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Con la sentenza 20 depositata lo scorso 21 febbraio, la Corte Costituzionale ha stabilito che, contrariamente a quanto previsto dalla normativa in materia di trasparenza istituzionale e amministrativa, l’obbligo di pubblicazione dei dati relativi ai compensi e ai beni patrimoniali non può essere esteso indiscriminatamente dai titolari di incarichi politici a tutte le tipologie di dirigenti pubblici. Piuttosto, deve essere limitato alle sole figure apicali.

“La pubblicazione - si legge in un comunicato della stessa Corte - riguarda, in particolare, i compensi percepiti per lo svolgimento dell’incarico e i dati patrimoniali ricavabili dalla dichiarazione dei redditi e da apposite attestazioni sui diritti reali sui beni immobili e mobili iscritti in pubblici registri, sulle azioni di società e sulle quote di partecipazione a società.

Questi dati in base alla disposizione censurata, dovevano essere diffusi attraverso i siti istituzionali e potevano essere trattati secondo modalità che ne avessero consentito l’indicizzazione, la rintracciabilità tramite i motori di ricerca web e anche il loro riutilizzo”.