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News dal CST

interregRegione Lombardia, partner del progetto GIOCOnDa, ha lanciato sul suo sito un questionario alla cittadinanza con lo scopo di comprendere meglio quale sia l’interesse dei territori rispetto alla condivisione di informazione, ma anche quali siano le modalità di interpretazione dei dati che i cittadini trovino più accessibili e più affidabili. In questo modo GIOCOnDa si rivolge ai cittadini e si pone in ascolto dei loro bisogni e aspettative.

L’emergenza sanitaria, che ha caratterizzato gli ultimi mesi e colpito così profondamente la Lombardia e le relazioni transfrontaliere con la Svizzera, ha avuto l’effetto collaterale di abituarci allo sforzo di capire la realtà anche tramite strumenti scientifici finora inusuali nel modo di fare informazione: metodi di misurazione, evidenza empirica, interpretazione statistica. Ciò ha dato vita a un interesse per le informazioni che le amministrazioni possiedono e i modi di utilizzo, oltre alla consapevolezza di quanto questo patrimonio sia importante per prendere decisioni di pubblico interesse.

L’obiettivo di GIOCOnDa è proprio quello di armonizzare la gestione dell’informazione dei territori di confine italiano e svizzero e di rendere questa informazione aperta e fruibile. Per ottenere questo risultato, nell’ambito del progetto è già stata condotta una analisi dei fabbisogni delle amministrazioni e delle imprese. Grazie al questionario, è il momento di interrogare i cittadini: quali sono gli interessi della cittadinanza? Come occorre presentare queste informazioni affinché siano comprensibili? A chi affidarsi per elaborarle? 

L’analisi dei risultati del questionario permetterà di scegliere i set di dati su cui progettare gli scenari pilota e condurre la sperimentazione ponendo attenzione alle preferenze dei cittadini oltre che al fabbisogno rilevato. Nell’ambito del progetto GIOCOnDa è inoltre in cantiere un modello di valutazione degli impatti che l’apertura e condivisione dell’informazione può produrre nell’amministrazione, nel mercato e non da ultimo nella società civile.

Il questionario si può compilare al link: https://it.surveymonkey.com/r/GIOCOnDA_citizenSurvey

oppure sui canali social di GIOCOnDa:

Il progetto GIOCOnDA - Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di Vita degli Open Data - nasce nell'ambito del Programma di Cooperazione Interreg Italia Svizzera ed è volto a incentivare la collaborazione, il coordinamento e l'integrazione tra PA e stakeholder per rafforzare la governance transfrontaliera dell'Area insubrica.

GIOCOnDA si propone di creare valore dallo sviluppo di prodotti informativi basati sul riutilizzo di dati pubblici in formato aperto, messi a disposizione dal Portale Open Data di Regione Lombardia e dal territorio svizzero, al fine di rendere sostenibile il processo di digitalizzazione e gestione dei dati da parte della PA e quindi garantire un migliore accesso alle informazioni per rafforzare la governance dei territori e per stimolarne lo sviluppo socio-economico.

Attraverso la produzione, pubblicazione e promozione degli open data, infatti, sarà possibile fornire informazioni utili e integrate in tre ambiti fondamentali della vita dei cittadini quali il lavoro, le attività produttive e il turismo.

Il progetto, che vede  tra  i  propri  partner  oltre  al  Politecnico  di  Milano,  Regione  Lombardia, Provincia di Lecco, Provincia di Brescia, EasyGov Solutions, Fondazione Bruno Kessler, Varese WEB, Università della Svizzera italiana e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

 

foto di mano che clicca sul simbolo del governoUno dei grandi temi emersi nel corso dell’emergenza epidemiologica Covid-19, peraltro strettamente correlato all’esigenza generalizzata di ripresa economica e sociale, è senza dubbio quello della necessità di completamento del processo di semplificazione, digitalizzazione e promozione della trasparenza nella Pubblica Amministrazione (PA).

Trasparenza e digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione

In proposito, si è mostrato evidente un altro aspetto, costituito dall’esistenza di un binomio perfetto tra trasparenza e digitalizzazione, e ciò sia in relazione al settore degli appalti pubblici, sia relativamente alla disponibilità e all’accessibilità, per i cittadini, di documenti, dati e informazioni prodotti e detenuti dalle singole PA.

Se, pertanto, l’accostamento, sempre più frequente, tra due concetti come “trasparenza “ e “privacy” appare a prima vista come una sorta di ossimoro, in quanto principi situati in netta contrapposizione tra loro perché rivolti al perseguimento di due opposte finalità (quella del disvelamento di atti, informazioni e dati da un lato, e quella della relativa riservatezza dall’altro) ma la cui coesistenza, invece, è possibile attraverso l’esercizio di un’accurata attività di bilanciamento, lo stesso non può dirsi in riferimento al binomio “trasparenza e digitalizzazione”, come anche all’associazione “trasparenza e informatizzazione”, in quanto risulta oggi inevitabile come tali concetti non possano più viaggiare separati e debbano, al contrario, proseguire il proprio cammino fianco a fianco.

Esiste, difatti, un forte rapporto di strumentalità tra i suindicati principi, in virtù della quale digitalizzazione e informatizzazione appaiono funzionali alla promozione della trasparenza, oggi concepita nel nostro ordinamento giuridico non solo come uno dei criteri guida dell’agire amministrativo, ma anche nelle sue ulteriori mission di misura di spicco per l’attuazione della strategia di prevenzione della corruzione da parte delle PA, nonché di un vero e proprio servizio informativo nei confronti della collettività, anche ai fini di una maggiore partecipazione democratica.

La trasparenza negli Appalti Pubblici

In particolare, tra le attività del settore pubblico, uno degli ambiti in cui la sussistenza di questa stretta  interconnessione è particolarmente evidente è quello degli appalti pubblici, in relazione al quale risultano vigenti, allo stato, numerose disposizioni normative dirette a incentivare la trasparenza e l’informatizzazione, sia attraverso la previsione di una serie di obblighi di pubblicazione di dati, documenti e informazioni in una specifica sottosezione della sezione “Amministrazione trasparente” dei siti web istituzionali di ciascuna Amministrazione, quali l’art. 37 del d.lgs. n. 33/2013 cd. “Decreto Trasparenza” oppure l’art. 29 del d.lgs. n. 50/2016 “Nuovo Codice dei Contratti Pubblici”, sia mediante l’intenzione di una completa digitalizzazione dei contratti (art. 44 del Codice) o l’individuazione di un’unica Banca dati centralizzata dei contratti pubblici gestita dall’Autorità.

Si tratta, tuttavia, di norme che ad oggi rilevano alcune difficoltà applicative, come per l’art. 44, denominato “Digitalizzazione delle procedure”, in cui era stata annunciata l’adozione di un decreto interministeriale, sentita anche l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) e il Garante per la privacy, al fine di definire le modalità di digitalizzazione delle procedure di tutti i contratti pubblici, anche attraverso l’interconnessione per interoperabilità dei dati delle PA e del quale, ad oggi, ne viene constatata la mancata adozione.

In riferimento ad alcune prescrizioni normative inerenti a trasparenza e digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione, invece, si pongono in evidenza le criticità operative delle stesse da parte dei soggetti preposti operanti presso le Stazioni Appaltanti, riconducibili sia a difficoltà di tipo interpretativo delle norme e sia, appunto, a un’insufficiente o assente digitalizzazione e informatizzazione delle procedure che si sono tradotte, per quegli stessi soggetti, in enormi sforzi operativi, in quanto costretti a procedere a pubblicazioni di tipo “manuale”, anziché automatiche, delle informazioni e degli atti relativi alle procedure di gara, con lacune sotto l’aspetto qualitativo della trasparenza.

L’analisi dell’ANAC

Tali considerazioni, del resto, sono state oggetto di una recente e puntuale analisi anche da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) che, con un atteggiamento fortemente propositivo, ha elaborato una serie di indirizzi e azioni volti ad accelerare il processo di digitalizzazione degli appalti pubblici, anche al fine della realizzazione di una trasparenza “piena, semplice ed efficace”, come dichiarato dalla stessa Autorità. Un’analisi e delle proposte che si collocano in un momento di ulteriore rinnovamento del Codice dei Contratti, nonché in vista dell’adozione della versione definitiva del relativo Regolamento unico appalti.

Nello specifico, l’Autorità sottolinea la necessità di addivenire a una gestione digitale dell’intero ciclo di gestione di un appalto, dunque dalla fase di programmazione, passando poi per la fase di scelta del contraente (in cui ciò consentirebbe l’ottenimento, oltre che una riduzione del contenzioso derivante da errori procedurali), fino alla fase esecutiva, e allo stesso modo auspica una trasparenza che investa tutte le fasi delle procedure di affidamento.

Alcune criticità evidenziate dall’Autorità

Inoltre, in merito all’attuazione della trasparenza negli appalti pubblici, una delle criticità rilevate dall’Anac è quella della coesistenza di numerosi obblighi di pubblicazione di documenti, dati e informazioni, in taluni casi duplicati: si pensi, ad esempio, all’obbligo già previsto dall’art. 1, comma 32, della legge n. 190/2012 relativo alla pubblicazione dei dati salienti sugli affidamenti pubblici, di qualsiasi importo, e quello relativo ai “Resoconti della gestione finanziaria dei contratti” che, in parte, ne riproduce molti elementi, come pure quello di pubblicazione semestrale dell’elenco dei provvedimenti finali relativi a procedimenti di scelta del contraente, adottati da Organi di indirizzo politico e da dirigenti, per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, ai sensi dell’art. 23, co. 1, lett. b) del d.lgs. n. 33/2013.

In merito, come rimarcato anche dall’Autorità, occorrerebbe un intervento di tipo normativo per raccordare e coordinare le disposizioni vigenti in materia di trasparenza degli appalti pubblici, eventualmente procedendo a un ulteriore aggiornamento del d.lgs. n. 33/2013, dopo quello già attuato dal d.lgs. n. 97/2016.

Obblighi di pubblicazione: altri ambiti interessati

D’altro canto, una certa capillarità degli obblighi di pubblicazione vigenti è riscontrabile anche in ambiti ulteriori rispetto a quello degli appalti pubblici: un’esigenza di raccordo, infatti, sembra porsi anche relativamente agli obblighi di pubblicazione relativi alla concessione di contributi, sussidi e vantaggi economici, rispetto al quale agli obblighi già previsti agli artt. 26 e 27 del d.lgs. n. 33/2013 si sono poi aggiunti quelli contenuti ai commi da 125 a 129, dell’articolo 1 della legge n.124/2017. Auspicabile, dunque, è la delineazione di un quadro legislativo, chiaro e aggiornato, dei documenti, dati e informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria che ne semplifichi il relativo rispetto da parte delle Amministrazioni destinatarie.

Sempre in un’ottica di promozione e miglioramento della trasparenza, poi, l’Anac individua proprio nel completamento del percorso di digitalizzazione e informatizzazione degli appalti pubblici una delle leve principali, sottolineando la necessità di addivenire a una razionalizzazione e standardizzazione delle piattaforme telematiche di acquisizione di dati attualmente esistenti (quali la piattaforma Simog per il rilascio del CIG-Codice Identificativo Gara e la BDNCP), che consentirebbe di definire un modello in cui tutte le informazioni concernenti i contratti pubblici confluiscono in un’unica piattaforma gestita dall’Anac e che consentirebbe di creare un patrimonio informativo pubblico degli appalti pubblici.

Tale obiettivo, se raggiunto, si tradurrebbe per ciascuna amministrazione in un azzeramento degli oneri amministrativi derivanti dalla raccolta, sistemazione e pubblicazione degli atti e delle informazioni nella relativa pagina web, generando enormi risparmi di tempo e garantendo, nel contempo, anche maggiore qualità e fruibilità dei materiali pubblicati.

