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News dal CST

La qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione negli ultimi cinque anni è migliorata anche se si registrano differenze tra le diverse aree geografiche del Paese. L'analisi dei principali indicatori posiziona l'Italia attorno alla media dei paesi OCSE e dell'UE. Restano tuttavia criticità importanti e risalenti nel tempo nei settori dell'Istruzione, nella Ricerca e Sviluppo e nei Servizi alle imprese. Miglioramenti in termini di efficienza nel campo della sanità ma c'è scarsa integrazione tra servizi sanitari e sociali. Rimangono ancora problematici, invece, gli adempimenti di carattere fiscale, così come persistono ancora carenze sul fronte della gestione degli uffici giudiziari. Ancora troppo lunghi i tempi di pagamento della P.A. alle imprese, pur se leggermente migliorati. Un altro miglioramento sensibile, ancorché non generalizzato, è riscontrabile nell'ambito della capacità di regolazione delle Amministrazioni pubbliche e delle procedure ad esse connesse.

Sono alcune valutazioni generali sul quadro che emerge dalla sesta edizione della "Relazione annuale sulla qualità dei servizi offerti dalle P.A. centrali e locali a imprese e cittadini" realizzata dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, che analizza le performance delle politiche pubbliche nei servizi ai cittadini e alle imprese.

Nella relazione è scritto come "Negli ultimi anni la P.A. italiana si è mossa in un contesto in cui, inevitabilmente, hanno, continuato a prevalere le ragioni del risanamento finanziario (riduzione del disavanzo pubblico, stabilizzazione e poi calo del debito pubblico, entrambi gli aggregati standardizzati rispetto al PIL). La dimensione dell'intervento pubblico, in termini sia di valori di spesa primaria sia di occupati, è andata riducendosi in modo visibile. Una maggiore attenzione all'efficienza dei processi amministrativi in una ottica di 'spending review' può attenuare ma non eliminare la tendenza alla riduzione dei servizi".

Ultimi giorni per iscriversi al corso di web writing, organizzato dal Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco nell’ambito delle attività a supporto degli enti aderenti, per fornire consigli pratici a chi scrive per il web, invitando a ragionare sul modo di esprimersi.

Alla base del corso c'è la convinzione che è possibile un nuovo modo di "parlare" e di scrivere della pubblica amministrazione, per migliorare l’interazione con i cittadini.

Attraverso brevi esercitazioni individuali e di gruppo il corso vuole aiutare i partecipanti a trovare percorsi creativi per la loro situazione organizzativa, attivando collaborazioni virtuose.

Il corso si terrà presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco, in piazza Lega Lombarda 4, e sarà tenuto dal dott. Nicola Turilli , responsabile della Rete dei servizi di informazione, comunicazione e partecipazione del Comune di Lecco, e dal dott. Samuele Biffi, giornalista dell’Ufficio Stampa della Provincia di Lecco, con il seguente programma:

Mercoledì 26 settembre 9.00/13.00

  • Come scriviamo oggi?
  • Perché scrivere semplice, forte e chiaro?
  • Tecniche di scrittura per il web
  • Il contenuto, lo stile, l’organizzazione della pagina
  • Testi, immagini, ipertesto
  • Criteri di usabilità
  • Requisiti di accessibilità

Mercoledì 3 ottobre 9.00/13.00

  • Le parole, il linguaggio, il burocratese, il tecnichese (effetti pratici della comunicazione)
  • La scrittura efficace (poche regole... come bussola)
  • Istruzioni sul content management system di Joomla! e di Wordpress
  • L’identificazione dei destinatari, la leggibilità, la comprensibilità, la revisione
  • Come scrivere un articolo, come creare un documento, come inserire immagini, tabelle, link, page break

Mercoledì 10 ottobre 9.00/13.00

  • Bad news... best practices
  • Le "nostre" regole di stile
  • Come ci organizziamo?
  • Linee guida di design dei siti web della PA
  • Siti web e social network

La partecipazione al corso è gratuita per gli Enti aderenti al CST e al termine verrà rilasciato l’attestato di partecipazione.

Adesioni entro mercoledì 12 settembre all’indirizzo mail e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per ulteriori informazioni:

  • dott. Nicola Turilli - 0341 481412
  • dott. Samuele Biffi - 0341 295323
  • dott.ssa Luciana Rondalli - 0341 295318

AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale, ha pubblicato in consultazione le Linee guida sull’Indice PA , documento che definisce le nuove regole tecniche dell’archivio ufficiale degli enti pubblici e dei gestori di pubblici servizi. “Le linee guida - precisa l’Agenzia - recepiscono le previsioni del Codice dell'Amministrazione Digitale sul domicilio digitale”.

I principali aspetti definiti dalle Linee guida sono:

  • le informazioni standard che le Pa dovranno inserire all’interno dell’indice, tra cui l’indicazione del proprio domicilio digitale, così come previsto dal CAD (articolo 6 ter)
  • le regole tecniche che le Pa dovranno seguire per pubblicare i propri riferimenti
  • le modalità di gestione dei contenuti informativi all’interno dell’archivio

Le Linee guida sono pubblicate sulla repository Docs Italia e possono essere commentate sulla piattaforma Forum Italia.

