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Messaggio di avviso

News dal CST

Dopo aver indicato e aggiornato tutte le prescrizioni sulle disposizioni per la privacy contenute nelle autorizzazioni generali, il Garante per la privacy ha avviato una procedura di consultazione pubblica.

Obiettivo della consultazione è di  acquisire osservazioni e proposte rispetto alle prescrizioni individuate con il provvedimento (13/12/2018), con specifico riguardo ai risvolti applicativi dei principi esposti e alle eventuali criticità rilevate o sperimentate nel settore di riferimento, a cura di tutti i soggetti interessati, anche eventualmente attraverso le associazioni di categoria e le organizzazioni rappresentative, come quelle del mondo del lavoro e della ricerca scientifica, delle chiese e comunità religiose. 

www.garanteprivacy.it

Il 31 dicembre il Garante per la privacy ha tratteggiato un primo bilancio passati sette mesi dall'entrata in vigore del GDPR. I risultati sono: 43.269 comunicazioni dei dati di contatto dei Responsabili Protezione Dati-RPD;  4.704 reclami e segnalazioni - 3.378 nel 2017, 1.326 in più -; 630 notificazioni di Data breach, e 13.835 contatti con l'ufficio relazioni con il pubblico – 8.331 nel 2017, 5.504 in più.

Rispetto al passato le violazioni dei dati personali sono molte è vero, ma è con l'entrata in vigore del GDPR che i Data breach devono essere segnalati all'Autorità Garante per la protezione dei dati personali dal titolare o dal responsabile del trattamento "senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza". L'Autorità agirà aprendo un fascicolo ed effettuando il monitoraggio e la verifica in real time dell'evolversi della situazione.

www.garanteprivacy.it

Interessante leggere dei cambiamenti che le tecnologie digitali producono nelle organizzazioni: facilitazioni, contatti, relazioni. Ma interessante è anche conoscere i cambiamenti che produce l'utilizzo delle tecnologie nei comportamenti delle persone e nelle relazioni.

Leggiamo sul “Corriere della Sera (articolo di Candida Morvillo) che uno studio di due ricercatori, docenti di Tecnologia dell'informazione presso la Monash University  in Australia, effettuato su 846 persone, ha individuato un disturbo  prodotto dall'accumulo di contenuti digitali, assimilabile a quello più noto di accumulo di oggetti, che è nella lista dei disturbi della American Psychiatric Association.

L'accumulatore digitale (il digital hoarding) è colui che non riesce a liberarsi di vecchie email, foto e documenti ormai inutilizzabili. Non essere capaci di tenere in ordine e scartare l'inutile, l'accumulare appunto, può causare stress, ansia e angoscia fino a diventare un disturbo ossessivo compulsivo. Del disturbo da accumulo ne soffrirebbero soprattutto i giovani fra i 20 e i 30 anni per la maggior èparte donne.

Nell'articolo di Morvillo, Paolo Giovannelli, fondatore e direttore di Esc Team, punto di riferimento in Italia per i disordini prodotti da Internet (IAD-Internet Addiction Disorder) spiega che “Con la mole di dati che circola viviamo una complessità che non siamo educati a gestire”.

Ogni minuto nel mondo vengono inviati 187 milioni di messaggi, che producono 269,3 miliardi di email al giorno. Di questi, in media,  il 24 per cento non vengono letti.

Appalti, contributi di gara 2019: l’ANAC, con la delibera n.1174/2018 ha rimodulato importi e modalità di versamento. Ecco tutte le novità.

L’Anac ha definito per il 2019 (delibera del consiglio n. 1174/2018) gli importi e le modalità di versamento del contributo che devono corrispondere all’Autorità le stazioni appalti e gli operatori economici per gli affidamenti di lavori, servizi e forniture, nonché le società organismo di attestazione previste dall’articolo 84 del Dlgs 50/2016.

In particolare, si segnala la previsione dell’esenzione dalla contribuzione per le stazioni appaltanti e gli operatori economici per le procedure di:

  • affidamento di lavori, servizi e forniture espletati nell’ambito della ricostruzione, pubblica e privata, a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, così come individuate con le delibere dell’A.N.AC. n. 359 del 29 marzo 2017 e n. 1078 del 21 novembre 2018;
  • affidamento alle quali si applica il decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale del 2 novembre 2017, n. 192.

Ai fini dell’esonero dal pagamento del contributo, i modelli da utilizzare sono i seguenti:

  • Modello 1 – Richiesta di esonero dal pagamento del contributo in favore dell’A.N.AC. ai sensi della delibera 359/2017 e della delibera 1078/2018.
  • Modello 2 – Richiesta di esonero dal pagamento del contributo in favore dell’A.N.AC. per gare espletate nel rispetto del decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale 2 novembre 2017, n. 192.

Gli importi

I soggetti di cui all’art. 1, comma 1, lettere a) e b), sono tenuti a versare a favore dell’A.N.AC., con le modalità e i termini di cui all’art. 3 del presente provvedimento, i seguenti contributi in relazione all’importo posto a base di gara:

I soggetti di cui all’art. 1, comma 1, lettera c) sono tenuti al pagamento della contribuzione dovuta entro novanta giorni dall’approvazione del proprio bilancio. Decorso tale termine detti soggetti possono chiedere la rateizzazione dei contributi dovuti, previa corresponsione degli interessi legali, a condizione che l’ultima rata abbia scadenza non oltre il 31 dicembre 2019.

