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Messaggio di avviso

News dal CST

manonskypeLa pandemia ha rivoluzionato le modalità di lavorare e i comportamenti del lavoratore, si sa. Ma quali sono stati i risultati di questa nuova – e non sempre semplice – "sperimentazione" e cosa pensa chi opera nelle pubbliche amministrazioni di quello che viene chiamato smart working ma anche lavoro da casa o lavoro da remoto?

Tra il 17 aprile e il l5 maggio FPA-Forum della pubblica amministrazione ha realizzato una indagine ricevendo risposte da 4.200 dipendenti pubblici, il 92,3% lavorava da casa e il 7,7% no. L'88%  ha dato un giudizio positivo sull'esperienza "da casa" e, di questi, il 93,6% ha detto di essere favorevole a proseguire tale modalità anche dopo l'emergenza. Il 66% si è dichiarato disponibile ad integrare smart working e rientro in ufficio. Per l'87% si è trattato di una nuova esperienza.

Vi sono, però, anche dei limiti, legati alla organizzazione del lavoro da casa e alle dotazioni tecnologiche che compete alle Amministrazioni. Ed ecco allora che il 68,3% non ha avuto formazione specifica per il lavoro da remoto, che il 68,2% del personale ha utilizzato il proprio pc, che il 77,1% ha usato il proprio cellulare e ben il 95% si è connesso tramite Internet domestico.

I dipendenti pubblici che hanno lavorato da casa hanno esplicitato anche i vantaggi: il 70% una migliore programmazione del lavoro; il 70% la continuità lavorativa; il 46% il maggiore tempo disponibile per sé e per la famiglia; il 41% una maggiore efficacia nei risultati.

 

webinarNell’ambito della strategia programmatica definita dal PON “Governance e Capacità Istituzionale” 2014-2020 (Fse e Fesr), il Dipartimento della Funzione pubblica, in qualità di organismo intermedio, ha stanziato ingenti risorse nella misura di 42 milioni di euro per interventi a sostegno dei piccoli Comuni, già gravati da carenze finanziarie e di organico, ulteriormente accentuate a causa del Covid-19.

Lo scorso 21 maggio è stato pubblicato un Avviso rivolto ai Comuni con meno di 5.000 abitanti per manifestare il proprio interesse a partecipare al progetto “rafforzamento della capacità amministrativa dei piccoli Comuni”. 

La scadenza per la presentazione delle domande è il 30 settembre; la presentazione della domanda è a sportello fino a esaurimento dei fondi disponibili. 

L’Avviso prevede che la domanda di finanziamento possa essere presentata in forma singola, ma anche in forma aggregata, purchè ogni singolo membro dell'aggregazione rientri nella fascia di popolazione indicata.

In questo quadro il Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco si è impegnato a fornire supporto nella presentazione delle domande anche agli enti non aderenti, con l’obiettivo di massimizzare la probabilità di ottenimento del finanziamento e di mettere a disposizione del territorio la propria capacità progettuale e il ventaglio dei servizi Cst già disponibili, che risultano perfettamente sinergici e coerenti con gli ambiti progettuali previsti dall’Avviso: gestione dell’innovazione in forma associata, formazione e potenziamento delle competenze, portale PagoPA e servizi online al cittadino.

Nella mattinata di oggi il Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco ha organizzato un webinar, aperto a tutti i Comuni del territorio, anche non aderenti al Cst, che ha rappresentato l'occasione per:

  • Chiarire l’oggetto e i termini dell’Avviso
  • Condividere il piano di azione e le finalità del finanziamento
  • Illustrare le attività di supporto che il Cst intende mettere in campo per gli enti del proprio territorio
  • Dare indicazioni sulle modalità organizzative di raccolta della domanda di finanziamento
  • Raccogliere il contributo dei partecipanti

digitale 170711133758Alcune riflessioni sulle “tipologie dei procedimenti” integrati con le “aree di rischio” all’interno del discorso sugli obblighi di trasparenza stabiliti dall’Anac.

Non ho mai visto con favore, pur rispettandola, la decisione dell’Anac di limitare l’attestazione annuale ad alcuni degli obblighi, ma non posso non riconoscere che, mai come quest’anno, si è rivelata utile.

Infatti, grazie alla selezione di alcuni adempimenti, evidentemente trascurati, si sono messi a tema alcuni obblighi che, pur se vigenti da tempo, risultavano accantonati.

Tra questi l’obbligo di pubblicare la “tipologia dei procedimenti amministrativi”.

L’obbligo di pubblicazione della tipologia dei procedimenti amministrativi

Il primo merito della focalizzazione dell’attenzione si questo tema è la finalmente raggiunta distinzione tra procedimenti e processi.

Nella prima versione del PNA del 2013, traspariva la formazione degli autori, inesperti nelle materie giuridiche e nella organizzazione amministrativa, probabilmente più avvezzi nelle teorie del management e dell’economia aziendale.

Ciò oltre ad avere determinato la proposta di una metodologia del rischio farraginosa e approssimativa, l’individuazione di aree di rischio eccessivamente esemplificate, l’introduzione di “fogli di calcolo” come sistemi di relazione (ancora vigenti), ho portato a concentrare l’attenzione sui “processi a rischio”.

La definizione deriva dal sistema ideato per le aziende che già nel 2001 aveva introdotto con il decreto legislativo 231 un sistema analogo, ma non tiene conto che le pubbliche amministrazioni, come reca l’articolo 1 della legge 241/1990, prioritariamente e prevalentemente (quando non forniscono servizi alle persone, come nel caso della Sanità) producono “atti di natura dispositiva”, denominati “provvedimenti” che sono l’esito di un “procedimento amministrativo”.

“Procedimento”, “procedura” e “processo”

Vale dunque la pena di definire la differenza tra “procedimento”, “procedura” e “processo”. Sinteticamente si può affermare che il primo si caratterizza per la sua organizzazione formale: nasce a seguito di una istanza o per iniziativa d’ufficio, sempre formale, procede con altre documentazioni e si conclude con un atto esplicito, fatta eccezione per i casi in cui il silenzio sia ritenuto “significativo”.

Ma soprattutto, come evidenziava Massimo Severo Giannini, ciò che contraddistingue in procedimento è la contemperazione di più interessi che sono messi a confronto con “l’interesse primario”.

La procedura, invece, è un semplice atto organizzativo, di natura autoreferenziale, che ogni dirigente formalizza con un ordine di servizio per adeguare l’organizzazione interna alle esigenze di efficienza.

Il processo è molto di più. Infatti prende in esame il contesto, l’imput, l’output, l’area di gestione, gli effetti, ecc.

Ciò vuol dire che (a differenza di quanto ho visto proporre inopinatamente da un docente di una Università del nord Italia) non si tratta di tre modalità alternative di intendere l’attività lavorativa, ma di diverse prospettive che, tutte insieme, aiutano ad avere una visione integrata e sistemica, necessaria ad ogni analisi.

Per fare un esempio, un procedimento può portare a conseguenze diverse se segue procedure errate o se il processo di lavoro è affidato a risorse diverse o diverse condizioni contestuali.

È utile non perdere di vista le tre diverse prospettive e avvertirle come punti di vista diversi ma necessari.

Una sorprendente inadeguatezza

Ebbene, quest’anno, ponendo l’attenzione sui “procedimenti amministrativi”, finalmente si è concentrata l’attenzione sull’essenza della maggior parte delle pubbliche amministrazioni (soprattutto gli enti locali) e svelata una sorprendente inadeguatezza.

