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News dal CST

Dal 22 al 24 maggio al Roma Convention Center La Nuvola si terrà l’edizione 2018 di FORUM PA, una grande occasione di advocacy sulle buone pratiche e sui processi virtuosi in atto. L’evento sarà il punto di arrivo di un grande percorso collaborativo di costruzione dell’agenda dell’innovazione, possibile grazie al coinvolgimento delle community, per la nuova legislatura. L'intera manifestazione è progettata come momento di confronto, lavoro collaborativo e aperto, elaborazione e proposizione dal quale scaturirà un Libro Bianco da consegnare al nuovo Governo.

Rimane centrale il tema della sostenibilità: la prospettiva di uno sviluppo equo e sostenibile, ben delineata negli Obiettivi dell'Agenda 2030, sarà anche quest'anno il filo rosso dell'intera manifestazione e la lente con la quale verrà letto ogni tipo di innovazione che riguardi l'Amministrazione pubblica.

Partecipando all'evento, nell'area espositiva congressuale e seminariale, gli Enti e le Aziende pubbliche potranno consolidare le relazioni istituzionali con il Governo Centrale, gli enti locali e le Aziende più innovative, comunicare i processi di innovazione in atto e i migliori progetti avviati, svolgere un'azione di formazione e capacity building per pubblici selezionati.

Il programma congressuale di FORUM PA 2018 sarà ricco di spunti e temi: dai convegni di scenario in cui far emergere le visioni di futuro, ai convegni sulle buone pratiche, momenti di discussione sulle migliori esperienze, ai tavoli di lavoro, in cui imprese e PA si incontrano per discutere sulle soluzioni da adottare, agli incontri formativi volti ad accrescere il capitale umano.

Importante novità dell'edizione 2018 sarà l'evento finale del FORUM PA, sul tema della nuova governance, che seguirà la metodologia dell'Open Space Technology che permette una partecipazione e un confronto tra pari in maniera estremamente dinamica e innovativa.

Per saperne di più: documento di presentazione del FORUM PA 2018.

Nella Gazzetta Ufficiale numeri 9 del 12 gennaio è stato pubblicato il Decreto legislativo 217 del 13 dicembre 2017, recante disposizioni integrative e correttive al Decreto legislativo 179/2016, concernente modifiche e integrazioni al Codice dell'amministrazione digitale di cui al Decreto legislativo 82/2005.

Data protection officer (Dpo), accountability, data breach: termini con cui la pubblica amministrazione si troverà a che fare a partire dal 25 maggio, quando diventerà operativo il regolamento europeo sulla privacy. Non bisogna, però, aspettare quella data per impratichirsi nel nuovo vocabolario. Termini che indicano, rispettivamente, la nuova figura del responsabile della protezione dei dati personali, l’introduzione di maggiori responsabilità per gli enti che devono applicare le nuove regole e l’obbligo di comunicare al Garante le violazioni dei sistemi di tutela delle informazioni. Se, però, le amministrazioni ancora non si sono mosse, la privacy europea rischia di rimanere al palo.

D’altra parte, la reattività della Pa sul tema non è mai stata elevata. All’esordio della legge sulla privacy, oltre vent’anni fa, le amministrazioni si misero sulla difensiva e utilizzarono la riservatezza come strumento per negare ai cittadini le informazioni. Tranne poi passare, sulla spinta delle ultime norme sulla trasparenza, a diffondere online fin troppe notizie personali.

C’è poi l’altro versante, quello della protezione dei dati. Anche qui la Pa si è dimostrata disattenta e lenta nell’adeguarsi alle prescrizioni del Garante. Valgono, su tutti, gli esempi di due grandi banche dati ancora sotto osservazione: l’Anagrafe tributaria e le procure dei tribunali. I due aspetti - l’accesso alle informazioni e la loro tutela - danno l’idea dello stato della privacy nella pubblica amministrazione che si prepara a fare i conti con la riservatezza in chiave europea.

