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News dal CST

Un'Europa che prosegue per la strada della digitalizzazione, ma le diversità e le difficoltà di crescita fra gli Stati membri sono numerose.

Lo dice DESI, l'Indice di Digitalizzazione dell'Economia e della Società, che la Commissione europea pubblica con regolarità. Uno strumento che consente di misurare i progressi compiuti e accerta le prestazioni degli Stati membri in termini di connettività digitale, competenze digitali, attività on line e digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

L'Indice rivela che l'UE sta diventando sempre più digitale, ma i progressi non sono sufficienti per permettere all'Europa di tenere il passo con i leader mondiali e ridurre il divario esistente tra gli Stati membri. Una situazione che rende più urgenti il completamento del mercato unico digitale e un aumento degli investimenti nella digitalizzazione dell'economia e della società.

Nel corso degli anni passati l'UE ha continuamente migliorato le sue prestazioni digitali e il divario tra i Paesi più e meno digitalizzati si è ridotto leggermente (da 36 a 34 punti). Il punteggio più alto nel DESI 2018 è stato ottenuto da Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi, che sono tra i leader mondiali nel campo della digitalizzazione, seguiti da Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito, Belgio ed Estonia. Irlanda, Cipro e Spagna hanno registrato il maggior progresso (oltre 15 punti) negli ultimi quattro anni.

Tuttavia alcuni altri paesi dell'UE hanno ancora molta strada da fare e nel suo complesso l'Unione ha bisogno di migliorare le sue prestazioni per rimanere competitiva a livello internazionale. Fra questi vi è l'Italia.

Ecco quello che (per punti) il DESI 2018 rivela: 

  • la connettività è migliorata, ma non abbastanza per far fronte a esigenze in costante crescita
  • il numero di abbonamenti alle reti mobili di dati è aumentato del 57% rispetto al 2013, raggiungendo la quota di 90 abbonamenti ogni 100 cittadini dell'UE
  • sempre più cittadini europei utilizzano Internet per comunicare, l'aumento è in particolare legato a telefonia e videochiamate
  • l'Unione europea può contare su un numero maggiore di esperti digitali rispetto al passato, ma permangono molti divari per le competenze digitali
  • le imprese sono più digitalizzate ma il commercio elettronico progredisce lentamente, anzi è quasi fermo; per questo da dicembre 2018 saranno operative una serie di misure per agevolare gli acquisti on line
  • gli europei utilizzano maggiormente i servizi pubblici on line. Per quel che riguarda le Pubbliche Amministrazioni è stato rilevato che il 58% degli internauti europei ha utilizzato i canali on line (il 52% nel 2013) per trasmettere moduli alla P.A. e che il 18% dei cittadini europei utilizza servizi sanitari on line

E adesso alcuni dati sullo specifico nazionale. In un quadro sostanzialmente immobile l'Italia rimane nelle retrovie, ferma al 25° posto su 28 Paesi. Pochi i progressi fatti, il maggiore sul fronte degli open data, e diversi passi indietro rispetto agli altri Stati. Complessivamente l'Italia arretra nelle aree della 'connettività' (da 25 a 26), del 'capitale umano' (da 24 a 25) e della 'integrazione delle tecnologie digitali' (da 19 a 20). Confermato il penultimo posto nell'area 'uso di Internet' e il 19° in quella 'servizi pubblici digitali'. Insomma: sempre fanalino di coda in Europa su quasi tutti i temi del digitale.

Nel Rapporto, sempre a soggetto Italia, sono segnalate iniziative importanti su diversi fronti, come la diffusione della copertura in NGA, e una strategia concreta per la P.A. digitale. Che la sfida prioritaria è riempire la scarsità di competenze e, anche se il governo italiano ha adottato alcuni provvedimenti al riguardo, le misure impiegate appaiono ancora insufficienti. Manca, in Italia, una strategia globale dedicata alle competenze. Le conseguenze risultano penalizzanti per la performance  dei cinque aspetti considerati dagli indicatori DESI: diffusione della banda larga mobile, numero di utenti Internet, utilizzo di servizi on line, attività di vendita on line delle PMI, numero di utenti eGovernment.