Scorrendo tra i siti web degli enti, anche quelli di maggiore notorietà, si nota una diversità di esposizione delle informazioni, l’incompletezza di riferimenti utili o persino la ridondanza di informazioni con l’elencazione, tra i procedimenti, di qualsiasi attività, anche di tipo contrattuale o semplicemente operative, non di natura provvedimentale.

Sull’argomento non si può dare alcuna colpa al legislatore e nemmeno all’Anac. L’elencazione dei procedimenti amministrativi corrisponde a un obbligo che risale al 1990 e la loro declinazione è dettagliata in modo preciso all’articolo 35 del decreto legislativo 33/2013.

Ciò che viene richiesto non è quello di elencare le attività di ogni ufficio, ma di intraprendere un percorso inverso, partendo dai provvedimenti (in senso stretto) che vengono emanati ed elencare le informazioni utili ai cittadini e necessarie per produrre un’istanza o per essere tutelati, se necessario.

La tabella con l’elencazione delle informazioni

L’elencazione delle informazioni da riportare sul sito è descritta, nell’articolo 35, in modo dettagliato:

a) una breve descrizione del procedimento con indicazione di  tutti i riferimenti normativi utili

in diversi enti questa informazione si esaurisco con l’indicazione della denominazione dell’atto finale. Sarebbe utile, invece, descrivere le finalità del procedimento, oltre ai riferimenti normativi

b) l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria

Di solito viene indicato. Può tornare utile aggiungere le informazioni che consentano di raggiungere l’ufficio (email telefono ecc) assolvendo gli obblighi previsti più avanti

c)  il  nome  del  responsabile l’ufficio del procedimento, unitamente ai recapiti telefonici e alla casella di posta elettronica istituzionale, nonché, ove diverso, l’ufficio competente all’adozione del provvedimento finale, con l’indicazione del nome del responsabile dell’ufficio, unitamente ai rispettivi recapiti telefonici e alla casella di posta elettronica istituzionale

si tratta di informazioni che potrebbero essere aggregate con il punto precedente e riportate in modo automatico in ogni procedimento, se l’ufficio non è diverso

d) per i procedimenti ad istanza di parte, gli atti e i documenti da allegare all’istanza e la modulistica necessaria, compresi i fac-simile per le autocertificazioni, anche se la  produzione a corredo dell’istanza è prevista da norme di legge, regolamenti o atti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, nonché gli uffici ai quali rivolgersi per informazioni, gli orari e le modalità di accesso con indicazione degli indirizzi, dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale, a cui presentare le istanze

queste informazioni sono tra le più carenti. Risultano invece molto utili e possono alleggerire gli uffici impegnati nei rapporti con i cittadini

e) le modalità con le quali gli interessati possono ottenere le informazioni relative ai procedimenti in corso che li riguardino

questo è un ambito oggettivamente di difficile soluzione se l’ente non ha adottate un sistema di tracciabilità automatica delle pratiche in corso. L’informazione, quindi si riduce all’indicazione dell’Ufficio responsabile dell’istruttoria

f)  il termine fissato in sede di  disciplina  normativa  del Capo V  procedimento per la conclusione con l’adozione  di  un  provvedimento espresso e ogni altro termine procedimentale rilevante

è un’informazione, di solito, riportata correttamente in tutti gli enti

g) i procedimenti per i quali il provvedimento dell’amministrazione può essere sostituito da una dichiarazione dell’interessato, ovvero il procedimento può concludersi con il silenzio assenso dell’amministrazione

è un ambito che potrebbe essere valorizzato in modo automatico poiché, per la maggior parte dei procedimenti il silenzio equivale a inadempimento e non è consentita alcuna dichiarazione sostitutiva del provvedimenti richiesto

h) gli strumenti di tutela, amministrativa e giurisdizionale, riconosciuti dalla legge in favore dell’interessato,  nel  corso  del procedimento e nei confronti del provvedimento finale ovvero nei casi di adozione del provvedimento oltre il termine predeterminato per  la sua conclusione e i modi per attivarli

è uno degli ambiti più carenti che potrebbe contenere, anche ripetuta, l’informazione relativa all’attivazione del funzionario sostitutivo, meglio se con il link a un modello

i) il link di accesso al servizio on line, ove sia già disponibile in rete, o i tempi previsti per la sua attivazione

certamente è un ambito non ancora diffuso, ma in fase di estensione

l) le modalità per l’effettuazione dei pagamenti eventualmente necessari, con le informazioni di cui all’articolo 36

dovrebbe contenere ke informazioni sui costi e sulle modalità di pagamento, preferibilmente aggiornate, altrimenti è opportuno rimandare all’ufficio competente

m) il nome del soggetto a cui è attribuito, in caso di inerzia, il potere sostitutivo, nonché le modalità per  attivare tale potere, con indicazione dei recapiti telefonici e delle caselle di posta elettronica istituzionale

È opportuno che sia sempre indicato

Dobbiamo, dunque, alla nuova griglia predisposta dall’Anac la “riscoperta” di questo articolo a cui è seguita la corsa di molti enti verso l’adempimento, in modo da non risultare inadempiente rispetto agli obblighi di trasparenza.

Tipologie dei procedimenti integrati con le aree di rischio

È un ‘occasione ottima per fare una ricognizione dei propri procedimenti. Ma poiché l’intendimento dell’Autorità (da condividere pienamente) è quello di mappare tutti i “procedimenti” ai fini della prevenzione della corruzione, tornerebbe utile che ogni procedimento sia inquadrato all’interno delle aree di rischio del piano di prevenzione.

Ciò faciliterebbe sia l’individuazione dei processi, sia la loro analisi, sia l’individuazione degli ambiti di rischio che, a giudizio di chi scrive, dovrebbero essere individuati per “area di rischio” prima che per “processo”, lasciando a questi ultimi soltanto eventuali integrazioni.

Tale compito potrebbe essere facilitato con l’aggiunta di una “area di rischio” denominata “Accesso, trasparenza e partecipazione”, nella quale inserire ogni processo che abbia quella specifica finalizzazione.

A titolo esemplificativo riporto un elenco, contenuto nella banca dati di PICO-PTPC, che in questa fase prevede soltanto 30 procedimenti aggregati per area di rischio e (senza alcuna pretesa) una bozza di informazioni che possono essere riportate, nel rispetto delle prescrizioni normative.

È evidente che molte informazioni sono generiche e ripetitive o carenti, dovendo essere compilate degli enti interessati, ma ciò che ritengo interessante è l’avere unificato l’analisi del “processo” con il “dettaglio del procedimento” che certamente tornerà utile nella predisposizione del nuovo PTPC 2021-2023.

 

immagine blocchi di blockchainDurante un convegno della Fondazione Ugo Bordoni-FUB si è parlato delle potenzialità della blockchain decentralizzata come possibile alternativa ai servizi tipicamente centralizzati della Pubblica Amministrazione. "Blockchain e tutela del cittadino", il titolo del webinar on line che ha proposto più temi fra cui: è possibile ipotizzare la progressiva migrazione di servizi pubblici finora gestiti in maniera centralizzata verso un paradigma basato sulla blockchain? A quali condizioni? Con quali vantaggi? Come si assicura il rispetto normativo sulla protezione dei dati personali?