Sistemi colabrodo

Ci sono voluti dieci anni per arginare le falle. L’Anagrafe tributaria finisce nel mirino del Garante della privacy a ottobre 2016 e a luglio dell’anno successivo inizia l’ispezione del mega-archivio del Fisco. A settembre 2008 arrivano i risultati delle verifiche e sono preoccupanti: la gigantesca mole di informazioni contenuta nell’Anagrafe risulta a disposizione di un numero imprecisato di utenti, che la interrogano senza lasciare tracce. Il Garante impone di correre ai ripari, ma l’attività di messa in sicurezza va avanti a rilento, tanto che a gennaio 2016 l’Autorità guidata da Antonello Soro scrive sia al ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, sia all’allora direttrice dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, per sottolineare che alcune criticità nella gestione dell’Anagrafe persistono. Le Entrate promettono di correre ai ripari. Interventi che dovrebbero essere stati realizzati.

La storia delle procure è più recente. È, infatti, a luglio 2013 che l’Authority prescrive ai tribunali le misure per proteggere i dati delle intercettazioni, da mettere in campo entro i primi mesi del 2015, termine poi prorogato al 31 dicembre 2017. Dunque, è da meno di un mese che le sale d’ascolto delle procure dovrebbero essere state adeguate alle regole della privacy. Anche in questo caso, il condizionale è d’obbligo.

Dalla privacy-alibi al Foia

Fu Stefano Rodotà, primo Garante della privacy, a puntare il dito contro l’uso improprio delle norme sulla riservatezza da parte della Pa. Le richieste dei cittadini di accesso a documenti e informazioni venivano rispedite al mittente con un lapidario «Non si può, c’è la privacy». Era quello che Rodotà battezzò l’alibi della privacy, un comodo atteggiamento degli uffici pubblici per eludere la trasparenza. Fanno parte di quel periodo i “no” alla pubblicazione degli scrutini scolastici o all’accesso ai propri dati personali. Quella fase di resistenza al cambiamento è stata superata e, negli ultimi anni, si è passati all’atteggiamento opposto e si mettono in piazza molti dati. È il portato delle nuove norme sulla trasparenza, aggiornate da ultimo con il diritto d’accesso sancito dal Foia (il Freedom information act). Per il Garante le informazioni divulgate, in particolare online, sono troppe. Si rischia, ha sottolineato l’Authority nel parere sul Foia, di ottenere effetti paradossali, vanificando le tutele della privacy. Tutele che il regolamento europeo intende invece rafforzare.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 29/01/2018

Autore: Antonello Cherchi

Continua a prendere forma il Piano triennale per l’informatizzazione della pubblica amministrazione che nelle scorse settimane ha visto realizzarsi un altro dei tasselli fondamentali del proprio “Modello strategico di evoluzione del sistema informatico nella Pa”, pensato dal Governo per essere uno strumento sistemico, diffuso e condiviso, di gestione e di utilizzo delle tecnologie digitali più innovative, improntato a uno stile di management agile ed evolutivo, basato su una chiara governance dei diversi livelli della Pa.

L’obiettivo delle linee guida

In particolare, l’Agenzia per l’Italia digitale ha pubblicato sul proprio portale istituzionale le linee guida per lo sviluppo del software sicuro nella pubblica amministrazione, con l’intento di guidare gli enti centrali e locali verso quattro risultati fondamentali, quali l’adozione di un processo strutturato di realizzazione del software, l’applicazione di tecniche standard di scrittura del codice, la corretta configurazione delle applicazioni di base e la modellazione delle minacce e delle azioni di mitigazione conformi ai principi del cosiddetto Secure/Privacy by Design, così come richiesto, tra l’altro, dal Regolamento Ue 2016/679, meglio conosciuto come Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr, General data protection regulation). Le linee guida si pongono nel solco tracciato da Agid e orientato dal Piano triennale, che mira a garantire al sistema Paese un più efficace sfruttamento dei benefici delle nuove tecnologie assicurando ai cittadini un vantaggio in termini di semplicità di accesso e miglioramento dei servizi digitali esistenti.

