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pari opportunita

Il Ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle pari opportunità Vincenzo Spadafora hanno emanato la Direttiva recante Misure per promuovere le pari opportunità e rafforzare il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia nelle amministrazioni pubbliche.

Con la direttiva sono definite le linee di indirizzo volte a orientare le amministrazioni pubbliche in materia di promozione della parità e delle pari opportunità.

Questo ai sensi del decreto legislativo 198/2006, Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, che delineano la valorizzazione del benessere di chi lavora e contrasto a qualsiasi forma di discriminazione.

Sono questi i contenuti principali della Direttiva 2/2019 della Funzione pubblica.

La direttiva sostituisce la direttiva 23 maggio 2007 Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche. E aggiorna alcuni degli indirizzi forniti con la direttiva 4 marzo 2011 sulle modalità di funzionamento dei «Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni».

In particolare, le amministrazioni pubbliche sono tenute a garantire e a esigere l’osservanza di tutte le norme vigenti in linea con i principi sanciti dalla Costituzione, vietano qualsiasi forma di discriminazione diretta o indiretta in ambito lavorativo, quali quelle relative al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua.

Si riportano di seguito le principali disposizioni vigenti volte a prevenire e contrastare le discriminazioni in ambito lavorativo:

  • divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro (articolo 15 legge 300/1970 e articoli 27 e 31 decreto legislativo 198/2006)
  • obbligo del datore di lavoro di assicurare condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, tenendo anche conto di quanto previsto dall’articolo 26 decreto legislativo 198/2006 in materia di molestie e molestie sessuali
  • divieto di discriminazione relativo al trattamento giuridico, alla carriera e al trattamento economico (articoli 28 e 29 decreto legislativo 198/2006)
  • discriminazione relativo all’accesso alle prestazioni previdenziali (articolo 30 decreto legislativo 198/2006)
  • divieto di porre in essere patti o atti finalizzati alla cessazione del rapporto di lavoro per discriminazioni basate sul sesso (articolo 15 legge 300/1970), sul matrimonio (articolo 35 decreto legislativo 198/2006), sulla maternità – anche in caso di adozione o affidamento – e a causa della domanda o fruizione del periodo di congedo parentale o per malattia del bambino (articolo 54 decreto legislativo 151/2001)

Sanzioni su violazione divieti

La violazione di questi divieti, ribaditi dalla normativa comunitaria (articoli 4, 5 e 14 direttiva 2006/54/CE), comporta:

  • la nullità degli atti
  • l’applicazione di sanzioni amministrative
  • l’obbligo di reintegrazione nel posto di lavoro
  • oltre naturalmente alle conseguenze risarcitorie nel caso di danno