Gli effetti positivi della digitalizzazione delle procedure d’appalto

La digitalizzazione delle procedure di appalto in ogni loro fase, dunque, se completata, innescherebbe un circolo virtuoso di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa in cui l’adozione di procedure informatizzate e la produzione di dati e documenti nativi digitali favorirebbero la promozione di una trasparenza reale e che, peraltro, non sarebbe vissuta dagli addetti ai lavori come una gravosa combinazione di adempimenti meramente formali.

L’adozione di procedure informatizzate e digitalizzate, inoltre, migliorerebbe anche il rapporto cittadini-PA, non solo in termini di maggiore fiducia verso l’operato del settore pubblico, ma anche per l’esercizio dei diritti di accesso agli atti e alle informazioni e dei diritti di partecipazione al procedimento amministrativo.

Digitalizzazione e informatizzazione appaiono, pertanto, oramai indispensabili ai fini di una “buona trasparenza” non solo con riferimento ai contratti pubblici, ma anche a tutti gli obblighi previsti dal d.lgs. n. 33/2013, che investono tutti i settori di attività della PA, seppure con qualche distinzione (come, ad esempio, per la pubblicazione delle liste di attesa del comparto Sanità).

D’altro canto, si ricorda che la stessa Anac, in sede di relazione annuale dei Responsabili per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza, chiede alle amministrazioni destinatarie di “Indicare se è stato informatizzato il flusso per alimentare la pubblicazione dei dati nella sezione “Amministrazione trasparente”.

Conclusioni

In definitiva, risulta oggi più che mai ineludibile l’idea che, da ora e per il futuro, la trasparenza non potrà più essere realizzata senza una previa e completa digitalizzazione e informatizzazione dell’attività amministrativa, per gli appalti pubblici ma non solo.

In relazione a ciò, la nota clausola dell’invarianza finanziaria collocata quasi a chiusura del d.lgs. n. 33/2013 già nella sua prima versione e che ha caratterizzato la gran parte degli interventi normativi di riforma adottati negli ultimi anni, appare difficile da rispettare dal momento emergendo, invece, la necessità di realizzare investimenti di diversa natura che vadano in questa direzione, suscettibili di conseguire indubbi vantaggi, sia interni alle amministrazioni interessate in termini di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, benessere organizzativo, sia esterni alle stesse, per gli utenti e la collettività.

 

archivioMariella Guercio, in un articolo di Agenda Digitale, approfondisce gli aspetti che rendono un presidio archivistico affidabile e adeguato per la custodia dei documenti informatici, alla luce della normativa che non fornisce sufficienti informazioni operative.

Mariella Guercio, Presidente del Comitato tecnico scientifico di ANAI, Associazione Nazionale di Archivistica Italiana, approfondisce il tema su Agenda Digitale.

Il focus dell'approfondimento verte sulla necessità di definire con maggiore chiarezza la gestione archivistica del documento informatico, fondamentale per sostenere la certezza del diritto e l’efficienza e la trasparenza dell’azione pubblica.

La normativa italiana è carente nella definizione degli aspetti legati all’operatività di questi sistemi e questo comporta il rischio che non vengano comprese quali sono le caratteristiche che un presidio di archiviazione deve avere per custodire in modo appropriato i documenti.

Nell'approfondimento gli argomenti trattati sono:

  • il contesto italiano
  • Gli elementi costitutivi del documento
  • La ricerca di strumenti adeguati per l’archiviazione
  • La fragilità dei documenti informatici
  • I requisiti dei sistemi di gestione documentale

 

archivioLa Settimana internazionale degli Archivi, in corso dall'8 al 14 giugno, è dedicata al tema Empowering Knowledge Societies: l’intelligenza artificiale, la conservazione digitale e le tecnologie emergenti. E' possibile partecipare all'iniziativa in diversi modi.

ICA, Consiglio internazionale degli archivi, invita a celebrare la Settimana internazionale degli Archivi, dedicata al tema  Empowering Knowledge Societies, lo  stesso scelto per il Congresso annuale dell’organizzazione, inizialmente programmato dal 16 al 20 novembre 2020 ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e successivamente rimandato al 2021.

Empowering Knowledge Societies, riguarda l’intelligenza artificiale, la conservazione digitale  e le tecnologie emergenti. Riguarda inoltre la conoscenza sostenibile e la affidabilità delle fonti ufficiali.

Sarà possibile celebrare l’iniziativa in svariati modi:

  • aderendo all’iniziativa #AnArchiveIs, usando l’hashtag sui social media per descrivere cosa si intende per archivio. I pensieri più originali saranno selezionati e utilizzati per una campagna di comunicazione
  • Organizzando un evento virtuale, utilizzando i materiali di un kit di comunicazione unificato messo a disposizione da ICA per promuoverlo
  • Partecipando a uno degli eventi virtuali organizzati da ICA
  • Proponendo un articolo per il blog di ICA
  • Registrando la propria istituzione sulla mappa digitale Archives are accessible

Consulta il sito di ICA per approfondire l'argomento.

 

webinarMartedì 30 giugno, dalle 12:00 alle 13:15, si svolgerà il webinar Conoscere gli open data.

Descrizione

In presenza di un’attenzione crescente alla trasparenza e al potenziale di sviluppo insito nei dati, il dipendente pubblico è chiamato ad acquisire ed applicare i principi di valorizzazione del patrimonio informativo della pubblica amministrazione, in quanto liberamente usabile, riutilizzabile e ridistribuibile da parte di chiunque e per qualunque scopo, così come definito dal paradigma degli Open Data.

Il webinar fa parte del ciclo di seminari online Competenze digitali PA – dal Syllabus alla formazione, che offre al personale pubblico l’opportunità di:

  • conoscere le competenze digitali definite a livello nazionale con il Syllabus
  • comprendere i motivi della loro rilevanza e necessaria diffusione in tutte le PA
  • ottenere informazioni utili su come affrontare il percorso per acquisirle

In questo webinar, in particolare, verranno illustrati i temi chiave della competenza 1.3 Conoscere gli open data, distribuiti nei tre livelli di padronanza previsti (base, intermedio e avanzato). Saranno inoltre presentate le prime esperienze di utilizzo degli strumenti di assessment grazie alla testimonianza di una delle amministrazioni che hanno aderito alla fase Pilota.