La FUB, che si occupa di tutela del cittadino, in particolare con il Registro Pubblico delle Opposizioni, si occupa anche di blockchain per capire in che modo questa può migliorare il Registro Pubblico delle Opposizioni. Sulla base di questo presupposto, all'incontro sono state offerte proposte alcune tesi come quella di Silvio Micali (Ford professor of Engineering, MIT, fondatore di Algorand ) sul ruolo democratico della blockchain che, garantendo la generazione di catene di dati incorruttibili, ispira di per sé fiducia nei cittadini. Per questo in futuro la blockchain potrebbe assumere un ruolo crescente all'interno degli stati democratici, che sono in crisi di fiducia un po' dappertutto. Eppure, vero è che c'è una certa "contraddizione" fra la centralizzazione dello Stato e la decentralizzazione insita nella tecnologia blockchain. Per questo è necessario che in futuro Stato e blockchain collaborino insieme.

Però, ha detto Giuseppe Busia, segretario generale del Garante per la Privacy, pur se la blockchain sarà applicabile in futuro in diversi ambiti della P.A. è auspicabile che il Nuovo Registro delle Opposizioni, a seguito della nuova legge del 2018 sul telemarketing che sancisce che il cittadino può cancellare tutti i consensi dati in passato, resettando così la sua lista di consensi., possa contribuire tramite la blockchain a garantire la giusta trasparenza nelle campagne pubblicitarie. Ad esempio, sarebbe utile prevedere un registro delle campagne promozionali e grazie alla blockchain sarebbe possibile anche gestire il flusso dei reclami. Per il consenso dei cittadini, ha insistito Busia, la necessità sarà di garantire la privacy, con il diritto di cancellare i dati. "Ma come fare con la blockchain? La blockchain andrà utilizzata per tutti i dati che non creano rischi alle persone".

Infine è stato osservato come oggi la blockchain si traduca in tecnologia che può essere utile in molti contesti consentendo, soprattutto a imprese, organizzazioni e cittadini, di gestire servizi decentralizzati attraverso soluzioni sicure, efficienti e scalabili. Si tratta ora di contaminare con elementi di questa tecnologia la Pubblica Amministrazione che, prima fra tutti, è soggetto certificatore e che, ricorrendo a questa tecnologia, potrebbe semplificare una parte delle proprie attività e potrebbe fornirebbe al cittadino un maggiore controllo.

www.fub.it

 

Progetto senza titoloL’adempimento, di solito previsto in primavera, quest’anno è slittato a causa dell’emergenza sanitaria. Adesso si riparte a tutti gli effetti.

Trasparenza, il monitoraggio dei nuclei di valutazione riparte, dopo la frenata per l’emergenza Covid-19.

Infatti dal 1° luglio gli organismi di valutazione possono procedere a verificare la sezione Amministrazione trasparente dei siti internet degli enti pubblici.

Un passaggio chiave per la pubblica amministrazione che riepiloghiamo in sintesi.

Le indicazioni in merito per l’anno in corso le ha fornite l’Anac con la Delibera 213/2020.

La proroga degli adempimenti è poi arrivata con il comunicato del presidente Anac del 12 marzo.

In pratica secondo i documenti citati:

  • gli Oiv o Ndv (organismi o nuclei di valutazione) sono tenuti ad attestare la pubblicazione dei dati – come indicati nella delibera 213/2020 – presenti in nella sezione di Amministrazione trasparente dei siti web istituzionali alla data del 30 giugno 2020 e non più al 31 marzo 2020
  • l’attestazione, insieme alla griglia e alla scheda di sintesi, va pubblicata nella sezione web di Amministrazione trasparente – o Società trasparente, a seconda del soggetto obbligato – entro il 31 luglio 2020 e non più entro il 30 aprile 2020

Quest’anno, inoltre, per il discorso relativo agli obblighi di trasparenza concernenti il servizio rifiuti ci sono novità: stabiliti infatti nuovi adempimenti in tema di trasparenza, per Comuni e Aziende di gestione che si occupano del servizio rifiuti.

In buona sostanza i gestori dovranno attivare tutti gli strumenti necessari per rendere accessibili e comprensibili i documenti e le informazioni agli utenti.

(Maggiori informazioni in questo approfondimento).

Le attestazioni Oiv

L’Organismo indipendente di valutazione (Oiv) è un soggetto nominato in ogni amministrazione pubblica dall’organo di indirizzo politico-amministrativo. Può essere costituito in forma collegiale con tre componenti o in forma monocratica.

In pratica monitora il funzionamento complessivo del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli interni ed elabora una relazione annuale sullo stato dello stesso, anche formulando proposte e raccomandazioni ai vertici amministrativi.

Le attestazioni degli Oiv, complete della griglia di rilevazione e della scheda di sintesi, saranno poi pubblicate nella sezione “Amministrazione trasparente” o “Società trasparente”.

Le associazioni, le fondazioni e gli enti di diritto privato pubblicano le attestazioni sul proprio sito web, dandone specifica evidenza nella home page.

 

logo agidÈ stata diffusa a fine maggio la relazione di AgID sulle attività di vigilanza svolte nel 2019 sui provider accreditati per Pec, Spid, conservazione e servizi fiduciari. Una nuova piattaforma per monitorare, tramite connettori su Internet, cosa succede e cosa viene scritto sui siti web, sui social, sui blog che ha permesso ad AgID di testare il sentiment degli utenti sulle attività svolte.

Obiettivo nell'utilizzo di questa tecnologia è di ottenere elementi utili per migliorare, già in via preventiva, la capacità di individuazione di potenziali problemi prima che questi producano criticità operativa e di rilevare altresì i punti di forma, attraverso la percezione degli utilizzatori. La vigilanza svolta vuole essere un miglioramento per l'erogazione dei servizi prevenendo irregolarità o scorrettezze che sono vengono sanzionate ma pregiudicano la fiducia degli utilizzatori dei servizi pubblici on line e compromettono i processi di digitalizzazione.

Oltre ai controlli svolti d'ufficio per tutti i soggetti sottoposti a funzioni di vigilanza, sono stati attivati 16 procedimenti di verifica per le quattro tipologie di soggetti vigilati: due per i prestatori di servizi fiduciari qualificati; cinque per i gestori della Pec; sei per i conservatori e tre per i gestori dello Spid.

www.agid.it

 

gdpr1A poco più di due anni dalla sua piena applicazione, la Commissione europea ha pubblicato un rapporto di valutazione sul Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (Gdpr).

Il rapporto mostra come il Gdpr abbia raggiunto la maggior parte dei suoi obiettivi, in particolare garantendo ai cittadini Ue un solido insieme di diritti e creando un nuovo sistema europeo di governance.

Il Gdpr si è peraltro dimostrato flessibile nel supportare soluzioni digitali in circostanze impreviste come la crisi dovuta al Covid-19.

Il documento della Commissione evidenzia, inoltre, che l'armonizzazione delle legislazioni nazionali è aumentata grazie al Gdpr, sebbene permanga una certa frammentazione in alcuni ambiti (per esempio, in materia di bilanciamento fra libertà di espressione e protezione dati, o in materia sanitaria) che necessita di un monitoraggio costante.

Anche fra le aziende si fa strada la cultura della “responsabilizzazione” e l’idea che le misure a protezione dei dati personali possano costituire un vantaggio competitivo.

La relazione propone anche un elenco di azioni che coinvolgono i diversi stakeholder (Commissione, Stati membri, Autorità di protezione dati, soggetti pubblici e privati) per facilitare ulteriormente l'applicazione del Gdpr con particolare riguardo alle piccole e medie imprese. Gli obiettivi finali indicati dalla Commissione sono quelli di ridurre la frammentazione normativa (gli Stati membri sono invitati a fare la loro parte al riguardo, e la Commissione intende vigilare con attenzione su questi aspetti), nonché di promuovere e sviluppare ulteriormente una cultura europea della protezione dei dati e l'applicazione rigorosa delle norme.