Annunciata anche la data della seconda edizione, in programma a Bologna il 13 novembre 2019

Sul canale YouTube del progetto editoriale La Pa Digitale (Maggioli), sono in via di progressiva pubblicazione i video degli interventi al primo Raduno dei Responsabili per la transizione al digitale, organizzato lo scorso 28 novembre a Bologna.

Tra i video già disponibili, l'approfondimento sugli open data come leva per la valorizzazione del patrimonio informativo della Pubblica Amministrazione, a cura di Laura Moro, direttrice dell’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna.

Gli organizzatori dell’evento hanno anche annunciato che la seconda edizione dell’evento si svolgerà sempre a Bologna, il 13 novembre 2019. Nelle prossime settimane, saranno pubblicati online aggiornamenti sul programma e le modalità di iscrizione.

Pareggio di Bilancio, sanzioni solo per chi non certifica? A elencare i punti fermi sulla disciplina del pareggio di bilancio per l’anno 2018, dopo le importanti novità della legge 145/2018, è la circolare della Ragioneria generale dello Stato n. 3 del 14 febbraio 2019, relativa ai chiarimenti in materia di equilibrio di bilancio.

L’articolo 1, comma 823, della legge di bilancio 2019, a decorrere dal 2019, prevede la cessazione, per le regioni a statuto speciale, le province autonome di Trento e di Bolzano, le città metropolitane, le province e i comuni, degli obblighi di monitoraggio e di certificazione di cui ai commi 469 e seguenti dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016. Per le regioni a statuto ordinario, invece, la cessazione dei predetti adempimenti decorre dall’anno 2021.

Con riferimento al saldo non negativo dell’anno 2018, invece, restano fermi:

  • per le regioni a statuto ordinario, gli obblighi di cui al DM 17 dicembre 2018 in materia di “Monitoraggio e certificazione del pareggio di bilancio 2018 per le regioni a statuto ordinario”;
  • per gli enti locali, ai sensi del comma 823 dell’articolo 1 della legge n. 145 del 2018, gli adempimenti relativi al monitoraggio e alla certificazione di cui ai commi da 469 a 474 dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016.

Al riguardo, nel confermare quanto già rappresentato sull’argomento nella circolare 20 febbraio 2018, n. 5, si richiama l’attenzione degli enti locali, con riferimento agli adempimenti relativi al monitoraggio, sulle modalità di compilazione del relativo prospetto MONIT/18 contenute nel D.M. 23 luglio 2018, n. 182944, concernente il “Monitoraggio del saldo di finanza pubblica di cui al comma 466 dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, delle città metropolitane, delle province e dei comuni per l’anno 2018”, emanato ai sensi dell’articolo 1, comma 469, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, come modificato a seguito dell’emanazione della Circolare 3 ottobre 2018, n. 25, in materia di utilizzo dell’avanzo di amministrazione per investimenti.

Dati e obblighi del monitoraggio

In proposito, giova ricordare che i dati del monitoraggio, da inserire nel prospetto MONIT/18, già disponibile nell’applicazione appositamente prevista per il pareggio di bilancio sul sito http://pareggiobilancio.mef.gov.it devono essere trasmessi, con riferimento al primo e al secondo semestre 2018, esclusivamente utilizzando la predetta applicazione.

Si precisa, poi, che gli obblighi di monitoraggio di cui al richiamato comma 469, per gli enti locali delle regioni a statuto speciale e delle province autonome che esercitano funzioni in materia di finanza locale in via esclusiva (Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e province autonome di Trento e di Bolzano), sono assolti per il tramite delle medesime regioni e province che, a tal fine, trasmettono al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, le informazioni riferite a ciascun ente locale.

La riproduzione su supporto cartaceo del presente documento costituisce una copia del documento firmato digitalmente e conservato presso il MEF ai sensi della normativa vigente nel proprio territorio. Le informazioni devono essere trasmesse, con riferimento a ciascun periodo, in formato Excel, avvalendosi di un apposito file previsto per le autonomie speciali e disponibile sul sistema web all’indirizzo http://pareggiobilancio.mef.gov.it.

Obbligo di certificazione

Per quanto concerne, invece, l’obbligo di certificazione del rispetto del saldo di finanza pubblica 2018, si ritiene utile segnalare che, ai sensi del comma 470 dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016, le regioni Friuli- Venezia Giulia e Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e di Bolzano dovranno nuovamente scaricare, compilare e caricare il file Excel relativo al monitoraggio del secondo semestre (MONIT/18) al fine di aggiornare, entro il termine del 31 marzo 2019 (prorogato di diritto al 1° aprile 2019), le informazioni del monitoraggio riferite al 31 dicembre 2018 per ciascun ente locale.

La mancata trasmissione della certificazione entro il termine perentorio costituisce inadempimento all’obbligo del pareggio di bilancio e comporta dunque l’applicazione delle sanzioni.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha diffuso i dati relativi all’applicazione del nuovo Regolamento dal 25 maggio al 31 dicembre scorsi

Il Garante per la protezione dei dati personali ha diffuso i dati di bilancio relativi all’applicazione del nuovo Regolamento comunitario in materia di dati personali (GDPR) dal 25 maggio, data di entrata in vigore della piena attuazione della normativa comunitaria negli Stati membri, al 31 dicembre 2018.