I webinar, che si svolgono ogni martedì a partire dal 12 maggio 2020, sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA nell'ambito del Progetto Supporto allo sviluppo delle Competenze digitali per la PA finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 Asse 1 - Obiettivo specifico 1.3.

Programma

12:00 Apertura lavori, Roberta Chiappe (Formez PA)

12:05 La fase Pilota: l'esperienza di INAIL, Francesco Saverio Colasuonno (INAIL)

12:15 Conoscere gli Open data, Sergio Agostinelli (esperto di Open government e Open data)

13:15 Chiusura

Per iscriversi

La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione su Eventi PAhttp://eventipa.formez.it/node/253366​.

Per partecipare

Le informazioni per partecipare al webinar sono disponibili al seguente indirizzo: http://eventipa.formez.it/node/15041.

 

foto di calcolatrice e tastieraTra i vari obblighi di trasparenza in capo agli enti locali riveste particolare importanza la gestione della catalogazione dei procedimenti amministrativi.

Ecco una panoramica sull’approvazione del catalogo dei procedimenti amministrativi.

Le regole seguono gli schemi delineati dalla legge italiana sul procedimento amministrativo, integrati e completati dalle leggi successive che hanno introdotto ulteriori obblighi in materia di Trasparenza Amministrativa.

La normativa del procedimento amministrativo

La legge 241/1990, sul procedimento amministrativo, ha introdotto alcuni principi fondamentali:

  • la disciplina dell’iniziativa e dei tempi del procedimento
  • la figura del responsabile dello stesso
  • e le regole sull’accesso alla documentazione

L’opera del legislatore, infatti, a partire dall’emanazione della normativa sul procedimento si è concretata nella introduzione di sempre maggiori e innovative garanzie procedimentali per il cittadino.

In base a questo assunto e secondo quanto stabilito dall’art. 29 della sopra citata legge 241/1990:

  1. gli enti locali, nel disciplinare i procedimenti amministrativi di loro competenza, non possono stabilire garanzie inferiori a quelle assicurate ai privati dalle disposizioni attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni di cui ai commi 2bis e 2ter, ma possono prevedere livelli ulteriori di tutela
  2. costituiscono Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione le disposizioni della legge 241/1990 concernenti gli obblighi di:
  • garantire la partecipazione dell’interessato al procedimento
  • individuarne un responsabile del procedimento
  • concludere il procedimento entro il termine prefissato
  • assicurare l’accesso alla documentazione amministrativa
  • e assicurare il rispetto della durata massima dei procedimenti
  • infine assicurare il rispetto delle disposizioni attinenti la dichiarazione di inizio attività e del silenzio assenso

Gli obblighi di Trasparenza

Il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 disciplina gli obblighi di prevenzione della corruzione, pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni e in particolare, con riferimento ai dati relativi alle tipologie di procedimento, l’art. 35 del suddetto decreto individua, per ciascuna tipologia di procedimento, le informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria.

Successivamente il decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (FOIA) nell’apportare modifiche al decreto 33 del 2013 ha enunciato, da un lato, il principio della trasparenza intesa come “accessibilità totale” ai dati e ai documenti gestiti dalle pubbliche amministrazioni, dall’altro ha dettato importanti criteri con riferimento alla qualità delle informazioni oggetto di pubblicazione.

L’approvazione del catalogo dei procedimenti amministrativi

Compito dell’ente locale è dunque quello di provvedere all’approvazione di un catalogo dei procedimenti, al fine di favorire la partecipazione degli utenti e di assicurare la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa.

Per questo motivo l’Ente, tramite Delibera, dovrà approvare un elenco (da allegare alla delibera) con il catalogo completo dei procedimenti amministrativi.

In caso di mancata inclusione di un procedimento nell’allegato elenco, o di mancanza di termini di legge, il Comune ha trenta giorni per il ravvedimento.

Una volta ricevuta l’approvazione della Delibera l’Ente dovrà dare atto che il catalogo sia pubblicato sul sito istituzionale dell’ente.

Il termine generale per la conclusione dei procedimenti amministrativi è di 30 giorni.

Il catalogo

Ma cosa rappresenta nello specifico il sopra citato catalogo?

In pratica si tratta dello schema di anagrafe dei procedimenti di un Ente Locale contenente:

  • la denominazione di ciascun procedimento
  • le fonti normative di riferimento
  • l’ufficio responsabile
  • la persona responsabile del procedimento
  • l’organo decisore che adotta il provvedimento finale
  • il termine di conclusione del procedimento
  • l’applicazione degli istituti della segnalazione certificata di inizio attività e del silenzio assenso.

Alcuni documenti utili

Di seguito alcuni documenti utili che possono servire come bozza per la predisposizione della documentazione da utilizzare a questo scopo.

 

webinar

È disponibile il video del webinar I dati della Pa e il loro valore per le aziende: il progetto GIOCOnDa, tenutosi 18 giugno scorso per far conoscere il progetto Interreg di riuso degli open data.

In particolare Glenda Prada ha presentato le iniziative in termini di open data assunte dalla Provincia di Lecco.

 

firme digitali news

Accesso agli Atti, Accesso civico e Trasparenza: ecco alcune indicazioni utili sull’argomento contenute nell’ultimo video di riepilogo creato dal dottor Simone Chiarelli.

L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princípi dell’ordinamento comunitario.

Secondo l’articolo 22 della Legge 241/1990:

“[…] Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all’articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6. Non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica amministrazione che non abbiano forma di documento amministrativo, salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso a dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono.

[…] il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere.”

Il video di riepilogo

Il campo della trasparenza amministrativa è un campo estremamente vasto, e merita senz’altro il giusto approfondimento.

Per questo motivo, Simone Chiarelli, dirigente di Pubblica Amministrazione Locale ed esperto in questioni giuridiche di diritto amministrativo nei settori degli appalti, SUAP, e disciplina generale degli Enti locali ha messo a disposizione un video volto a fugare tutti i dubbi in merito.

