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comunicazione"Chi vuole imparare a esprimersi meglio, in forma orale o scritta, sia educato e istruito fin da ragazzo nelle più nobili discipline, si appassioni alla conoscenza, faccia leva sulle proprie doti naturali, ma si eserciti anche nelle più svariate discussioni su molteplici argomenti e scelga come modelli i migliori scrittori e oratori – Cicerone".

È una citazione che apre un manuale dal titolo 'Per semplificare il linguaggio della P.A.' (a cura di Claudio Trementozzi) che "Comunicazione Pubblica" ha editato nel 2014 consapevole dell'ancora attuale necessità che la chiarezza e la semplicità nel parlare e nello scrivere siano di fatto una delle scelte delle azioni delle Amministrazioni Pubbliche.

In questi ultimi tre mesi, il disordine comunicativo per informare sulle azioni del Governo e per spiegare il coronavirus e l'andamento della pandemia ha creato non poca confusione tra i cittadini. Che a volte hanno perso la pazienza. Coloro che sono alla guida di un Paese hanno il dovere di essere comprensibili, semplici nel dare forma e trasmettere le decisioni prese. E questo è un principio fondamentale. Essere chiari e semplici per essere capiti dal proprio variegato pubblico di riferimento: i cittadini. E per riuscire ad attivare processi di comunicazione, quindi di dialogo.   

Sabino Cassese già nel 1993 aveva scritto, per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme ad Alfredo Fioritto, un illuminante manuale sul linguaggio della burocrazia e sulla sua semplificazione che allora si presumeva sarebbe stato un primo passo in avanti per portare il "burocratese" verso un linguaggio più comprensibile a tutti i cittadini. E, più recentemente, la ministra della Funzione Pubblica ha siglato una nuova intesa con l'Accademia della Crusca per rendere più chiaro il linguaggio delle P.A.

La semplificazione del linguaggio è un tema di cui si parla molto, ma che non è ancora stato affrontato con la considerazione dovuta. Però, oltre che alla lingua, è necessario avere anche un diverso atteggiamento nei confronti della comunicazione, una disciplina strategica (non autoreferenziale come un discorso politico), i cui messaggi chiari e semplici hanno uno scopo educativo, di aiuto, di servizio pubblico. La comunicazione pubblica e istituzionale come conferma di quanto sarà poi recepito e compreso il testo o il discorso.

Ed è questo il motivo per cui insieme ai linguisti ci vogliono le competenze del comunicatore pubblico. Perché è lui che approfondisce, sotto tutti i punti di vista, il problema che si trova di fronte, esaminando tutti i risvolti e gli effetti, nella fase di input e in quella di output. Definisce i modelli linguistici da adottare e gli elementi comunicativi utili al contesto e al pubblico di riferimento.

"Semplificare non vuol dire banalizzare il messaggio che si trasmette, ma adeguarlo alle competenze del destinatario minimizzando le difficoltà, ottenendo così quell'efficacia comunicativa per essere certi di essere capiti di aver comunicato, di aver messo in comune le informazioni - ha scritto Claudio Trementozzi".

Dopo più di trent'anni siamo ancora sui propositi, sulle volontà singole, sulle aperture di modernizzazione, sulle intenzioni di semplificare il linguaggio. Ma oggi è oltremodo necessario fare, affinché non si dia validità a una frase di Max Weber (1864-1920), citata anche da altri in queste ultime settimane che dice: "Ogni burocrazia si adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni".