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Messaggio di avviso

News dal CST

cst2Facendo seguito al percorso di adeguamento effettuato dagli enti aderenti al Cst alle Linee guida Anac 8 avviato nel 2018, è stata trasmessa agli enti aderenti la Scheda per la rilevazione dei servizi del Cst per il 2020 ( spreadsheet LINK ALLA SCHEDA ALLEGATA (10 KB) ) 

Agli enti viene chiesto di compilare tutti i campi previsti e, in riferimento alla Relazione trasmessa nel 2018, contenente le motivazioni della scelta del proprio software gestionale relative all’infungibilità del software gestionale, viene chiesto di indicare nella scheda l’arco temporale per il quale è stata compiuta la scelta.

La Scheda dovrà essere sottoscritta con firma digitale e restituita tramite PEC entro il 10 novembre indicando un referente operativo che il Cst può contattare per eventuali integrazioni.

privacy corsoLa gestione digitale dei procedimenti amministrativi garantisce la corretta amministrazione dei documenti dalla produzione alla conservazione. In quest’ottica sono disponibili in consultazione pubblica fino al 16 novembre le “Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici”.

Le Linee guida, che si compongono di sei allegati tecnici – dal formato dei file e riversamento alla certificazione di processo - sono emanate secondo la procedura prevista dall’articolo 71 Regole tecniche del Codice dell’Amministrazione digitale (CAD) e hanno il duplice scopo di:

  • aggiornare le regole tecniche attualmente in vigore sulla formazione, protocollazione, gestione e conservazione dei documenti informatici precedentemente regolate nei DPCM del 2013 e 2014
  • fornire una cornice unica di regolazione sulla materia, in coerenza con la disciplina dei Beni culturali

Il documento in consultazione è realizzato dal gruppo di lavoro costituito da AgID e da esperti del settore.

Le Linee Guida sono pubblicate sulla piattaforma Docs Italia ed è possibile commentarle su Forum Italia.

Il sistema di conservazione, come previsto dall’articolo 44 del CAD, garantisce autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità dei documenti informatici.

L’Agenzia per l’Italia Digitale definisce le modalità operative per realizzare l’attività di conservazione, ovvero:

  • natura e funzione del sistema
  • modelli organizzativi
  • ruoli e funzioni dei soggetti coinvolti
  • descrizione del processo di conservazione
  • profili professionali dei responsabili impiegati nel processo di conservazione

Le pubbliche amministrazioni sono tenute a conservare tutti i documenti formati nell’ambito della loro azione amministrativa. Anche il registro giornaliero di protocollo, dall’11 ottobre 2015, in base all’articolo 7, comma 5 delle Regole tecniche per il Protocollo informatico, deve essere inviato in conservazione entro la giornata lavorativa successiva.

 

fibra otticaVenerdì 22 novembre dalle 10.00 alle 14.00, nella sala del Consiglio del Dipartimento di Ingegneria gestionale in via Lambruschini 4B (Edificio BL. 26) a Milano (Campus Bovisa), si terrà l'ultimo workshop dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, che ha come obiettivi il monitoraggio e l'accelerazione della trasformazione digitale del Paese.

Durante il workshop si parlerà di IO, il progetto per sviluppare l'app dei servizi pubblici: è stato chiesto al Team digitale di fare un bilancio dell’iniziativa e di indicare i prossimi passi su questo fronte.

Inoltre si discuterà di come ripensare in chiave esclusivamente digitale alcuni servizi pubblici, con l’obiettivo di produrre raccomandazioni per la prossima versione del Piano triennale.

Infine verranno presentati in anteprima i risultati di una ricerca condotta sul livello di digitalizzazione degli applicativi di front-office e back-office delle pubbliche amministrazioni italiane.

 

Partecipano ai lavori dell'Osservatorio circa 80 attori istituzionali, tra cui pubbliche amministrazioni a livello centrale e territoriale e imprese del settore interlocutrici della pubblica amministrazione, in particolare AgID, Team per la trasformazione digitale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Università, Comuni, Regioni e Province.

Fra gli obiettivi dell'Osservatorio rientra l'identificazione delle criticità e dei possibili driver di sviluppo per recepire il Piano triennale per l'informatica nella Pa, con particolare attenzione alle difficoltà dei piccoli Comuni rispetto alle tematiche della transizione digitale e della governance.

La partecipazione della Provincia di Lecco, in qualità di capofila del Centro servizi territoriale, ai lavori dell'Osservatorio costituisce un passo efficace per favorire la digitalizzazione degli enti aderenti.

Tutte le attività dell'Osservatorio si concludono con l'impegno a produrre e veicolare raccomandazioni ai decisori chiave di ogni ambito tematico affrontato.

 

gioconda 2Ringraziamo gli enti che ci hanno dedicato il loro tempo rispondendo all’indagine promossa nell’ambito del Progetto GIOCOnDa riguardante la gestione degli Open Data.

Alla luce delle risposte ottenute e dell’opportunità di approfondire lo studio dello stato dell’arte della gestione degli Open Data da parte degli enti lombardi, estendiamo i termini di compilazione del questionario a martedì 19 novembre.

La compilazione del questionario vi occuperà dai 15 ai 20 minuti.

Per maggiori informazioni e per accedere al questionario potete cliccare https://it.research.net/r/?sm=Cavl1ynMGC1e_2BXeMs4TgQg_3D_3D

Vi ringraziamo per la preziosa collaborazione.

 

 

Il progetto GIOCOnDa è co-finanziato dall’Unione europea, Fondo europeo di sviluppo regionale, dallo Stato italiano, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera

digitalizzazioneGiovedì 12 dicembre dalle 9.30 alle 16.30, nell’Aula Magna Carassa e Dadda (edificio BL.28) in via Lambruschini 4 a Milano (Campus Bovisa), si terrà il Convegno finale di presentazione dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano.

Il Convegno, aperto gratuitamente a tutti, è una grande occasione per analizzare insieme i cambiamenti avvenuti quest’anno sul fronte della digitalizzazione del nostro Paese e per discutere di quali priorità darsi per il futuro e come accelerare la digitalizzazione dell'Italia.

A questo link si possono trovare tutte le informazioni di dettaglio e il link per iscriversi: l’agenda sarà aggiornata progressivamente con le conferme da parte di tutti i relatori.

Hanno già confermato la loro partecipazione:

Paola Pisano, Ministro per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione

Luca Attias, Commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda Digitale

Gianluca Misuraca, Joint Research Centre della Commissione Europea

 

pagopa33Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale è entrata in vigore la direttiva europea 2015/2366, nota come PSD2.

L’approvazione della PSD2 introduce una serie di novità, tra cui l’autenticazione forte per accedere al conto corrente e disporre transazioni online.

Ecco in sintesi cosa cambia con questa direttiva.

L’ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha messo a punto una breve guida già a disposizione di tutte le banche, sulle novità introdotte dalla Psd2, la seconda direttiva europea sui servizi di pagamento operativa in Italia dal 14 settembre.

