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logoIstatPoco prima della fine del 2019 l'Istat ha presentato il nuovo "Censimento permanente delle Istituzioni pubbliche", che ha raccolto i dati di 12.848 Amministrazioni pubbliche nazionali al dicembre 2017, che registrano più di 3,5 milioni di operatori, che formano personale dipendente ed esterno per il 95%.

Nel Censimento si legge che più della metà degli Enti pubblici ha organizzato o investito in attività di formazione per il proprio personale: complessivamente sono state realizzate o finanziate dagli Enti più di 217.000 attività formative, per oltre 2 milioni e mezzo di partecipanti.

È stato confermato un orientamento comune delle Amministrazioni per una formazione di tipo tradizionale, con l'obiettivo di arricchire e aggiornare le competenze nelle materie tecnico-specialistiche (45,2% dei partecipanti) relative alle attività istituzionali proprie, e giuridico normative (30,9% dei partecipanti). In generale, la formazione in materia di digitalizzazione ha riguardato meno del 5% dei partecipanti, dato che conferma la bassa attenzione ad uno sviluppo delle conoscenze informatiche (ma anche, come risulta dal Censimento, di quelle manageriali, relazionali e linguistiche, utili, peraltro, al processo di innovazione e ammodernamento delle P.A.).

Per  la maggior parte la formazione viene svolta tramite corsi in aula (73,2% nei due anni), seguita dalla partecipazione a convegni e conferenze (9,7%) particolarmente utilizzata da Comuni, Province e Città metropolitane, Comunità montane e Unioni di Comuni.

Il learning on the job e l'e-learning sono utilizzati rispettivamente per il 6% e per il 4% del totale delle attività formative svolte. Le restanti tipologie monomodali di formazione registrano l'utilizzo per la videoconferenza/webinar del 3,1%; per l'autoapprendimento dello 0,9%; del telefono dello 0,4%.

Le attività formative "miste", parte in aula e parte e-learning (blended learning,) sono il 2,8% nel 2017, in aumento rispetto all'1,5% del 2015.

Sugli strumenti digitali, nel Censimento si rileva che, nel 2017, la quasi totalità delle Amministrazioni pubbliche ha utilizzato il web per la gestione dei dati e l'erogazione dei propri servizi (87,9%), individuando piccoli ritardi tra i Comuni (87,4%), le Comunità montane e le Unioni dei Comuni (85,8%), gli Enti pubblici non economici (89,5%).

Significativo anche il dato sull'utilizzo dei servizi di cloud computing (30,5%); poco utilizzate, rispetto alle possibilità offerte, le app che si fermano al 19,4%; poco diffuse le tecnologie più avanzate: nel 2017 il 5,9% le Pubbliche Amministrazioni hanno analizzato big data e il 4,6% ha impiegato l'Internet delle Cose (Internet of Thing-IoT).

Il grado di digitalizzazione migliore è delle Università pubbliche: il 100% utilizza il web e il 97,2% i social media; l'84,5% si serve di servizi di cloud computing e il 73,2% di applicazioni mobile. Un quarto delle Università censite impiega la tecnologia IoT e in termini di analisi dei big data la percentuale è del 35,2% (da segnalare che le Istituzioni centrali  sono al 39,4%).

www.istat.it/it/censimento-permanente/istituzioni-pubbliche.