Contenuto principale

Messaggio di avviso

News dal CST

La televisione è il canale privilegiato per ottenere notizie sul settore pubblico, al secondo posto, in crescita per affidabilità, social e siti web. Lo dice una ricerca sul rapporto tra cittadini, Pubblica Amministrazione e nuovi strumenti di comunicazione (web, social network, chat) dell'Istituto Piepoli. L'indagine è stata realizzata il 14 maggio scorso, su un campione rappresentativo della popolazione di oltre 18 anni.

Secondo i dati della ricerca, il 47% degli italiani si aspetta di trovare le comunicazioni della P.A. su Internet, contro il 64% per la tv e il 39% per i media stampa; la percentuale sale al 59% nella fascia di età 18-34 anni ed è del 58% tra i 35 e i 54 anni. Sopra i 54 anni sceglie Internet il 27% della popolazione.

Aumenta, invece, secondo la ricerca, l'attendibilità della rete nonostante il diffondersi di notizie false (fake news). Più di quattro italiani su dieci si fidano delle informazioni diffuse via web da parte delle Pubbliche Amministrazioni: nella fascia 18-54 anni il dato supera il 50% raggiungendo, in questo caso, la televisione. Sei italiani su dieci considerano i social un'importante occasione di lavoro. Il 90% vorrebbe dalle Istituzioni pubbliche maggiore partecipazione e informazioni in tempo reale.

https://www.istitutopiepoli.it/

www.foia.gov.it è un nuovo sito che mette a disposizione strumenti e indicazioni operative sulla normativa per il diritto di accesso civico generalizzato, il Freedom of Information Act.

Il sito, realizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, gestito e aggiornato dal Centro di Competenza Nazionale FOIA, vuole fornire alle Amministrazioni una base di conoscenza condivisa sui diversi aspetti connessi all'attuazione dell'istituto dell'accesso generalizzato di carattere giuridico, procedimentale, organizzativo e tecnologico.

Infatti, nel sito, le Amministrazioni hanno accesso a un articolato set di contenuti costantemente aggiornati e arricchiti. Nelle varie sezioni si trovano, infatti, i riferimenti normativi che, a più livelli, disciplinano l'accesso e ne regolano l'attuazione ("Normativa"); le indicazioni operative, le FAQ e gli strumenti a supporto della gestione delle diverse fasi del procedimento FOIA, elaborate dal Centro di Competenza Nazionale ("Strumenti"); un osservatorio sull'attuazione della norma che include i dati sul monitoraggio svolto dal Centro e una raccolta dei pareri del Garante per la privacy e della giurisprudenza in materia ("Osservatorio").
www.funzionepubblica.gov.it

Le difficoltà organizzative e la mancanza di personale competente sono i principali fattori di ostacolo allo sviluppo della PA Digitale, e un “buon gioco di squadra inter-istituzionale” è l’elemento chiave che la politica deve cercare di mettere in campo per rimuoverli. È quanto auspica Mariella Guercio, autrice di un approfondimento a riguardo pubblicato su Agenda Digitale a ridosso della creazione del nuovo Governo italiano.

In un recente intervento - scrive la Guercio in apertura - ho specificato che erano tre i punti chiave per sbloccare lo scenario della gestione documentale digitale nella PA. Ora vediamo di approfondire.

  • la necessità di limitare al massimo ulteriori interventi normativi e condividere con un approccio istituzionale realmente aperto agli stakeholder i passaggi opportuni per completare il quadro regolamentare, a partire dalle linee guida previste dal dlgs 217/2017 che ha modificato il Codice dell’amministrazione digitale;
  • l’esigenza di definire con maggior chiarezza i modelli organizzativi di riferimento soprattutto negli interventi che riguardano l’archiviazione o conservazione a norma su cui il piano triennale è intervenuto senza sufficiente chiarezza;
  • la rilevanza di iniziative per migliorare la qualità delle piattaforme sia in termini di requisiti da definire, sia nello sviluppo intelligente di soluzioni di riuso che tengano conto del mercato.

Sul primo aspetto si registra un accordo generale che i convegni di ForumPA 2018 confermano, mentre gli altri due ambiti richiedono qualche ulteriore considerazione.

Il nodo degli operatori accreditati per la conservazione

La conservazione digitale è stata in questi anni al centro di molte iniziative regolamentari e ha determinato la nascita di decine di operatori di mercato accreditati a fronte di un numero molto esiguo di proposte provenienti dal settore pubblico. La qualità e la sostenibilità di questo quadro richiedono un’analisi approfondita, tenuto conto da un lato dei costi che implica l’eventuale trasferimento dell’intera produzione documentaria digitale della PA in depositi dedicati a pagamento, dall’altro dei rischi di frammentazione per gli archivi destinati alla conservazione permanente che deriverebbero dalla decisione di versare nei sistemi di conservazione esterni solo alcuni documenti perché ritenuti di particolare rilevanza o a rischio.