Tutto ciò richiede il supporto interpretativo, e non solo, delle Autorità di protezione dati, ma anche una maggiore e più incisiva cooperazione fra le Autorità, che sono invitate a fare pienamente uso degli strumenti messi a loro disposizione dal Regolamento.

Questi, in sintesi, alcuni aspetti di particolare interesse emersi dal riesame del Regolamento Ue.

Secondo la Commissione, il Regolamento migliora la trasparenza e aumenta la consapevolezza dei diritti di cui godono le persone nell’Ue (diritto di accesso, rettifica, cancellazione, diritto di opposizione e diritto alla portabilità dei dati).

Le regole sulla protezione dei dati si sono dimostrate adeguate all'era digitale: il Gdpr ha promosso la partecipazione attiva e consapevole delle persone alla transizione digitale e favorisce un’innovazione affidabile: in particolare attraverso un approccio basato sul rischio e su principi come la protezione dei dati in base alla progettazione e per impostazione predefinita (privacy by design e privacy by default).

Le Autorità per la protezione dei dati stanno utilizzando i più forti poteri correttivi previsti dal Gdpr, dagli avvertimenti e dagli ammonimenti fino alle sanzioni pecuniarie.

Tuttavia, sottolinea la Commissione, esse devono essere adeguatamente supportate con le risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie. Se è vero che, complessivamente, tra il 2016 e il 2019 si è registrato un aumento del 42% del personale e del 49% del bilancio per tutte le Autorità nazionali per la privacy nell'Ue, permangono forti differenze tra gli Stati membri.

Vi sono, rileva la Commissione, margini di miglioramento per quanto riguarda il sistema di governance europea della protezione dei dati, in particolare rispetto al funzionamento del cosiddetto meccanismo di “sportello unico”, in base al quale una società che svolge trattamenti transfrontalieri di dati ha una sola Autorità di protezione dei dati come interlocutore, vale a dire l'Autorità dello Stato membro in cui ha sede il suo stabilimento principale.

Tra il 25 maggio 2018 e il 31 dicembre 2019, 141 progetti di decisione relativi a reclami transfrontalieri sono stati presentati tramite lo "sportello unico", 79 dei quali hanno portato a decisioni definitive.

Su questi temi di governance sta lavorando anche l’Edpb (il Comitato europeo per la protezione dei dati formato da rappresentanti di tutti i Garanti europei) attraverso l’elaborazione di specifiche linee-guida che affrontano anche l’interpretazione e l’attuazione di aspetti chiave del Regolamento e temi emergenti.

Relativamente alla dimensione internazionale, la Commissione intende lavorare con l’Edpb alla modernizzazione di alcuni meccanismi in atto per i trasferimenti di dati personali al di fuori dell’Ue tra cui le clausole contrattuali standard, che risultano essere lo strumento più utilizzato dalle aziende ai fini di tali trasferimenti, anche alla luce degli sviluppi della giurisprudenza della Corte di giustizia.

La Commissione evidenzia, infine, la necessità di proseguire nei negoziati internazionali per valutare l’adeguatezza alle norme europee dei Paesi extra-Ue e di esplorare l’impiego di strumenti quali accordi internazionali di mutua assistenza per rendere più efficace l’applicazione del Regolamento in questi ambiti.

 

webinarMartedì 23 giugno dalle 12:00 alle 13:15 si svolgerà il webinar Produrre, valutare e gestire documenti informatici.

Descrizione

La normativa definisce il significato di documento informatico o documento elettronico e introduce regole per la formazione, gestione, conservazione e trasmissione di documenti con strumenti informatici a cui ogni amministrazione è tenuta ad adeguare la propria gestione documentale. Ad ogni dipendente è richiesta, pertanto, la conoscenza di queste regole e la capacità di applicarle ai fini della corretta produzione, gestione e valutazione del documento informatico nonché di un uso consapevole di strumenti quali le firme elettroniche o le marche temporali e delle modalità di fascicolazione e gestione archivistica.

Il webinar fa parte del ciclo di seminari online Competenze digitali PA – dal Syllabus alla formazione, che offre al personale pubblico l’opportunità di:

  • conoscere le competenze digitali definite a livello nazionale con il Syllabus
  • comprendere i motivi della loro rilevanza e necessaria diffusione in tutte le PA
  • ottenere informazioni utili su come affrontare il percorso per acquisirle

In questo webinar, in particolare, verranno illustrati i temi chiave della Competenza 1.2 Produrre, valutare e gestire documenti informatici, distribuiti nei tre livelli di padronanza previsti (base, intermedio e avanzato).

Saranno inoltre approfonditi il passaggio dal Syllabus all'assessment, la struttura del test e le sue finalità.

I webinar, che si svolgono ogni martedì a partire dal 12 maggio 2020, sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA nell'ambito del Progetto Supporto allo sviluppo delle Competenze digitali per la PA finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 Asse 1 - Obiettivo specifico 1.3.

Programma

12:00 Apertura lavori, Roberta Chiappe (Formez PA)

12:05 Dal Syllabus all'assessment delle competenze digitali: finalità e aspetti metodologici, Valentina Albano (Dipartimento della funzione pubblica)

12:15 Produrre, valutare e gestire documenti informatici, Mariella Guercio (esperto di archivistica informatica e gestione documentale)

13:15 Chiusura

Per iscriversi

La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione su Eventi PAhttp://eventipa.formez.it/node/248973

Per partecipare

Le informazioni per partecipare al webinar sono disponibili al seguente indirizzo: http://eventipa.formez.it/node/15041

 

webinarMartedì 7 luglio dalle 12:00 alle 13:15 si svolgerà il webinar Conoscere l’identità digitale.

Descrizione

La pubblica amministrazione, nel tempo, ha fornito sempre più servizi tramite il canale web.

Per stimolare lo sviluppo di nuovi servizi on-line particolare attenzione è stata prestata negli ultimi anni allo sviluppo di “piattaforme abilitanti”, una serie di servizi infrastrutturali volti a uniformare gli strumenti utilizzati dagli utenti finali durante la loro interazione con la pubblica amministrazione.

L’introduzione di Spid (Sistema pubblico di identità digitale), per esempio, ha offerto la possibilità al cittadino di avere un’unica modalità di autenticazione per tutti i servizi della pubblica amministrazione.

Il webinar fa parte del ciclo di seminari online Competenze digitali PA – dal Syllabus alla formazione, che offre al personale pubblico l’opportunità di:

  • conoscere le competenze digitali definite a livello nazionale con il Syllabus
  • comprendere i motivi della loro rilevanza e necessaria diffusione in tutte le PA
  • ottenere informazioni utili su come affrontare il percorso per acquisirle

In questo webinar, in particolare, verranno illustrati i temi chiave della competenza 4.1 Conoscere l’identità digitale, distribuiti nei tre livelli di padronanza previsti (base, intermedio e avanzato).

Sarà inoltre presentata una esperienza di utilizzo degli strumenti di assessment grazie alla testimonianza di una delle amministrazioni che hanno aderito alla fase Pilota.

I webinar, che si svolgono ogni martedì dal 12 maggio 2020, sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA nell'ambito del Progetto Supporto allo sviluppo delle Competenze digitali per la PA finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 Asse 1 - Obiettivo specifico 1.3.

