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Riprendendo il discorso sull'innovazione digitale, stimolati da una interessata lettura del recente Rapporto Agi/Censis, proponiamo una riflessione di Riccardo Luna, direttore dell'Agenzia Agi, giornalista precursore dell'era digitale (già direttore di Wired), sul momento cruciale di Internet nel mondo per il quale, anche in Italia, si intravedono i primi segnali di consapevolezza diffusa verso i rischi della rete.

I risultati ricavati in questo momento definito di "passaggio delicato", hanno confermato il  cambiamento in corso. Sostiene Luna che "Per la prima volta è emerso il fatto che i dati personali raccolti dalle piattaforme tecnologiche sono un valore che va tutelato; che la nostra identità digitale va protetta da attacchi hacker in grado di creare seri danni; che molti iniziano a porsi il problema non più di essere connessi, e di esserlo sempre, ma di avere la capacità di staccarsi dalla rete ogni tanto per non restare vittime di una comunicazione fatta solo di notifiche istantanee".

E se negli anni scorsi le uniche critiche ai player tecnologici egemoni erano relative alla disinvolta gestione fiscale dei profitti , negli ultimi mesi gli attacchi hanno riguardato la tutela dei clienti, i rapporti con i dipendenti, l'eccesso di potere che sembra sconfinare nel monopolio e, più in generale, la responsabilità nel produrre una innovazione che non si riveli dannosa per la specie umana.

C'è un termine che, dice Luna, ben sintetizza "la caduta degli dei dell'innovazione digitale. Il termine è 'techlash'.  Non si tratta di parlare dei profitti, che sono sempre più alti; si parla di reputazione, di consenso, di quell'aura leggendaria che ammantava ogni scelta, ogni azione, ogni discorso che veniva da chi aveva fondato una big tech.

"Si intravedono, insomma, segnali di una età della responsabilità digitale, ovvero di un atteggiamento più maturo e consapevole verso quelli che sono i rischi della rete. Non ancora lo stesso si può dire sulle opportunità. Una volta definii la rete 'la più grande piattaforma della conoscenza che l'umanità abbia mai avuto'. E per questo, la prima ‘arma di costruzione di massa'.

Enormi sono infatti le implicazioni di Internet per chi fa scienza, per chi fa impresa, per chi immagina di trovarsi o crearsi un lavoro e per una Pubblica Amministrazione che può trasformarsi puntando su trasparenza, efficienza, partecipazione garantendo un nuovo sistema di diritti sociali (ad esempio l'impatto del digitale sulla sanità o sulla scuola, per citare due settori chiave). Invece sembra che l'uso, ormai intensissimo - anche se ancora un italiano su tre resta fuori - della rete in Italia sia soprattutto riconducibile a due fattori: i social e le app di messaggistica. Insomma: parole, parole, parole. Che sembrano delineare una società della conversazione in cui vale tutto, ma soprattutto vince chi dice l'ultima parola, chi la spara più grossa. Chi ha lo slogan migliore.

"Parafrasando un celebre film western qualche giorno fa qualcuno ha scritto che, quando in rete un uomo con una spiegazione incontra un uomo con uno slogan, l'uomo con una spiegazione è un uomo morto. Ma se rinunciamo alle spiegazioni, agli approfondimenti, alla complessità dei problemi e delle soluzioni, se rinunciamo alla verità dei fatti, quell'uomo morto del film western è soltanto la metafora del nostro declino".

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