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Una indagine realizzata di recente da Unioncamere su 222 imprese manifatturiere tra i 10 e i 249 addetti, di tutto il territorio nazionale ha rivelato un forte interesse sull'impiego di open data da fonte pubblica amministrazione per fare business.

Il 77% delle imprese considera strategico l'uso dei dati. L'interesse a utilizzare gli open data è nel 51% dei casi per disporre di dati sul rapporto con l'estero, nel 41% sullo sviluppo attività produttive (come i dati per superfici commerciali, tipologia delle attività, autorizzazioni), nel 37% su energia e ambiente (come consumi energetici, livelli di inquinamento, efficienza energetica, rifiuti).

Nonostante l'interesse dichiarato, il campione di imprese realmente "open data user" è ancora limitato: 4% del totale. Di questi, il 3% li considera importanti per la propria attività e l'1% ne fa un modello per il business, oltre metà delle imprese non li usa ancora, il 45% sta valutando l'utilizzo o non li conosce ma si dice interessato.

Solo il 21% considera il dato come possibile fonte predittiva per anticipare le tendenze di mercato.

Probabilmente per una scarsa conoscenza delle funzioni più̀ avanzate, come driver di sviluppo le imprese vedono ancora le funzionalità̀ più̀ classiche dell'utilizzo dei dati.

Il 70% delle aziende sostiene di essersi dotata di strumenti/competenze per il data management, anche se, in realtà, il 68% non conosce l'esistenza di figure professionali come il big data analytics Specialist (presente solo nel 13% del campione), il Chief data officer (8%), il Data scientist (5%) o il Big data architect (5%), con un forte disallineamento tra la percezione e l'utilizzo reale delle figure professionali utili. Buona parte del campione si rivolge in sostituzione a fornitori specializzati, pochi fanno accordi con startup e una bassa percentuale provvede alla riqualificazione del personale interno.

Per una reale e concreta trasformazione sull'impiego degli open data gli ostacoli da superare, indicati dalle aziende, sono soprattutto: facilitare la comprensione dei processi (47%), la possibilità di fare investimenti (34%), ovviare alla difficoltà nel reperire le competenze (27%) e il change management (24%).


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