Un primo approccio sistematico alla sicurezza

Si tratta di un passo estremamente importante perché per la prima volta viene trattata in maniera organica, completa e sistematica una tematica fondamentale come la sicurezza, cui è direttamente riconnessa la necessità di garantire la disponibilità, l’integrità e la riservatezza delle informazioni proprie del Sistema informativo della Pa, oltre ai principi di privacy previsti dall’ordinamento giuridico nazionale ed europeo. Le Linee guida definiscono un’architettura della sicurezza per tutti i servizi fondata su quattro macro-temi, sulla base di indicazioni relative al modello architetturale di gestione dei servizi, declinato rispetto al cluster dei dati gestiti. Per ogni argomento è stato realizzato e reso disponibile un documento distinto e specializzato rispetto alla tematica di riferimento.

Le quattro aree delle linee guida

In particolare, lo scopo delle linee guida per l’adozione di un ciclo di sviluppo di software sicuro è fornire le best practices per intraprendere un processo di sviluppo del software “sicuro”, applicabile attraverso l’identificazione e l’implementazione di opportune azioni di sicurezza nel corso di tutte le fasi del ciclo di sviluppo software. La gestione della sicurezza delle applicazioni di base richiede, invece, di stabilire un processo volto a identificare rischi e contromisure di sicurezza a ogni livello (fisico, logico e organizzativo) del contesto in cui tali software operano e sono utilizzati. Scopo delle linee guida per lo sviluppo sicuro di codice è, inoltre, quello di fornire un insieme di pratiche maggiormente utilizzate nei contesti specialistici e negli standard internazionali, che permettono di prevenire eventuali problematiche di sicurezza nel codice e individuare possibili debolezze insieme alle relative contromisure da applicare, così da mitigare i principali attacchi che sono spesso focalizzati nello sfruttamento di “vulnerabilità standard” celate all’interno delle applicazioni software. Le linee guida per la modellazione delle minacce e individuazione delle azioni di mitigazione conformi ai principi del “Secure/Privacy by Design”, infine, analizzano processi, metodi e modelli utilizzati nella progettazione di applicazioni sicure con l’obiettivo di integrare il processo di modellazione delle minacce e conseguente individuazione di azioni di mitigazione con quello di determinazione preventiva dei requisiti di sicurezza e privacy, creando una connessione con il Regolamento europeo sulla privacy la cui entrata in vigore, fissata a maggio 2018, è ormai imminente.

È possibile scaricare tutte le linee guida ai seguenti indirizzi:


Fonte: Il Sole 24 Ore del 17/01/2018

Autore: Giuseppe Arcidiacono

Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, è uno dei capisaldi dell'Agenda digitale Italiana. Si tratta di un'innovazione certamente utile che ha l'obiettivo di semplificare la vita ai cittadini individuando una sola credenziale di accesso ai servizi online pubblici al posto delle numerose userid e password che attualmente sono richieste per ogni specifico portale e servizio connesso.

Spid è anche un passo determinante verso la standardizzazione e la razionalizzazione dei processi di accreditamento e gestione interni alla Pa, tanto che Il governo italiano ha inserito Spid tra le priorità da attuare fin dal 2016. Alla data però solo 3866 su circa 23.000 pubbliche amministrazioni hanno abilitato Spid in qualche servizio online, quindi solo il 16,8% degli enti potenzialmente obbligati.

Qual è la causa di tale ritardo? Dobbiamo innanzitutto dire che la soluzione tecnica da implementare è tutt'altro che banale e richiede personale specializzato che difficilmente si trova all'interno delle pubbliche amministrazioni. Se consultiamo il sito appositamente dedicato a Spid (https://www.SPID.gov.it) infatti apprendiamo che il percorso di abilitazione di Spid prevede due fasi: una procedura tecnica e una amministrativa.