Programma

12:00 Apertura lavori, Roberta Chiappe (Formez PA)

12:05 La fase Pilota: l'esperienza di Unioncamere, Andrea Sammarco (Unioncamere)

12:15 Conoscere l’identità digitale, Francesca Urbani (Esperta servizi digitali per la PA)

13:15 Chiusura

Per iscriversi

La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione su Eventi PAhttp://eventipa.formez.it/node/257510

Per partecipare

Le informazioni per partecipare al webinar sono disponibili al seguente indirizzo: http://eventipa.formez.it/node/15041

 

immagine con lucchetto privacySono arrivate all'Autorità anti corruzione-Anac alcune richieste di parere sull'affidamento dell'incarico di Data Protection Officer esterni alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti pubblici.

Per fare chiarezza e ovviare a possibili dubbi Anac ha deliberato "L'affidamento all'esterno del servizio di protezione dei dati personali (DPO), si configura come un appalto di servizi e come tale soggiace alle disposizioni del Codice dei contratti pubblici, con conseguente obbligo di procedere alla selezione del contraente nel rispetto delle procedure ivi previste in ragione dell'importo del contratto". 

Nel merito, l'Autorità ha sancito che: "L'affidamento dei contratti aventi ad oggetto il servizio di protezione dei dati personali (DPO) di importo inferiore alle soglie comunitarie deve avvenire nel rispetto del principio di rotazione. I particolari requisiti e obiettivi di esperienza e stabilità nell'organizzazione del servizio, richiesti dalla normativa di settore, possono essere perseguiti dalla stazione appaltante già in fase di programmazione dei fabbisogni e di progettazione del servizio da affidare, attraverso la previsione di una durata del contratto che sia congrua rispetto agli obiettivi individuati e alle prestazioni richieste al contraente".

"Non si ritiene percorribile neanche l'ulteriore alternativa, prospettata dall'istante di disporre rinnovi dei contratti in scadenza nel caso in cui la durata degli stessi non sia risultata congrua rispetto al raggiungimento degli obiettivi dell'affidamento. Su tale aspetto si ricorda, infatti, che il rinnovo del contratto deve essere previsto come opzione già nel bando di gara e che l'importo riferito al rinnovo deve essere considerato nel calcolo del valore stimato dell'appalto (articolo 35 del Codice dei contratti pubblici)". 

Conclude la delibera Anac "Si evidenzia, altresì che la previsione di una durata del contratto inferiore a quella considerata congrua in relazione all'oggetto dell'affidamento, potrebbe configurare un frazionamento artificioso dell'appalto volto ad eludere l'applicazione delle soglie di cui all'articolo 35 del Codice dei contratti pubblici".

 

prevenzione corruzioneL'Anac rivisita e aggiorna il sito, amplia i servizi e rinnova il logo.

La nuova configurazione (http://www.anticorruzione.it) è stata presentata la settimana scorsa durante la giornata nazionale dedicata ai Responsabili per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) ma sarà attiva da metà luglio.

I nuovi servizi offerti si suddividono in due parti: uno relativo ai contratti pubblici e l'altro per l'anticorruzione e trasparenza gestionale.

Obiettivo del restyling per l'Autorità è "essere più vicina alle Amministrazioni, alle imprese e alla società civile, rendendo fruibili con immediatezza i numerosi servizi erogati e i vari canali di comunicazione, coerentemente con la logica della semplificazione" come si legge in una nota della stessa Anac.

 

interregGiovedì 18 giugno dalle 14.00 alle 16.00 si terrà il webinar I dati della Pa e il loro valore per le aziende: il progetto GIOCOnDa image GIOCONDA Flyer 18Giugno2020 (1.51 MB) ) per far conoscere il progetto Interreg di riuso degli open data.

Obiettivo dell’iniziativa quello di mostrare lo stato dell’arte relativo all’utilizzo dei degli open data prodotti dalle istituzioni della zona dell’Insubria.

In particolare Glenda Prada presenterà le iniziative in termini di open data assunte dalla Provincia di Lecco.

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Il progetto GIOCOnDA - Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di Vita degli Open Data - nasce nell'ambito del Programma di Cooperazione Interreg Italia Svizzera ed è volto ad incentivare la collaborazione, il coordinamento e l'integrazione tra PA e stakeholder per rafforzare la governance transfrontaliera dell'Area insubrica.

GIOCOnDA si propone di creare valore dallo sviluppo di prodotti informativi basati sul riutilizzo di dati pubblici in formato aperto, messi a disposizione dal Portale Open Data di Regione Lombardia e dal territorio svizzero, al fine di rendere sostenibile il processo di digitalizzazione e gestione dei dati da parte della PA e quindi garantire un migliore accesso alle informazioni per rafforzare la governance dei territori e per stimolarne lo sviluppo socio-economico.

Attraverso la produzione, pubblicazione e promozione degli open data, infatti, sarà possibile fornire informazioni utili e integrate in tre ambiti fondamentali della vita dei cittadini quali il lavoro, le attività produttive e il turismo.

Il progetto vede tra i propri partner oltre al Politecnico di Milano, Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Provincia di Brescia, EasyGov Solutions, Fondazione Bruno Kessler, Varese WEB, Università della Svizzera italiana e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

Il progetto GIOCOnDa è co-finanziato dall’Unione europea, Fondo europeo di sviluppo regionale, dallo Stato italiano, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera.

 

interregRegione Lombardia, partner del progetto GIOCOnDa, ha lanciato sul suo sito un questionario alla cittadinanza con lo scopo di comprendere meglio quale sia l’interesse dei territori rispetto alla condivisione di informazione, ma anche quali siano le modalità di interpretazione dei dati che i cittadini trovino più accessibili e più affidabili. In questo modo GIOCOnDa si rivolge ai cittadini e si pone in ascolto dei loro bisogni e aspettative.

L’emergenza sanitaria, che ha caratterizzato gli ultimi mesi e colpito così profondamente la Lombardia e le relazioni transfrontaliere con la Svizzera, ha avuto l’effetto collaterale di abituarci allo sforzo di capire la realtà anche tramite strumenti scientifici finora inusuali nel modo di fare informazione: metodi di misurazione, evidenza empirica, interpretazione statistica. Ciò ha dato vita a un interesse per le informazioni che le amministrazioni possiedono e i modi di utilizzo, oltre alla consapevolezza di quanto questo patrimonio sia importante per prendere decisioni di pubblico interesse.

L’obiettivo di GIOCOnDa è proprio quello di armonizzare la gestione dell’informazione dei territori di confine italiano e svizzero e di rendere questa informazione aperta e fruibile. Per ottenere questo risultato, nell’ambito del progetto è già stata condotta una analisi dei fabbisogni delle amministrazioni e delle imprese. Grazie al questionario, è il momento di interrogare i cittadini: quali sono gli interessi della cittadinanza? Come occorre presentare queste informazioni affinché siano comprensibili? A chi affidarsi per elaborarle? 

L’analisi dei risultati del questionario permetterà di scegliere i set di dati su cui progettare gli scenari pilota e condurre la sperimentazione ponendo attenzione alle preferenze dei cittadini oltre che al fabbisogno rilevato. Nell’ambito del progetto GIOCOnDa è inoltre in cantiere un modello di valutazione degli impatti che l’apertura e condivisione dell’informazione può produrre nell’amministrazione, nel mercato e non da ultimo nella società civile.