Con la PSD2 viene introdotto un sistema di autenticazione ancora più sicuro.

Per accedere al proprio conto online o disporre un pagamento con bonifico o carta, infatti, il titolare del conto deve utilizzare almeno due tra i seguenti tre fattori di sicurezza:

  • CONOSCENZA – qualcosa che solo l’utente conosce, ad esempio la password o il Pin
  • POSSESSO – qualcosa che solo l’utente possiede, ad esempio uno smartphone o una chiavetta/token
  • INERENZA – qualcosa che contraddistingue l’utente, ad esempio la sua impronta digitale o altri dati biometrici

L’introduzione di due fattori di sicurezza obbligatori. Non sarà più possibile usare solo il PIN o la chiavetta-token per accedere al conto, ma servirà quella che viene definita l’autenticazione forte, ovvero l’utilizzo di almeno due fattori. Password o PIN; smartphone o chiavetta-token; impronta digitale o altri dati biometrici.

La PSD2 regolamenta nuovi servizi di pagamento, utili a chi opera e acquista tramite internet.

I titolari dei conti online, infatti, possono dare a banche o istituti di pagamento – autorizzati dalla Banca d’Italia o da un’altra Autorità europea competente – il consenso ad accedere al proprio conto tramite canali dedicati, per acquisire informazioni su saldo, movimenti e rendiconti, per gestire alcuni servizi per conto dei titolari.

In particolare, la direttiva prevede che banche o istituti di pagamento, se espressamente autorizzati dai titolari dei conti, possano offrire:

  • SERVIZI DISPOSITIVI – cioè l’avvio di pagamenti online per conto degli utenti
  • SERVIZI INFORMATIVI – che forniscono informazioni aggregate di uno o più conti online, anche tenuti presso banche diverse e consentono all’utente di avere una situazione finanziaria aggiornata in un unico ambiente (ad esempio una APP)
  • SERVIZI DI CONFERMA DISPONIBILITA’ FONDI – nel caso in cui l’utente abbia una carta di debito emessa da un istituto diverso da quello presso il quale ha il conto

cst3Lo scorso lunedì 21 ottobre, nella sala del Consiglio della Provincia di Lecco, si è riunita l’Assemblea degli enti aderenti al Centro servizi territoriale, introdotta dal Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli e dal Consigliere provinciale delegato Felice Rocca.

Presenti i rappresentanti dei Comuni di Barzago, Barzio, Calco, Carenno, Casargo, Cassago Brianza, Colico, Erve, Esino Lario, Lecco, Malgrate, Margno, Monte Marenzo, Paderno d'Adda, Perledo, Primaluna, Valmadrera, Valvarrone, Vercurago, Verderio e dell’Azienda speciale Retesalute.

L’Assemblea ha provveduto alla nomina di Michela Prandi (Primaluna) come componente dell’Ufficio di Presidenza del Cst in rappresentanza dei Comuni inferiori a 3.000 abitanti.

È stato poi approvato all’unanimità Bilancio consuntivo 2019, con un’ulteriore diminuzione del costo postazione fino a 90,72 euro.

Spazio poi alla presentazione di un progetto di riqualificazione del Centro servizi territoriale, attraverso un Project financing; a questo proposito gli enti aderenti sono stati invitati a presentare le loro richieste sulla proposta base, in modo da chiedere eventuali integrazioni al promotore del progetto.

Per il progetto di transizione al digitale, la cui conclusione è stata prorogata al 31 dicembre, sono 29 gli enti aderenti: Barzago, Barzio, Calco, Calolziocorte, Carenno, Colico, Comunità montana Lario orientale Valle san Martino, Dervio, Dorio, Erve, Esino Lario, Garlate, Introbio, Lecco, Lierna, Malgrate, Monte Marenzo, Morterone, Paderno d'Adda, Pasturo, Perledo, Primaluna, Sueglio, Taceno, Valmadrera, Valvarrone, Varenna, Vercurago e Viganò Brianza, entrato di recente nel Cst. Dopo la giornata formativa iniziale del 3 giugno scorso è seguita la distribuzione dei questionari; il 14 ottobre si è svolta la prima giornata di interviste, che sarà seguita dalla seconda giornata il 6 novembre.

Per il progetto per i pagamenti elettronici pagoPA LeccoGOV il portale dei pagamenti elettronici sviluppato dalla Provincia di Brescia e acquisito a riuso attualmente è utilizzato dagli 8 enti sperimentatori che hanno aderito al progetto: Sueglio, Perledo, Erve, Garlate, Primaluna, Carenno, Vercurago, Monte Marenzo. Il progetto è stato realizzato favorendo l'adesione degli enti al contributo regionale per pagoPA e mettendo a fattor comune le risorse. La realizzazione unificata ha richiesto l'utilizzo del 50% del contributo regionale ricevuto da ciascun Comune. Lo scorso 1 ottobre si è svolto in Provincia un seminario formativo sulla piattaforma dei pagamenti per favorire la conoscenza del portale e l'adesione anche degli altri enti extra Cst. All'incontro hanno partecipato 8 enti del Cst e 7 enti extra Cst e si è già riscontrato l'interesse all'adesione da parte di altri enti (Cortenova, Merate). La soluzione è attivabile in tempi molto rapidi e consente di attivare fino a 49 tipologie di pagamenti in modalità elettronica. Grazie alla modalità del riuso i costi sono contenuti e sono relativi alla manutenzione e all'assistenza.

 

In occasione della visita ispettiva effettuata lo scorso 22 luglio dall'organismo certificatore Certiquality, è stata acquisita la Certificazione di Qualità ISO 9001:2015 per i servizi erogati dal Cst. Fra le procedure certificate rientrano l'acquisizione unificata dei servizi, le attività di adeguamento al GDPR privacy, la gestione dei progetti, le attività di formazione (per ogni incontro/seminario formativo realizzato in Provincia, sempre a partecipazione gratuita, viene rilasciato attestato di partecipazione), i processi di comunicazione, analisi e sicurezza dei dati. Questi processi verranno tracciati con l'introduzione di indicatori di riferimento e di monitoraggio specifici.

Infine è stata fornita ai presenti una relazione molto dettagliata dell’incidente informatico dello scorso 25 settembre causato da Telecom Italia gestore del Cloud del Cst (Contratto quadro SPC Cloud lotto 1) con l’elencazione dei disservizi verificatisi e alle azioni intraprese dalla Provincia di Lecco in qualità di ente capofila del Cst.

 

smart villagesLa Provincia di Lecco sarà presente a Smart Villages: un concetto intelligente ( image LOCANDINA (189 KB) ), seminario di confronto dedicato ai territori montani in programma venerdì 25 ottobre dalle 9.30 alle 13.00 nella sala multimediale del Museo delle Grigne a Parco Villa Clotilde in via Montefiore 19 a Esino Lario.