Le procedure

La procedura tecnica è a sua volta suddivisa in cinque step:

  1. consultare le regole tecniche per lo sviluppo dell'applicazione online che implementa Spid
  2. elaborare un metadata come descritto nel documento riassuntivo e secondo quanto stabilito dall'Avviso 6
  3. fare la verifica del metadata tramite il «servizio di supporto per le Pa»
  4. in caso di modifiche ritornare al punto 3 e alla fine rendere disponibile il deploy per gli Identity Provider
  5. dopo l'accettazione da parte degli Identity Provider i servizi online potranno essere interfacciati
  6. a Spid e potrà partire la fase di test e messa in produzione

La procedura amministrativa prevede infine la firma di una convenzione che, per essere perfezionata, richiede una verifica tecnica sull'implementazione di Spid da parte di ogni Service Provider. Una volta che la verifica avrà dato esito positivo, verrà inviata la convenzione da firmare e il file nel quale si dovrà dare evidenza dei dati relativi ai servizi accessibili con Spid.

È evidente che la maggior parte degli enti pubblici non è in grado di effettuare questi passaggi e deve necessariamente rivolgersi al proprio fornitore di soluzioni informatiche.

Possibili soluzioni

Non aver previsto la figura del partner tecnologico nel percorso appena descritto non solo è fuorviante per l'ente che, in prima battuta, non si sente autorizzato a coinvolgere il proprio fornitore, ma finisce inevitabilmente per rallentare e complicare le attività di implementazione che a ogni step richiedono un dialogo a tre, tra partner tecnologico, referente dell'ente e supporto Agid. Come Assosoftware siamo fortemente interessati a spingere e promuovere l'implementazione di Spid ma, visti i problemi e i ritardi fin qui accumulati, riteniamo fondamentale snellire le procedure tecnico/amministrative individuando nel partner tecnologico il soggetto autorizzato a dialogare con Agid e con gli Identity Provider per certificare le soluzioni online, integrate a Spid, che saranno messe a disposizione dei propri clienti pubblici.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 16/01/2018

Autore: Roberto Bellini

Il CST della Provincia di Lecco, in collaborazione con il Politecnico di Milano polo territoriale di Como e con la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (capofila di parte svizzera), ha candidato in qualità di partner il progetto GIOCOnDa, Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di vita degli Open Data, nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera 2014-2020.

GIOCOnDa mira a rafforzare le capacità di coordinamento e collaborazione delle Pubbliche Amministrazioni italiane e svizzere della Regio Insubrica e a migliorare i processi di partecipazione degli stakeholder (imprese e società civile dei territori coinvolti) insistendo su una criticità dell’Area: mancanza, disallineamento e sottoutilizzo di informazioni comuni e onerosità di mantenere database comuni.

Individuati i fabbisogni informativi del sistema degli utenti, il progetto si preoccupa di selezionare e analizzare i relativi dati disponibili, rendendone omogenee le strutture per favorire l’integrazione, l’interoperabilità e l’esposizione, tramite un portale dedicato all’area di cooperazione, appoggiato all’infrastruttura già esistente in Regione Lombardia e conforme al portale svizzero per gli open government data.

GIOCOnDa prevede il coinvolgimento dei dipendenti delle PA (adozione di linee guida comuni per l’esposizione dei dati) e degli stakeholder, attraverso l’organizzazione di sessioni interdisciplinari di formazione e co-progettazione on e offline, ed eventi pilota di training finalizzati alla creazione di una rete di esperti per valutare la diffusione di progetti e sviluppi di applicativi su gli Open Data insubrici, e facilitare l’individuazione di un modello di business che renda sostenibile nel tempo il processo istituito.

Mercoledì 21 marzo e martedì 8 maggio dalle 9.00 alle 13.00, presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco in piazza Lega Lombarda 3/5, si terrà il corso sul nuovo regolamento relativo al trattamento e alla gestione dei dati degli utenti, adottato dall’Unione Europea nell’aprile 2016 e che entrerà in vigore il 25 maggio 2018.

Il corso, promosso da Halley Academy, è rivolto ai responsabili della Sicurezza e a tutti i collaboratori degli enti che ogni giorno si interfacciano con il trattamento dei dati degli utenti.

Il GDPR (General Data Protection Regulation) riguarda la protezione dei dati e il tema molto sentito della gestione della privacy.