Il questionario si può compilare al link: https://it.surveymonkey.com/r/GIOCOnDA_citizenSurvey

oppure sui canali social di GIOCOnDa:

Il progetto GIOCOnDA - Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di Vita degli Open Data - nasce nell'ambito del Programma di Cooperazione Interreg Italia Svizzera ed è volto a incentivare la collaborazione, il coordinamento e l'integrazione tra PA e stakeholder per rafforzare la governance transfrontaliera dell'Area insubrica.

GIOCOnDA si propone di creare valore dallo sviluppo di prodotti informativi basati sul riutilizzo di dati pubblici in formato aperto, messi a disposizione dal Portale Open Data di Regione Lombardia e dal territorio svizzero, al fine di rendere sostenibile il processo di digitalizzazione e gestione dei dati da parte della PA e quindi garantire un migliore accesso alle informazioni per rafforzare la governance dei territori e per stimolarne lo sviluppo socio-economico.

Attraverso la produzione, pubblicazione e promozione degli open data, infatti, sarà possibile fornire informazioni utili e integrate in tre ambiti fondamentali della vita dei cittadini quali il lavoro, le attività produttive e il turismo.

Il progetto, che vede  tra  i  propri  partner  oltre  al  Politecnico  di  Milano,  Regione  Lombardia, Provincia di Lecco, Provincia di Brescia, EasyGov Solutions, Fondazione Bruno Kessler, Varese WEB, Università della Svizzera italiana e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana.

 

foto di mano che clicca sul simbolo del governoUno dei grandi temi emersi nel corso dell’emergenza epidemiologica Covid-19, peraltro strettamente correlato all’esigenza generalizzata di ripresa economica e sociale, è senza dubbio quello della necessità di completamento del processo di semplificazione, digitalizzazione e promozione della trasparenza nella Pubblica Amministrazione (PA).

Trasparenza e digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione

In proposito, si è mostrato evidente un altro aspetto, costituito dall’esistenza di un binomio perfetto tra trasparenza e digitalizzazione, e ciò sia in relazione al settore degli appalti pubblici, sia relativamente alla disponibilità e all’accessibilità, per i cittadini, di documenti, dati e informazioni prodotti e detenuti dalle singole PA.

Se, pertanto, l’accostamento, sempre più frequente, tra due concetti come “trasparenza “ e “privacy” appare a prima vista come una sorta di ossimoro, in quanto principi situati in netta contrapposizione tra loro perché rivolti al perseguimento di due opposte finalità (quella del disvelamento di atti, informazioni e dati da un lato, e quella della relativa riservatezza dall’altro) ma la cui coesistenza, invece, è possibile attraverso l’esercizio di un’accurata attività di bilanciamento, lo stesso non può dirsi in riferimento al binomio “trasparenza e digitalizzazione”, come anche all’associazione “trasparenza e informatizzazione”, in quanto risulta oggi inevitabile come tali concetti non possano più viaggiare separati e debbano, al contrario, proseguire il proprio cammino fianco a fianco.

Esiste, difatti, un forte rapporto di strumentalità tra i suindicati principi, in virtù della quale digitalizzazione e informatizzazione appaiono funzionali alla promozione della trasparenza, oggi concepita nel nostro ordinamento giuridico non solo come uno dei criteri guida dell’agire amministrativo, ma anche nelle sue ulteriori mission di misura di spicco per l’attuazione della strategia di prevenzione della corruzione da parte delle PA, nonché di un vero e proprio servizio informativo nei confronti della collettività, anche ai fini di una maggiore partecipazione democratica.

La trasparenza negli Appalti Pubblici

In particolare, tra le attività del settore pubblico, uno degli ambiti in cui la sussistenza di questa stretta  interconnessione è particolarmente evidente è quello degli appalti pubblici, in relazione al quale risultano vigenti, allo stato, numerose disposizioni normative dirette a incentivare la trasparenza e l’informatizzazione, sia attraverso la previsione di una serie di obblighi di pubblicazione di dati, documenti e informazioni in una specifica sottosezione della sezione “Amministrazione trasparente” dei siti web istituzionali di ciascuna Amministrazione, quali l’art. 37 del d.lgs. n. 33/2013 cd. “Decreto Trasparenza” oppure l’art. 29 del d.lgs. n. 50/2016 “Nuovo Codice dei Contratti Pubblici”, sia mediante l’intenzione di una completa digitalizzazione dei contratti (art. 44 del Codice) o l’individuazione di un’unica Banca dati centralizzata dei contratti pubblici gestita dall’Autorità.

Si tratta, tuttavia, di norme che ad oggi rilevano alcune difficoltà applicative, come per l’art. 44, denominato “Digitalizzazione delle procedure”, in cui era stata annunciata l’adozione di un decreto interministeriale, sentita anche l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) e il Garante per la privacy, al fine di definire le modalità di digitalizzazione delle procedure di tutti i contratti pubblici, anche attraverso l’interconnessione per interoperabilità dei dati delle PA e del quale, ad oggi, ne viene constatata la mancata adozione.

In riferimento ad alcune prescrizioni normative inerenti a trasparenza e digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione, invece, si pongono in evidenza le criticità operative delle stesse da parte dei soggetti preposti operanti presso le Stazioni Appaltanti, riconducibili sia a difficoltà di tipo interpretativo delle norme e sia, appunto, a un’insufficiente o assente digitalizzazione e informatizzazione delle procedure che si sono tradotte, per quegli stessi soggetti, in enormi sforzi operativi, in quanto costretti a procedere a pubblicazioni di tipo “manuale”, anziché automatiche, delle informazioni e degli atti relativi alle procedure di gara, con lacune sotto l’aspetto qualitativo della trasparenza.

L’analisi dell’ANAC

Tali considerazioni, del resto, sono state oggetto di una recente e puntuale analisi anche da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) che, con un atteggiamento fortemente propositivo, ha elaborato una serie di indirizzi e azioni volti ad accelerare il processo di digitalizzazione degli appalti pubblici, anche al fine della realizzazione di una trasparenza “piena, semplice ed efficace”, come dichiarato dalla stessa Autorità. Un’analisi e delle proposte che si collocano in un momento di ulteriore rinnovamento del Codice dei Contratti, nonché in vista dell’adozione della versione definitiva del relativo Regolamento unico appalti.

Nello specifico, l’Autorità sottolinea la necessità di addivenire a una gestione digitale dell’intero ciclo di gestione di un appalto, dunque dalla fase di programmazione, passando poi per la fase di scelta del contraente (in cui ciò consentirebbe l’ottenimento, oltre che una riduzione del contenzioso derivante da errori procedurali), fino alla fase esecutiva, e allo stesso modo auspica una trasparenza che investa tutte le fasi delle procedure di affidamento.

Alcune criticità evidenziate dall’Autorità

Inoltre, in merito all’attuazione della trasparenza negli appalti pubblici, una delle criticità rilevate dall’Anac è quella della coesistenza di numerosi obblighi di pubblicazione di documenti, dati e informazioni, in taluni casi duplicati: si pensi, ad esempio, all’obbligo già previsto dall’art. 1, comma 32, della legge n. 190/2012 relativo alla pubblicazione dei dati salienti sugli affidamenti pubblici, di qualsiasi importo, e quello relativo ai “Resoconti della gestione finanziaria dei contratti” che, in parte, ne riproduce molti elementi, come pure quello di pubblicazione semestrale dell’elenco dei provvedimenti finali relativi a procedimenti di scelta del contraente, adottati da Organi di indirizzo politico e da dirigenti, per l’affidamento di lavori, forniture e servizi, ai sensi dell’art. 23, co. 1, lett. b) del d.lgs. n. 33/2013.