L'evento è correlato alle iniziative del progetto Interreg GIOCOnDa: la Provincia di Lecco parteciperà con un intervento sugli open data, a cura di Glenda Prada.

smart villagesLa Provincia di Lecco, nell'ambito delle iniziative collegate al progetto Interreg GIOCOnDa, ha partecipato all'evento Smart villages promosso da ERSAF Lombardia e tenutosi lo scorso 25 ottobre a Esino Lario.

Il seminario, momento di confronto dedicato ai territori montani, è stata un'occasione di scambio e riflessione sul concetto di città e villaggi intelligenti, tema oggetto di attenzione e prospettive anche a livello europeo.

Fra le esperienze in dialogo la Provincia di Lecco ha presentato la propria esperienza di partecipazione al progetto Interreg GIOCOnDa che ha come obiettivo il miglioramento delle capacità di collaborazione e coordinamento tra le pubbliche amministrazioni italiane e svizzere dell'area insubrica e il miglioramento dei processi di partecipazione degli stakeholder, partendo da una criticità dell'area, cioè la mancanza, il disallineamento, il sottoutilizzo di informazioni comuni.

La pubblica amministrazione ha un grande patrimonio di dati che, attraverso le attività del progetto, può essere valorizzato e reso disponibile tramite un portale dedicato. In quest'ambito la Provincia di Lecco, in qualità di capofila del Cst, sta coinvolgendo i Comuni aderenti, tra cui anche Comuni molto piccoli e Comuni montani, nell'esperienza degli open data, avviata due anni fa con l'adesione ai contributi di Regione Lombardia per la pubblicazione di dataset open data e che ora può essere approfondita e sviluppata con il coinvolgimento di enti sperimentatori grazie alle attività e ai fondi del Progetto GIOCOnDa. 

Il progetto GIOCOnDa vede coinvolti i partner Politecnico di Milano (capofila italiano), Regione Lombardia, Provincia di Lecco, Provincia di Brescia, EasyGov solutions, Fondazione Bruno Kessler, Varese Web, SUPSI Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (capofila svizzero) e USI - Università della Svizzera italiana ed è co-finanziato dall’Unione europea, Fondo europeo di sviluppo regionale, dallo Stato italiano, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera.

data centerSu Agenda Digitale è stato pubblicato l’approfondimento Poli strategici nazionali e datacenter, la Fase 3 di Agid: il punto, a firma di Cristiano Ornaghi.

La circolare AGID del 14 giugno “censimento del patrimonio delle PA e classificazione delle infrastrutture idonee all’uso da parte dei Poli Strategici Nazionali” sancisce l’inizio della terza fase di rilevamento indicando che le amministrazioni sono tenute a trasmettere il Questionario entro 45 giorni solari dal 15 luglio.

Sta procedendo il processo di razionalizzazione dei data center pubblici e formazione dei Poli strategici nazionali avviato da Agid nell’ottica di un profondo cambiamento e ottimizzazione delle infrastrutture, oltre che della spesa pubblica. L’Agenzia ha pubblicato sul suo sito nei giorni scorsi la “procedura per la verifica dell’idoneità di una infrastruttura all’utilizzo da parte di Poli Strategici Nazionali”, dando il via alla terza fase del censimento del patrimonio ICT delle Pubbliche Amministrazioni.

Le prime 2 fasi del censimento

Il processo di censimento è stato fin da subito caratterizzato da 2 fasi ben distinte che hanno avuto inizio nel 2017 con la pubblicazione da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale della circolare n 5 del 30 novembre 2017 – censimento del Patrimonio ICT delle Amministrazioni e qualificazione dei Poli Strategici Nazionali, volta ad effettuare una prima analisi e classificazione dei Data Center in uno scenario nazionale di elevata complessità dovuta all’estrema frammentazione delle infrastrutture fisiche, alla scarsità di centralizzazione delle informazioni e alla mancanza di iniziative similari di riferimento.

La finalità di questo censimento era l’individuazione delle infrastrutture candidate a ricoprire il ruolo di PSN (Poli Strategici Nazionali) o classificabili nelle categorie:

  • nel Gruppo A rientreranno le amministrazioni che dispongono di data center di qualità intermedia;
  • nel Gruppo B rientreranno le amministrazioni con infrastrutture carenti;
  • nella categoria candidabile a Polo strategico nazionale (PSN) saranno inseriti i soggetti con data center caratterizzati da elevati standard di qualità.

La prima Fase del censimento svoltasi nel periodo tra dicembre tra dicembre 2017 e febbraio 2018 era finalizzata al censimento delle infrastrutture ICT in dotazione alle Regioni, Città Metropolitane, Società in-house

Il 23 aprile 2018 è poi iniziata la seconda fase del Censimento del Patrimonio ICT della PA, il cui termine per completare il censimento era fissato per 6 giugno 2018; tale termine è stato poi differito e prorogato al 20 giugno 2018. A questa seconda fase sono “state chiamate” a censire le proprie infrastrutture fisiche – così come definite nella Circolare AgID n. 05/2017- tutte le Amministrazioni Pubbliche, con l’esclusione delle Amministrazioni già censite nella prima fase.

La seconda fase conclusasi il 20 giugno 2018, ha visto la partecipazione di:

  • 778 Amministrazioni,
  • 625 amministrazioni hanno dichiarato di possedere Data Center
  • 153 amministrazioni hanno dichiarato di non possedere oppure di avvalersi di servizi IT erogati da altri soggetti
  • 4154 applicazioni critiche

Per un totale di 927 Data Center censiti

Alla luce dell’analisi dei dati raccolti attraverso il Censimento “2017 – 2018” la nuova circolare n 1 del 14 giugno 2109, tra l’altro, dettaglia e precisa alcuni elementi della strategia di razionalizzazione dei Data Center sostituendo integralmente la Circolare n. 5 del 30 novembre 2017 – Censimento del Patrimonio ICT delle Amministrazioni e qualificazione dei Poli Strategici Nazionali, anche al fine di riunire in un unico provvedimento nell’ottica della razionalizzazione le disposizioni.

Per quanto concerne l’identificazione delle Amministrazioni tenute alla partecipazione del censimento e alla conseguente compilazione del questionario sono individuate dall’art. 2 comma 2 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD decreto legislativo 82/2005), che fa riferimento “alle Pubbliche Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel rispetto del riparto di competenza di cui all’articolo 117 della Costituzione, nonché le società a controllo pubblico, come definite nel decreto legislativo adottato in attuazione dell’articolo 18 delle legge n. 124 del 2015, escluse le società quotate come definite dallo stesso decreto legislativo adottato in attuazione dell’articolo 18 delle legge n. 124 del 2015”.