Oltre 43.000 le comunicazioni relative alla nomina dei Responsabili per la protezione dei dati ricevute dall’Autorità, mentre per quanto riguarda i reclami e le segnalazioni sono 4.704 quelle pervenute, a fronte delle 3.378 registrate nello stesso periodo del 2017.

Le notificazioni di data breach sono state 630 e infine per quanto riguarda l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Garante, i contatti complessivi sono stati 13.835, il 66% in più rispetto agli 8.331 registrati nello stesso periodo del 2017.

Annullamento Concorso: risarcimento danni per mancata assunzione è legittimo. Ecco cosa ha stabilito il TAR Molise 46/2019.

Chi ritiene di aver subito un danno da un atto amministrativo può rivolgersi al Tar competente e chiederne l’annullamento o il risarcimento del danno. In base a questa logica è arrivata una Sentenza molto importante del TAR Molise, la Sentenza 4/2019, che mette al centro del dibattito il caso di un annullamento di concorso: il risarcimento danni per mancata assunzione è legittimo. Scopriamone le motivazioni.

Il caso

I ricorrenti impugnavano, con separati ricorsi straordinari al Capo dello Stato, un bando  di indizione di un avviso pubblico di selezione per titoli e colloquio, per la stipula di n. 20 contratti di lavoro a tempo determinato e parziale per il profìlo professionale di istruttore direttivo – categoria Dl.

La censura principale, formulata nei detti ricorsi amministrativi, riguardava la dedotta illegittimità del requisito di residenza in uno dci Comuni del Molise imposto come tale dal bando ai partecipanti al concorso, che precludeva ai ricorrenti – non residenti in Comuni molisani – la possibilità di parteciparvi.

I posti riservati ai vincitori del bando erano venti, successivamente estesi a ventisei, e le candidature presentate non erano molto numerose (95 concorrenti, di cui 31 dichiarati non idonei e 15 ritirati o assenti alla prova). Le probabilità dei ricorrenti di collocarsi in posizione utile nella graduatoria concorsuale, ancorché previo superamento della procedura selettiva, erano se non elevate almeno discrete.

Annullamento Concorso: risarcimento danni è legittimo

Il giudice ha accolto le istanze risarcitorie fondando il proprio ragionamento sulla circostanza per cui «l’imposizione quale requisito» di partecipazione alla selezione della «residenza dei concorrenti (…), censurata perché contraria alla legge e ai principi costituzionali, è rilevante ai fini dell’invocata tutela e spiega il nesso di causalità tra la condotta antigiuridica (colposa o dolosa) e il procurato pregiudizio patito dagli aspiranti che hanno subito l’esclusione dal bando per via della mancanza del requisito di residenza».

La determinazione del risarcimento deve avvenire pertanto «secondo una valutazione equitativa, ex articolo 1226 del codice civile, commisurandola ove possibile al grado di probabilità che quel risultato favorevole avrebbe potuto essere conseguito».

Gli effetti di “quota 100” negli enti locali rischiano di mettere in seria difficoltà i Comuni. Secondo i calcoli targati Anci, quota 100 potrebbe portare in anticipo all’uscita dall’ufficio fino a 50mila persone in 12-18 mesi, cioè più del 10% del personale oggi in forza ai Comuni.

La spiegazione è semplice, e arriva dall’età media dei dipendenti comunali che ha ormai superato di slancio i 50 anni.

Una situazione che preoccupa molto Anci: perchè alla diminuzione del personale corrisponde anche l’aumento dei compiti per la gestione delle pratiche relative al reddito di cittadinanza. Secondo i calcoli dell’Associazione, a livello nazionale quota 100 potrebbe portare in anticipo all’uscita quel 10% del personale oggi in forza ai Comuni sopra citato.

L’allarme è duplice: nei piccoli Comuni basta un’uscita prima del previsto per far saltare i piani di gestione del personale e moltiplicare i buchi più o meno rattoppati distribuendo interim su determinati settori a personale che si occupa d’altro. Nei Comuni grandi, invece, il quadro è peggiorato dal fatto che negli anni scorsi i limiti al turn over sono stati ancora più stretti, per cui l’organico più ampio non basta a rimediare ai compiti dei diversi uffici.

Quota 100, nel 2019 assunzioni nei Comuni?

La soluzione, pertanto, potrebbe essere data da nuove assunzioni nei Comuni.

Il cambio dei requisiti dovuto alla sospensione della legge Fornero potrebbe favorire la procedura, aumentando i risparmi di spesa a carico dei bilanci locali. E quindi potrebbe permettere di anticipare una parte di nuove assunzioni senza far saltare i conti.

Ovviamente gli spazi assunzionali resterebbero vincolati ai tetti di spesa e alle altre norme che legano alla sostenibilità finanziaria la possibilità di reclutare nuovo personale. A facilitare questo passaggio, peraltro, ci sarebbe anche l’uscita di scena dal prossimo anno del blocco alle assunzioni negli enti locali che non rispettano il pareggio di bilancio, saltato insieme alle altre sanzioni previste per chi non rispetta gli obiettivi di finanza pubblica.

Problemi su procedure per Reddito di Cittadinanza?

