Contenuto principale

Messaggio di avviso

News dal CST

Giovedì 7 marzo dalle 10.00 alle 11.00 si terrà il webinar gratuito La procedura lavori pubblici e manutenzioni, promosso da Halley Lombardia.

Relatore: Marco Marzola, responsabile Area Tributi e Territorio di Halley Lombardia.

Annunciata anche la data della seconda edizione, in programma a Bologna il 13 novembre 2019

Sul canale YouTube del progetto editoriale La Pa Digitale (Maggioli), sono in via di progressiva pubblicazione i video degli interventi al primo Raduno dei Responsabili per la transizione al digitale, organizzato lo scorso 28 novembre a Bologna.

Tra i video già disponibili, l'approfondimento sugli open data come leva per la valorizzazione del patrimonio informativo della Pubblica Amministrazione, a cura di Laura Moro, direttrice dell’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali dell’Emilia-Romagna.

Gli organizzatori dell’evento hanno anche annunciato che la seconda edizione dell’evento si svolgerà sempre a Bologna, il 13 novembre 2019. Nelle prossime settimane, saranno pubblicati online aggiornamenti sul programma e le modalità di iscrizione.

Gli enti aderenti al Cst, soprattutto quelli di piccole dimensioni, hanno più volte manifestato la difficoltà oggettiva a organizzare al proprio interno un percorso di transizione digitale puntuale e programmato, evidenziando problematicità legate alle carenze di personale e di risorse economiche, con particolare riferimento alla sicurezza informatica dei dati, alla reingegnerizzazione dei processi e all’erogazione di servizi in rete ai cittadini.

Il Centro servizi territoriale della Provincia di Lecco intende quindi avviare un progetto per fornire agli enti aderenti gli strumenti operativi per completare il processo di digitalizzazione dell’attività amministrativa sulla base dei recenti interventi normativi, finalizzati a definire un modello strategico comune a tutte le realtà pubbliche.

Il progetto, che si svilupperà nel biennio 2019-2020, ha l’obiettivo di permettere la piena applicazione di tutte le disposizioni in materia di pubblica amministrazione digitale, puntando a un cambiamento organizzativo, che favorisca la gestione interna dei documenti amministrativi informatici.

Il progetto prevede una prima fase di studio e definizione dello stato dell’arte delle attività digitali del Comune e una seconda fase di supporto operativo per la pianificazione di dettaglio, il coordinamento e il monitoraggio del progetto di trasformazione digitale, attività da svolgere con la massima interattività con i singoli enti, fornendo un’analisi ai casi pratici e risposta ai quesiti.

La prima parte verrà sostenuta con risorse della Provincia, attraverso un incarico a una società esterna per un assessment per gli enti che manifestano interesse. Per la seconda fase la proposta richiederà una compartecipazione da parte dei Comuni.

I temi trattati dal progetto sono:

  • Il codice dell’amministrazione digitale
  • I nuovi ruoli e responsabilità
  • Il procedimento amministrativo informatico
  • L’accesso telematico agli atti delle amministrazioni
  • Ruolo, compiti e funzioni dell’AGID
  • Il regime di pubblicità e trasparenza dei documenti e degli atti della Pa
  • Codice privacy & CAD
  • Il piano triennale per l’informatica nella PA
  • Le disposizioni in materia di documenti amministrativi informatici e fascicolo informatico
  • Gestione automatizzata dei flussi documentali
  • Il sistema di conservazione
  • Organizzazione della Pa Digitale e la reingegnerizzazione dei processi

Il Garante per la protezione dei dati personali ha diffuso i dati relativi all’applicazione del nuovo Regolamento dal 25 maggio al 31 dicembre scorsi

Il Garante per la protezione dei dati personali ha diffuso i dati di bilancio relativi all’applicazione del nuovo Regolamento comunitario in materia di dati personali (GDPR) dal 25 maggio, data di entrata in vigore della piena attuazione della normativa comunitaria negli Stati membri, al 31 dicembre 2018.

Oltre 43.000 le comunicazioni relative alla nomina dei Responsabili per la protezione dei dati ricevute dall’Autorità, mentre per quanto riguarda i reclami e le segnalazioni sono 4.704 quelle pervenute, a fronte delle 3.378 registrate nello stesso periodo del 2017.

Le notificazioni di data breach sono state 630 e infine per quanto riguarda l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Garante, i contatti complessivi sono stati 13.835, il 66% in più rispetto agli 8.331 registrati nello stesso periodo del 2017.