Entra nel vivo la Fase 3 del censimento

Entra ora nel vivo la Fase 3 del Censimento: le Amministrazioni, come previsto dalla circolare n 1 all’art 4 sono tenute a trasmettere il Questionario entro 45 giorni solari a far data del 15 luglio 2019, pertanto avranno tempo per la Compilazione del Censimento del patrimonio ICT fino al 29 Agosto 2019 alle ore 23:55

La Fase 3 del Censimento del Patrimonio ICT della PA si propone di rilevare i dati necessari per delineare il quadro informativo/statistico sulle principali installazioni informatiche a livello nazionale, regionale e locale, raccogliendo informazioni circa l’insieme delle principali componenti hardware e software in uso dalle amministrazioni pubbliche.

Come previsto dalla nuova Circolare AGID 1/2019 pubblicata in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale 152 del 1° luglio 2019) e con riferimento ai requisiti riportati nella tabella dell’Allegato A della stessa Circolare, ogni singola infrastruttura quindi potrà essere classificata in una delle seguenti categorie:

  • Infrastrutture candidabili all’utilizzo da parte di un PSN, se soddisfa tutti i requisiti riportati nella colonna Candidabilità all’uso da PSN
  • Gruppo A, se non soddisfa tutti i requisiti riportati nella colonna Candidabilità all’uso da PSN ma soddisfa tutti i requisiti riportati nella colonna Gruppo A
  • Gruppo B, se non soddisfa i requisiti di cui alle categorie precedenti e nel caso di mancata partecipazione alla rilevazione...

 

albo pretorio onlineDa una verifica di tanti albi pretori messi a disposizione nei propri siti internet della pubblica amministrazione, dopo ormai quasi 10 anni dall’obbligo, le statistiche sulla conformità di questi albi pretori sono impietose.

La maggior parte degli albi pretori, oltre a non rispettare la norma specifica per la pubblicazione degli atti, evidenziano anche una cattiva gestione del procedimento in modalità informatica. E quindi del documento amministrativo informatico, oltre a problemi di sicurezza e di garanzia sulla continuità del servizio. Infatti non capita di rado provare a consultare un albo pretorio e verificare che il sito è indisponibile.

La prima cosa subito evidente è il mancato rispetto, nella maggior parte degli albi pretori, del rispetto delle regole di accessibilità. Notando che la maggior parte delle volte mancano gli accorgimenti tecnici di accessibilità previsti dall’articolo 11 della legge 9 gennaio 2004, n. 4. Che teoricamente secondo l’articolo 32 della Legge 18 giugno 2009, n. 69, sarebbero rilevante ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.

Stessa statistica impietosa appare se si verifica la conformità dello standard dei CSS facilmente verificabile attraverso il validator all’indirizzo: https://jigsaw.w3.org/css-validator/.

Ma la cosa più eclatante è la diversa interpretazione che ogni ente ha nella modalità di pubblicazione degli atti, che per come prevede la legge che regolamenta l’albo pretorio, non è altro che l’assolvimento della pubblicità legale.

L’obiettivo degli albi pretori PA

La pubblicazione di deliberazioni e determinazioni ha sostanzialmente due obiettivi: dare pubblicità legale all’atto e soddisfare gli obblighi di trasparenza, ai sensi del decreto legislativo 33/2013 e di altre disposizioni normative.

L’albo pretorio assolve principalmente alla prima finalità, mentre la sezione “Amministrazione trasparente” all’interno del sito istituzionale dell’ente, con la sola pubblicazione dell’elenco semestrale.

Molti enti, poi, pubblicano gli atti firmati digitalmente, mettendo a disposizione i documenti a chiunque abbia intenzione di scaricare gli atti integrali in originale, senza tenere conto della norma di accesso agli atti semplice e generalizzata, che prevede uno specifico procedimento con la comunicazione ad eventuali parti controinteressate della richiesta.

La tutela dei controinteressati è un momento rilevante sia nell’accesso documentale (legge 241/1990) sia nell’accesso civico generalizzato disciplinato dall’articolo 5 del decreto legislativo 33/2013 così come modificato dal decreto legislativo 97/2016.

Le domande di accesso civico generalizzato

La circolare 2/2017 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, emanata dopo le Linee guida adottate dall’ANAC con la delibera 1309 del 28 dicembre 2016, stabilisce che, per ciascuna domanda di accesso generalizzato, così come per l’accesso documentale previsto dalla legge 241/90, l’amministrazione debba verificare l’eventuale esistenza di controinteressati; verifica che però non è evidentemente necessaria quando la richiesta di accesso civico abbia a oggetto delibere, documenti o, in generale, dati la cui pubblicazione è prevista dalla legge come obbligatoria, essendo stata, in questo caso, effettuata a monte una valutazione da parte del legislatore al momento della imposizione della prescrizione di diffusione sui siti.

 

L’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 33/201, nel sancire l’obbligo dell’amministrazione, cui è indirizzata la richiesta di accesso, di dare comunicazione ai controinteressati individuati, fa comunque salvi i casi di obbligazione obbligatoria.

Per accrescere la fruibilità delle informazioni di interesse generale e l’efficienza nella gestione delle domande, il Ministro raccomanda alle amministrazioni di valorizzare la possibilità di pubblicare informazioni anche diverse da quelle oggetto di pubblicazione obbligatoria, fermo restando il rispetto delle esclusioni e dei limiti previsti dall’articolo 5-bis, comma 1-3, del decreto legislativo 33/2013.

In particolare, la pubblicazione proattiva sui siti istituzionali delle amministrazioni è fortemente auspicabile quando si tratti di informazioni di interesse generale o che siano oggetto di richieste ricorrenti: ad esempio, quando si tratti di dati o documenti richiesti, nell’arco di un anno, più di tre volte da soggetti diversi.

Gli accorgimenti per gli enti locali

E’ però essenziale che gli enti locali non mescolino gli atti oggetto di pubblicazione obbligatoria all’albo pretorio e quelli per cui è necessaria la pubblicazione al sito istituzionale o, ancora di più, con quelli per cui è auspicabile una pubblicazione pro-attiva.

 

L’Anac (delibera 1309/2016) ricorda le differenze che esistono tra l’accesso generalizzato e la disciplina dell’accesso ai documenti amministrativi di cui agli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, definito anche “accesso documentale”.

La finalità dell’accesso documentale ex legge 241/90 è di porre i soggetti interessati in grado di esercitare al meglio le facoltà partecipative e/o oppositive e difensive che l’ordinamento attribuisce loro a tutela delle posizioni giuridiche qualificate di cui sono titolari.

Il diritto di accesso generalizzato è riconosciuto proprio “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”.

L’accesso documentale consente un accesso più in profondità a dati specifici e pertinenti. Mentre l’accesso generalizzato si esercita laddove sussistono esigenze di controllo diffuso del cittadino (di cui le delibere e le determine sono l’esempio più rilevante). Avendo presente che l’accesso in questo caso comporta, di fatto, una larga conoscibilità (e diffusione) di dati, documenti e informazioni.