Riguardo al ruolo dei Comuni rispetto al reddito di cittadinanza, è stato il presidente Decaro a chiarire la posizione di Anci: “I sindaci, che ben conoscono le situazioni di disagio sociale, sono a favore del reddito di cittadinanza, come di ogni strumento in grado di portare sostegno alle famiglie in difficoltà. Siamo contenti di essere coinvolti in questa misura, ma la sua attivazione richiede risorse umane ed economiche importanti. Abbiamo chiesto un incontro al ministro Di Maio per capire le possibili soluzioni ai problemi operativi che riteniamo si possano presentare”.

Certificati Pubblica Amministrazione, la validità è estesa grazie al “cittadino europeo mobile”. Tutto ciò per favorire la libera circolazione dei cittadini nello spazio Ue, attraverso un flusso senza ostacoli dei documenti pubblici.

Tutte queste regole erano già state preventivamente disposte dal regolamento Ue 2016/1191. A porre chiarimenti su tutti i dubbi è la Circolare 2 del 14 febbraio 2019 dei Servizi Demografici del Ministero dell’Interno.

Il Regolamento (UE) 2016/1191, è infatti finalizzato ad assicurare la libera circolazione dei cittadini degli Stati Membri dell’Unione semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell’Unione europea e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012.

Certificati Pubblica Amministrazione: validità più ampia

Questo regolamento entrerà in vigore dal prossimo 16 febbraio 2019.

Il suddetto regolamento, prevede la semplificazione delle formalità amministrative per la circolazione di alcuni documenti pubblici e delle relative copie autentiche rilasciate da un’autorità di uno Stato membro ai fini della presentazione in un altro Stato membro.

Ha, quindi, previsto, per i documenti pubblici di cui all’art. 1, par.1, un sistema di esenzione dalla legalizzazione o formalità analoghe (apostille) e di semplificazione delle formalità relative alle copie autenticate ed alle traduzioni di documenti pubblici quando le copie autenticate o le traduzioni siano richieste dalle autorità del paese dell’UE ricevente, fatta salva la possibilità, a richiesta, per chi voglia, “… di utilizzare altri sistemi applicabili in uno Stato membro relativamente alla legalizzazione o formalità analoghe”.

Il regolamento (UE) 2016/1191 non si applica ai documenti pubblici rilasciati dalle autorità di un paese terzo (art. 2, par. 3) né al riconoscimento in uno Stato membro degli effetti giuridici relativi al contenuto dei documenti pubblici rilasciati dalle autorità di un altro Stato membro (art. 2, par. 4).

I moduli standard multilingue

Per quanto riguarda, in particolare, la traduzione dei documenti, l’art. 1, par. 2 del regolamento (UE) 2016/1191, istituisce ” … moduli standard multilingue da utilizzare come supporto per la traduzione e allegati ai documenti pubblici nazionali relativi alla nascita, all’esistenza in vita, al decesso, al matrimonio (compresi la capacità di contrarre matrimonio e lo stato civile), all’unione registrata (compresi la capacità di sottoscrivere un’unione registrata e lo stato di unione registrata), al domicilio e/o alla residenza e all’assenza di precedenti penali”.

I moduli standard multilingue sono redatti in ciascuna delle lingue ufficiali delle istituzioni dell’Unione e riproducono il contenuto dei documenti pubblici cui sono allegati, su richiesta della persona avente diritto ad ottenere il documento pubblico, evitando la necessità di effettuare una traduzione dei documenti stessi.

I predetti moduli standard multilingue non hanno alcun valore legale autonomo e possono essere utilizzati solo in uno Stato membro diverso da quello in cui sono stati rilasciati.

Ciascun modulo standard multilingue contiene una parte standard ed una parte non standardizzata, costituita da voci specifiche per paese che rispecchiano il contenuto del documento pubblico cui il modulo standard multilingue sarà allegato e dai rispettivi codici numerici di tali voci e comprende inoltre un glossario multilingue sia delle voci standard che delle voci specifiche per paese in tutte le lingue ufficiali delle istituzioni dell’Unione (Art. 9).

Attualmente, il portale europeo della giustizia elettronica, https://ejustice.europa.eu/home.doalla voce Moduli dinamici — Documenti pubblici, contiene, per ciascuno Stato membro, modelli di moduli standard multilingue istituiti, conformemente al regolamento, in tutte le lingue ufficiali delle istituzioni dell’Unione, che comprendono: a) le parti standard che figurano negli allegati da I a XI; e b) le voci specifiche per paese comunicate dagli Stati membri alla Commissione.

A partire dal 15 febbraio 2019, i moduli standard multilingue, contenenti le voci specifiche per paese, saranno disponibili ai seguenti link:

https://beta.e-justice.europa.eu

Con due relative sezioni:

  • Sezione: I tuoi diritti, Documenti pubblici
  • Sezione: Ricorso alle vie legali, Moduli online, Documenti pubblici, che contiene i moduli standard multilingue in formato editabile.

Assenteismo nella PA, il Garante della Privacy mette nero su bianco alcune richieste di modifica relativamente alla normativa sulle impronte digitali contro le pratiche scorrette.

Nell’audizione del Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, correlato al DDL Concretezza, ci si è confrontato sulla parte relativa ai controlli biometrici. E il Garante della Privacy si pronuncia abbastanza severamente su alcuni aspetti che dovrebbe introdurre la nuova normativa in materia.