La consultazione rimarrà aperta fino all’8 ottobre ed è rivolta in via prioritaria alle pubbliche amministrazioni e ai gestori di servizi pubblici.

 

Lo scorso 20 giugno si è conclusa la seconda fase del percorso di censimento del patrimonio ICT delle Pubbliche Amministrazioni , attività necessaria per avviare il processo di razionalizzazione dei data center della PA italiana”. Considerate entrambe le fasi di rilevazione, sono state 731 le amministrazioni che vi hanno preso parte, con 860 data center e 4.154 applicazioni critiche censiti.

AgID ha reso noto che è già cominciata l’elaborazione dei dati raccolti, per arrivare alla classificazione delle amministrazioni nelle tre categorie definite con la circolare n. 5 del 2017 :

  • nel Gruppo A rientreranno le amministrazioni che dispongono di data center di qualità intermedia
  • nel Gruppo B rientreranno le amministrazioni con infrastrutture carenti
  • nella categoria candidabile a Polo strategico nazionale (PSN) saranno inseriti i soggetti con data center caratterizzati da elevati standard di qualità

A breve AgID fornirà informazioni a riguardo alle pubbliche amministrazioni che hanno preso parte al censimento.

Il catalogo delle esperienze OT11-OT2 si apre al contributo delle pubbliche amministrazioni centrali e locali.

Da oggi le PA possono segnalare al Comitato di pilotaggio gli interventi realizzati e in corso di realizzazione nell’ambito del ciclo di programmazione europea 2014-20 sui temi del rafforzamento della capacità amministrativa (OT11) e della digitalizzazione (OT2), affinchè se ne dia visibilità all’interno del catalogo.

Obiettivo del catalogo è quello di facilitare il confronto tra le amministrazioni e lo scambio di conoscenze, permettendo il riuso dei progetti e il trasferimento delle buone pratiche.

Il catalogo è realizzato senza alcuna finalità di valutazione e si alimenterà su base volontaria. Oltre a essere disponibili online, le esperienze raccolte potranno essere condivise in attività congiunte, seminari e visti di studio. Possono segnalare i progetti sia le amministrazioni regionali e centrali titolari degli interventi sia i soggetti beneficiari.

Il catalogo delle esperienze OT11- OT2 intende favorire la conoscenza e la disseminazione dei progetti realizzati ed in corso di realizzazione nell’ambito del ciclo di programmazione europea 2014-20, sui temi del rafforzamento della capacità amministrativa (OT11) e della digitalizzazione (OT2).

I progetti possono essere segnalati dalle Amministrazioni titolari di PO e/o dai soggetti beneficiari attraverso la compilazione di un form on line, strutturato in quattro agili sezioni nelle quali, oltre alle informazioni relative all’anagrafica, vengono richieste informazioni specifiche sul progetto, sui risultati raggiunti e su opportunità e modalità di trasferimento dell’esperienza realizzata.

Approfondimenti:

Catalogo delle esperienze OT11-OT2

OT11-OT2 · Rafforzamento della CAPACITÀ AMMINISTRATIVA e DIGITALIZZAZIONE della PA

Il Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco, in collaborazione con PADigitale spa, propone agli enti aderenti alcuni corsi gratuiti, che si terranno presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco, in piazza Lega Lombarda 4 a Lecco:

mercoledì 5 settembre dalle 9.30 alle 12.00 terzo e ultimo incontro formativo sull’ANPR:

  • Ripasso delle funzioni integrate URBI – ANPR
  • Dibattito e quesiti

martedì 18 settembre dalle 9.30 alle 12.00 incontro sulla Contabilità:

  • Contabilità economico patrimoniale
  • Inventario
  • Iter liquidazione fatture

martedì 25 settembre dalle 9.30 alle 12.00 incontro sull’Area Segreteria:

  • Contratti
  • Creazione XML e Conservazione
  • Atti Amministrativi
  • Protocollazione automatica lettera di convocazione
  • Protocollazione pacchetto atto amministrativo
  • Protocollo
  • Fascicolazione
  • Funzionalità "rispondi in todolist"

Per iscrizioni: 0341 295296, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nell’ambito dei bandi “Lavori di Manutenzione Impianti” e “Lavori di Manutenzione Opere Specializzate” del Mepa sono state pubblicate le “Linee Guida per la stesura di RDO inerenti Lavori di Manutenzione sulle Infrastrutture CED della Pubblica Amministrazione e servizi di manutenzione connessi aderenti allo standard TIA-942”.

Le Linee guida descrivono gliaspetti tecnici e normativiinerenti la fornitura di lavori di manutenzione per le infrastrutture dei CED della Pubblica Amministrazione – ovvero i sistemi architetturali/strutturali (es. gli impianti di controllo accessi e antintrusione), l’impianto elettrico, l’impianto HVAC (climatizzazione) e i sistemi antincendio – nel rispetto dellostandard TIA-942, che è stato individuato dall’Agenzia per l’Italia Digitale (“Linee Guida per la razionalizzazione della infrastruttura digitale della Pubblica Amministrazione”) come riferimento per garantire le migliori prestazioni dei CED pubblici in termini di affidabilità e sicurezza.