In merito allo spostamento di tutti gli applicativi in uso agli enti aderenti sulla multipiattaforma in cloud del Centro servizi territoriale, si è concluso il passaggio di tutti gli enti con i software dei fornitori Maggioli e PADigitale e di due enti con gli applicativi Halley Lombardia.

Entro il primo semestre 2019 verrà completato lo spostamento da server locali al cloud dei restanti enti, previa creazione di un ambiente di prova per testare il sistema.

Gli effetti di “quota 100” negli enti locali rischiano di mettere in seria difficoltà i Comuni. Secondo i calcoli targati Anci, quota 100 potrebbe portare in anticipo all’uscita dall’ufficio fino a 50mila persone in 12-18 mesi, cioè più del 10% del personale oggi in forza ai Comuni.

La spiegazione è semplice, e arriva dall’età media dei dipendenti comunali che ha ormai superato di slancio i 50 anni.

Una situazione che preoccupa molto Anci: perchè alla diminuzione del personale corrisponde anche l’aumento dei compiti per la gestione delle pratiche relative al reddito di cittadinanza. Secondo i calcoli dell’Associazione, a livello nazionale quota 100 potrebbe portare in anticipo all’uscita quel 10% del personale oggi in forza ai Comuni sopra citato.

L’allarme è duplice: nei piccoli Comuni basta un’uscita prima del previsto per far saltare i piani di gestione del personale e moltiplicare i buchi più o meno rattoppati distribuendo interim su determinati settori a personale che si occupa d’altro. Nei Comuni grandi, invece, il quadro è peggiorato dal fatto che negli anni scorsi i limiti al turn over sono stati ancora più stretti, per cui l’organico più ampio non basta a rimediare ai compiti dei diversi uffici.

Quota 100, nel 2019 assunzioni nei Comuni?

La soluzione, pertanto, potrebbe essere data da nuove assunzioni nei Comuni.

Il cambio dei requisiti dovuto alla sospensione della legge Fornero potrebbe favorire la procedura, aumentando i risparmi di spesa a carico dei bilanci locali. E quindi potrebbe permettere di anticipare una parte di nuove assunzioni senza far saltare i conti.

Ovviamente gli spazi assunzionali resterebbero vincolati ai tetti di spesa e alle altre norme che legano alla sostenibilità finanziaria la possibilità di reclutare nuovo personale. A facilitare questo passaggio, peraltro, ci sarebbe anche l’uscita di scena dal prossimo anno del blocco alle assunzioni negli enti locali che non rispettano il pareggio di bilancio, saltato insieme alle altre sanzioni previste per chi non rispetta gli obiettivi di finanza pubblica.

Problemi su procedure per Reddito di Cittadinanza?

Riguardo al ruolo dei Comuni rispetto al reddito di cittadinanza, è stato il presidente Decaro a chiarire la posizione di Anci: “I sindaci, che ben conoscono le situazioni di disagio sociale, sono a favore del reddito di cittadinanza, come di ogni strumento in grado di portare sostegno alle famiglie in difficoltà. Siamo contenti di essere coinvolti in questa misura, ma la sua attivazione richiede risorse umane ed economiche importanti. Abbiamo chiesto un incontro al ministro Di Maio per capire le possibili soluzioni ai problemi operativi che riteniamo si possano presentare”.

Nel bilancio previsionale 2019, che andrà in approvazione nella prossima Assemblea degli enti aderenti, da sottolineare come il costo postazione scenderà nuovamente rispetto al 2018 fino a un previsionale di 90,50 euro.

I costo infrastrutturali del Cst, secondo quanto stabilito dalla Convenzione di adesione, sono suddivisi in base al numero dei Pc.

Questo importante risultato deriva da diversi fattori, che vanno dall’azzeramento del costo di connettività per il data center, alla diminuzione del costo del personale, dalla dismissione del data center fisico alla messa a regime del sistema in Cloud.

Assenteismo nella PA, il Garante della Privacy mette nero su bianco alcune richieste di modifica relativamente alla normativa sulle impronte digitali contro le pratiche scorrette.

Nell’audizione del Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, correlato al DDL Concretezza, ci si è confrontato sulla parte relativa ai controlli biometrici. E il Garante della Privacy si pronuncia abbastanza severamente su alcuni aspetti che dovrebbe introdurre la nuova normativa in materia.