 

webinarNell’ambito della strategia programmatica definita dal PON “Governance e Capacità Istituzionale” 2014-2020 (Fse e Fesr), il Dipartimento della Funzione pubblica, in qualità di organismo intermedio, ha stanziato ingenti risorse nella misura di 42 milioni di euro per interventi a sostegno dei piccoli Comuni, già gravati da carenze finanziarie e di organico, ulteriormente accentuate a causa del Covid-19.

Lo scorso 21 maggio è stato pubblicato un Avviso rivolto ai Comuni con meno di 5.000 abitanti per manifestare il proprio interesse a partecipare al progetto “rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli Comuni”. 

La scadenza per la presentazione delle domande è il 30 settembre; la presentazione della domanda è a sportello fino a esaurimento dei fondi disponibili. 

L’Avviso prevede che la domanda di finanziamento possa essere presentata in forma singola, ma anche in forma aggregata, purchè ogni singolo membro dell'aggregazione rientri nella fascia di popolazione indicata.

In questo quadro il Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco si è impegnato a fornire supporto nella presentazione delle domande anche agli enti non aderenti, con l’obiettivo di massimizzare la probabilità di ottenimento del finanziamento e di mettere a disposizione del territorio la propria capacità progettuale e il ventaglio dei servizi Cst già disponibili, che risultano perfettamente sinergici e coerenti con gli ambiti progettuali previsti dall’Avviso: gestione dell’innovazione in forma associata, formazione e potenziamento delle competenze, portale PagoPA e servizi online al cittadino.

Nella mattinata di oggi il Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco ha organizzato un webinar, aperto a tutti i Comuni del territorio, anche non aderenti al Cst, che ha rappresentato l'occasione per:

  • Chiarire l’oggetto e i termini dell’Avviso
  • Condividere il piano di azione e le finalità del finanziamento
  • Illustrare le attività di supporto che il Cst intende mettere in campo per gli enti del proprio territorio
  • Dare indicazioni sulle modalità organizzative di raccolta della domanda di finanziamento
  • Raccogliere il contributo dei partecipanti

webinar

Martedì 16 giugno dalle 12:00 13:15 si svolgerà il webinar Gestire dati, informazioni e contenuti digitali

Descrizione

Nel proprio lavoro quotidiano il dipendente pubblico raccoglie, elabora e utilizza dati, informazioni e documenti. Per fare ciò deve saper ricorrere in modo appropriato sia a strumenti standard a disposizione di qualsiasi cittadino (Internet per la ricerca di informazioni, gli strumenti di automazione d’ufficio per la produzione e la catalogazione di documenti), sia a strumenti peculiari dell’amministrazione di appartenenza.

Inoltre deve avere consapevolezza del valore dei dati e delle modalità più efficaci di gestirli, anche attraverso tecnologie avanzate, a supporto dei processi operativi e decisionali.

Il webinar fa parte del ciclo di seminari online Competenze digitali PA – dal Syllabus alla formazione, che offre al personale pubblico l’opportunità di:

  • conoscere le competenze digitali definite a livello nazionale con il Syllabus
  • comprendere i motivi della loro rilevanza e necessaria diffusione in tutte le PA
  • ottenere informazioni utili su come affrontare il percorso per acquisirle

In questo webinar, in particolare, verranno illustrati i temi chiave della Competenza 1.1 Gestire dati, informazioni e contenuti digitali, distribuiti nei tre livelli di padronanza previsti (base, intermedio e avanzato). Sarà approfondito, inoltre, il funzionamento della piattaforma tecnologica a supporto della valutazione delle proprie competenze digitali.​

I webinar, che si svolgono ogni martedì a partire dal 12 maggio 2020, sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA nell'ambito del Progetto Supporto allo sviluppo delle Competenze digitali per la PA finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 Asse 1 - Obiettivo specifico 1.3.

Programma

12:00 Apertura lavori, Roberta Chiappe (Formez PA)

12:05 Competenze digitali per la PA - La piattaforma tecnologica, Arturo D’Antonio (Dipartimento della funzione pubblica)

12:15 Gestire dati, informazioni e contenuti digitali, Gianluigi Cogo (Funzionario pubblico,​ esperto di innovazione digitale)

13:15 Chiusura

Per iscriversi

La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione su Eventi PA.

Per partecipare

Le informazioni per partecipare al webinar sono disponibili al seguente indirizzo: http://eventipa.formez.it/node/15041

 

immagine blocchi di blockchainDurante un convegno della Fondazione Ugo Bordoni-FUB si è parlato delle potenzialità della blockchain decentralizzata come possibile alternativa ai servizi tipicamente centralizzati della Pubblica Amministrazione. "Blockchain e tutela del cittadino", il titolo del webinar on line che ha proposto più temi fra cui: è possibile ipotizzare la progressiva migrazione di servizi pubblici finora gestiti in maniera centralizzata verso un paradigma basato sulla blockchain? A quali condizioni? Con quali vantaggi? Come si assicura il rispetto normativo sulla protezione dei dati personali?

La FUB, che si occupa di tutela del cittadino, in particolare con il Registro Pubblico delle Opposizioni, si occupa anche di blockchain per capire in che modo questa può migliorare il Registro Pubblico delle Opposizioni. Sulla base di questo presupposto, all'incontro sono state offerte proposte alcune tesi come quella di Silvio Micali (Ford professor of Engineering, MIT, fondatore di Algorand ) sul ruolo democratico della blockchain che, garantendo la generazione di catene di dati incorruttibili, ispira di per sé fiducia nei cittadini. Per questo in futuro la blockchain potrebbe assumere un ruolo crescente all'interno degli stati democratici, che sono in crisi di fiducia un po' dappertutto. Eppure, vero è che c'è una certa "contraddizione" fra la centralizzazione dello Stato e la decentralizzazione insita nella tecnologia blockchain. Per questo è necessario che in futuro Stato e blockchain collaborino insieme.