Nel documento vengono, inoltre, definite lecaratteristiche tecniche e prestazionaliche dovranno rispettare i lavori di manutenzione, intesi come attività di manutenzione straordinaria e adeguamento degli elementi infrastrutturali presenti nel CED, e i relativi servizi connessi.

Due le tipologie di interventi previsti nell’ambito dei servizi di manutenzione connessi, ordinabili solo a seguito di un intervento di lavori di manutenzione sugli stessi e non indipendentemente da essi:

  • manutenzione preventiva:attività periodiche e programmate che si effettuano, in via preventiva, al fine di garantire l’affidabilità dell’impianto adeguato
  • manutenzione correttiva:attività intraprese in occasione delle segnalazioni di malfunzionamento parziale o totale dell’impianto adeguato

Le amministrazioni possono acquisire tali lavori di manutenzione solo attraverso la modalità della Richiesta di Offerta (RDO) che, come previsto dal Codice dei contratti pubblici, deve includere un progetto esecutivo. Le Linee guida potranno essere utilizzate come ausilio dalle amministrazioni per la predisposizione di progetti esecutivi che rispettino lostandard TIA-942. Infatti, nella descrizione dei lavori di manutenzione dei singoli impianti vengono date indicazioni circa gli standard e le normative da prendere in considerazione per la progettazione dell’impianto specifico, nonché le certificazioni SOA da richiedere all’esecutore dei lavori di manutenzione, qualora gli stessi avessero un importo pari o superiore a 150.000,00 €.

Per scoprire le opportunità del Mepa e consultare le Linee guida vai su www.acquistinretepa.it

Dalle tabelle Consip emerge che per gli acquisti informatici degli enti locali è possibile utilizzare il Mepa (strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip.). Si chiede se sia sufficiente procedere con rdo o gara secondo gli importi sul Mepa. Per quanto riguarda le convenzioni Consip su prodotti diversi da forniture specifiche (carburanti, energia ecc) ad esempio efficientamento pubblica illuminazione si chiede se sia possibile aderire con eventuale personalizzazione senza procedere a nuova gara.

Va ricordato che sul Mercato Elettronico della PA (MEPA) le Amministrazioni possono acquistare beni o servizi di valore inferiore alla soglia comunitaria tramite due alternativi canali d’acquisto e cioè o tramite Ordini Diretti d’Acquisto (ODA) o tramite Richieste di Offerta (RDO).

Con gli ODA, l’Amministrazione acquista il bene/servizio direttamente dal Catalogo del fornitore abilitato, compilando e firmando digitalmente l’apposito modulo d’ordine presente sul Portale; – Se procede con l’Ordine Diretto questo ha l’efficacia di accettazione dell’offerta contenuta nel Catalogo del fornitore, e quindi il contratto di fornitura si perfeziona nel momento in cui l’Ordine viene ricevuto e registrato nel sistema dall’Amministrazione; – La trattativa diretta si configura in sostanza come una modalità di negoziazione, semplificata rispetto alla tradizionale RDO, rivolta ad un unico operatore economico.

Tale trattativa può essere peraltro avviata da un’offerta a catalogo o da un oggetto generico di fornitura (metaprodotto) presente nella vetrina della specifica iniziativa merceologica.

Quindi non sussistendo l’esigenza di garantire pluralità di partecipazione, tale sistema non presenta le usuali e tipiche richieste di informative (criterio di aggiudicazione, parametri di peso/punteggio, invito dei fornitori, gestione dei chiarimenti, gestione delle Buste di Offerta, fasi di aggiudicazione), essendo indirizzata ad un unico Fornitore (dal punto di vista normativo il fondamento va individuato nella disciplina dell’ affidamento diretto, con procedura negoziata di cui ai sensi dell’art. 36, comma 2, lettera A) del codice dei contratti pubblici e della procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, con un solo operatore economico, di cui all’art.63 d.lgs. 50/2016 (per importi fino al limite della soglia comunitaria nel caso di beni e servizi, per importi fino a 1 milione di € nel caso di lavori di manutenzione).

Con le Richieste d’Offerta (RDO), invece, l’Amministrazione individua e descrive i beni/servizi che intende acquistare, invitando i fornitori abilitati a presentare le specifiche offerte che saranno oggetto di confronto concorrenziale.

Il sistema predispone automaticamente una graduatoria delle offerte ricevute sulla base dei criteri di valutazione scelti dall’Amministrazione appaltante, che aggiudicherà la fornitura all’offerta risultata prima in graduatoria (in particolare ai sensi dell’art. 52 delle Regole di E-procurement della PA (disponibili sul Portale www.acquistinretepa.it), il Contratto di fornitura che segue ad una RDO si intende validamente perfezionato nel momento in cui il Documento di Accettazione dell’Offerta, sottoscritto digitalmente, risulta caricato a sistema dall’ente aggiudicatore.