Assenteismo nella PA, il Garante Privacy propone modifiche ai controlli biometrici

La modifica dovrà essere valutata alla luce del canone di proporzionalità, che nel contesto della protezione dati si pone come parametro essenziale di legittimità del trattamento, sotto un duplice profilo:

  • Da un lato, esso rappresenta un criterio regolativo essenziale nello svolgimento del trattamento, da parte del titolare, per quanto concerne in particolare la scelta sulla portata e le modalità del trattamento stesso.
  • Per altro verso, il principio di proporzionalità rappresenta un parametro generale di legittimità delle limitazioni del diritto alla protezione dati, da osservare – in conformità ai canoni di cui al 52 della Carta di Nizza – anche in sede di esercizio del potere legislativo.

La Carta prevede infatti una serie di requisiti puntuali per le limitazioni dell’esercizio dei diritti e delle libertà dalla stessa riconosciuti (tra i quali appunto anche il diritto alla protezione dei dati personali). Tra questi rilevano, in particolare, il necessario rispetto del contenuto essenziale del diritto e il principio di proporzionalità, che ammette limitazioni dei diritti fondamentali solo se “siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà”.

I principi di necessità e proporzionalità sono stati declinati con particolare nettezza dalla disciplina di protezione dati (prima direttiva 95/46, ora Regolamento 2016/679 e direttiva 2016/680  (per giustizia penale e polizia) e interpretati con implicazioni di assoluto rilievo dalla Corte di giustizia.

A tale riguardo va sottolineato che con la sentenza Digital Rights a proposito di data retention, la Corte di Giustizia ha dichiarato invalido un intero atto normativo dell’Unione per violazione del principio di proporzionalità. Il diritto alla protezione dei dati si è ritenuto, infatti, eccessivamente compresso (nonostante l’indiscutibile merito del fine di contrasto dei reati) da una misura, quale la conservazione dei tabulati telefonici e telematici, massiva in quanto indirizzata alla generalità dei cittadini e non limitata ad esigenze repressive dei soli reati gravi.

I Controlli Biometrici

Così, per particolari categorie di dati tra i quali, appunto, quelli biometrici, il Regolamento sancisce in linea generale il divieto di trattamento, superabile solo in presenza di alcuni presupposti tra i quali, in particolare (e anche in materia lavoristica):

  • la sussistenza di una previsione normativa specifica
  • la necessità del trattamento per la realizzazione dei legittimi fini perseguiti, nonché
  • il rispetto di garanzie appropriate.

Alla luce di questi parametri va, dunque, letto l’articolo 2 del ddl, che prevede per tutte le amministrazioni pubbliche – eccetto per il personale in regime di diritto pubblico e per il lavoro agile – l’introduzione di sistemi di verifica biometrica dell’identità e di videosorveglianza degli accessi in sostituzione dei diversi sistemi di rilevazione automatica, attualmente in uso, ai fini della verifica dell’osservanza dell’orario di lavoro.

L’introduzione di tali sistemi deve avvenire – secondo la previsione introdotta al Senato – “nel rispetto dei princìpi di proporzionalità, non eccedenza e gradualità ai sensi dell’articolo 5, par. 1, lettera c)”, del Regolamento.

Le modalità attuative della norma sono demandate a regolamenti da adottarsi, previo parere del Garante sulle modalità di trattamento dei dati biometrici, nel rispetto dell’articolo 9 del Regolamento e delle misure di garanzia definite dall’Autorità.

La proposta di modifica

Sarebbe dunque opportuno modificarne il testo prevedendo espressamente:

a) l’alternatività del ricorso alla rilevazione biometrica e alle videoriprese;

b) l’ammissibilità della rilevazione biometrica in presenza di fattori di rischio specifici ovvero di particolari presupposti quali, ad esempio le dimensioni dell’ente, il numero dei dipendenti coinvolti, la ricorrenza di situazioni di criticità che potrebbero essere anche influenzate dal contesto ambientale. L’articolazione, nel dettaglio, di tali requisiti ben potrebbe essere demandata ai regolamenti di cui ai commi 1 e 4.

Ove invece si confermasse la versione attuale della norma – interpretandola come volta a sancire l’indiscriminata e astratta obbligatorietà dei nuovi sistemi di rilevazione – essa sarebbe difficilmente compatibile con il criterio di “necessità nel rispetto del principio di proporzionalità” di cui all’art. 52 della Carta di Nizza.