Assenteismo nella PA, il Garante Privacy propone modifiche ai controlli biometrici

La modifica dovrà essere valutata alla luce del canone di proporzionalità, che nel contesto della protezione dati si pone come parametro essenziale di legittimità del trattamento, sotto un duplice profilo:

  • Da un lato, esso rappresenta un criterio regolativo essenziale nello svolgimento del trattamento, da parte del titolare, per quanto concerne in particolare la scelta sulla portata e le modalità del trattamento stesso.
  • Per altro verso, il principio di proporzionalità rappresenta un parametro generale di legittimità delle limitazioni del diritto alla protezione dati, da osservare – in conformità ai canoni di cui al 52 della Carta di Nizza – anche in sede di esercizio del potere legislativo.

La Carta prevede infatti una serie di requisiti puntuali per le limitazioni dell’esercizio dei diritti e delle libertà dalla stessa riconosciuti (tra i quali appunto anche il diritto alla protezione dei dati personali). Tra questi rilevano, in particolare, il necessario rispetto del contenuto essenziale del diritto e il principio di proporzionalità, che ammette limitazioni dei diritti fondamentali solo se “siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà”.

I principi di necessità e proporzionalità sono stati declinati con particolare nettezza dalla disciplina di protezione dati (prima direttiva 95/46, ora Regolamento 2016/679 e direttiva 2016/680  (per giustizia penale e polizia) e interpretati con implicazioni di assoluto rilievo dalla Corte di giustizia.

A tale riguardo va sottolineato che con la sentenza Digital Rights a proposito di data retention, la Corte di Giustizia ha dichiarato invalido un intero atto normativo dell’Unione per violazione del principio di proporzionalità. Il diritto alla protezione dei dati si è ritenuto, infatti, eccessivamente compresso (nonostante l’indiscutibile merito del fine di contrasto dei reati) da una misura, quale la conservazione dei tabulati telefonici e telematici, massiva in quanto indirizzata alla generalità dei cittadini e non limitata ad esigenze repressive dei soli reati gravi.

I Controlli Biometrici

Così, per particolari categorie di dati tra i quali, appunto, quelli biometrici, il Regolamento sancisce in linea generale il divieto di trattamento, superabile solo in presenza di alcuni presupposti tra i quali, in particolare (e anche in materia lavoristica):

  • la sussistenza di una previsione normativa specifica
  • la necessità del trattamento per la realizzazione dei legittimi fini perseguiti, nonché
  • il rispetto di garanzie appropriate.

Alla luce di questi parametri va, dunque, letto l’articolo 2 del ddl, che prevede per tutte le amministrazioni pubbliche – eccetto per il personale in regime di diritto pubblico e per il lavoro agile – l’introduzione di sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi in sostituzione dei diversi sistemi di rilevazione automatica, attualmente in uso, ai fini della verifica dell’osservanza dell’orario di lavoro.

L’introduzione di tali sistemi deve avvenire – secondo la previsione introdotta al Senato – “nel rispetto dei princìpi di proporzionalità, non eccedenza e gradualità ai sensi dell’articolo 5, par. 1, lettera c)”, del Regolamento.

Le modalità attuative della norma sono demandate a regolamenti da adottarsi, previo parere del Garante sulle modalità di trattamento dei dati biometrici, nel rispetto dell’articolo 9 del Regolamento e delle misure di garanzia definite dall’Autorità.

La proposta di modifica

Sarebbe dunque opportuno modificarne il testo prevedendo espressamente:

a) l’alternatività del ricorso alla rilevazione biometrica e alle videoriprese;

b) l’ammissibilità della rilevazione biometrica in presenza di fattori di rischio specifici ovvero di particolari presupposti quali, ad esempio le dimensioni dell’ente, il numero dei dipendenti coinvolti, la ricorrenza di situazioni di criticità che potrebbero essere anche influenzate dal contesto ambientale. L’articolazione, nel dettaglio, di tali requisiti ben potrebbe essere demandata ai regolamenti di cui ai commi 1 e 4.

Ove invece si confermasse la versione attuale della norma – interpretandola come volta a sancire l’indiscriminata e astratta obbligatorietà dei nuovi sistemi di rilevazione – essa sarebbe difficilmente compatibile con il criterio di “necessità nel rispetto del principio di proporzionalità” di cui all’art. 52 della Carta di Nizza.

L’Air (analisi impatto regolazione) richiama, sul punto, l’esigenza di contrasto di un fenomeno, quale quello della falsa attestazione della presenza in servizio, indubbiamente grave ma rispetto al quale non sembrano emergere dati univoci in ordine alla sua sistematica e generalizzata diffusione nelle pubbliche amministrazioni. Le statistiche ci dicono infatti che il 10 % dei provvedimenti di licenziamento disciplinare adottati nell’ultimo anno derivino da accertamento in flagranza di falsa attestazione della presenza in servizio: in valore assoluto 89, metà dei quali definiti con altro tipo di provvedimento, in alcuni casi anche per mutata contestazione.

E’ un dato di per sé sicuramente rilevante, ma non sintomatico della pervasività generale del fenomeno o comunque tale da giustificare l’adozione, in ciascuna amministrazione pubblica, di un sistema di rilevazione della presenza in servizio così invasivo.