Per quanto attiene all’altra problematica posta relativa all’efficientamento del servizio di pubblica illuminazione si rileva che, come osservato dall’ANAC, con il Comunicato del Presidente del 14.12.2016, trattasi di un servizio pubblico locale avente rilevanza economica ed il cui affidamento, come tale, risulta assoggettato “alla disciplina comunitaria, mediante procedure ad evidenza pubblica (cd. esternalizzazione), attraverso l’appalto di lavori e/o servizi, la concessione di servizi con la componente lavori, il project financing ovvero il finanziamento tramite terzi (FTT).

Resta salvo l’affidamento ad una società mista pubblico- privata, nonché l’affidamento diretto a società a totale capitale pubblico corrispondente al modello cd. in house providing.

Inoltre, la scelta sulla gestione del servizio di pubblica illuminazione deve essere preceduta dalla pubblicazione della relazione di cui all’art. 34, comma 20, del D.L. 179/2012, da cui risultino le ragioni della sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta”

Le indicazioni arrivano dall’Anac, che ha messo in consultazione (osservazioni fino al 30 settembre)il regolamento sulle sanzioni nella tutela dei whistleblower e ha fornito una serie di istruzioni operative ai segnalanti di presunti illeciti e alle amministrazioni pubbliche per il corretto utilizzo della piattaforma informatica, al fine di garantire al meglio la tutela

  • della riservatezza dell’identità del segnalante
  • del contenuto della segnalazione
  • e della documentazione allegata

Con un Comunicato del Presidente, l’Autorità Nazionale Anticorruzione fornisce alcune indicazioni ai segnalanti di presunti illeciti – whstleblowers – ed alle amministrazioni pubbliche per il corretto utilizzo della piattaforma informatica, al fine di garantire al meglio la tutela della riservatezza dell’identità del segnalante, del contenuto della segnalazione e della documentazione allegata.

Nel vademecum si suggerisce al segnalante l’utilizzo del modulo presente sulla piattaforma informatica che assicura priorità alla trattazione delle segnalazioni.

Le comunicazioni aventi ad oggetto misure ritenute ritorsive, pervenute all’Anac prima del 29 dicembre 2017, saranno trattate solo nel caso in cui siano state reiterate e comunicate all’Autorità dopo l’entrata in vigore del nuovo quadro normativo. Anac infatti non ha competenza su atti ritorsivi adottati prima della modifica normativa dell’istituto del whistleblowing.

Un rapido ed efficace intervento dell’Autorità sugli illeciti o irregolarità rilevate dai segnalanti è assicurato anche dalla collaborazione delle pubbliche amministrazioni e degli enti che rientrano nell’ambito soggettivo di applicazione dell’art. 54-bis.

Nel più ampio spirito di collaborazione tra l’Anac e i soggetti coinvolti nell’applicazione dell’istituto, a essi si richiede, quindi, di:

1. fornire un sollecito riscontro, con chiarezza e completezza, alle richieste dell’Autorità in merito a notizie, informazioni, atti e documenti utili alla gestione della segnalazione

2. adempiere all’obbligo previsto dalla normativa in materia di trasparenza concernente l’aggiornamento dei dati relativi al nominativo del RPCT (e alla sua PEC) nella sezione “Amministrazione Trasparente”, tenuto conto che l’interlocutore principale dell’Autorità nell’ambito di ciascuna pubblica amministrazione o ente è il suo RPCT

Le linee guida sul design dei servizi web della PA – emanate nel 2016 dall’AgID – hanno creato fermento tra le pubbliche amministrazioni che – purtroppo molto lentamente – le stanno accogliendo offrendo ai propri cittadini una comunicazione più immediata, trasparente e alla portata di tutti.

Tra i Comuni che per primi hanno abbracciato le nuove norme spicca il comune di Valmontone, nel Lazio, che oggi presenta ai suoi oltre sedicimila abitanti un sito dal look rinnovato, intuitivo e nel pieno rispetto non solo delle linee guida AgID ma anche di quelle per i siti web PA previsti dall’art. 4 Direttiva n. 8 del 26/11/2009.

Sposare la vision dell’Agenzia per l’Italia Digitale ovvero quella di uniformare i siti della Pubblica Amministrazione sia da un punto di vista grafico che tecnologico, significa fare un grande passo avanti sia nella trasparenza che nella comunicazione verso i singoli cittadini, oltre contribuire a colmare il divario con i principali paesi europei.

Giuseppe Orefice, CEO della Golem ICTsoftware house che ha curato il passaggio al nuovo sito – ci parla dei punti di forza di questo progetto:

“La nostra mission è: predisporre i contenuti affinché rispondano alle necessità dei cittadini. Sappiamo che oggi almeno il 73% degli utenti usano internet dal proprio smartphone e nell’88% dei casi non ritornano su un sito che non funziona o funziona male sul proprio telefono. I nostri siti, full responsive e usabili, contribuiscono ad abbassare notevolmente questa percentuale.

Inoltre – continua Orefice – il sito è progettato per aiutare il cittadino nel trovare agevolmente tutte le principali informazioni del suo Comune come orari, uffici, modulistica, organi di governo.

Infine i nostri siti – predisposti anche per una successiva integrazione con l’APP mobile da noi progettata per le PA – si presentano come un ottimo strumento anche per incentivare il turismo dato che propongono sezioni dedicate ed eventi calendarizzati per non perdere nessun appuntamento.”

