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La qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione negli ultimi cinque anni è migliorata anche se si registrano differenze tra le diverse aree geografiche del Paese. L'analisi dei principali indicatori posiziona l'Italia attorno alla media dei paesi OCSE e dell'UE. Restano tuttavia criticità importanti e risalenti nel tempo nei settori dell'Istruzione, nella Ricerca e Sviluppo e nei Servizi alle imprese. Miglioramenti in termini di efficienza nel campo della sanità ma c'è scarsa integrazione tra servizi sanitari e sociali. Rimangono ancora problematici, invece, gli adempimenti di carattere fiscale, così come persistono ancora carenze sul fronte della gestione degli uffici giudiziari. Ancora troppo lunghi i tempi di pagamento della P.A. alle imprese, pur se leggermente migliorati. Un altro miglioramento sensibile, ancorché non generalizzato, è riscontrabile nell'ambito della capacità di regolazione delle Amministrazioni pubbliche e delle procedure ad esse connesse.

Sono alcune valutazioni generali sul quadro che emerge dalla sesta edizione della "Relazione annuale sulla qualità dei servizi offerti dalle P.A. centrali e locali a imprese e cittadini" realizzata dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, che analizza le performance delle politiche pubbliche nei servizi ai cittadini e alle imprese.

Nella relazione è scritto come "Negli ultimi anni la P.A. italiana si è mossa in un contesto in cui, inevitabilmente, hanno, continuato a prevalere le ragioni del risanamento finanziario (riduzione del disavanzo pubblico, stabilizzazione e poi calo del debito pubblico, entrambi gli aggregati standardizzati rispetto al PIL). La dimensione dell'intervento pubblico, in termini sia di valori di spesa primaria sia di occupati, è andata riducendosi in modo visibile. Una maggiore attenzione all'efficienza dei processi amministrativi in una ottica di 'spending review' può attenuare ma non eliminare la tendenza alla riduzione dei servizi".