Il piano triennale ha ipotizzato l’individuazione di poli strategici di conservazione ma non ha chiarito – né poteva farlo – la loro funzione rispetto a quella già svolta dagli operatori accreditati. È evidente che il modello di riferimento finora realizzato ha bisogno di ulteriore elaborazione che tenga conto della reale e concreta dimensione del problema, in termini sia quantitativi sia qualitativi...

Continua a leggere su Agenda Digitale

L'Agenzia per l’Italia Digitale ha prorogato fino al 20 giugno il termine ultimo per partecipare alla seconda fase del censimento sulle dotazioni ICT delle Pubbliche Amministrazioni, previsto dal Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica amministrazione 2017-2019.

Il censimento viene promosso per raccogliere informazioni utili ad avviare un processo di razionalizzazione dei data center che favorisca maggiori livelli di sicurezza infrastrutturale e risparmi di spesa. Una prima fase del censimento, avviata nello scorso dicembre, era stata rivolta alle regioni, alle società in house del settore e alle città metropolitane. Con l’avvio della seconda fase esso è stato esteso al resto delle amministrazioni operanti nel Paese.

Comunicando la proroga, AgID ha precisato che la mancata partecipazione al censimento, se non motivata, comporta l’automatica classificazione dell’amministrazione nella categoria “Gruppo B - con infrastrutture carenti”, prevista dal Piano Triennale. “Il Gruppo B - si legge nella nota - è relativo a data center che non garantiscono requisiti minimi di affidabilità e sicurezza dal punto di vista infrastrutturale e/o organizzativo, o non garantiscono la continuità dei servizi. Questo significa che le amministrazioni che rientreranno in tale categoria dovranno, prima delle altre, provvedere ai processi di migrazione verso cloud e poli strategici nazionali”.

Per prendere parte al censimento occorre collegarsi alla pagina Censimento Italia , nella quale sono pubblicate anche le istruzioni per la compilazione. Per qualsiasi chiarimento o informazione sulla compilazione del questionario, AgID mette a disposizione un servizio di helpdesk.

Contenuti correlati

Gli eventi speciali di formazione on line di "Compubblica" proseguono con un webinar a due voci per approfondire il tema della reputazione on line. Presidiare e gestire la reputazione on line diventa una fondamentale attività quotidiana, da non relegare alle sole occasioni di crisi. L'avvento dei social media ha ampliato le potenzialità dei cittadini nel generare contenuti on line per esprimere la propria opinione e condividerla con gli altri utenti e il web - in generale - offre una tale quantità di informazioni - vere o false - che le persone sono portate a formulare un giudizio a priori, anche senza entrare in contatto diretto con l'Amministrazione.

Martedì 10 luglio "Compubblica" organizza un evento speciale di formazione on line dal titolo "Gestire la reputazione istituzionale attraverso i Social Network" (dalle ore 12:00 alle ore 13:00).
Nella prima parte, verranno presentati alcuni strumenti teorici utili per impostare un'efficace strategia di costruzione della reputazione on line e di gestione delle eventuali crisi. Nella seconda parte, si approfondiranno alcuni casi di P.A. che presidiano e gestiscono la propria reputazione on line in modo efficace.

La partecipazione al webinar attribuisce 3 crediti formativi per la qualifica professionale di "comunicatore pubblico" (vedi www.compubblica.it-Attestazione professionale).

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- telefono 02 67100712

Un'Europa che prosegue per la strada della digitalizzazione, ma le diversità e le difficoltà di crescita fra gli Stati membri sono numerose.

Lo dice DESI, l'Indice di Digitalizzazione dell'Economia e della Società, che la Commissione europea pubblica con regolarità. Uno strumento che consente di misurare i progressi compiuti e accerta le prestazioni degli Stati membri in termini di connettività digitale, competenze digitali, attività on line e digitalizzazione delle imprese e dei servizi pubblici.

L'Indice rivela che l'UE sta diventando sempre più digitale, ma i progressi non sono sufficienti per permettere all'Europa di tenere il passo con i leader mondiali e ridurre il divario esistente tra gli Stati membri. Una situazione che rende più urgenti il completamento del mercato unico digitale e un aumento degli investimenti nella digitalizzazione dell'economia e della società.