Le evidenze dell’Anac

In sostanza, evidenzia l’Anac, essendo l’ordinamento ormai decisamente improntato a una netta preferenza per la trasparenza dell’attività amministrativa, la conoscibilità generalizzata degli atti diviene la regola, temperata solo dalla previsione di eccezioni poste a tutela di interessi (pubblici e privati) che possono essere lesi/pregiudicati dalla rivelazione di certe informazioni.

L’obbligo di pubblicazione esclude che vi siano preclusioni alla rilevazione di determinate informazioni, tranne che, secondo quanto affermato dal Garante per la protezione dei dati personali – provvedimento 15 maggio 2014, n. 243 – non ricorrano i presupposti per l’oscuramento di determinate informazioni, anche in presenza di un obbligo di pubblicazione dell’atto o del documento.

 

Diritto all’oblio

Alcuni siti con l’aggravante di lasciare tali documenti pubblicati e firmati digitalmente, anche dopo la scadenza prevista per la pubblicità legale, dimenticano che la pubblicazione avviene limitatamente al periodo previsto dall’ordinamento, per rispettare il principio di temporaneità e nel rispetto del diritto all’oblio, che riguarda specificamente il diritto a essere “dimenticato” e trova concreta attuazione tramite la rimozione di tutti quei riferimenti, eventualmente contenuti anche nelle delibere, che rimandano ad un contenuto online ritenuto lesivo.

In effetti, il Garante (Linee guida 243/2014) evidenzia che l’obbligo di pubblicità di cui all’articolo 124 del TUEL è previsto per 15 giorni consecutivi, decorsi i quali la permanenza nel web di dati personali contenuti nelle deliberazioni degli enti locali diviene illecita.

L’Anac ha ricordato che quando l’amministrazione pubblica nell’albo pretorio documenti, informazioni e dati per i quali sussistono anche obblighi di trasparenza, è tenuta anche a pubblicarli all’interno della sezione “Amministrazione trasparente”, in quanto l’obbligo di affissione degli atti all’albo pretorio e quello di pubblicazione sui siti istituzionali all’interno della sezione “Amministrazione trasparente” svolgono funzioni diverse.

La durata della pubblicazione dei documenti nell’albo pretorio on line non coincide, poiché inferiore, con la durata della pubblicazione dei dati sui siti istituzionali entro la sezione “Amministrazione trasparente”, che l’articolo 8, comma 3, decreto legislativo 33/2013 fissa a cinque anni.

Alcune criticità per gli enti

Alcuni enti fanno confusione nell’individuare quali siano gli obblighi di pubblicazione all’albo pretorio (finalità di pubblicità legale, pubblicazione per 15 giorni) e quali gli obblighi di trasparenza sul sito istituzionale per finalità di trasparenza ai sensi della normativa vigente (pubblicazione per cinque anni).

Oltre quanto evidenziato, in alcuni casi, la modalità di pubblicazione degli atti, evidenzia una errata gestione del procedimento amministrativo mediante i sistemi elettronici. Infatti in alcuni casi, si notano le pubblicazioni di documenti contenenti solo dei pareri firmati digitalmente che fanno riferimento ad altri documenti non pubblicati. Il classico esempio sono i pareri tecnici e contabile, firmati digitalmente e che fanno riferimento ad una “proposta di delibera o determina”. Si verifica che la proposta di delibera o determina non venga pubblicata, ma tale sorte viene garantita soltanto alla delibera o determina, che naturalmente può essere stata modificata rispetto alla proposta. Così operando, di fatto quei pareri pubblicati non hanno alcuna valenza, in quanto la firma digitale deve riferirsi in maniera univoca ad un solo soggetto ed al documento o all’insieme di documenti cui è apposta o associata (Art. 24 comma 1 del CAD).

L’esatta emanazione degli atti amministrativi, segnatamente di quelli aventi efficacia esterna rispetto all’amministrazione agente, dipende dall’osservanza di prescrizioni formali e contenutistiche, poste a garanzia della validità dei medesimi ed in funzione dell’efficienza della pubblica amministrazione.

I provvedimenti a esternazione scritta

Ricordiamo che è richiesto che i provvedimenti ad esternazione scritta dispongano di una predefinita composizione, articolantesi in sei elementi. Dei quali quattro indispensabili perché necessari e sufficienti ad assicurare la validità dell’atto emanando.

Essi sono:

  • l’intestazione, indicativa dell’autorità procedente
  • il preambolo, enunciativo dei presupposti fattuali e giuridici
  • la motivazione, per la quale l’amministrazione si è determinata ad agire
  • il dispositivo, contenitivo della decisione
  • la sottoscrizione attestante la titolarità dell’organo agente e del relativo potere

Questo comunque evidenzia, che il processo amministrativo che porta all’atto finale, ha intrinsecamente una falla. In quanto la proposta di delibera non reca in se un parere tecnico o contabile, che viene gestito in un documento scollegato che non ha valore, in questo caso per la proposta di delibera, la sottoscrizione è fattore integrante dell’elemento essenziale, il suo difetto non può non determinarne la caducazione (dell’elemento forma) e, conseguentemente, la collocazione dell’atto nello stato patologico della nullità insanabile, ex articoli 3, 21-septies legge 241/90, articolo 7 legge 212/00.

 

Conclusioni

In sintesi, la sottoscrizione costituisce il requisito soggettivo dell’atto amministrativo necessario al fine della sua imputabilità. Pertanto, esso può essere definito elemento essenziale dalla cui sussistenza dipende anche la validità del provvedimento. E’ bene precisare che all’essenzialità della sottoscrizione deve attribuirsi una natura intrinseca perché essa costituisce una componente dell’elemento essenziale forma.

In conclusione, non è ancora chiaro in generale che il documento amministrativo informatico, di cui all’articolo 23-ter del Codice, formato mediante una delle modalità di cui all’articolo 3, comma 1, del DPCM  13 novembre 2014, non è da confondere con il documento informatico.

 

Esso rappresenta un procedimento informatico che racchiude in se l’iter procedimentale. Eseguito secondo le regole tecniche ed in particolare deve racchiudere e certificare tutti i passaggi e le responsabilità del procedimento. Assumendo le caratteristiche di immodificabilità e di integrità. Fermo restando che eventuali ulteriori formati possono essere utilizzati dalle pubbliche amministrazioni in relazione a specifici contesti operativi. Che vanno esplicitati, motivati e riportati nel manuale di gestione (DPCM  13 novembre 2014 articolo 9 commi 5 e 6).

Per riuscire nell’intento, solo alcune amministrazioni più attente, hanno creato un iter procedimentale, strutturato e certificato nel suo iter. Attraverso l’apposizione della FEA (firma elettronica avanzata) o da un Sigillo Elettronico Avanzato. Secondo quanto previsto dal Regolamento UE 910/2014, collegata ai dati sottoscritti. In modo tale che qualsiasi parere o visto possa essere collegato e certificato al singolo passaggio procedurale e potendo poi certificare sia documenti che dati ad essi collegati. Blindando il procedimento che porta all’atto finale.