I dati personali a cui fa riferimento la Commissione Europea sono tutte le informazioni relative a un individuo, collegate alla sua vita privata, professionale e pubblica.

Le pubbliche amministrazioni sono chiamate a rivedere i propri sistemi di gestione dei dati all’interno dell’organizzazione, per prevenirne la perdita e l'indiscriminata condivisione.

Questa novità è dunque l’occasione giusta per ridefinire le policy interne e la formazione del personale: le aziende che si adegueranno potranno beneficiare anche di una maggior fiducia da parte degli utenti, consapevoli di avere i propri dati al sicuro.

Termine ultimo per adeguarsi alla normativa GDPR è il 25 maggio 2018; in caso di mancato rispetto del regolamento, la sanzione può arrivare fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del volume d’affari globale registrato nell’anno precedente.

Programma del corso

1. Privacy (GDPR)

Il regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e le nuove regole per la protezione dei dati personali: teoria e strumenti applicativi

2. Contesto normativo e ambiti di applicazione

  • L'evoluzione del quadro normativo
  • Cosa cambia dal Codice della Privacy al nuovo Regolamento Europeo sulla privacy

3. Best Practice

  • Il "dato personale"
  • Le varie categorie
  • Focus: la pubblicazione dei dati

4. Sicurezza e Privacy

  • I principi generali del Regolamento
  • Finalità e ambito di applicazione
  • Definizioni e soggetti coinvolti

5. DPO (Data Protection Officer)

  • Il ruolo centrale
  • Responsabilità
  • Obblighi
  • Sistema sanzionatorio

Il CST della Provincia di Lecco si è posto come soggetto coordinatore dei Comuni che hanno deciso di aderire all’iniziativa di Regione Lombardia, che ha messo a disposizione contributi a fondo perduto per la valorizzazione del patrimonio pubblico per estrazione e pubblicazione di dati in formato aperto sulla piattaforma regionale www.dati.lombardia.it.

Regione Lombardia ha concesso un contributo economico per la pubblicazione degli Open Data degli enti locali relativi a piste ciclabili, aree verdi, cantieri stradali attivi, parcheggi, elenco pratiche SUAP, flussi turistici, punti ricarica veicoli elettrici, quantità di rifiuti prodotti.

L’obiettivo del CST della Provincia di Lecco è quello di ottimizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie messe a disposizione da Regione Lombardia e supportare i Comuni nel percorso di gestione degli Open Data.

Per i Comuni aderenti al CST che hanno deciso di aderire all’iniziativa e hanno ottenuto il finanziamento (Barzio, Vercurago, Carenno) il CST della Provincia di Lecco sta effettuando un servizio di coordinamento, raccolta dati, attività operative e gestionali, integralmente coperto dal contributo regionale.

Nei giorni scorsi è stato effettuato l’adeguamento grafico secondo le direttive di Designers Italia del primo sito web del Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco: il portale del Comune di Morterone.

A breve è previsto lo stesso adeguamento dell’aspetto grafico per i siti dei Comuni di Casargo e di Calolziocorte; poi gradualmente sarà la volta degli altri siti che fanno riferimento al CST della Provincia di Lecco.

Nuovi Comuni anche esterni al CST della Provincia di Lecco stanno guardando con interesse al servizio di GeoPortale e ne hanno chiesto l’attivazione.

Il GeoPortale del CST è un servizio web che permette a cittadini, professionisti e imprese di consultare liberamente una vasta gamma di mappe tematiche; di grande interesse è la mappa catastale, utile per attività di analisi e di pianificazione territoriale, che restituisce una visione del territorio (terreni e fabbricati) costantemente aggiornata e sovrapponibile a tutte le altre cartografie disponibili.

Per i Comuni aderenti il GeoPortale consente di abilitare un accesso riservato ai dipendenti delle amministrazioni con funzionalità avanzate di analisi geografiche e sulla banca dati catastale, accedere ai dati censuari georeferenziati, calcolare la rendita complessiva di uno o un insieme di immobili, utilizzare strumenti di visura analoghi a quelli rilasciati presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.