L’Air (analisi impatto regolazione) richiama, sul punto, l’esigenza di contrasto di un fenomeno, quale quello della falsa attestazione della presenza in servizio, indubbiamente grave ma rispetto al quale non sembrano emergere dati univoci in ordine alla sua sistematica e generalizzata diffusione nelle pubbliche amministrazioni. Le statistiche ci dicono infatti che il 10 % dei provvedimenti di licenziamento disciplinare adottati nell’ultimo anno derivino da accertamento in flagranza di falsa attestazione della presenza in servizio: in valore assoluto 89, metà dei quali definiti con altro tipo di provvedimento, in alcuni casi anche per mutata contestazione.

E’ un dato di per sé sicuramente rilevante, ma non sintomatico della pervasività generale del fenomeno o comunque tale da giustificare l’adozione, in ciascuna amministrazione pubblica, di un sistema di rilevazione della presenza in servizio così invasivo.

Martedì 26 marzo alle 16.00, nella sala Consiliare della Provincia di Lecco, è convocata l’Assemblea ordinaria degli enti aderenti al Centro servizi territoriale.

Tra i punti all’ordine del giorno la nomina del componente in rappresentanza dei Comuni inferiori a 3.000 abitanti, l’approvazione del bilancio previsionale 2019, il progetto transizione digitale, la multipiattaforma in cloud.

Whistleblowing: le segnalazioni nel 2019, a un anno esatto dall’entrata in vigore della norma, quante sono? Ecco i numeri.

A un anno esatto dalla sua introduzione, sono 607 le segnalazioni ricevute attraverso il sistema informatico Whistleblowing, realizzato per l’acquisizione e la gestione delle segnalazioni di illeciti da parte dei pubblici dipendenti nel rispetto delle garanzie di riservatezza previste dalla normativa. Di queste, 63 sono state inviate alle competenti Procure della Repubblica e 70 alla Corte dei conti, per accertare la sussistenza di profili penali o di danno erariale. Lo strumento in questi mesi si è rivelato molto apprezzato, tanto che attualmente circa il 70 per cento delle segnalazioni di whistleblowing arrivano all’Anac tramite questo canale.

Dallo scorso 15 gennaio l’Autorità anticorruzione ha inoltre messo a disposizione il software per la gestione delle segnalazioni di illeciti da parte dei propri dipendenti – basato sul prototipo realizzato per Anac da Hermes Center nell’ambito del GlobaLeaks Project – con l’obiettivo di consentirne il riuso da parte delle pubbliche amministrazioni. La sicurezza e l’affidabilità sono state certificate da un soggetto terzo che ha condotto specifici test sulla piattaforma, già oggi utilizzata, oltre che dall’Anac stessa, anche da numerose istituzioni pubbliche fra cui la Banca d’Italia.

L’impiego del software, tuttavia, non implica in alcun modo una collaborazione al progetto GlobaLeaks. Si tratta infatti di un prodotto nuovo, finalizzato a perseguire scelte e sviluppi tecnologici differenti, dettati esclusivamente dalle esigenze dell’Autorità, nelle quali non rientrano la modifica o la partecipazione al processo di sviluppo ma soltanto la realizzazione della piattaforma per ricevere segnalazioni in forma riservata.

In assenza di continuità tecnologica con GlobaLeaks, né essendo previsto supporto alla migrazione del software e dei dati da e verso tale progetto, l’Autorità si riserva pertanto la possibilità di evolvere l’applicazione informatica, abbandonando completamente il progetto iniziale e garantendo esclusivamente la portabilità e la retrocompatibilità dei dati nell’ambito del progetto OpenWhistleblowing.

Webinar: venerdì 8 marzo dalle 12.00 alle 13.15

In adempimento alla normativa vigente (l’articolo 64 del Codice dell’Amministrazione digitale, il DPCM 24 ottobre 2014 e il Piano triennale dell’informatica) tutte le Pubbliche Amministrazioni devono implementare SPID per tutti i servizi digitali che richiedono autenticazione, sia quelli già esistenti che quelli di nuova attivazione

In supporto agli enti locali che devono ancora aderire o non hanno integrato SPID nei loro servizi online, Regione Lombardia offre un servizio completamente gratuito di intermediazione, attraverso una soluzione (GEL Gateway enti locali) appositamente progettata e sviluppata a partire dall’esperienza maturata con il servizio IdPC (Identity Provider del cittadino) già in uso da parte di centinaia di enti locali della Lombardia.