Ricordiamo che l’atto finale ha validità proprio perché sorretto da un corretto iter amministrativo a supporto.

 

webinarPAdigitale propone un nuovo calendario di webinar dedicati al pagoPA ( pdf Webinar PagoPAUrbiPay Riconciliazione 07 30 10 (117 KB) ).

In particolare vengono approfonditi gli aspetti relativi all'obbligo di utilizzo della piattaforma per i pagamenti verso la pubblica amministrazione dal 1° gennaio 2020 e alla riconciliazione dei pagamenti. 

Le iscrizioni si effettuano tramite la pagina "Avvisi" in home page di URBI.

osservatorio digitaleL’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato in consultazione le Linee guida sulla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici, realizzate su iniziativa di un gruppo di lavoro costituito dalla stessa agenzia, e partecipato da esperti del settore, secondo la procedura prevista dall’art. 71 del Codice dell’Amministrazione digitale (CAD), dedicato alle Regole tecniche.

Al documento si accompagnano sei allegati tecnici: 

  • Glossario dei termini e degli acronimi
  • Formati di file e riversamento
  • Certificazione di processo
  • Standard e specifiche tecniche
  • I metadati
  • Comunicazione tra AOO di documenti amministrativi protocollati

Come si apprende da una nota, la sua emanazione ha un duplice scopo:

  • aggiornare le regole tecniche attualmente in vigore sulla formazione, protocollazione, gestione e conservazione dei documenti informatici precedentemente regolate nei DPCM del 2013 e 2014
  • fornire una cornice unica di regolazione sulla materia, in coerenza con la disciplina dei Beni culturali

Le Linee guida sono state pubblicate sulla piattaforma Docs Italia e fino a sabato 16 novembre sarà possibile commentarle su Forum Italia.

 

fibra otticaLunedì 14 ottobre si è tenuta la prima delle due giornate previste dal progetto del Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco per la transizione digitale e dedicate alle singole interviste con un primo di gruppo di Comuni partecipanti al progetto dopo la compilazione del questionario inviato agli enti nella fase di avvio della attività progettuali.

La seconda e ultima giornata dedicata alle interviste si terrà mercoledì 6 novembre, sempre nella sala del Consiglio della Provincia di Lecco. I Comuni verranno contattati singolarmente per definire l'agenda della giornata.

Successivamente la fase conclusiva del progetto prevede il rilascio a ciascun Comune della relazione finale descrittiva della situazione di ogni singolo ente, contenente l’indicazione dettagliata dello stato di attuazione del percorso di transizione digitale, degli obblighi normativi e delle criticità riscontrate, giuridiche, tecnologiche e organizzative.

La relazione comprende la pianificazione di dettaglio per realizzare il progetto di trasformazione digitale con l’indicazione delle proposte di intervento con la relativa priorità.

 

data center1Mercoledì 6 novembre a Torino si terrà la decima edizione del workshop Il Documento elettronico, organizzato dalla sezione Piemonte e Valle d’Aosta di ANAI in collaborazione con l’Archivio di Stato di Torino e il Politecnico di Torino.

Quest’anno l’evento rientra nel Festival della Tecnologia, in programma in città dal 7 al 10 novembre, e sarà dedicato al tema Archivi digitali. A che punto siamo? Modelli, strategie e prospettive per la tutela, la conservazione e la fruizione del patrimonio archivistico digitale.

Al centro della riflessione saranno poste le principali criticità dell’archivio digitale (granularità, frammentarietà, digitalizzazione, conservazione a lungo termine), che verranno affrontate sia dal punto di vista tecnologico, con un'analisi dei modelli finora proposti e un bilancio dei risultati, sia dal punto di vista della governance degli archivi, con un confronto tra modelli regionali per disegnare un profilo di cooperazione tra i diversi soggetti coinvolti nella conservazione degli archivi digitali. Un’ultima riflessione sarà dedicata ai nuovi paradigmi organizzativi e tecnologici messi in atto dalle Banche Centrali, con una specifica attenzione alle scelte operate dalla Banca d’Italia negli ultimi anni.

Tra i relatori dell’evento figura anche Gabriele Bezzi, Responsabile della funzione archivistica di conservazione di ParER, con un intervento che sarà dedicato all’esperienza di ParER.

Per partecipare all’incontro sono richiesti il pagamento di una quota e l’iscrizione online entro il 31 ottobre.

 

cst3Mercoledì 16 ottobre alle 16.30, presso la Presidenza della Provincia di Lecco a Villa Locatelli, si riunirà l’Ufficio di Presidenza del Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco con il seguente ordine del giorno:

• Approvazione verbale seduta precedente
• Incidente informatico causato da Telecom Italia gestore del Cloud del Cst (Contratto quadro Spc Cloud lotto 1)
• Project financing – aggiornamento
• Nomina componente in rappresentanza dei Comuni inferiori a 3.000 abitanti – candidature
• Varie ed eventuali

Saranno presenti il Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli, il Consigliere provinciale delegato al Cst Felice Rocca, i componenti dell’Ufficio di Presidenza del Cst Lorenzo Goretti (Comune di Lecco), Alessandro Origo (Comune di Verderio), Paola Colombo (Comunità montana Lario orientale Valle san Martino), Flavio Polano (Comune di Malgrate).

 

firme digitali newsSu Agenda Digitale è stato pubblicato l’articolo Firma digitale, marca temporale e conservazione: i dubbi da chiarire, a firma di Andrea Lisi.

“Un documento con firma digitale e marca temporale garantisce piena prova per il Codice dell’amministrazione digitale, ma la stessa normativa prevede anche che la conservazione sia obbligatoria. Facciamo chiarezza sul tema”.

È acceso il dibattito sulla conservazione dei documenti digitali. Ci si chiede se un documento informatico con firma digitale e marca temporale vada conservato “a norma” altrimenti non è garantito il suo “valore legale”. Proviamo allora a rispondere a questo quesito, cercando anche di fare ordine sul valore dei documenti informatici, sull’utilità della conservazione “a norma” e sulla sua obbligatorietà.

La domanda sulla necessità di conservare “a norma” un documento con firma digitale e marca temporale per garantirne il valore legale ha acceso una discussione nel gruppo Facebook “Italian Digital Minions”. Tutto è stato determinato da un articolo pubblicato su AgendaDigitale.eu nel quale l’autore, Nicola Savino, specificava che “un documento informatico è un qualunque dato digitale. Questo significa che se si utilizza un software o processo aziendale che gestisce dati o documenti digitali che hanno valore legale, il valore della forma scritta o che semplicemente possono essere oggetto di un contenzioso o di un controllo di enti/funzionari, devono essere conservati. Diversamente, si stanno gestendo dati che non valgono nulla. Che qualunque dato digitale o documento informatico deve avere delle caratteristiche oggettive (qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità) che possono essere ottenute in diversi modi, ad esempio con l’apposizione di una firma digitale o di un processo, ma non si può prescindere dalla conservazione proprio per garantire queste fondamentali caratteristiche. Che la conservazione è obbligatoria sicuramente per tutte le informazioni e i documenti di cui è prescritta appunto la conservazione nel tempo, ma non solo. Come si può infatti dimostrare di avere informazioni e documenti che hanno le caratteristiche oggettive di cui sopra, senza che sia stato applicato anche un processo di conservazione a norma? Impossibile. O meglio, si avrebbero documenti che non valgono nulla”.

