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Dal primo rapporto sul Digital Government Index dell’Ocse emergono diversi spunti e indicazioni per le condizioni di una trasformazione digitale che sia concreta e di sistema, fondamentale in questo periodo di emergenza sanitaria, e un cambio di paradigma che richiede, necessariamente, la consapevolezza dei cittadini

La recente pubblicazione da parte dell’Ocse dei risultati del primo rapporto del Digital Government Index (Dgi) è una importante occasione di riflessione non tanto sullo stato dei diversi Paesi coinvolti nella rilevazione (comunque basata su questionari) quanto sul tema cruciale del valore e del ruolo del digitale per l’amministrazione pubblica e del perché sia così pervasivo e imprescindibile, con la stessa accezione “amministrazione digitale” che diventa obsoleta al pari di quella di “e-government”.

Il punto di snodo mi sembra ben espresso dal rapporto quando mette in relazione la capacità dei Paesi nel fronteggiare l’attuale emergenza sanitaria e la maturità delle rispettive amministrazioni pubbliche e del governo in generale nell’approccio al digitale: “la maturità delle strategie e delle iniziative di digital government è un fattore chiave nella capacità dei governi di rispondere alle crisi con resilienza e agilità, e di adattare e gestire in modo efficiente le perturbazioni e l’incertezza, rispondendo al contempo alle esigenze emergenti delle economie e delle società”.

E quindi il confronto e l’approfondimento sugli elementi di base di questa capacità di digital government diventa essenziale per capire in che modo indirizzare la trasformazione digitale della Pa, sempre più da porre come obiettivo necessario per ciascun Paese europeo nel piano NextGenerationEU.

Per farlo, occorre un passo indietro per una rapida lettura del quadro delle politiche di digital government  realizzato dall’Ocse e di cui il rapporto sul Dgi rappresenta la prima rilevazione.

 

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