Regione Lombardia, ha previsto un co-finanziamento per gli enti locali che intendono adeguare i propri servizi online per introdurre SPID utilizzando il servizio GEL (Gateway enti locali)

In questo webinar saranno illustrate le principali caratteristiche e funzionalità del servizio, le modalità di adesione, il processo per aderire a SPID secondo il regolamento AgID e le attività per testare e attivare il GEL.

DESTINATARI: il seminario si rivolge primariamente ai Referenti dei Sistemi Informativi degli Enti Locali alle software house che li supportano.

PROGRAMMA:

  • · Contesto, obiettivi e servizi offerti da Regione Lombardia agli enti locali
  • · Le funzionalità e i vantaggi del servizio GEL
  • · Il processo di adesione e di attivazione del GEL
  • · Il processo di adesione a SPID
  • · Nuove funzionalità
  • · Recupero identità pregresse

RELATORE: Daniele Crespi - responsabile innovazione digitale di Lombardia Informatica

Per registrarsi a questo evento, occorre accedere al seguente collegamento:

https://cosvifor.adobeconnect.com/e6e3otlwd5xe/event/registration.html

La mancanza di equilibrio tra le regole previste per tv, radio e stampa e il vuoto normativo su web e social diventa sempre più ingiustificabile. Se nella tv i politici hanno tempi contingentati, nel web e nei social hanno piena libertà di promuovere la propria immagine, senza limiti e senza rispettare gli obblighi di trasparenza.

In assenza di regole del "far web", ogni piattaforma di condivisione decide, in totale autonomia, spesso favorendo il soggetto economicamente più forte, come indicizzare i contenuti diffusi. I cambiamenti introdotti dall'utilizzo massiccio del web, nel processo di formazione delle opinioni degli utenti/elettori, hanno completamente cambiato - e non sempre positivamente - gli aspetti della comunicazione politica.

Ed è proprio il divario fra media classici e media digitali l'oggetto dell'intervento di Mario Morcellini, commissario di Agcom che, in margine al convegno 'Social network, formazione del consenso e istituzioni politiche: quale regolamentazione possibile?' ha dichiarato "E' venuto il momento di mettere in sicurezza la funzione di garanzia di Agcom a fronte di campagne elettorali che si svolgono in larga misura su piattaforme digitali".

www.agcom.it

Una indagine di Cittadinanattiva sulla partecipazione civica in sanità dice che il coinvolgimento dei cittadini nelle politiche sanitarie non è così forte come sembra sulla carta.

L'indagine è fatta di due analisi, una sulla partecipazione civica in sanità e l'altra su 34 pratiche partecipative in cinque Regioni (Basilicata, Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Toscana) e nella Provincia autonoma di Trento.

Dal punto di vista della normativa, dice Cittadinanzattiva, il contesto regionale italiano appare molto diversificato: poche le leggi specifiche sulla partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche, di più sono invece gli articoli dedicati al tema della partecipazione in sanità, in altri casi sono invece figurate indicazioni alla partecipazione solo per l'integrazione sociale o socio-sanitaria e in altri ancora vi sono leggi con riferimento alla partecipazione per specifici ambiti (quali handicap e salute mentale, ad esempio).

L'esame sulle pratiche partecipative svolte rivela, invece, che gli Enti coinvolgono soprattutto i soggetti già noti, sulla base dell'attività svolta e della rilevanza esterna, mentre spesso sono escluse le fasce deboli e le rappresentanze delle comunità locali (inclusività). Il coinvolgimento dei cittadini avviene soprattutto per consultare (31%), co-progettare (22%), co-gestire (17%). Solo nel 38% dei casi le pratiche risultano vincolanti ai fini del risultato (analisi sul grado di potere). Dati positivi arrivano dalla valutazione dell'esito della pratica: nel 71% dei casi, il prodotto della pratica partecipativa viene implementato dall'Ente mentre, nel 59% dei casi, si innesca un processo virtuoso che genera nuove esperienze simili. L'accountability, la capacità delle Istituzioni di rendere conto ai cittadini, va migliorata perché nel 38% dei casi non viene prodotto alcun report finale della pratica partecipativa.