Però, ha detto Giuseppe Busia, segretario generale del Garante per la Privacy, pur se la blockchain sarà applicabile in futuro in diversi ambiti della P.A. è auspicabile che il Nuovo Registro delle Opposizioni, a seguito della nuova legge del 2018 sul telemarketing che sancisce che il cittadino può cancellare tutti i consensi dati in passato, resettando così la sua lista di consensi., possa contribuire tramite la blockchain a garantire la giusta trasparenza nelle campagne pubblicitarie. Ad esempio, sarebbe utile prevedere un registro delle campagne promozionali e grazie alla blockchain sarebbe possibile anche gestire il flusso dei reclami. Per il consenso dei cittadini, ha insistito Busia, la necessità sarà di garantire la privacy, con il diritto di cancellare i dati. "Ma come fare con la blockchain? La blockchain andrà utilizzata per tutti i dati che non creano rischi alle persone".

Infine è stato osservato come oggi la blockchain si traduca in tecnologia che può essere utile in molti contesti consentendo, soprattutto a imprese, organizzazioni e cittadini, di gestire servizi decentralizzati attraverso soluzioni sicure, efficienti e scalabili. Si tratta ora di contaminare con elementi di questa tecnologia la Pubblica Amministrazione che, prima fra tutti, è soggetto certificatore e che, ricorrendo a questa tecnologia, potrebbe semplificare una parte delle proprie attività e potrebbe fornirebbe al cittadino un maggiore controllo.

www.fub.it

 

UNC email truffa

Sembra che lo Smart Working tra i dipendenti pubblici sia oramai una scelta estremamente gettonata: ecco i dati forniti da Forum PA.

Divenuto obbligatorio a partire da febbraio 2020 con le direttive per il contenimento dell’emergenza sanitaria, lo smart working è stato una novità assoluta per oltre 1/3 delle amministrazioni pubbliche italiane.

E secondo un’indagine di ForumPA, a cui hanno risposto oltre 4.000 dipendenti pubblici, piace tanto.

Smart Working, tra i dipendenti pubblici una scelta gettonata

La quarantena da Covid-19 ha costretto molte persone a lavorare in smart working: e la formula ha ottimi risultati soprattutto per la pubblica amministrazione.

Infatti il bilancio dello smart working ‘forzato’ nella Pa è assolutamente positivo: l’88% dei dipendenti giudica l’esperienza di successo e il 61,1% ritiene che questa nuova cultura, basata sulla flessibilità e sulla cooperazione all’interno degli enti, fra gli enti e nei rapporti con i cittadini e le imprese, prevarrà anche una volta finita la fase di emergenza.

Lo smart working ha permesso al 69,5% del personale della PA di “organizzare e programmare meglio il proprio lavoro”, al 45,7% di “avere più tempo per sé e per la propria famiglia”, al 34,9% di “lavorare in un clima di maggior fiducia e responsabilizzazione”.

In 7 casi su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% dei lavoratori l’efficacia è persino migliorata (per un altro 40,9% è rimasta analoga). Per oltre il 50% la relazione con i colleghi è invariata, per il 20% addirittura migliorata.

E se – come ha sottolineato la Ministra della PA Fabiana Dadone – una volta tornati alla normalità almeno il 40% dei dipendenti pubblici dovrà adottare una modalità di lavoro agile, questi si dicono pronti: il 93,6% vorrebbe continuare a lavorare in smart working. Ma per la maggior parte (il 66%) il lavoro da casa deve essere integrato con dei rientri in ufficio organizzati e funzionali.

 

logo agidÈ stata diffusa a fine maggio la relazione di AgID sulle attività di vigilanza svolte nel 2019 sui provider accreditati per Pec, Spid, conservazione e servizi fiduciari. Una nuova piattaforma per monitorare, tramite connettori su Internet, cosa succede e cosa viene scritto sui siti web, sui social, sui blog che ha permesso ad AgID di testare il sentiment degli utenti sulle attività svolte.

Obiettivo nell'utilizzo di questa tecnologia è di ottenere elementi utili per migliorare, già in via preventiva, la capacità di individuazione di potenziali problemi prima che questi producano criticità operativa e di rilevare altresì i punti di forma, attraverso la percezione degli utilizzatori. La vigilanza svolta vuole essere un miglioramento per l'erogazione dei servizi prevenendo irregolarità o scorrettezze che sono vengono sanzionate ma pregiudicano la fiducia degli utilizzatori dei servizi pubblici on line e compromettono i processi di digitalizzazione.

Oltre ai controlli svolti d'ufficio per tutti i soggetti sottoposti a funzioni di vigilanza, sono stati attivati 16 procedimenti di verifica per le quattro tipologie di soggetti vigilati: due per i prestatori di servizi fiduciari qualificati; cinque per i gestori della Pec; sei per i conservatori e tre per i gestori dello Spid.

www.agid.it

 

osservatorio digitale

Le pubbliche amministrazioni sono chiamate a rispondere e reagire a questo periodo di emergenza con azioni concrete verso la digitalizzazione e l’accessibilità completa ai propri dati.

Ecco come assolvere agli obblighi di Trasparenza amministrativa senza essere travolti dalla normativa.

Per aumentare l’efficienza e la trasparenza della P.A. occorre proseguire con il processo di riforma della Trasparenza Amministrativa.

La Trasparenza Amministrativa è definita e regolamentata nel D.lgs. n. 33 del 2013:

  • “Accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche” (art. 1, comma 1);
  • “Condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino” (art. 1, comma 2).

Come assolvere agli obblighi di Trasparenza Amministrativa: il webinar DigitalPA

Per offrire supporto ai Responsabili Anticorruzione e Trasparente e alle Amministrazioni Pubbliche in generale, DigitalPA ha organizzato un webinar gratuito l’11 giugno, in cui verranno dati suggerimenti e chiarimenti sugli obblighi di pubblicazione.