 

Con il recente decreto legge 4 del 28 gennaio 2019, Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, entrato in vigore il 29 gennaio 2019, si definiscono tre obiettivi:

  • Rdc (Reddito di cittadinanza)
  • S.I.U.S.S. (Sistema Informativo Unico dei Servizi Sociali)
  • ISEE (Modalità precompilato dal 01/09/2019)

L'articolo 1 prevede, da aprile 2019, il reddito di cittadinanza quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale.

Il reddito di cittadinanza sarà riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di una serie di requisiti e, tra quelli economici, oltre al patrimonio (finanziario ed immobiliare) del soggetto, risulta fondamentale il valore dell’ISEE.

Istituito con il Decreto legislativo 147/2017, il Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali ha lo scopo di conoscere in modo completo i bisogni sociali e le prestazioni erogate raccogliendo quindi dati e informazioni da Comuni, Ambiti territoriali, Regioni, Province e ogni altro ente erogatore di prestazioni sociali, incluse tutte le prestazioni erogate mediante ISEE, e prestazioni che, per natura e obiettivi, sono assimilabili alle prestazioni sociali.

Con URBI Smart 2020 è possibile:

  • recuperare tutti i dati ISEE aggiornati direttamente dal portale INPS
  • generare il file XML da trasmettere al SIUSS
  • caricare quindi tutti gli interventi e le prestazioni sociali classificate con il codice A1.04 (contributi a integrazione del reddito famigliare) eventualmente estendibile a tutti gli altri tipi di prestazione.

Assolvendo agli adempimenti sopra descritti si preserva così il soggetto responsabile dalle sanzioni disciplinari previste.

Scegli la formula più adatta alle tue esigenze:

  • SOLUZIONE SOFTWARE per colloquiare con il SIUSS, generare il file XML per trasmettere tutte le prestazioni erogate entro la nuova scadenza (15 giorni successivi all’erogazione), gestire il flusso dei dati da/verso il portale INPS.
  • SERVICE PER GLI ENTI, con cui PA Digitale, tramite personale competente e qualificato, solleva i clienti dalla gestione delle diverse attività sopra descritte: non dovrai fare nulla, ci pensiamo noi!

Per un approfondimento sul tema e conoscere la proposta di Pa Digitale, partecipa al Webinar Gratuito! 

Ti aspettiamo on line a uno dei seguenti appuntamenti:

  • giovedì 21 febbraio dalle ore 15.00 alle ore 16.00
  • lunedì 4 marzo dalle ore 11.30 alle ore 12.30
  • lunedì 18 marzo dalle ore 15.00 alle ore 16.00
  • venerdì 29 marzo dalle ore 11.30 alle ore 12.30

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Whistleblowing: le segnalazioni nel 2019, a un anno esatto dall’entrata in vigore della norma, quante sono? Ecco i numeri.

A un anno esatto dalla sua introduzione, sono 607 le segnalazioni ricevute attraverso il sistema informatico Whistleblowing, realizzato per l’acquisizione e la gestione delle segnalazioni di illeciti da parte dei pubblici dipendenti nel rispetto delle garanzie di riservatezza previste dalla normativa. Di queste, 63 sono state inviate alle competenti Procure della Repubblica e 70 alla Corte dei conti, per accertare la sussistenza di profili penali o di danno erariale. Lo strumento in questi mesi si è rivelato molto apprezzato, tanto che attualmente circa il 70 per cento delle segnalazioni di whistleblowing arrivano all’Anac tramite questo canale.

Dallo scorso 15 gennaio l’Autorità anticorruzione ha inoltre messo a disposizione il software per la gestione delle segnalazioni di illeciti da parte dei propri dipendenti – basato sul prototipo realizzato per Anac da Hermes Center nell’ambito del GlobaLeaks Project – con l’obiettivo di consentirne il riuso da parte delle pubbliche amministrazioni. La sicurezza e l’affidabilità sono state certificate da un soggetto terzo che ha condotto specifici test sulla piattaforma, già oggi utilizzata, oltre che dall’Anac stessa, anche da numerose istituzioni pubbliche fra cui la Banca d’Italia.

L’impiego del software, tuttavia, non implica in alcun modo una collaborazione al progetto GlobaLeaks. Si tratta infatti di un prodotto nuovo, finalizzato a perseguire scelte e sviluppi tecnologici differenti, dettati esclusivamente dalle esigenze dell’Autorità, nelle quali non rientrano la modifica o la partecipazione al processo di sviluppo ma soltanto la realizzazione della piattaforma per ricevere segnalazioni in forma riservata.

In assenza di continuità tecnologica con GlobaLeaks, né essendo previsto supporto alla migrazione del software e dei dati da e verso tale progetto, l’Autorità si riserva pertanto la possibilità di evolvere l’applicazione informatica, abbandonando completamente il progetto iniziale e garantendo esclusivamente la portabilità e la retrocompatibilità dei dati nell’ambito del progetto OpenWhistleblowing.

Su Agenda Digitale è stato pubblicato un approfondimento di Vincenzo Paturno dedicato al Data & Analytics Framework (Daf), la Piattaforma digitale nazionale dati, realizzata su iniziativa del Team per la Trasformazione digitale e oggetto di disposizione normativa all’articolo 50 ter del Codice dell’Amministrazione digitale.

Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche “a silos” che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA.