In merito, come rimarcato anche dall’Autorità, occorrerebbe un intervento di tipo normativo per raccordare e coordinare le disposizioni vigenti in materia di trasparenza degli appalti pubblici, eventualmente procedendo a un ulteriore aggiornamento del d.lgs. n. 33/2013, dopo quello già attuato dal d.lgs. n. 97/2016.

Obblighi di pubblicazione: altri ambiti interessati

D’altro canto, una certa capillarità degli obblighi di pubblicazione vigenti è riscontrabile anche in ambiti ulteriori rispetto a quello degli appalti pubblici: un’esigenza di raccordo, infatti, sembra porsi anche relativamente agli obblighi di pubblicazione relativi alla concessione di contributi, sussidi e vantaggi economici, rispetto al quale agli obblighi già previsti agli artt. 26 e 27 del d.lgs. n. 33/2013 si sono poi aggiunti quelli contenuti ai commi da 125 a 129, dell’articolo 1 della legge n.124/2017. Auspicabile, dunque, è la delineazione di un quadro legislativo, chiaro e aggiornato, dei documenti, dati e informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria che ne semplifichi il relativo rispetto da parte delle Amministrazioni destinatarie.

Sempre in un’ottica di promozione e miglioramento della trasparenza, poi, l’Anac individua proprio nel completamento del percorso di digitalizzazione e informatizzazione degli appalti pubblici una delle leve principali, sottolineando la necessità di addivenire a una razionalizzazione e standardizzazione delle piattaforme telematiche di acquisizione di dati attualmente esistenti (quali la piattaforma Simog per il rilascio del CIG-Codice Identificativo Gara e la BDNCP), che consentirebbe di definire un modello in cui tutte le informazioni concernenti i contratti pubblici confluiscono in un’unica piattaforma gestita dall’Anac e che consentirebbe di creare un patrimonio informativo pubblico degli appalti pubblici.

Tale obiettivo, se raggiunto, si tradurrebbe per ciascuna amministrazione in un azzeramento degli oneri amministrativi derivanti dalla raccolta, sistemazione e pubblicazione degli atti e delle informazioni nella relativa pagina web, generando enormi risparmi di tempo e garantendo, nel contempo, anche maggiore qualità e fruibilità dei materiali pubblicati.

Gli effetti positivi della digitalizzazione delle procedure d’appalto

La digitalizzazione delle procedure di appalto in ogni loro fase, dunque, se completata, innescherebbe un circolo virtuoso di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa in cui l’adozione di procedure informatizzate e la produzione di dati e documenti nativi digitali favorirebbero la promozione di una trasparenza reale e che, peraltro, non sarebbe vissuta dagli addetti ai lavori come una gravosa combinazione di adempimenti meramente formali.

L’adozione di procedure informatizzate e digitalizzate, inoltre, migliorerebbe anche il rapporto cittadini-PA, non solo in termini di maggiore fiducia verso l’operato del settore pubblico, ma anche per l’esercizio dei diritti di accesso agli atti e alle informazioni e dei diritti di partecipazione al procedimento amministrativo.

Digitalizzazione e informatizzazione appaiono, pertanto, oramai indispensabili ai fini di una “buona trasparenza” non solo con riferimento ai contratti pubblici, ma anche a tutti gli obblighi previsti dal d.lgs. n. 33/2013, che investono tutti i settori di attività della PA, seppure con qualche distinzione (come, ad esempio, per la pubblicazione delle liste di attesa del comparto Sanità).

D’altro canto, si ricorda che la stessa Anac, in sede di relazione annuale dei Responsabili per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza, chiede alle amministrazioni destinatarie di “Indicare se è stato informatizzato il flusso per alimentare la pubblicazione dei dati nella sezione “Amministrazione trasparente”.

Conclusioni

In definitiva, risulta oggi più che mai ineludibile l’idea che, da ora e per il futuro, la trasparenza non potrà più essere realizzata senza una previa e completa digitalizzazione e informatizzazione dell’attività amministrativa, per gli appalti pubblici ma non solo.

In relazione a ciò, la nota clausola dell’invarianza finanziaria collocata quasi a chiusura del d.lgs. n. 33/2013 già nella sua prima versione e che ha caratterizzato la gran parte degli interventi normativi di riforma adottati negli ultimi anni, appare difficile da rispettare dal momento emergendo, invece, la necessità di realizzare investimenti di diversa natura che vadano in questa direzione, suscettibili di conseguire indubbi vantaggi, sia interni alle amministrazioni interessate in termini di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, benessere organizzativo, sia esterni alle stesse, per gli utenti e la collettività.

 

archivioMariella Guercio, in un articolo di Agenda Digitale, approfondisce gli aspetti che rendono un presidio archivistico affidabile e adeguato per la custodia dei documenti informatici, alla luce della normativa che non fornisce sufficienti informazioni operative.

Mariella Guercio, Presidente del Comitato tecnico scientifico di ANAI, Associazione Nazionale di Archivistica Italiana, approfondisce il tema su Agenda Digitale.

Il focus dell'approfondimento verte sulla necessità di definire con maggiore chiarezza la gestione archivistica del documento informatico, fondamentale per sostenere la certezza del diritto e l’efficienza e la trasparenza dell’azione pubblica.

La normativa italiana è carente nella definizione degli aspetti legati all’operatività di questi sistemi e questo comporta il rischio che non vengano comprese quali sono le caratteristiche che un presidio di archiviazione deve avere per custodire in modo appropriato i documenti.

Nell'approfondimento gli argomenti trattati sono:

  • il contesto italiano
  • Gli elementi costitutivi del documento
  • La ricerca di strumenti adeguati per l’archiviazione
  • La fragilità dei documenti informatici
  • I requisiti dei sistemi di gestione documentale

 

archivioLa Settimana internazionale degli Archivi, in corso dall'8 al 14 giugno, è dedicata al tema Empowering Knowledge Societies: l’intelligenza artificiale, la conservazione digitale e le tecnologie emergenti. E' possibile partecipare all'iniziativa in diversi modi.

ICA, Consiglio internazionale degli archivi, invita a celebrare la Settimana internazionale degli Archivi, dedicata al tema  Empowering Knowledge Societies, lo  stesso scelto per il Congresso annuale dell’organizzazione, inizialmente programmato dal 16 al 20 novembre 2020 ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e successivamente rimandato al 2021.

Empowering Knowledge Societies, riguarda l’intelligenza artificiale, la conservazione digitale  e le tecnologie emergenti. Riguarda inoltre la conoscenza sostenibile e la affidabilità delle fonti ufficiali.

Sarà possibile celebrare l’iniziativa in svariati modi:

  • aderendo all’iniziativa #AnArchiveIs, usando l’hashtag sui social media per descrivere cosa si intende per archivio. I pensieri più originali saranno selezionati e utilizzati per una campagna di comunicazione
  • Organizzando un evento virtuale, utilizzando i materiali di un kit di comunicazione unificato messo a disposizione da ICA per promuoverlo
  • Partecipando a uno degli eventi virtuali organizzati da ICA
  • Proponendo un articolo per il blog di ICA
  • Registrando la propria istituzione sulla mappa digitale Archives are accessible

Consulta il sito di ICA per approfondire l'argomento.