Le tematiche affrontate dal Dott. Gianluca Incani, consulente esperto in materia di Trasparenza Amministrativa e Anticorruzione, saranno:

  • Il complesso apparato normativo sulla Trasparenza e l’aiuto della tecnologia.
  • Il software TrasparenzaPA per rispondere alle esigenze e ai continui aggiornamenti normativi.
  • Il controllo di conformità alle “Specifiche tecniche per la pubblicazione dei dati ai sensi dell’art. 1 comma 32 Legge 190/2012” redatte da ANAC.
  • La possibilità di integrazione nativa con altri applicativi software e con le banche dati nazionali.
  • La Trasparenza offerta al cittadino e il rispetto delle Linee guida di design AGID

Il webinar si terrà giovedì 11 giugno dalle 10 alle 11.

Per partecipare: https://attendee.gotowebinar.com/register/6310639697719392526

 

webinarMartedì 23 giugno dalle 12:00 alle 13:15 si svolgerà il webinar Produrre, valutare e gestire documenti informatici.

Descrizione

La normativa definisce il significato di documento informatico o documento elettronico e introduce regole per la formazione, gestione, conservazione e trasmissione di documenti con strumenti informatici a cui ogni amministrazione è tenuta ad adeguare la propria gestione documentale. Ad ogni dipendente è richiesta, pertanto, la conoscenza di queste regole e la capacità di applicarle ai fini della corretta produzione, gestione e valutazione del documento informatico nonché di un uso consapevole di strumenti quali le firme elettroniche o le marche temporali e delle modalità di fascicolazione e gestione archivistica.

Il webinar fa parte del ciclo di seminari online Competenze digitali PA – dal Syllabus alla formazione, che offre al personale pubblico l’opportunità di:

  • conoscere le competenze digitali definite a livello nazionale con il Syllabus
  • comprendere i motivi della loro rilevanza e necessaria diffusione in tutte le PA
  • ottenere informazioni utili su come affrontare il percorso per acquisirle

In questo webinar, in particolare, verranno illustrati i temi chiave della Competenza 1.2 Produrre, valutare e gestire documenti informatici, distribuiti nei tre livelli di padronanza previsti (base, intermedio e avanzato).

Saranno inoltre approfonditi il passaggio dal Syllabus all'assessment, la struttura del test e le sue finalità.

I webinar, che si svolgono ogni martedì a partire dal 12 maggio 2020, sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA nell'ambito del Progetto Supporto allo sviluppo delle Competenze digitali per la PA finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 Asse 1 - Obiettivo specifico 1.3.

Programma

12:00 Apertura lavori, Roberta Chiappe (Formez PA)

12:05 Dal Syllabus all'assessment delle competenze digitali: finalità e aspetti metodologici, Valentina Albano (Dipartimento della funzione pubblica)

12:15 Produrre, valutare e gestire documenti informatici, Mariella Guercio (esperto di archivistica informatica e gestione documentale)

13:15 Chiusura

Per iscriversi

La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione su Eventi PAhttp://eventipa.formez.it/node/248973

Per partecipare

Le informazioni per partecipare al webinar sono disponibili al seguente indirizzo: http://eventipa.formez.it/node/15041

 

hacker

Tre lavoratori su quattro fra coloro che lavorano in remoto o smart working non hanno informazioni sulle procedure di sicurezza. Lo rivela "How Covid-19 changed the way people work", una recente ricerca di Kaspersky secondo la quale in Italia il 73 per cento di chi sta lavorando da casa non ha ricevuto delle linee guida o formazione specifica sulla sicurezza informatica. L'indagine ha coinvolto 6.000 lavoratori a livello globale, fra questi 550 in Italia.

Tra i risultati emersi il 35% dei partecipanti ha affermato di aver utilizzato per le videoconferenze tool non espressamente approvati dall'azienda, il 39% ha utilizzato applicazioni di messaggistica istantanea e il 35% quelle di archiviazione di file. Il 24% dei dipendenti intervistati ha dichiarato di aver ricevuto e-mail di phishing sul tema 'Covid-19'.

Per evitare rischi i consigli per le organizzazioni che si affidano allo smart working sono di assicurarsi che i dipendenti sappiano chi contattare in caso di problemi informatici o di sicurezza e la pianificazione di formazione di base sulla sicurezza informatica. E ancora: la messa a punto di misure per la protezione dei dati attivando, ad esempio, una protezione con password; la crittografia dei dispositivi di lavoro; il costante backup dei dati. Per essere maggiormente sicuri è importante fare sì che i dispositivi, il software, le applicazioni e i servizi in uso siano aggiornati con le ultime patch,  servirsi di una protezione affidabile su tutti gli endpoint e i dispositivi mobili

 

immagine con lucchetto privacySono arrivate all'Autorità anti corruzione-Anac alcune richieste di parere sull'affidamento dell'incarico di Data Protection Officer esterni alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti pubblici.

Per fare chiarezza e ovviare a possibili dubbi Anac ha deliberato "L'affidamento all'esterno del servizio di protezione dei dati personali (DPO), si configura come un appalto di servizi e come tale soggiace alle disposizioni del Codice dei contratti pubblici, con conseguente obbligo di procedere alla selezione del contraente nel rispetto delle procedure ivi previste in ragione dell'importo del contratto". 

Nel merito, l'Autorità ha sancito che: "L'affidamento dei contratti aventi ad oggetto il servizio di protezione dei dati personali (DPO) di importo inferiore alle soglie comunitarie deve avvenire nel rispetto del principio di rotazione. I particolari requisiti e obiettivi di esperienza e stabilità nell'organizzazione del servizio, richiesti dalla normativa di settore, possono essere perseguiti dalla stazione appaltante già in fase di programmazione dei fabbisogni e di progettazione del servizio da affidare, attraverso la previsione di una durata del contratto che sia congrua rispetto agli obiettivi individuati e alle prestazioni richieste al contraente".

"Non si ritiene percorribile neanche l'ulteriore alternativa, prospettata dall'istante di disporre rinnovi dei contratti in scadenza nel caso in cui la durata degli stessi non sia risultata congrua rispetto al raggiungimento degli obiettivi dell'affidamento. Su tale aspetto si ricorda, infatti, che il rinnovo del contratto deve essere previsto come opzione già nel bando di gara e che l'importo riferito al rinnovo deve essere considerato nel calcolo del valore stimato dell'appalto (articolo 35 del Codice dei contratti pubblici)". 