Dal momento che l’interazione tra Pubbliche amministrazioni avviene essenzialmente attraverso i dati, una Pa che sia Interconnessa e Integrata deve necessariamente passare attraverso il superamento dell’attuale approccio “a canne d’organo”, in cui, cioè, i processi tendono a svilupparsi  “in verticale” all’interno di unità organizzative omogenee con una scarsa propensione all’interazione con altre unità organizzative della stessa PA o peggio ancora con altre Pa.


In cosa consiste il Data & Analytics Framework

Il Daf nasce, quindi, come un tentativo di portare alla luce dati che altrimenti resterebbero imprigionati all’interno dei silos, aumentandone nello stesso tempo la capacità di integrazione, come spiegato in uno dei primi post del Team Digitale. Almeno questo in un primo momento.

Ma in cosa consiste il Daf? Innanzitutto, è una attività prevista dal Piano triennale per l’informatica nella Pa e consiste nel “canalizzare” e far confluire dati della Pa all’interno di un’unica piattaforma Cloud.

Nel momento in cui i dati transitano all’interno della piattaforma possono essere armonizzati, normalizzati, arricchiti, aumentando così sia la qualità del dato ma soprattutto il “grado di integrabilità” con gli altri dati presenti nella piattaforma. Questo vale sia per i dati open che per quelli non open prodotti dalle Pa.

E infatti il Daf nasce con l’obiettivo di sviluppare e semplificare l’interoperabilità dei dati pubblici tra Pa, standardizzare e promuovere la diffusione degli open data, ottimizzare i processi di analisi dati e generazione di sapere.

A distanza di due anni dal “lancio”, ci sono un paio di cose da segnalare. Innanzitutto il Daf ha cambiato nome e ora si chiama Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd).

La seconda è che le attività attorno alla Pdnd hanno virato in modo credo di poter dire piuttosto deciso sugli Open Data.

La mancanza di equilibrio tra le regole previste per tv, radio e stampa e il vuoto normativo su web e social diventa sempre più ingiustificabile. Se nella tv i politici hanno tempi contingentati, nel web e nei social hanno piena libertà di promuovere la propria immagine, senza limiti e senza rispettare gli obblighi di trasparenza.

In assenza di regole del "far web", ogni piattaforma di condivisione decide, in totale autonomia, spesso favorendo il soggetto economicamente più forte, come indicizzare i contenuti diffusi. I cambiamenti introdotti dall'utilizzo massiccio del web, nel processo di formazione delle opinioni degli utenti/elettori, hanno completamente cambiato - e non sempre positivamente - gli aspetti della comunicazione politica.

Ed è proprio il divario fra media classici e media digitali l'oggetto dell'intervento di Mario Morcellini, commissario di Agcom che, in margine al convegno 'Social network, formazione del consenso e istituzioni politiche: quale regolamentazione possibile?' ha dichiarato "E' venuto il momento di mettere in sicurezza la funzione di garanzia di Agcom a fronte di campagne elettorali che si svolgono in larga misura su piattaforme digitali".

www.agcom.it

La società 3D Endless ha realizzato il software gratuito per il personal archiving Endless Map. L’applicativo è stato progettato per tracciare e favorire la conservazione a tempo indefinito dei file prodotti o ricevuti per scopi personali.

Endless Map aiuta a focalizzare i nostri file e cartelle, tracciando automaticamente tutti quelli presenti nella cartelle personali, quali: Documenti, Immagini, Video, Musica, Desktop o Scrivania per i PC, DCIM, Pictures, Whatsapp, per gli smartphone o i tablet, nonché presenti in tutte le unità di memoria che man mano si connettono, in modo da produrre una nostra mappa universale, cioè indipendente dai dispositivi, che scambiata tra di essi, ci permette di conoscere il nostro patrimonio di file anche senza averli necessariamente sul dispositivo corrente.

Sul sito della community Cantieri PA è possibile leggere una presentazione del software a firma di Gianni Penzo Doria.

Nella seconda metà di quest'anno sarà disponibile IO, l'app che dà la possibilità di interagire con i servizi pubblici attraverso lo smartphone. L'applicazione rende operativo il Progetto di Cittadinanza Digitale, concetto introdotto con il nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale, che  si basa sull'approccio 'prima i cittadini'.

L'app IO è stata ideata dopo una attenta attività di ascolto dei bisogni dei cittadini, è inclusiva perché necessita solamente dello smartphone, è digitale e personalizzata nel rispetto di privacy e sicurezza informatica.

Per accedere ad IO la prima volta occorre lo SPID, per certificare la propria identità, in seguito, sarà necessario solo il codice PIN per pagare il bollo dell'auto, le contravvenzioni, le rette scolastiche, le tasse e i tributi vari ma anche per, prendere appuntamento per il rinnovo della carta di identità (Cie) dopo essere stati avvisati della scadenza o essere avvisati su una ordinanza comunale o per un allerta meteo…

L'app si basa sull'integrazione di altri sistemi in funzione presso gli Enti pubblici, alcuni dei quali già coinvolti nelle fasi sperimentali del Progetto, per rendere maggiormente fruibili i servizi delle Pubbliche Amministrazioni.

https://teamdigitale.governo.it 


Dopo l’annuncio da parte di AgID del prossimo avvio della procedura per arrivare alla notifica europea della Carta di Identità Elettronica, su Agenda Digitale è stato pubblicato l’approfondimento Spid e Cie, prove di convivenza futura tra i due strumenti di identità digitale, a firma di Giovanni Manca.