Quanto riferito da Savino, pur contenendo qualche semplificazione giuridica di troppo, deve ritenersi corretto nello spirito, anche se quelle “leggerezze giuridiche” sono state da parte di qualcuno il pretesto per sottolineare in modo piuttosto radicale le proprie certezze (molto relative e facilmente confutabili) sulla superfluità della conservazione dei documenti informatici secondo le regole tecniche attualmente in vigore (la quale spesso viene sintetizzata in modo anche troppo esemplificativo come conservazione “a norma”). In realtà, il pezzo di Savino, nel passo sopra riportato, non risponde nettamente alla questione relativa alla necessità di conservare un documento informatico con firma digitale e marca temporale al fine di garantire il suo valore giuridico (pur se in qualche modo cerca di orientare il lettore verso una possibile interpretazione favorevole a chi effettua servizi di conservazione).

 

diritto alloblioNei giorni successivi alla pubblicazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea che limita al solo territorio comunitario l’esercizio del diritto all’oblio tramite i motori di ricerca, sono stati molti e variegati i commenti sugli effetti che ne deriveranno.

Tra gli altri, su Agenda Digitale Marina Rita Carbone scrive di “dietrofront sui diritti”.

Seguire una impronta ‘territoriale’ in una realtà senza confini quale quella digitale - si legge nel suo intervento - rappresenta un passo indietro in termini di tutela dei diritti, in particolar modo quando si tratta del diritto all’oblio, che ha assunto una posizione centrale all’interno della rosa delle tutele garantite all’interessato dalle normative succedutesi negli anni (...)

Ove le singole Autorità decidessero di seguire l’impronta ‘territoriale’ adottata dalla Corte di Giustizia Europea, si assisterebbe ad un “dietrofront” di tutele adottabili dal singolo cittadino nei confronti di colossi quali Google che, allo stato, ne possiedono le informazioni e dai quali dipende la propria reputazione agli occhi del mondo intero.

Di tenore diverso è il giudizio formulato da Bruno Saetta su Valigia Blu. Contestualizzando il pronunciamento, Saetta ricorda che la presa di posizione della Corte Europea nasce dall’impossibilità per i legislatori comunitari di emanare regole che

valgano anche oltre i confini dell’Unione. Nel farlo, riporta anche le ragioni di quanti si oppongono da tempo all’idea di criteri troppo stringenti in materia di diritto all’oblio, per le ripercussioni negative che potrebbero causare sul versante della libertà di espressione.

La notizia - scrive Saetta - è stata lanciata da alcuni giornali e siti di informazione come una vittoria di Google, il che non è esatto, in quanto in realtà si tratta di un problema di corretto bilanciamento tra diritti fondamentali dell’uomo, da un lato il diritto all’oblio, appunto, e dall’altro la libertà di informazione (diritto di cronaca, diritto ad essere informati, quali diritti serventi rispetto all’esercizio della sovranità popolare – vedi Cass. del 2010).

Se da un lato erano schierati il CNIL francese e i garanti tedesco e del Regno Unito, dall’altro, insieme a Google, vi era Microsoft, Wikimedia Foundation (proprietaria di Wikipedia), il Reporters Committee for Freedom of the Press, il Center for democracy and technology, e il gruppo Article 19. Article 19 è un’organizzazione britannica che si occupa da anni delle difesa e la promozione della libertà di espressione e di informazione in tutto il mondo, e che prende il nome dal relativo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani. (...)

Il direttore esecutivo di Article 19 ha salutato la sentenza come una vittoria per la libertà di espressione globale, in quanto il governo di uno Stato (nello specifico la Francia) non ha alcuna giurisdizione per limitare l’accesso alle informazioni legalmente pubblicate (ricordiamo che il diritto all’oblio interviene su informazioni del tutto lecite) al di fuori del territorio francese. Un residente non Ue, cercando su Google.com informazioni apparse in un articolo di un giornale statunitense, non ha alcuna aspettativa che la CNIL francese possa interferire con il suo diritto di accesso a tali informazioni. Del resto il rischio sarebbe che altri Stati cercherebbero di imporre le loro sentenze a tutto Internet, in una sorta di richiesta di reciprocità. Potremmo, ad esempio, avere la Turchia che chiede di rimuovere notizie non gradite al governo turco in tutto il mondo, il Pakistan che chiede di rimuovere notizie invise al governo pakistano, la Cina che chiede di bloccare notizie relative ai campi di concentramento per gli islamici, e così via.

Di parere opposto torna invece a essere il giudizio formulato su Repubblica da Giovanna Boschetti e Nicolò Bastaroli. “L’esclusione dell’obbligo per Google di deindicizzazione per le versioni nazionali esterne a quelle degli Stati membri della UE - scrivono - è stata molto criticata dai massimi esponenti istituzionali in materia di data protection e la reazione è certamente condivisibile”.

Dal punto di vista degli operatori del settore - prosegue il testo - ed in particolare da giuristi italiani che ogni giorno si confrontano con interrogativi e soluzioni nell’interesse di persone giuridiche e fisiche - seguendo l’operatività delle aziende con un occhio costante agli adempimenti di legge e ai diritti inviolabili - si può dire che la pronuncia in questione introduce temi di incertezza de iure condito e de iure condendo, anche alla luce di ciò che la politica comunitaria sembra esprimere nella sua politica legislativa, sempre più attenta al tema digitale.

Ciò che risulterebbe emergere da tale politica è l’urgenza di offrire una giusta collocazione nel mondo del diritto al ruolo ed alla natura degli Internet Service Provider, soprattutto in considerazione dell’enorme  impatto delle notizie pubblicate sui motori di ricerca (come Google), dei volumi di consultazione, dell’esaustività e della qualità dei contenuti fruibili e del fatto che tale massa di informazioni, anche collocata negli algoritmi del web a divenire “big data”, è idonea a orientare e condizionare le opinioni e le scelte quotidiane, sia nel mondo privato che professionale.

Per tale motivo, non si dovrebbe mettere in discussione che proprio l’articolo 17 del Regolamento 2016/679 ben noto come GDPR, istituendo il “diritto all’oblio”, costituisca un baluardo fondamentale dei diritti dei singoli in rete e debba essere considerato volto a costituire un fondamentale tassello per il progresso della legislazione e dell’etica digitale.