Conclude la delibera Anac "Si evidenzia, altresì che la previsione di una durata del contratto inferiore a quella considerata congrua in relazione all'oggetto dell'affidamento, potrebbe configurare un frazionamento artificioso dell'appalto volto ad eludere l'applicazione delle soglie di cui all'articolo 35 del Codice dei contratti pubblici".

 

digitalizzazione

La digitalizzazione per diventare utile e funzionale deve essere uno strumento di semplificazione e, per farlo è necessario intervenire sulla standardizzazione delle procedure, sulla fiducia in cittadini e imprese, controlli, verifiche che richiedono necessariamente interoperabilità tra le banche dati e i sistemi informativi pubblici.

Su Agenda Digitale, Carlo Mochi Sismondi affronta l'importante argomento del ruolo svolto dalla diffusione della digitalizzazione in quanto strumento che semplifica che resta uno degli elementi cardine del suo successo insieme alla interoperabilità tra le banche dati e i sistemi informativi pubblici.

l tema è chiaro: ridurre drasticamente tempi e oneri amministrativi sia per i cittadini sia per le imprese che devono destreggiarsi nelle tante strade per adire alle misure di sostegno del reddito, di incentivi agli investimenti, di disponibilità di risorse liquide per sopravvivere e ripartire.

Tra gli argomenti trattati nell'articolo troviamo:

  • L'autocertificazione e la sua storia
  • Interoperabilità delle banche dati e controlli

Leggi l'articolo completo sul sito di Agenda Digitale

 

interregGiovedì 18 giugno dalle 14.00 alle 16.00 si terrà il webinar I dati della Pa e il loro valore per le aziende: il progetto GIOCOnDa image GIOCONDA Flyer 18Giugno2020 (1.51 MB) ) per far conoscere il progetto Interreg di riuso degli open data.

Obiettivo dell’iniziativa quello di mostrare lo stato dell’arte relativo all’utilizzo dei degli open data prodotti dalle istituzioni della zona dell’Insubria.

In particolare Glenda Prada presenterà le iniziative in termini di open data assunte dalla Provincia di Lecco.

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Il progetto GIOCOnDA - Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di Vita degli Open Data - nasce nell'ambito del Programma di Cooperazione Interreg Italia Svizzera ed è volto ad incentivare la collaborazione, il coordinamento e l'integrazione tra PA e stakeholder per rafforzare la governance transfrontaliera dell'Area insubrica.

GIOCOnDA si propone di creare valore dallo sviluppo di prodotti informativi basati sul riutilizzo di dati pubblici in formato aperto, messi a disposizione dal Portale Open Data di Regione Lombardia e dal territorio svizzero, al fine di rendere sostenibile il processo di digitalizzazione e gestione dei dati da parte della PA e quindi garantire un migliore accesso alle informazioni per rafforzare la governance dei territori e per stimolarne lo sviluppo socio-economico.

Attraverso la produzione, pubblicazione e promozione degli open data, infatti, sarà possibile fornire informazioni utili e integrate in tre ambiti fondamentali della vita dei cittadini quali il lavoro, le attività produttive e il turismo.

Il progetto vede tra i propri partner oltre al Politecnico di Milano, Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Provincia di Brescia, EasyGov Solutions, Fondazione Bruno Kessler, Varese WEB, Università della Svizzera italiana e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Il progetto GIOCOnDa è co-finanziato dall’Unione europea, Fondo europeo di sviluppo regionale, dallo Stato italiano, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera.

 

manonskypeSmart Working Dipendenti Pubblici: la Ministra Dadone ha fornito indicazioni sul proseguimento delle attività in lavoro agile all’interno delle PA, ecco i dettagli.

Che lo Smart Working nel Pubblico Impiego sia particolarmente apprezzato è un dato di fatto: uno studio di ForumPA che abbiamo diffuso ieri infatti lo conferma.

Infatti l’88% dei dipendenti giudica l’esperienza di successo. E il 61,1% ritiene che questa nuova cultura, basata sulla flessibilità e sulla cooperazione all’interno degli enti, fra gli enti e nei rapporti con i cittadini e le imprese, prevarrà anche una volta finita la fase di emergenza.

Per questo il Ministro Dadone ha fornito importanti chiarimenti su come dovranno proseguire le attività a questo punto.

Smart Working Dipendenti Pubblici: la Ministra Dadone interviene sull’argomento

Durante l’ultima seduta di Question Time in Senato Hanno risposto ai quesiti i Ministri Nunzia CatalfoSergio Costa, e per la pubblica amministrazione, Fabiana Dadone.

Le risposte della Ministra per la PA, in particolare, rivestono particolare interesse.

Secondo il parere espresso da Fabiana Dadone lo Smart Working è fondamentale perché serve raggiungere il punto di equilibrio tra

  • la maggiore efficienza dei servizi
  • e « il benessere organizzativo interno» che può contribuire a maggiori risparmi da parte delle amministrazioni

Per questo motivo ha annunciato che il ricorso al lavoro agile sarà incrementato aumentando la percentuale minima del personale, ma non solo.

Soprattutto si prevede che ciascuna amministrazione individui le attività trattabili come “smart” e attivi la modalità agile per almeno la metà di queste.

Ulteriori step che devono essere messi in atto sono i seguenti:

  • formare adeguatamente sia dirigenti e personale non dirigenziale
  • verificare periodicamente la prestazione dei lavoratori in smart working, nel rispetto dei parametri temporali e del diritto alla disconnessione

Il ministro ha infine dichiarato che entro Giugno saranno resi disposibili i primi risultati del monitoraggio avviato già prima dell’emergenza epidemiologica e tuttora in corso.

Il questionario è accessibile online attraverso il portale del lavoro pubblico. Gli esiti del monitoraggio, che si concluderà il prossimo 21 giugno, saranno pubblicati nella sezione “Lavoro agile e COVID-19” del sito istituzionale del Dipartimento della funzione pubblica.