Risultato? Mancando significativi progressi l'Italia rimane fra i paesi indietro sul digitale e le sue prestazioni si collocano all'interno del gruppo di paesi dai risultati inferiori alla media (Romania, Grecia, Bulgaria, Italia, Polonia, Ungheria, Croazia, Cipro e Slovacchia).

Su Agenda Digitale, un articolo a firma di Giovanni Manca formula chiarimenti in risposta alle seguenti dieci domande sulle firme elettroniche e le loro modalità di apposizione. “Chi scrive - si legge nell’incipit - nel corso della sua attività professionale riceve un numero significativo di quesiti sulle sottoscrizioni informatiche e sulle modalità mediante le quali vengono apposte. Nel seguito si propongono dieci quesiti, tra i più frequenti, con le relative risposte”.

  1. La firma elettronica non vale nulla
  2. La firma grafometrica è Firma elettronica avanzata (FEA)
  3. L’unica firma valida è quella con il file avente l’estensione .p7m
  4. La firma remota è solo una specifica modalità di sottoscrizione
  5. La firma remota e la firma automatica sono equivalenti
  6. Per certificare il tempo di un documento è obbligatorio utilizzare una marca temporale qualificata
  7. Il sigillo elettronico è la sottoscrizione di una persona giuridica
  8. La mia firma è scaduta
  9. Quando firmo una clausola in un contratto non firmo l’intero documento (PDF)
  10. Ho ricevuto un documento e ho il messaggio “firma non valida” durante la verifica.

Leggi le risposte ai quesiti su Agenda Digitale

Per il 2018 il Cantiere documenti digitali, istituito su iniziativa di Forum PA e ANAI nell’ambito del più ampio progetto Cantieri della PA Digitale, lavorerà sul tema dell’identità e della firma nel documento informatico. Per presentare il senso e i risultati di questo confronto anche al pubblico, Giovanni Manca tra i partecipanti al gruppo di lavoro, ha pubblicato il primo di una serie di articoli dedicati all’argomento.

Nello specifico, Manca espone le ragioni per cui ancora oggi il tema della firma e dell’identità nei documenti digitali resti una “questione aperta”.

Con la nascita nella metà degli anni ’90 della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione – RUPA  (Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 settembre 1995) si è creato il problema di attribuire un valore giuridico ai documenti digitali che vi transitavano.

In tal senso nella Legge 59/97 (articolo 15, comma 2) si conferiva per la prima volta valore giuridico a quello che poi sarebbe diventato il documento informatico. Per analogia con il mondo cartaceo venne introdotta la firma digitale all’epoca normata tecnicamente nel DPCM 8 febbraio 1999. Poi è arrivata la direttiva 1999/93/CE che ha introdotto la firma elettronica, la firma elettronica avanzata e la firma elettronica qualificata.

Nel recepimento nazionale di questa direttiva è cominciata l’azione ondivaga dei vari Governi che si sono succeduti. In ogni versione della normativa primaria di settore veniva modificato il valore giuridico e l’efficacia probatoria delle sottoscrizioni. Questo oltre vent’anni dopo richiede un aggiornamento sul valore delle firme ovvero del perché si firma e di come la tecnologia stabilita a livello europeo dal regolamento 910/2014 (noto come eIDAS e operativo dal 1 luglio 2016) influenza il significato della sottoscrizione.

Nella redazione del presente articolo è stato indispensabile il contributo degli autori del libro “Identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno – Commento al Regolamento UE 910/2014″ a cura di F.Delfini e G. Finocchiaro. G. Giappichelli Editore 2017. Altrettanto indispensabile sono stati alcuni contenuti presentati nell’ambito dell’iniziativa “punto delibere” della Associazione PROCEDAMUS.

Come anticipato durante l’ultima Assemblea degli enti aderenti, il Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco sta procedendo ad effettuare le attività necessarie per la migrazione dei database URBI degli enti verso il cloud del CST.

Ad oggi sono già state effettuate con successo le migrazioni dei seguenti enti: Comune di Taceno, Comune di Casargo, Comune di Primaluna, Comune di Pasturo, Unione dei Comuni della Valvarrone, Comune di Calco, Comune di Introbio.

Cogliamo l'occasione per ricordare agli enti interessati dalla migrazione che, per l’intera giornata di migrazione, gli applicativi URBI non potranno essere utilizzati, in quanto verranno effettuate le necessarie operazioni informatiche di trasferimento dati e di configurazione.