 

webinarMartedì 30 giugno, dalle 12:00 alle 13:15, si svolgerà il webinar Conoscere gli open data.

Descrizione

In presenza di un’attenzione crescente alla trasparenza e al potenziale di sviluppo insito nei dati, il dipendente pubblico è chiamato ad acquisire ed applicare i principi di valorizzazione del patrimonio informativo della pubblica amministrazione, in quanto liberamente usabile, riutilizzabile e ridistribuibile da parte di chiunque e per qualunque scopo, così come definito dal paradigma degli Open Data.

Il webinar fa parte del ciclo di seminari online Competenze digitali PA – dal Syllabus alla formazione, che offre al personale pubblico l’opportunità di:

  • conoscere le competenze digitali definite a livello nazionale con il Syllabus
  • comprendere i motivi della loro rilevanza e necessaria diffusione in tutte le PA
  • ottenere informazioni utili su come affrontare il percorso per acquisirle

In questo webinar, in particolare, verranno illustrati i temi chiave della competenza 1.3 Conoscere gli open data, distribuiti nei tre livelli di padronanza previsti (base, intermedio e avanzato). Saranno inoltre presentate le prime esperienze di utilizzo degli strumenti di assessment grazie alla testimonianza di una delle amministrazioni che hanno aderito alla fase Pilota.

I webinar, che si svolgono ogni martedì a partire dal 12 maggio 2020, sono organizzati dal Dipartimento della funzione pubblica, in collaborazione con Formez PA nell'ambito del Progetto Supporto allo sviluppo delle Competenze digitali per la PA finanziato dal PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 Asse 1 - Obiettivo specifico 1.3.

Programma

12:00 Apertura lavori, Roberta Chiappe (Formez PA)

12:05 La fase Pilota: l'esperienza di INAIL, Francesco Saverio Colasuonno (INAIL)

12:15 Conoscere gli Open data, Sergio Agostinelli (esperto di Open government e Open data)

13:15 Chiusura

Per iscriversi

La partecipazione al webinar è gratuita, previa iscrizione su Eventi PAhttp://eventipa.formez.it/node/253366​.

Per partecipare

Le informazioni per partecipare al webinar sono disponibili al seguente indirizzo: http://eventipa.formez.it/node/15041.

 

foto di calcolatrice e tastieraTra i vari obblighi di trasparenza in capo agli enti locali riveste particolare importanza la gestione della catalogazione dei procedimenti amministrativi.

Ecco una panoramica sull’approvazione del catalogo dei procedimenti amministrativi.

Le regole seguono gli schemi delineati dalla legge italiana sul procedimento amministrativo, integrati e completati dalle leggi successive che hanno introdotto ulteriori obblighi in materia di Trasparenza Amministrativa.

La normativa del procedimento amministrativo

La legge 241/1990, sul procedimento amministrativo, ha introdotto alcuni principi fondamentali:

  • la disciplina dell’iniziativa e dei tempi del procedimento
  • la figura del responsabile dello stesso
  • e le regole sull’accesso alla documentazione

L’opera del legislatore, infatti, a partire dall’emanazione della normativa sul procedimento si è concretata nella introduzione di sempre maggiori e innovative garanzie procedimentali per il cittadino.

In base a questo assunto e secondo quanto stabilito dall’art. 29 della sopra citata legge 241/1990:

  1. gli enti locali, nel disciplinare i procedimenti amministrativi di loro competenza, non possono stabilire garanzie inferiori a quelle assicurate ai privati dalle disposizioni attinenti ai livelli essenziali delle prestazioni di cui ai commi 2bis e 2ter, ma possono prevedere livelli ulteriori di tutela
  2. costituiscono Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione le disposizioni della legge 241/1990 concernenti gli obblighi di:
  • garantire la partecipazione dell’interessato al procedimento
  • individuarne un responsabile del procedimento
  • concludere il procedimento entro il termine prefissato
  • assicurare l’accesso alla documentazione amministrativa
  • e assicurare il rispetto della durata massima dei procedimenti
  • infine assicurare il rispetto delle disposizioni attinenti la dichiarazione di inizio attività e del silenzio assenso

Gli obblighi di Trasparenza

Il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 disciplina gli obblighi di prevenzione della corruzione, pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni e in particolare, con riferimento ai dati relativi alle tipologie di procedimento, l’art. 35 del suddetto decreto individua, per ciascuna tipologia di procedimento, le informazioni oggetto di pubblicazione obbligatoria.

Successivamente il decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (FOIA) nell’apportare modifiche al decreto 33 del 2013 ha enunciato, da un lato, il principio della trasparenza intesa come “accessibilità totale” ai dati e ai documenti gestiti dalle pubbliche amministrazioni, dall’altro ha dettato importanti criteri con riferimento alla qualità delle informazioni oggetto di pubblicazione.

L’approvazione del catalogo dei procedimenti amministrativi

Compito dell’ente locale è dunque quello di provvedere all’approvazione di un catalogo dei procedimenti, al fine di favorire la partecipazione degli utenti e di assicurare la trasparenza e l’imparzialità dell’azione amministrativa.

Per questo motivo l’Ente, tramite Delibera, dovrà approvare un elenco (da allegare alla delibera) con il catalogo completo dei procedimenti amministrativi.

In caso di mancata inclusione di un procedimento nell’allegato elenco, o di mancanza di termini di legge, il Comune ha trenta giorni per il ravvedimento.

Una volta ricevuta l’approvazione della Delibera l’Ente dovrà dare atto che il catalogo sia pubblicato sul sito istituzionale dell’ente.

Il termine generale per la conclusione dei procedimenti amministrativi è di 30 giorni.

Il catalogo

Ma cosa rappresenta nello specifico il sopra citato catalogo?

In pratica si tratta dello schema di anagrafe dei procedimenti di un Ente Locale contenente:

  • la denominazione di ciascun procedimento
  • le fonti normative di riferimento
  • l’ufficio responsabile
  • la persona responsabile del procedimento
  • l’organo decisore che adotta il provvedimento finale
  • il termine di conclusione del procedimento
  • l’applicazione degli istituti della segnalazione certificata di inizio attività e del silenzio assenso.

Alcuni documenti utili

Di seguito alcuni documenti utili che possono servire come bozza per la predisposizione della documentazione da utilizzare a questo scopo.

 

webinar

È disponibile il video del webinar I dati della Pa e il loro valore per le aziende: il progetto GIOCOnDa, tenutosi 18 giugno scorso per far conoscere il progetto Interreg di riuso degli open data.

In particolare Glenda Prada ha presentato le iniziative in termini di open data assunte dalla Provincia di Lecco.

 

firme digitali news

Accesso agli Atti, Accesso civico e Trasparenza: ecco alcune indicazioni utili sull’argomento contenute nell’ultimo video di riepilogo creato dal dottor Simone Chiarelli.

L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princípi dell’ordinamento comunitario.

Secondo l’articolo 22 della Legge 241/1990:

“[…] Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all’articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6. Non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica amministrazione che non abbiano forma di documento amministrativo, salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso a dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono.

[…] il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere.”

Il video di riepilogo

Il campo della trasparenza amministrativa è un campo estremamente vasto, e merita senz’altro il giusto approfondimento.

Per questo motivo, Simone Chiarelli, dirigente di Pubblica Amministrazione Locale ed esperto in questioni giuridiche di diritto amministrativo nei settori degli appalti, SUAP, e disciplina generale degli Enti locali ha messo a disposizione un video volto a fugare tutti i dubbi in merito.