Nella seconda metà di quest'anno sarà disponibile IO, l'app che dà la possibilità di interagire con i servizi pubblici attraverso lo smartphone. L'applicazione rende operativo il Progetto di Cittadinanza Digitale, concetto introdotto con il nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale, che  si basa sull'approccio 'prima i cittadini'.

L'app IO è stata ideata dopo una attenta attività di ascolto dei bisogni dei cittadini, è inclusiva perché necessita solamente dello smartphone, è digitale e personalizzata nel rispetto di privacy e sicurezza informatica.

Per accedere ad IO la prima volta occorre lo SPID, per certificare la propria identità, in seguito, sarà necessario solo il codice PIN per pagare il bollo dell'auto, le contravvenzioni, le rette scolastiche, le tasse e i tributi vari ma anche per, prendere appuntamento per il rinnovo della carta di identità (Cie) dopo essere stati avvisati della scadenza o essere avvisati su una ordinanza comunale o per un allerta meteo…

L'app si basa sull'integrazione di altri sistemi in funzione presso gli Enti pubblici, alcuni dei quali già coinvolti nelle fasi sperimentali del Progetto, per rendere maggiormente fruibili i servizi delle Pubbliche Amministrazioni.

https://teamdigitale.governo.it 

Transparency International, l'organizzazione a livello globale che è impegnata nel prevenire e contrastare la corruzione, ha realizzato un bilancio sui due anni dall'entrata in vigore del FOIA-Freedom of Information Act (cui anche "Compubblica" ha aderito) sul diritto di accesso generalizzato alle informazioni, agli atti.

Il FOIA è ancora poco conosciuto dai cittadini e anche complesso da utilizzare, ma questo non ne fa uno strumento poco importante, per il diritto di accesso agli atti e quello dei cittadini ad essere informati riconosciuto fin dal lontano 1990.

Transparency, nel monitoraggio, ha rilevato e riassunto in una tabella (vedi qui sotto) alcuni dati  su un tema spinoso: i tempi di risposta alle richieste di accesso a seguito di istanze.

www.trasparency.it

Nove dipendenti pubblici su dieci pensano che l'ascolto dell'utenza sia il punto di partenza per costruire politiche pubbliche positive. Il 68,3% ritiene che i cittadini abbiano il diritto a relazionarsi con una Amministrazione completamente trasparente. Due terzi sono disponibili a fare valutare dai cittadini il proprio lavoro. Il 71,7% afferma che la carta deve scomparire del tutto immediatamente. Il digitale è lo strumento del cambiamento organizzativo della Pubblica Amministrazione nei processi, nella cultura, nell'atteggiamento verso il lavoro e l'utenza.

Per la maggioranza degli interpellati (63,9%), l'innovazione nella P.A. più che con norme, imposizioni o sanzioni, si realizza con un accompagnamento nella formazione, nei meriti e premi. La sensibilità su questi aspetti cambia a seconda dell'età e dell'anzianità di servizio. I più resistenti ad alcuni cambiamenti sono i giovani e i neoassunti: il 43,9% degli under 35 è prudente sulla trasparenza delle P.A. e l'34,8% auspica un passaggio al digitale più graduale.

I dati emergono dall'indagine "Il pendolo della riforma" di FPA (intervistati 2.751 fra dipendenti pubblici e stakeholder istituzionali iscritti alla community) di cui si è parlato alla presentazione del Report 2018 di FPA.

www.forumpa.it

Dopo aver indicato e aggiornato tutte le prescrizioni sulle disposizioni per la privacy contenute nelle autorizzazioni generali, il Garante per la privacy ha avviato una procedura di consultazione pubblica.

Obiettivo della consultazione è di  acquisire osservazioni e proposte rispetto alle prescrizioni individuate con il provvedimento (13/12/2018), con specifico riguardo ai risvolti applicativi dei principi esposti e alle eventuali criticità rilevate o sperimentate nel settore di riferimento, a cura di tutti i soggetti interessati, anche eventualmente attraverso le associazioni di categoria e le organizzazioni rappresentative, come quelle del mondo del lavoro e della ricerca scientifica, delle chiese e comunità religiose. 

www.garanteprivacy.it

Il 31 dicembre il Garante per la privacy ha tratteggiato un primo bilancio passati sette mesi dall'entrata in vigore del GDPR. I risultati sono: 43.269 comunicazioni dei dati di contatto dei Responsabili Protezione Dati-RPD;  4.704 reclami e segnalazioni - 3.378 nel 2017, 1.326 in più -; 630 notificazioni di Data breach, e 13.835 contatti con l'ufficio relazioni con il pubblico – 8.331 nel 2017, 5.504 in più.