La convivenza tra il sistema pubblico di identità digitale (Spid) e la carta d’identità elettronica (Cie) potrà risultare difficile e per certi versi concorrenziale. Tutte le criticità, le possibili evoluzioni e i fattori a cui prestare attenzione.

La presenza nel nostro Paese di ben quattro strumenti di identificazione personale (Pin, Carta nazionale dei servizi, carta d’identità elettronica e Spid) pone un concreto problema di “convivenza” e concorrenza, in particolare tra questi ultimi due, quando la nuova carta d’identità elettronica sarà più diffusa.

La convivenza tra Cie e Spid è un tema sul tavolo delle istituzioni competenti (leggi Team Digitale alla presidenza del Consiglio, Agid, Funzione Pubblica, Poligrafico dello Stato) e si lavora ad alcune ipotesi per il futuro.

Cerchiamo di capire come mai si è venuta a creare questa pluralità di identità e se e come questi strumenti devono/possono convivere, in quale modo devono evolvere o estinguersi.

La gestione dell’identità personale in Italia

In Italia dopo decenni di Pin e password si è introdotta la Carta Nazionale dei Servizi (CNS) poi legata alla Tessera Sanitaria (TS-CNS) e contemporaneamente la Carta d’Identità Elettronica (CIE) che nell’ultima generazione (3.0) rappresenta l’evoluzione definitiva del documento di riconoscimento.

Dal marzo del 2016 è iniziato il rilascio delle credenziali nell’ambito del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) che alla data di scrittura è attivo con nove gestori dell’identità digitale.

Questa pluralità di identità è generata dalle decisioni politiche e amministrative stabilite in successivi periodo storici. Ciascuna delle decisioni è stata determinata da specifici scenari e obiettivi di Governo creando comunque gli appena citati strumenti di identificazione personale.

L’utilizzo dello spazio cibernetico è legato in modo profondo al concetto di identità digitale. L’assenza di fisicità obbliga a collegare la persona reale alla persona virtuale in modo da garantirne la massima sicurezza in termini di protezione dal furto di identità e dal tracciamento delle operazioni che si possono considerare nell’ambito della protezione dei dati personali.

Nove dipendenti pubblici su dieci pensano che l'ascolto dell'utenza sia il punto di partenza per costruire politiche pubbliche positive. Il 68,3% ritiene che i cittadini abbiano il diritto a relazionarsi con una Amministrazione completamente trasparente. Due terzi sono disponibili a fare valutare dai cittadini il proprio lavoro. Il 71,7% afferma che la carta deve scomparire del tutto immediatamente. Il digitale è lo strumento del cambiamento organizzativo della Pubblica Amministrazione nei processi, nella cultura, nell'atteggiamento verso il lavoro e l'utenza.

Per la maggioranza degli interpellati (63,9%), l'innovazione nella P.A. più che con norme, imposizioni o sanzioni, si realizza con un accompagnamento nella formazione, nei meriti e premi. La sensibilità su questi aspetti cambia a seconda dell'età e dell'anzianità di servizio. I più resistenti ad alcuni cambiamenti sono i giovani e i neoassunti: il 43,9% degli under 35 è prudente sulla trasparenza delle P.A. e l'34,8% auspica un passaggio al digitale più graduale.

I dati emergono dall'indagine "Il pendolo della riforma" di FPA (intervistati 2.751 fra dipendenti pubblici e stakeholder istituzionali iscritti alla community) di cui si è parlato alla presentazione del Report 2018 di FPA.

www.forumpa.it

Lo scorso 13 febbraio a Roma, alla presenza del Ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, si è svolta la prima riunione della Conferenza dei Responsabili per la transizione al digitale.

Come si apprende da una nota dell’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), la conferenza è stata indetta per incentivare la nomina dei Responsabili per la transizione al digitale nelle amministrazioni.

Nonostante l’obbligo di legge in tal senso sancito all’articolo 17 del Codice dell’Amministrazione Digitale, oltre il 74% degli enti non ha ancora comunicato il proprio responsabile sull’Indice delle pubbliche amministrazioni. Per ovviare a ciò, nello scorso ottobre il ministro Bongiorno aveva emanato una circolare, sollecitando le amministrazioni inadempienti.

Dopo la nomina, alla quale è seguito un incremento di oltre il 20% nella nomina di tali figure professionali, la nascita della Conferenza rappresenta un ulteriore passaggio volto a sensibilizzare le amministrazioni sulla necessità fondamentale di procedere in tal senso.

In più e inoltre, la Conferenza nasce con finalità di accompagnamento e formazione, al fine di favorire la condivisione di competenze, best practice, linee guida e strumenti di lavoro tra i Responsabili per la transizione al digitale.

Dato l’ampio numero di soggetti interessati e le differenti tipologie di amministrazioni coinvolte, la conferenza è convocata per argomenti e/o gruppi di amministrazioni, con la possibilità di estendere la partecipazione a rappresentanti del mondo delle imprese e della società civile.

L’incontro ha riunito pubbliche amministrazioni centrali, regioni e città metropolitane, rappresentanti dell’accademia e della ricerca e ha dato avvio a un percorso di inclusione e condivisione che sarà prossimamente arricchito da nuove e ulteriori occasioni di confronto e dialogo con tutte le altre pubbliche amministrazioni italiane, anche su loro iniziativa.