Al lancio del nuovo sito istituzionale, seguirà – da parte della Golem ICT – una fase di supporto e formazione per gli addetti comunali , così come anche assistenza tecnica e informatica per sfruttare al meglio le potenzialità della nuova tecnologia Open Data.

Menzione speciale va alla sezione Amministrazione Trasparente , prodotto che ha reso in chiave informatica quanto indicato nell’allegato 1) della delibera ANAC 1310/2016 interamente integrata al sito con maschere preformate che guidano l’operatore ad una pubblicazione nel rispetto degli obblighi vigenti. Non un semplice menu, quindi, che rispetti le voci previste dalla legge ma una vera e propria guida online (wizard) che supporta l’operatore, riducendo al minimo i margini d’errore.

Il sito web istituzionale di un Ente è diventato lo strumento primario per gli adempimenti normativi previsti per legge e di pubblicità legale oltre che il mezzo principale di informazione e comunicazione con il cittadino. Sebbene non obbligatorio – lo ricordiamo – il passaggio ai nuovi siti web istituzionali risulta fondamentale al fine di facilitare l’orientamento del cittadino.

Come stabilito dall’articolo 22 della direttiva 2014/24/EU , dal prossimo 18 ottobre le stazioni appaltanti e le imprese dovranno fare ricorso solo ed esclusivamente ai canali elettronici per tutte le comunicazioni che intercorrono nelle varie fasi di gara. In vista di tale scadenza, su Agenda Digitale un articolo a firma di Massimiliano Brugnoletti illustra i principali cambiamenti che deriveranno dall’applicazione della norma e spiega come le pubbliche amministrazioni italiane si stanno adeguando alle sue disposizioni.

L’obbligo nasce con l’Italia tra i primi Paesi promotori, nei primi anni 2000 con il dichiarato intento di abbattere i costi di partecipazione alle gare per i piccoli imprenditori e con l’esigenza di certezza e trasparenza negli appalti pubblici.

Di notevole portata è il primo comma, che prevede che “Gli Stati membri provvedono affinché tutte le comunicazioni e gli scambi di informazioni di cui alla presente direttiva, in particolare la trasmissione in via elettronica, siano eseguiti utilizzando mezzi di comunicazione elettronici in conformità con quanto disposto dal presente articolo”.

Il comma 3 sancisce che: “In tutte le comunicazioni, gli scambi e l’archiviazione di informazioni, le amministrazioni aggiudicatrici garantiscono che l’integrità dei dati e la riservatezza delle offerte e delle domande di partecipazione siano mantenute. Esse esaminano il contenuto delle offerte e delle domande di partecipazione soltanto dopo la scadenza del termine stabilito per la loro presentazione”.

Infine degno di nota ai fini interpretativi delle nuove regole è il Considerando 52 alla direttiva: “I mezzi elettronici di informazione e comunicazione possono semplificare notevolmente la pubblicazione degli appalti e accrescere l’efficacia e la trasparenza delle procedure di appalto. Dovrebbero diventare la norma per la comunicazione e lo scambio di informazioni nel corso delle procedure di appalto in quanto aumentano enormemente le possibilità degli operatori economici di partecipare a procedure d’appalto nell’ambito del mercato interno. A tal fine, è opportuno introdurre l’obbligo di trasmissione di bandi e avvisi per via elettronica e l’obbligo di rendere disponibili in forma elettronica i documenti di gara nonché, trascorso un periodo di transizione di trenta mesi, l’obbligo della comunicazione integralmente elettronica, ossia la comunicazione tramite strumenti elettronici, in tutte le fasi della procedura, compresa la trasmissione di richieste di partecipazione e, in particolare, la presentazione (trasmissione per via elettronica) delle offerte”.

Le pubbliche amministrazioni potranno fare domanda per chiedere la qualificazione delle proprie infrastrutture tramite una piattaforma online fornita dall’Agenzia per l’Italia Digitale.

L'Agenzia per l'Italia Digitale ha messo a punto la piattaforma online che le pubbliche amministrazioni potranno utilizzare per chiedere la qualificazione dei propri cloud service provider (CSP). “Presto - informa una nota - sarà disponibile anche quella riservata ai fornitori di servizi Software as a service (Saas) della PA”.

I soggetti pubblici e privati che intendono qualificarsi ed entrare così nel Marketplace cloud della PA - prosegue la nota - dovranno dimostrare di possedere una serie requisiti organizzativi, di sicurezza, di performance e scalabilità, interoperabilità e portabilità fissati dalla circolare Agid n. 2 del 9 aprile 2018 .

Il percorso di qualificazione dei fornitori CSP e Saas della PA rientra nella strategia Cloud della Pa , delineata da Agid in coerenza con gli obiettivi del Piano triennale per l’informatica pubblica 2017-19, per favorire l’adozione del modello del cloud computing nelle amministrazioni italiane.

La finalità è quella di creare un Marketplace Cloud della PA dove le pubbliche amministrazioni potranno acquistare servizi e infrastrutture cloud qualificati con caratteristiche omogenee e che rispettino elevati standard di sicurezza, efficienza ed affidabilità.

