosa significhi vivere senza personal computer o senza smartphone e che il 69% ha piena fiducia di Internet come fonte di informazione.

Fra i dati, preoccupante quello sul tempo trascorso in rete: in Italia il 58% dei bambini dagli 8 ai 16 anni è costantemente on line e anche: il 9% dei genitori reputa che il proprio bambino stia diventando dipendente da Internet. Per quanto la maggior parte dei genitori (75%) cerchi di trascorrere del tempo con i propri figli quando navigano, tutto questo non è sufficiente per tenere i piccoli utenti al sicuro dalle minacce della rete.

Da Milano a Palermo, numerose sono state le lezioni tenute dalla Polizia Postale e dai partner del progetto, che hanno mostrato le potenzialità della rete, hanno spiegato le criticità, hanno parlato dei pericoli e hanno spiegato il significato di consapevolezza nell'uso. E per questo, tra i temi trattatati, grande rilevanza educativa al cyberbullismo, alla pirateria informatica e alla pedopornografia.

Fonte: www.key4biz.it

Presentato l'8 giugno scorso a Roma il Report preliminare dell'indagine conoscitiva sui Big Data di Agcom, avviata poco più di un anno fa, con il Garante per la protezione dei dati personali e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Obiettivo è fornire un'informativa preliminare sulle attività di approfondimento condotte e sulle evidenze emerse, sui cambiamenti derivanti dai Big Data sugli utenti che forniscono i dati, sulle imprese che li utilizzano e, dunque, sui mercati.

L'indagine preliminare è divisa in due parti: la prima parte introduttiva è tesa a sistematizzare la descrizione del fenomeno, anche sotto il profilo definitorio, passando in rassegna le principali caratteristiche dell'ecosistema dei big data, la catena del valore e specifici elementi dei mercati afferenti il digitale e l'informazione.

La seconda parte mette al centro dell'analisi l'individuo come produttore di dati tramite la traccia digitale (online footprint) e vengono affrontate le numerose complicazioni che derivano dall'utilizzo massiccio di tecniche di profilazione degli utenti, mettendo in evidenza la formazione di rischi sociali notevoli come le tipologie di discriminazione, basate sul funzionamento di specifici algoritmi, rischia di estendersi oltre alla 'classica' discriminazione di prezzo, a differenze nella popolazione fondate su etnia, religione, stato di salute, opinione politica, capacità reddituale eccetera.

Il rapporto che si instaura tra gli utenti che forniscono dati personali e le imprese che forniscono i servizi digitali assume sempre più centralità nel funzionamento dei mercati. In questo contesto, l'Antitrust ha condotto un'indagine su un campione di utenti di servizi on line, che affronta tre questioni:

  • il grado di consapevolezza degli utenti delle piattaforme digitali in relazione alla cessione e all'utilizzo dei propri dati individuali
  • la disponibilità degli utenti a cedere i propri dati personali come forma di pagamento dei servizi on line
  • la portabilità dei dati da una piattaforma all'altra

L'indagine mostra che circa 6 utenti su 10 sono consapevoli del fatto che le loro azioni on line generano dati che possono essere utilizzati per analizzare e prevedere i loro comportamenti e appaiono informati dell'elevato grado di pervasività che il meccanismo di raccolta dei dati può raggiungere (ad esempio sulla geo-localizzazione e sull'accesso di diverse app a funzionalità come la rubrica, il microfono e la videocamera) nonché delle possibilità di sfruttamento dei dati da parte delle imprese che li raccolgono.

Dall'indagine emerge che esistono spazi di miglioramento per accrescere la consapevolezza degli utenti. Infatti, la maggioranza degli utenti legge solo in parte le informative (54%) o non le legge affatto (33%); gran parte degli utenti dedica un tempo limitato alla loro lettura; un'ampia maggioranza del campione considera le informazioni fornite poco chiare.

Anche utenti non del tutto consapevoli della stretta relazione esistente tra cessione dei dati e gratuità del servizio non di rado acconsentono all'acquisizione, utilizzazione e cessione dei propri dati personali. Gli utenti che invece negano il consenso lo fanno soprattutto in ragione dei timori di un improprio utilizzo dei propri dati:  le preoccupazioni riguardano sia l'utilizzo a fini pubblicitari (46,7%) sia, ancor di più, l'utilizzo per altre finalità (50,2%).

Nel complesso, in ogni caso, 4 utenti su 10 sono consapevoli della stretta relazione esistente tra la concessione del consenso e la gratuità del servizio. Oltre 3/4 degli utenti intervistati dichiara che sarebbe disposta a rinunciare ai servizi e alle app gratuite per evitare che i propri dati siano acquisiti, elaborati ed eventualmente ceduti. A fronte di ciò solo la metà degli utenti dice che sarebbe disposta a pagare per servizi/app oggi forniti gratuitamente per evitare lo sfruttamento dei propri dati (pubblicitario o di altro tipo).

Dall'indagine emerge pure che attualmente solo 1 utente su 10 è consapevole dei propri diritti in materia di portabilità dei dati, anche se circa la metà degli utenti mostra interesse ad ottenere una copia dei propri dati. Lo scarso interesse all'utilizzo della portabilità è dovuta alla poca propensione a utilizzare altre piattaforme/applicazioni (41,1%), a una limitata sensibilità sulla rilevanza di tali dati (36,1%) e alla percezione di un'elevata complessità degli strumenti tecnologici (30,4%).