Successivamente alle operazioni di migrazione per accedere a URBI gli utenti dovranno collegarsi al sito http://urbi.lc-card.it e l’accesso al precedente indirizzo http://pasolution.lc-card.it sarà disattivato.

Il passaggio al cloud non comporta per gli utenti nessuna altra variazione nell’utilizzo del sistema URBI.

Il nuovo diritto di accesso civico generalizzato dei cittadini è ancora più semplice grazie al lavoro del Dipartimento della funzione pubblica che ha predisposto un sito esplicativo di supporto per tutte le amministrazioni pubbliche.

L’indirizzo è www.foia.gov.it e all’interno sono illustrati strumenti e indicazioni operative relative all’attuazione della normativa comunemente conosciuta come Freedom of Information Act (FOIA).

Nel sito, costantemente aggiornato e ampliato dal Centro nazionale di Competenza FOIA istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica, è possibile trovare:

  • i riferimenti normativi che a più livelli disciplinano l’istituto dell’accesso generalizzato e ne regolano l’attuazione
  • le indicazioni operative, FAQ e strumenti a supporto della gestione delle diverse fasi del procedimento FOIA
  • i risultati dell’attività di monitoraggio dell’attuazione della norma
  • una raccolta dei pareri del Garante per la protezione dei dati personali e della giurisprudenza in materia

Al Ministero dell'Economia e delle Finanze, dopo un lavoro della Direzione dei Sistemi Informativi e dell'Innovazione del Dipartimento dell'Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi, hanno elaborato un percorso per l'adeguamento al GDPR (General Data Protection Regulation) attivo da venerdì 25 maggio, utile come riferimento anche per altre Pubbliche Amministrazioni, di ogni dimensione, che prevede la creazione e il mantenimento di un SGP (sistema gestione progetti) sul quale sia attivo un processo ciclico il quale, a partire dalla comprensione dei requisiti del GDPR, copra sette fasi individuate nel seguente modo:

  • Identificazione e comprensione di eventuali nuove disposizioni e linee guida delle competenti autorità nazionali ed europee
  • Individuazione o aggiornamento degli attori, sia interni che esterni, e dei relativi ruoli associati alle fasi di pianificazione, esecuzione e monitoraggio dell'SGP
  • Analisi delle attuali modalità di compliance alla normativa di riferimento (politiche e linee guida emanate, nomina dei responsabili)
  • Creazione e aggiornamento dei registri delle attività di trattamento (articolo 30 del GDPR) con la relativa classificazione dei dati trattati
  • Valutazione dei rischi associati ai trattamenti ed eventuale valutazione dell'impatto ("Privacy Impact Assessment" - PIA, articoli 35, 36 del GDPR) comprendente la valutazione dei rischi di non conformità che possono portare a sanzioni, perdite finanziarie o danni di immagine
  • Valutazione del gap da colmare per essere conforme alla normativa di riferimento
  • Definizione e implementazione del piano di adeguamento inteso come elenco di azioni tecniche e organizzative da adottare (articolo 32 del GDPR), prendendo come riferimento standard e best practices (ad esempio ISO/IEC 27001 [3])

www.mef.gov.it

Grazie a un accordo con Telecom tutte le linee degli enti aderenti al CST raggiungibili da tale espansione sono state potenziate a 20Mbps, senza alcun costo aggiuntivo per gli enti.

Un risultato possibile grazie alla presenza sul territorio delle linee già gestite dal CST e alla competitività sulla fornitura di più operatori; un piccolo passo verso la digitalizzazione provinciale in attesa che il progetto Open fiber arrivi a raggiungere tutte le aree poco servite.

Consulta la mappa dei Comuni della prima e della seconda gara Infratel

Il primo incontro di formazione sul portale delle istanze online del CST ha riscontrato un discreto successo di partecipazione; gli enti partecipanti (Provincia di Lecco, Calco, Calolziocorte, Carenno, Casargo, Cassina Valsassina, Cremeno, Esino Lario, Introbio, Lecco, Monte Marenzo, Paderno d’Adda, Pasturo, Perledo, Taceno, Valmadrera) hanno avuto modo di fare diverse domande e avere delucidazioni generali e specifiche sulle norme e sui procedimenti.

Alcuni enti hanno già apportato modifiche alle procedure di protocollo in base a queste informazioni.