A partire dal 20 novembre 2018, le amministrazioni saranno tenute ad acquisire esclusivamente servizi cloud qualificati da Agid presenti nel marketplace.

Per ricevere ulteriori informazioni sulle procedure di qualificazione, gli operatori interessati possono inviare una mail all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

Su Altalex, un articolo a firma di Maurizio Reale formula un primo commento sul decreto di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento comunitario in materia di dati personali, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 settembre. “La funzione del decreto legislativo 101/2018 è quella di armonizzare le norme enunciate dal nostro legislatore nel Codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo 196/2003) con quelle introdotte dal Regolamento Europeo 2016/679 entrato in vigore il 25 maggio scorso”.

Appare evidente come, anche questa volta il nostro legislatore non abbia brillato per tempestività, posto che sarebbe stata auspicabile l’emanazione e l’entrata in vigore del decreto, in concomitanza dell’entrata in vigore della normativa europea affinché non si creasse quella ovvia sovrapposizione (e contrasto) tra le norme nazionali e quelle dettate dal regolamento europeo.

Se da una parte la pubblicazione del decreto è avvenuta solo ieri, dall’altra è pur vero che il contenuto dello stesso era da tempo noto se è vero, come è vero, che una prima versione era stata palesemente criticata finanche dal Garante Europeo per la protezione dei dati, dott. Giovanni Buttarelli, il quale nel documento trasmesso ad integrazione dell’audizione del 7 giugno 2018, non aveva esitato a censurare duramente alcune delle norme in esso contenute.

“L’Incapacità di applicare le norme e l’assenza di monitoraggio impediscono di raggiungere gli obiettivi di trasformazione inseguiti da anni e hanno un profondo impatto anche nell’ambito della gestione e della tenuta degli archivi digitali”. Così Mariella Guercio nell’ambito di una riflessione pubblicata su Agenda Digitale.

La gestione e la tenuta degli archivi digitali è un ambito che continua a essere penalizzato in Italia. Da un lato dalla mancata adozione di misure organizzative approvate da due decenni, ribadite alcuni anni fa e applicate poco e male in molte amministrazioni, dall’altro dalla inefficienza dell’attuale modello di conservazione digitale a norma.

A pesare sulla realizzazione degli obiettivi di trasformazione digitale di cui si discute da anni, oltre a una sempre più limitata capacità di applicare le norme in vigore, anche quando si tratta di disposizioni ragionevoli e sostenibili, anche l’affievolirsi delle attività di controllo e monitoraggio da parte delle attività competenti...

Le credenziali di Fisconline saranno modificate entro la fine del 2018 rendendo obbligatorio il Sistema SPID per la Pubblica amministrazione. Ecco cosa cambierà.

Per accedere e usare i vari servizi i vari Pin e login e password attuali non potranno più bastare, ma si dovrà usare lo Spid per forza. Cambierà, quindi, tutto e occorrerà seguire la procedura per averlo.

Entro la fine dell’anno cambieranno le modalità di accesso ai servizi fiscali online da parte delle persone fisiche. Per accedervi, infatti, ogni contribuente riceverà uno Spid (Sistema pubblico di identità digitale), che di accedere ai diversi servizi online della pubblica amministrazione con nome utente e password unici.

L’obiettivo è quello di rendere fruibili i servizi del Fisco solo attraverso lo SPID semplificando gli accessi a determinati siti.

Che cos’è lo SPID?

SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale , è la soluzione che permette di accedere a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione con un’unica Identità Digitale (username e password) utilizzabile da computer, tablet e smartphone.

Si tratta di un sistema di autenticazione sicuro che garantisce la tutela dei dati personali, che non possono né essere utilizzati né ceduti a terzi senza autorizzazione dell’utente

Cosa cambia?

Entro la fine dell’anno Fisconline diventerà un ricordo. Secondo il direttore uscente dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, i contribuenti non potranno che ricevere benefici in termini di fruibilità del sito e di accesso ai servizi proposti. Dal punto di vista del fisco si tratta di una spinta alla diffusione delle credenziali per accedere ai servizi della pubblica amministrazione, tra cui appunto quelli delle Entrate.

Ci sarà una sola chiave per l’intero sistema di Pubblica Amministrazione. Un documento di identità virtuale, per spiegarlo in parole povere, con nome utente e password legati esclusivamente al singolo cittadino, che potrà evitare lunghe file e ore di lavoro perse, con la sola richiesta da parte dello Stato di fare un salto nel 21esimo secolo

In base al servizio sono previsti tre livelli di sicurezza del Pin:

  • solo username e password per i servizi base
  • username e password usa e getta per servizi che richiedono maggiore privacy
  • username, password e smart card a pagamento per i servizi che comportano trasferimenti di denaro o di documenti sensibili

Quali sono i requisiti per ottenere lo Spid?

Per richiedere e ottenere le tue credenziali SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, devi esser maggiorenne. Di cosa hai bisogno?