Rispetto al passato le violazioni dei dati personali sono molte è vero, ma è con l'entrata in vigore del GDPR che i Data breach devono essere segnalati all'Autorità Garante per la protezione dei dati personali dal titolare o dal responsabile del trattamento "senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza". L'Autorità agirà aprendo un fascicolo ed effettuando il monitoraggio e la verifica in real time dell'evolversi della situazione.

www.garanteprivacy.it

Interessante leggere dei cambiamenti che le tecnologie digitali producono nelle organizzazioni: facilitazioni, contatti, relazioni. Ma interessante è anche conoscere i cambiamenti che produce l'utilizzo delle tecnologie nei comportamenti delle persone e nelle relazioni.

Leggiamo sul “Corriere della Sera (articolo di Candida Morvillo) che uno studio di due ricercatori, docenti di Tecnologia dell'informazione presso la Monash University  in Australia, effettuato su 846 persone, ha individuato un disturbo  prodotto dall'accumulo di contenuti digitali, assimilabile a quello più noto di accumulo di oggetti, che è nella lista dei disturbi della American Psychiatric Association.

L'accumulatore digitale (il digital hoarding) è colui che non riesce a liberarsi di vecchie email, foto e documenti ormai inutilizzabili. Non essere capaci di tenere in ordine e scartare l'inutile, l'accumulare appunto, può causare stress, ansia e angoscia fino a diventare un disturbo ossessivo compulsivo. Del disturbo da accumulo ne soffrirebbero soprattutto i giovani fra i 20 e i 30 anni per la maggior èparte donne.

Nell'articolo di Morvillo, Paolo Giovannelli, fondatore e direttore di Esc Team, punto di riferimento in Italia per i disordini prodotti da Internet (IAD-Internet Addiction Disorder) spiega che “Con la mole di dati che circola viviamo una complessità che non siamo educati a gestire”.

Ogni minuto nel mondo vengono inviati 187 milioni di messaggi, che producono 269,3 miliardi di email al giorno. Di questi, in media,  il 24 per cento non vengono letti.

Appalti, contributi di gara 2019: l’ANAC, con la delibera n.1174/2018 ha rimodulato importi e modalità di versamento. Ecco tutte le novità.

L’Anac ha definito per il 2019 (delibera del consiglio n. 1174/2018) gli importi e le modalità di versamento del contributo che devono corrispondere all’Autorità le stazioni appalti e gli operatori economici per gli affidamenti di lavori, servizi e forniture, nonché le società organismo di attestazione previste dall’articolo 84 del Dlgs 50/2016.

In particolare, si segnala la previsione dell’esenzione dalla contribuzione per le stazioni appaltanti e gli operatori economici per le procedure di:

  • affidamento di lavori, servizi e forniture espletati nell’ambito della ricostruzione, pubblica e privata, a seguito degli eventi sismici del 2016 e 2017, così come individuate con le delibere dell’A.N.AC. n. 359 del 29 marzo 2017 e n. 1078 del 21 novembre 2018;
  • affidamento alle quali si applica il decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale del 2 novembre 2017, n. 192.

Ai fini dell’esonero dal pagamento del contributo, i modelli da utilizzare sono i seguenti:

  • Modello 1 – Richiesta di esonero dal pagamento del contributo in favore dell’A.N.AC. ai sensi della delibera 359/2017 e della delibera 1078/2018.
  • Modello 2 – Richiesta di esonero dal pagamento del contributo in favore dell’A.N.AC. per gare espletate nel rispetto del decreto del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale 2 novembre 2017, n. 192.

Gli importi

I soggetti di cui all’art. 1, comma 1, lettere a) e b), sono tenuti a versare a favore dell’A.N.AC., con le modalità e i termini di cui all’art. 3 del presente provvedimento, i seguenti contributi in relazione all’importo posto a base di gara:

I soggetti di cui all’art. 1, comma 1, lettera c) sono tenuti al pagamento della contribuzione dovuta entro novanta giorni dall’approvazione del proprio bilancio. Decorso tale termine detti soggetti possono chiedere la rateizzazione dei contributi dovuti, previa corresponsione degli interessi legali, a condizione che l’ultima rata abbia scadenza non oltre il 31 dicembre 2019.