Il prossimo incontro, in programma mercoledì 30 maggio presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco in piazza Lega Lombarda 4, sarà orientato al recupero dell’efficienza secondo il modello MoSCoW, facendo pratica su una matrice già compilata ed esercitandosi in una compilazione per gruppi.

Leggi anche:

http://www.lc-card.it/index.php/notizie/193-portale-istanze-online-per-gli-enti-aderenti-al-cst-e-formazione-specifica

Questo l’obiettivo del Piano gare strategiche ICT 2018 che AgID, Consip, e il Team per la Trasformazione Digitale hanno definito e reso operativo nei giorni scorsi.

AgID, Consip e il Team per la trasformazione digitale hanno avviato il programma di lavoro da realizzare nel prossimo triennio che interessa l’intero modello strategico di evoluzione dei sistemi informativi della Pubblica amministrazione: ecosistemi digitali, infrastrutture fisiche e immateriali, sicurezza e interoperabilità.

Sono 13 le nuove gare destinate alle amministrazioni con lo scopo di fornire soluzioni e servizi ai Poli strategici nazionali , ovvero i soggetti pubblici titolari di infrastrutture IT ad alta disponibilità, che saranno qualificati da AgID -a margine del censimento avviato – per erogare ad altre amministrazioni servizi informatici evoluti (infrastrutture, disaster recovery, gestione della sicurezza IT).

Sulle iniziative di Piano, AGID e Consip definiranno, attraverso un gruppo di lavoro congiunto , i requisiti fondamentali e gli obiettivi da garantire. Sarà poi Consip ad elaborare la strategia di gara (modello di acquisto, base d’asta, criteri di aggiudicazione) e la relativa documentazione – entrambe sottoposte all’approvazione di Agid – nonché a gestire l’iter di aggiudicazione, la stipula dei contratti e la loro gestione.

Tra gli obiettivi da raggiungere c’è quello di favorire l’apertura del mercato alle Piccole e Medie Imprese (PMI) e di ridurre la durata dei contratti, per consentire una verifica continua dell’adeguatezza dei servizi offerti e della loro rispondenza alle esigenze del committente. Altra novità prevista è l’introduzione, nel capitolato di ogni gara, di un codice di condotta tecnologico, ovvero un elenco di principi da rispettare nello sviluppo tecnologico della PA, che stabilisce i principi ispiratori con cui sviluppare le tecnologie a servizio della Pubblica amministrazione.

Il nuovo pacchetto di gare si aggiunge a quelle già in corso di sviluppo, sempre congiuntamente tra Consip e Agid: evoluzione del SIDI (Sistema informativo dell’Istruzione) e del NSIS (Sistema Informativo del Ministero della Salute), Servizi specialistici di supporto al ‘’piano di trasformazione digitale’’ della PA e alle soluzioni per la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale e del Piano triennale già esistenti, ovvero: i contratti quadro SPC(per i servizi di connettività), Cloud, Identità digitale e sicurezza, Cooperazione applicativa, Portali e servizi on line, Servizi integrati per i sistemi gestionali.

Come anticipato durante l’ultima Assemblea degli enti aderenti, il Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco sta procedendo a effettuare le attività necessarie per la migrazione dei database URBI degli enti verso il cloud del CST.

Il Comune di Taceno è il primo ente individuato per questo importante passaggio, che sarà effettuato lunedì 28 maggio; per l’intera giornata gli applicativi URBI non potranno essere utilizzati in quanto verranno effettuate le necessarie operazioni informatiche di passaggio e di configurazione.

L’ambiente URBI non sarà accessibile per tutto il giorno e anche qualora, per brevi periodi durante la giornata, dovesse essere attivo non dovrà comunque essere utilizzato perché, finché sono in corso le operazioni, qualsiasi inserimento dati non verrà memorizzato. 

Successivamente alle operazioni, dal 29 maggio per accedere a URBI gli utenti dovranno collegarsi al sito http://urbi.lc-card.it e l’accesso al precedente indirizzo http://pasolution.lc-card.it sarà disattivato.

Il passaggio al cloud non comporta per gli utenti nessuna altra variazione nell’utilizzo del sistema URBI.

A breve PADigitale invierà al CST il cronoprogramma con le date di passaggio previste per ciascun ente.