SE RISIEDI IN ITALIA

  • un indirizzo e-mail
  • il numero di telefono del cellulare che usi normalmente
  • un documento di identità valido (uno tra: carta di identità, passaporto, patente, permesso di soggiorno)
  • la tua tessera sanitaria con il codice fiscale

SE RISIEDI ALL’ESTERO

  • un indirizzo e-mail
  • il numero di telefono del cellulare che usi normalmente
  • un documento di identità italiano valido (uno tra: carta di identità, passaporto, patente)

Nella Gazzetta Ufficiale 153 del 3 luglio sono state pubblicate le Linee guida per l’effettuazione dei pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi . D’ora in avanti, tutti i soggetti aderenti alla piattaforma PagoPA dovranno fare riferimento al documento per questo tipo di attività.

Le disposizioni, corredate dalle Specifiche Attuative già pubblicate in precedenza – si legge in una nota dell’Agenzia per l’Italia Digitale – definiscono regole, standard e specifiche tecniche a cui devono obbligatoriamente uniformarsi tutte le pubbliche amministrazioni e i gestori di pagamento che hanno stipulato accordi con AGID per usufruire della piattaforma.

PagoPA è il sistema che consente a cittadini e imprese di pagare tasse e servizi pubblici delle Pubblica Amministrazione comodamente dal tabaccaio, dal proprio pc, smartphone o tablet, senza doversi recare allo sportello, permettendo alle amministrazioni di incassare più velocemente.

I siti comunali istituzionali rappresentano il tramite ufficiale per l’interazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini amministrati: il codice dell’amministrazione digitale della P.A. (CAD), decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 . , è molto chiaro sotto questo punto di vista, come espresso all’articolo 7:

“Le pubbliche amministrazioni centrali provvedono alla riorganizzazione ed aggiornamento dei servizi resi; a tale fine sviluppano l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sulla base di una preventiva analisi delle reali esigenze dei cittadini e delle imprese, anche utilizzando strumenti per la valutazione del grado di soddisfazione degli utenti.”

Per questo si rivela fondamentale lo strumento del sito web istituzionale : i siti web devono esporre le informazioni in maniera chiara e uniforme al fine di facilitare l’orientamento del cittadino attraverso un’armonizzazione dei dati. In tal diventa lo strumento primario per gli adempimenti normativi previsti per legge e di pubblicità legale.

Siti Comunali istituzionali: il problema della Cybersecurity PA

Il sito web istituzionale deve, pertanto essere conforme in ogni suo componente agli scopi di trasparenza e usabilità prefissati dalla legge.

Una non conformità a questi dettami non va presa sotto gamba. Infatti, attacchi informatici a siti che espongono versioni software non più aggiornate implicano rischi quali phishing, frodi informatiche o altre attività dannose.

Anche un sito internet istituzionale può dunque suscitare l’interesse da parte di criminali che, in ottica di profitto, colpiscono siti non sicuri per attività illecite che vanno da blocchi all’operatività del sito alla diffusione di veri e propri virus e malware.

La questione CMS e del loro mancato aggiornamento

Secondo una recente ricerca dell’AgID , i cui dati sono stati diffusi il 30 Luglio 2018, è emerso che numerosi siti Comunali si basano su versioni di CMS ormai obsolete, spesso non aggiornate da mesi.

Nel campione figurano CMS tra i più comuni e utilizzati non solo a livello amministrativo, ma anche quotidiano: WordPress, Joomla e DRUPAL. (clicca sulle immagini per ingrandire)

Dati avvalorati anche dal Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica), che in un recente rapporto ha evidenziato che oltre 500 siti di amministrazioni locali utilizzavano software di gestione dei contenuti (CMS) il cui supporto risultava terminato da oltre 5 anni.

Perché è così importante questa criticità? Come risolverla

Mantenere aggiornato il proprio CMS, oltre ai plug-in, temi e componenti installati significa, in generale, rendere il sistema immune da eventuali bug e vulnerabilità e quindi più sicuro da danni di qualsiasi entità.

Per questo motivo, alcune software house hanno implementato delle soluzioni ad hocper la realizzazione di siti web delle pubbliche amministrazioni locali, oltre che per aziende partecipate da enti pubblici.

Fra queste aziende in Italia spicca la Datanet srl di Tremestieri Etneo, una tra le prime aziende, specializzata in servizi e progetti per la PA, ad attuare ed adeguare il prodotto “siti web” per offrire un aiuto concreto contro tutte le criticità sopra elencate.

La soluzione offerta da Datanet si basa principalmente sui seguenti aspetti:

  • Rispetto delle linee guida per i siti web PA previsti dall’art. 4 Direttiva n. 8 del 26/11/2009
  • Rispetto delle linee guida di design emanate dall’AGID
  • Amministrazione Trasparente conforme all’allegato 1 della delibera ANAC 1310/2016

Come reso noto di recente, la community di Forum PA ha lanciato una consultazione pubblica sul Libro Bianco sull'innovazione della PA, documento “partecipato” col quale si vogliono sottoporre alcune riflessioni e proposte in materia al nuovo Governo. Tra i temi trattati, anche la gestione documentale e la conservazione. Quanto elaborato e fin qui condiviso sull’argomento è stato oggetto di presentazione e commento da parte di Mariella Guercio, con un articolo pubblicato sul sito di Forum PA.

