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Tre lavoratori su quattro fra coloro che lavorano in remoto o smart working non hanno informazioni sulle procedure di sicurezza. Lo rivela "How Covid-19 changed the way people work", una recente ricerca di Kaspersky secondo la quale in Italia il 73 per cento di chi sta lavorando da casa non ha ricevuto delle linee guida o formazione specifica sulla sicurezza informatica. L'indagine ha coinvolto 6.000 lavoratori a livello globale, fra questi 550 in Italia.

Tra i risultati emersi il 35% dei partecipanti ha affermato di aver utilizzato per le videoconferenze tool non espressamente approvati dall'azienda, il 39% ha utilizzato applicazioni di messaggistica istantanea e il 35% quelle di archiviazione di file. Il 24% dei dipendenti intervistati ha dichiarato di aver ricevuto e-mail di phishing sul tema 'Covid-19'.

Per evitare rischi i consigli per le organizzazioni che si affidano allo smart working sono di assicurarsi che i dipendenti sappiano chi contattare in caso di problemi informatici o di sicurezza e la pianificazione di formazione di base sulla sicurezza informatica. E ancora: la messa a punto di misure per la protezione dei dati attivando, ad esempio, una protezione con password; la crittografia dei dispositivi di lavoro; il costante backup dei dati. Per essere maggiormente sicuri è importante fare sì che i dispositivi, il software, le applicazioni e i servizi in uso siano aggiornati con le ultime patch,  servirsi di una protezione affidabile su tutti gli endpoint e i dispositivi mobili