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manonskypeLa pandemia ha rivoluzionato le modalità di lavorare e i comportamenti del lavoratore, si sa. Ma quali sono stati i risultati di questa nuova – e non sempre semplice – "sperimentazione" e cosa pensa chi opera nelle pubbliche amministrazioni di quello che viene chiamato smart working ma anche lavoro da casa o lavoro da remoto?

Tra il 17 aprile e il l5 maggio FPA-Forum della pubblica amministrazione ha realizzato una indagine ricevendo risposte da 4.200 dipendenti pubblici, il 92,3% lavorava da casa e il 7,7% no. L'88%  ha dato un giudizio positivo sull'esperienza "da casa" e, di questi, il 93,6% ha detto di essere favorevole a proseguire tale modalità anche dopo l'emergenza. Il 66% si è dichiarato disponibile ad integrare smart working e rientro in ufficio. Per l'87% si è trattato di una nuova esperienza.

Vi sono, però, anche dei limiti, legati alla organizzazione del lavoro da casa e alle dotazioni tecnologiche che compete alle Amministrazioni. Ed ecco allora che il 68,3% non ha avuto formazione specifica per il lavoro da remoto, che il 68,2% del personale ha utilizzato il proprio pc, che il 77,1% ha usato il proprio cellulare e ben il 95% si è connesso tramite Internet domestico.

I dipendenti pubblici che hanno lavorato da casa hanno esplicitato anche i vantaggi: il 70% una migliore programmazione del lavoro; il 70% la continuità lavorativa; il 46% il maggiore tempo disponibile per sé e per la famiglia; il 41% una maggiore efficacia nei risultati.