Nel corso degli anni passati l'UE ha continuamente migliorato le sue prestazioni digitali e il divario tra i Paesi più e meno digitalizzati si è ridotto leggermente (da 36 a 34 punti). Il punteggio più alto nel DESI 2018 è stato ottenuto da Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi, che sono tra i leader mondiali nel campo della digitalizzazione, seguiti da Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito, Belgio ed Estonia. Irlanda, Cipro e Spagna hanno registrato il maggior progresso (oltre 15 punti) negli ultimi quattro anni.

Tuttavia alcuni altri paesi dell'UE hanno ancora molta strada da fare e nel suo complesso l'Unione ha bisogno di migliorare le sue prestazioni per rimanere competitiva a livello internazionale. Fra questi vi è l'Italia.

Ecco quello che (per punti) il DESI 2018 rivela: 

  • la connettività è migliorata, ma non abbastanza per far fronte a esigenze in costante crescita
  • il numero di abbonamenti alle reti mobili di dati è aumentato del 57% rispetto al 2013, raggiungendo la quota di 90 abbonamenti ogni 100 cittadini dell'UE
  • sempre più cittadini europei utilizzano Internet per comunicare, l'aumento è in particolare legato a telefonia e videochiamate
  • l'Unione europea può contare su un numero maggiore di esperti digitali rispetto al passato, ma permangono molti divari per le competenze digitali
  • le imprese sono più digitalizzate ma il commercio elettronico progredisce lentamente, anzi è quasi fermo; per questo da dicembre 2018 saranno operative una serie di misure per agevolare gli acquisti on line
  • gli europei utilizzano maggiormente i servizi pubblici on line. Per quel che riguarda le Pubbliche Amministrazioni è stato rilevato che il 58% degli internauti europei ha utilizzato i canali on line (il 52% nel 2013) per trasmettere moduli alla P.A. e che il 18% dei cittadini europei utilizza servizi sanitari on line

E adesso alcuni dati sullo specifico nazionale. In un quadro sostanzialmente immobile l'Italia rimane nelle retrovie, ferma al 25° posto su 28 Paesi. Pochi i progressi fatti, il maggiore sul fronte degli open data, e diversi passi indietro rispetto agli altri Stati. Complessivamente l'Italia arretra nelle aree della 'connettività' (da 25 a 26), del 'capitale umano' (da 24 a 25) e della 'integrazione delle tecnologie digitali' (da 19 a 20). Confermato il penultimo posto nell'area 'uso di Internet' e il 19° in quella 'servizi pubblici digitali'. Insomma: sempre fanalino di coda in Europa su quasi tutti i temi del digitale.

Nel Rapporto, sempre a soggetto Italia, sono segnalate iniziative importanti su diversi fronti, come la diffusione della copertura in NGA, e una strategia concreta per la P.A. digitale. Che la sfida prioritaria è riempire la scarsità di competenze e, anche se il governo italiano ha adottato alcuni provvedimenti al riguardo, le misure impiegate appaiono ancora insufficienti. Manca, in Italia, una strategia globale dedicata alle competenze. Le conseguenze risultano penalizzanti per la performance  dei cinque aspetti considerati dagli indicatori DESI: diffusione della banda larga mobile, numero di utenti Internet, utilizzo di servizi on line, attività di vendita on line delle PMI, numero di utenti eGovernment.

Risultato? Mancando significativi progressi l'Italia rimane fra i paesi indietro sul digitale e le sue prestazioni si collocano all'interno del gruppo di paesi dai risultati inferiori alla media (Romania, Grecia, Bulgaria, Italia, Polonia, Ungheria, Croazia, Cipro e Slovacchia).

Mercoledì 20 giugno si è concluso il corso portale delle istanze online, promosso dal Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco, in collaborazione con Maggioli, per ottimizzare il flusso documentale dei Comuni aderenti.

Otto gli appuntamenti organizzati presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco, con l’adesione di 98 partecipanti, in rappresentanza dei seguenti enti: Provincia di Lecco, Comuni di Calco, Carenno, Casargo, Calolziocorte, Cassina Valsassina, Cremeno, Esino Lario, Introbio, Lecco, Malgrate, Monte Marenzo, Paderno d'Adda, Pasturo, Perledo, Taceno, Valmadrera.

Oltre ad approfondire gli aspetti puramente tecnici di analisi dei processi che possono essere ottimizzati, soprattutto prima e dopo la fase istruttoria, il corso è stata anche un’occasione unica di confronto tra enti che, scambiandosi “buone pratiche” di gestione  hanno potuto modificare da subito il modello organizzativo in vista dei nuovi strumenti digitali.

I partecipanti hanno avuto modo di fare diverse domande e avere delucidazioni generali e specifiche sulle norme e sui procedimenti.