Il capitolo che il Libro Bianco sull'innovazione della PA dedica alla gestione documentale affronta i due ambiti tecnici di riferimento, la formazione dei documenti digitali e la loro tenuta nel tempo, concentrando l’attenzione quasi esclusivamente sui nodi organizzativi e richiamando l’attenzione sulla necessità di garantire coerenza e forza alle attività di coordinamento e collaborazione.

Mettere intorno a un tavolo operativo le istituzioni competenti è senza dubbio il primo passo da compiere (raccomandazione 2.5c), a partire da un quadro normativo che deve al più presto stabilizzarsi (raccomandazione2.5d). È auspicabile che le linee guida che, in base al decreto legislativo 217/2017 correttivo del CAD, devono a breve sostituire le regole tecniche, si limitino a intervenire solo sugli aspetti che richiedono aggiornamenti, lasciando le iniziative più impegnative di ridefinizione dei modelli e delle responsabilità al confronto istituzionale di cui si è detto.

È evidente che i ritardi nel raggiungimento di obiettivi strategici definiti più di vent’anni fa siano riconducibili anche alla mancanza di personale tecnico da dedicare alla trasformazione digitale nelle diverse componenti (raccomandazione 2.5e), su cui il legislatore è peraltro intervenuto da tempo e a più riprese. Si pensi all’obbligo di affidare la funzione di gestione documentale a personale dotato di adeguate competenze archivistiche stabilito dall’articolo 61 del dpr 445/2000 e richiamato dalle regole tecniche sul protocollo informatico approvate con dpcm 3 dicembre 2013. In quante amministrazioni tale indicazione non è stata applicata, senza che gli organi di tutela e vigilanza abbiano sentito il bisogno di intervenire, non solo in termini di inutili richiami, quanto in relazione alla individuazione di modelli sostenibili? Anche le indicazioni di AgID sulla necessità di disporre di responsabili archivistici della conservazione presso i conservatori accreditati, non sembra siano state oggetto di un’applicazione generale e di una verifica oculata in sede di ispezione e verifica...

Nella Gazzetta Ufficiale di ieri, martedì 4 settembre, è stato pubblicato il Decreto legislativo 101/2018 di adeguamento del Codice della privacy al regolamento europeo sulla protezione dei dati 679/2016.

Il Decreto legislativo 101/2018, in vigore dal prossimo 19 settembre, costituisce un ponte tra la privacy all’italiana e quella europea e, pur mantenendo in vita il Decreto legislativo 196/2003, lo ha ampiamente tagliato, riveduto e corretto, affidando al Garante della privacy il compito di fare una cernita delle autorizzazioni generali e di un certo numero di codici deontologici, di scrivere misure di garanzia per settori particolarmente delicati (dati generici, biometrici e relativi alla salute).

Circa le sanzioni amministrative, il Decreto contiene un invito a una “certa indulgenza” da parte del Garante per i primi 8 mesi di applicazione.

Novità sulle nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione attraverso i Concorsi Pubblici e sulle immissioni dei precari: il Ministro della Funzione Pubblica Giulia Bongiorno ha illustrato i contenuti del Decreto Concretezza, in preparazione, con tre punti cardine:

Nuove assunzioni

Dopo i rinnovi contrattuali e gli aumenti in busta paga del 2018, il 2019 sarà l’anno delle assunzioni per i dipendenti pubblici. Uno dei punti principali è il maxi piano di reclutamento, mediante concorso pubblico, che anticiperebbe le assunzioni previste per il triennio 2019-2021, sbloccando in maniera significativa il turnover. L’unico vincolo è che le risorse necessarie siano già a bilancio.

Dalle prime stime, questa manovra dovrebbe tradursi in circa 450 mila nuovi ingressi tra le fila dello Stato. Saranno i singoli ministri a presentare i loro piani e dire quante unità richiedono e per quali profili (dovranno farlo entro il 31 agosto), mentre al ministero il Dipartimento fa da cabina di regia.

Competenze digitali

L’evoluzione digitale attuata sta sollecitando anche le PA e le società in House ad adeguare gli skill tecnologici e manageriali già presenti e a curare i meccanismi di attrazione e ritenzione dei talenti. La dirigenza è l’ambito professionale in cui è più richiesta la disponibilità di competenze digitali. Il reperimento di competenze poggia principalmente sulla riconversione al digitale degli addetti già attivi nelle strutture.

Timbrature Biometriche

Secondo la bozza l’orario di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche verrà rilevato tramite sistemi di identificazione biometrica. Quindi impronte digitali, mappa dell’iride, riconoscimento vocale, per restare agli strumenti principali già utilizzati per la security (cyber e non) delle aziende private. A queste si aggiungeranno i più classici meccanismi di videosorveglianza.

L’assenteismo, prosegue il ministro, “è un fenomeno odioso“, contro cui serve anche la prevenzione “con rilevazioni biometriche per evitare che ci sia chi strisci il tesserino per altri”. Tutti controlli non invasivi e - specifica la Bongiorno – compatibili con la legislazione sulla privacy.