Uno spazio è stato dedicato anche all'utilizzo dei dati a fini commerciali da parte delle imprese attive nei mercati data-driven nel settore digitale e da parte di imprese che operano in settori tradizionali. In particolare è stata approfondita l'evoluzione in corso nel settore bancario e in quello assicurativo, entrambi storicamente caratterizzati da un utilizzo intenso dei dati.

L'indagine sin qui svolta mette in mostra due diverse risposte alle sfide poste dalla rivoluzione digitale e dai Big Data che sembrano convivere. In alcuni casi, la consapevolezza di un certo ritardo nello sfruttamento dei dati a disposizione spinge le imprese ad attrezzarsi per far fronte ai profondi cambiamenti del contesto competitivo, sollecitando, al contempo, i policy maker e le autorità di settore a una particolare attenzione all'uniformità delle regole e delle condizioni del "campo da gioco" (level playing field). In altri casi, si rileva una ricerca di "protezione" da parte degli operatori già presenti sui mercati interessati, al fine di conseguire l'accesso ai dati a disposizione delle grandi piattaforme, raffigurate come potenziali concorrenti in grado di assumere rapidamente posizioni di rilievo, proprio in ragione della capacità di elaborazione dei Big Data di cui dispongono.

L'indagine prosegue e la conclusione è prevista per la fine del 2018. In particolare, nella seconda fase dell'indagine saranno affrontati temi quali: l'analisi del potere di mercato e degli effetti delle concentrazioni, anche conglomerali, nell'economia digitale; la dimensione qualitativa del confronto concorrenziale in mercati in cui i servizi sono offerti gratuitamente; il ruolo della portabilità per ridurre gli swtiching costs e assicurare la contendibilità dei mercati; gli effetti dell'utilizzo dei dati per profilare e offrire agli utenti servizi e condizioni commerciali personalizzate.

Gli sviluppi di questi temi potranno beneficiare anche delle significative complementarità esistenti tra tutela della concorrenza e del consumatore in relazione al fenomeno dei Big Data.

Cinque capitoli sulla domanda e offerta di servizi on line e sugli scenari di digitalizzazione. E' "Internet@Italia2018" lo studio realizzato da Istat e dalla Fondazione Ugo Bordoni.

La novità del rapporto, presentato a metà giugno, è la lettura congiunta degli aspetti relativi alla domanda e di quelli relativi all'offerta dell'on line. L'uso dei dispositivi e dei servizi Internet nei contesti lavorativi, domestici e sociali appare infatti sempre più legato alle azioni dei diversi attori dell'ecosistema Internet: i centri di ricerca e sviluppo e le università che progettano e sperimentano reti e sistemi; le imprese che commercializzano i nuovi prodotti; gli utenti che usano le piattaforme e i servizi offerti; i governi e le istituzioni, infine, che stabiliscono gli aspetti normativi e di regolamentazione.

Dalle analisi effettuate: sale al 69,5%, dal 67,4% del 2016 la quota di famiglie che nel 2017 sono entrate in Internet tramite banda larga, con una preferenza per la connessione fissa (adsl, fibra ottica). Anche la quota di imprese, con almeno 10 addetti, che si connettono in banda larga mobile è cresciuta: dal 63,8% nel 2016 al 70,9% nel 2017 così come quelle per le imprese connesse in banda larga fissa che passa dal 16,5% del 2016 al 23,6% del 2017.

Per lo specifico della Pubblica Amministrazione, la PA Digitale, con riferimento ai servizi pubblici on line offerti, nel rapporto Istat-Fub è scritto che la P.A. si rivela ancora un "driver che non c'è". I dati testimoniano una situazione inadeguata, probabilmente prodotta da un'offerta statica, che propone pochi servizi in rete e non tutti servizi effettivamente utili.

A fronte di un aumento dell'uso di Internet di circa 17 punti percentuali nell'arco del periodo 2011-2016 (dal 57,3% al 73,7%), la percentuale di utenti adulti dei siti delle Amministrazioni pubbliche è rimasta quasi invariata. Un'unica attività in crescita è l'invio all'Amministrazione dei moduli compilati (circa +5 punti percentuali, 13,1%) mentre il numero di utenti che si relaziona on line per cercare informazioni o per scaricare moduli resta costante (rispettivamente 21,8% e 18,3%).

Rapportandosi all'Europa, la copertura in termini di banda ultralarga in Italia risulta essere abbastanza estesa, 87%, considerato l'80% della media UE.

Parma è l'Amministrazione comunale più grande che, con quasi 200.000 abitanti, secondo i dati Sogei, subentra nell'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente-ANPR, in modalità sincrona, per garantire ai propri cittadini servizi digitali efficienti e migliori, riducendo i costi organizzativi.

Come è noto l'Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente è uno dei passi fondamentali del progetto, per la creazione di un'anagrafe centralizzata e custodita nella banca dati del Ministero dell'Interno promosso dall'Agenzia per l'Italia Digitale.

Obiettivo dell'integrazione dei sistemi informativi è ridisegnare i processi attraverso cui l'Amministrazione si relaziona con i cittadini partendo da un patrimonio informativo condiviso, di qualità e sempre aggiornato. Nel concreto, il personale amministrativo potrà operare generando variazioni di residenza, iscrizioni, emettendo carte di identità o certificazioni, attingendo ad un'unica banca dati su base nazionale, da un patrimonio di informazioni in rete di Enti diversi.