 

I tre commenti citati nell'articolo:

 

diritto alloblioCon l’approfondimento Diritto all'oblio, alcune precisazioni, Giulia Barrera ha illustrato i contenuti di recenti sentenze e provvedimenti in materia di diritto all’oblio formulati sia in ambito nazionale sia nel più ampio contesto europeo. L’approfondimento si apre con i tre diversi significati di diritto che si possono attribuire al concetto di diritto all’oblio e quindi passa all’esame delle pronunce:

In sede giudiziaria l’espressione diritto all’oblio può assumere tre diversi significati:

L’articolo 17 del Regolamento UE 2016/679 sulla protezione dei dati personali (d’ora innanzi GDPR) reca la rubrica Diritto alla cancellazione («diritto all’oblio»): il regolamento riconosce all’interessato «il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano», purché ricorrano determinate condizioni, indicate dal regolamento stesso.

Due anni prima dell’emanazione del GDPR, nel 2014, la Corte di giustizia dell’Unione Europea aveva affermato l’esistenza di un diritto all’oblio nell’ordinamento europeo, sulla base della direttiva del 1995 sulla protezione dei dati personali (direttiva 95/46/CE), intendendo per diritto all’oblio non la cancellazione dei dati, ma solo la loro deindicizzazione da parte dei motori di ricerca, quando i dati sono pubblicati su internet. L’informazione non deve essere cancellata: resta on line, ma non può essere più rintracciata usando come chiave di ricerca il nome dell’interessato (la si può però rintracciare usando altre chiavi di ricerca). (Sentenza nella causa C-131/12).

Nel 1998, la Corte di Cassazione italiana aveva invece definito il diritto all’oblio come «il legittimo interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore ed alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia, in passato legittimamente divulgata» (Cassazione, III sez. civ, sentenza 3679/1998). Il caso riguardava una tradizionale pubblicazione su carta stampata: niente a che vedere con internet e con il diritto all’oblio come inteso dalla Corte di giustizia della UE.

Tra fine luglio e fine settembre 2019, in materia di diritto all’oblio sono state pronunciate una sentenza della Cassazione a sezioni unite (quindi particolarmente autorevole), due sentenze della Corte di giustizia della UE e un provvedimento del Garante: si tratta di quattro pronunce importanti, che precisano come vada interpretato e applicato tale diritto.

 

accesso civicoCittadini e Pubbliche Amministrazioni possono consolidare la propria interconnessione grazie all’impianto normativo che da anni accompagna lo sviluppo digitale della PA. Menzione speciale merita, a tal proposito, il cosiddetto Accesso Civico.

Un cittadino può spesso trovarsi spaesato all’interno del nuovo “villaggio globale” (definizione cara a Marshall McLuhan): un individuo, infatti, rischia sempre più di percepire in maniera estremamente decentralizzata il suo rapporto con la società in cui vive.

In questo senso un punto cardine della nostra legislazione resta senza dubbio il nuovo CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale), introdotto nel nostro diritto dal decreto legislativo 82 del 7 marzo 2005, grazie al quale lo Stato ha dettato legge su un campo spesso minato fino a quel momento: l’amministrazione in formato digitale.

Ha così stabilito delle regole da seguire in materia di gestione accesso, trasmissione, conservazione e fruibilità dell’informazione pubblica in modalità digitale.

E impone alle PA l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione con le modalità più appropriate.

E in tal senso risulta palese questa dichiarazione d’intenti nell’articolo 3 del CAD, intitolato per l’appunto “Diritto all’uso delle tecnologie”, che recita:

“I cittadini e le imprese hanno diritto a richiedere ed ottenere l’uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni centrali e con i gestori di pubblici servizi statali nei limiti di quanto previsto nel presente codice.”

Da qui il passo successivo è stato quello di tendere una mano direttamente al cittadino, e stabilire in modo dettagliato e specifico quali possano essere le informazioni a portata di click per la cittadinanza.

L‘Accesso Civico è il diritto di ogni cittadino di accedere a dati, documenti e informazioni delle pubbliche amministrazioni senza necessità di dimostrare un interesse qualificato (Articolo 5 decreto legislativo 33/2013)

In seguito, è stato il decreto legislativo 97/2016 (il cosiddetto FOIA – Freedom of Information Act) a completare l’opera di innovazione, introducendo sostanziali modifiche al sopra citato Decreto ed estendendone ulteriormente la disciplina.

In particolare, la normativa vigente prevede:

  • Accesso ai documenti amministrativi ai sensi dell’articolo 22 della legge 241/1990
  • Accesso civico semplice consente a chiunque di richiedere documenti, dati o informazioni che le amministrazioni hanno l’obbligo di pubblicare nella sezione “Amministrazione trasparente” dei propri siti istituzionali, nei casi in cui gli stessi non siano stati pubblicati (articolo 5, comma 1 decreto legislativo 33/2013)
  • Accesso civico generalizzato (o accesso FOIA) consente a chiunque di richiedere documenti, dati o informazioni ulteriori rispetto a quelli che le amministrazioni sono obbligate a pubblicare (articolo 5, comma 2)

 

Attenzione: se da un lato questo percorso è portatore di diritti, dall’altro esso porta grandi responsabilità in capo a chi è tenuto a rispettarli, ovvero l’intero comparto della Pubblica Amministrazione Italiana.

 

Uno strumento utile per chi deve ottemperare ai doveri

Per evitare che l’adempimento di questi obblighi diventi un vero e proprio campo minato, esistono delle piattaforme ad hoc che consentono alle PA di gestire in maniera estremamente semplificata il carico lavorativo generato dalle nuove regole.

Un esempio è senz’altro l’applicativo Accesso Civico PA, sviluppato dalla Società DigitalPA, soggetto altamente qualificato nello sviluppo di applicativi software per la pubblica amministrazione e aziende, che consente di gestire informaticamente le istanze con il coinvolgimento del responsabile anticorruzione e di tutti i servizi coinvolti.

Questo strumento rende possibile una gestione semplice e intuitiva delle modalità di accesso, sia esso civico, generalizzato o documentale.

Inoltre, Accesso Civico PA genera automaticamente il registro degli accessi, da inserire nell’apposita sezione dell’Amministrazione Trasparente.

ACCESSO CIVICO PA Versione 3.2

Infine, DigitalPA ha recentemente rilasciato una nuova versione della piattaforma, rivedendo e rinnovando alcuni punti chiave delle sue skills.

Qui di seguito citiamo soltanto le voci principali che hanno subito un aggiornamento:

  • Nuovo workflow
  • Possibilità di accedere tramite SPID
  • Gestione modelli di risposta predefiniti
  • Scadenziario avanzato con sistema di promemoria e scadenze preimpostate tipiche degli accessi
  • Trasmissione notifiche via mail ai responsabili
  • Registrazione del cittadino per l’invio e la gestione delle proprie istanze

Per ulteriori informazioni contattaci o richiedi una demo:

https://www.accessocivico.eu/