Leggi anche:

http://www.lc-card.it/index.php/notizie/219-corso-portale-istanze-online-del-cst

http://www.lc-card.it/index.php/notizie/193-portale-istanze-online-per-gli-enti-aderenti-al-cst-e-formazione-specifica

Su Agenda Digitale, un articolo a firma di Giovanni Manca formula chiarimenti in risposta alle seguenti dieci domande sulle firme elettroniche e le loro modalità di apposizione. “Chi scrive - si legge nell’incipit - nel corso della sua attività professionale riceve un numero significativo di quesiti sulle sottoscrizioni informatiche e sulle modalità mediante le quali vengono apposte. Nel seguito si propongono dieci quesiti, tra i più frequenti, con le relative risposte”.

  1. La firma elettronica non vale nulla
  2. La firma grafometrica è Firma elettronica avanzata (FEA)
  3. L’unica firma valida è quella con il file avente l’estensione .p7m
  4. La firma remota è solo una specifica modalità di sottoscrizione
  5. La firma remota e la firma automatica sono equivalenti
  6. Per certificare il tempo di un documento è obbligatorio utilizzare una marca temporale qualificata
  7. Il sigillo elettronico è la sottoscrizione di una persona giuridica
  8. La mia firma è scaduta
  9. Quando firmo una clausola in un contratto non firmo l’intero documento (PDF)
  10. Ho ricevuto un documento e ho il messaggio “firma non valida” durante la verifica.

Leggi le risposte ai quesiti su Agenda Digitale

Il Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco sta continuando nell’attività di migrazione dei database URBI degli enti verso il cloud del CST.

A oggi sono già state effettuate con successo le migrazioni dei seguenti enti: Comuni di Taceno, Casargo, Primaluna, Pasturo, Calco, Introbio, Perledo, Sueglio, Esino Lario, Carenno, Monte Marenzo, Paderno d’Adda.

Nei prossimi giorni toccherà ai Comuni di Lecco (25-06), Vercurago (26-06), Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino (26-06), Lierna (27-06), Retesalute (28-06).

Per l’intera giornata di migrazione, gli applicativi URBI non potranno essere utilizzati, in quanto verranno effettuate le necessarie operazioni informatiche di trasferimento dati e di configurazione.

Per il 2018 il Cantiere documenti digitali, istituito su iniziativa di Forum PA e ANAI nell’ambito del più ampio progetto Cantieri della PA Digitale, lavorerà sul tema dell’identità e della firma nel documento informatico. Per presentare il senso e i risultati di questo confronto anche al pubblico, Giovanni Manca tra i partecipanti al gruppo di lavoro, ha pubblicato il primo di una serie di articoli dedicati all’argomento.

Nello specifico, Manca espone le ragioni per cui ancora oggi il tema della firma e dell’identità nei documenti digitali resti una “questione aperta”.

Con la nascita nella metà degli anni ’90 della Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione – RUPA  (Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 settembre 1995) si è creato il problema di attribuire un valore giuridico ai documenti digitali che vi transitavano.

In tal senso nella Legge 59/97 (articolo 15, comma 2) si conferiva per la prima volta valore giuridico a quello che poi sarebbe diventato il documento informatico. Per analogia con il mondo cartaceo venne introdotta la firma digitale all’epoca normata tecnicamente nel DPCM 8 febbraio 1999. Poi è arrivata la direttiva 1999/93/CE che ha introdotto la firma elettronica, la firma elettronica avanzata e la firma elettronica qualificata.

Nel recepimento nazionale di questa direttiva è cominciata l’azione ondivaga dei vari Governi che si sono succeduti. In ogni versione della normativa primaria di settore veniva modificato il valore giuridico e l’efficacia probatoria delle sottoscrizioni. Questo oltre vent’anni dopo richiede un aggiornamento sul valore delle firme ovvero del perché si firma e di come la tecnologia stabilita a livello europeo dal regolamento 910/2014 (noto come eIDAS e operativo dal 1 luglio 2016) influenza il significato della sottoscrizione.

Nella redazione del presente articolo è stato indispensabile il contributo degli autori del libro “Identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno – Commento al Regolamento UE 910/2014″ a cura di F.Delfini e G. Finocchiaro. G. Giappichelli Editore 2017. Altrettanto indispensabile sono stati alcuni contenuti presentati nell’ambito dell’iniziativa “punto delibere” della Associazione PROCEDAMUS.

L’Istituto centrale per gli archivi (ICAR) ha pubblicato in consultazione la bozza di un pacchetto integrato di formati di scambio in linguaggio xml, creato per permettere un elevato livello di interoperabilità fra i principali applicativi e sistemi di descrizione archivistica sviluppati in Italia e consentire di conseguenza l’esportazione e l’importazione dei dati da e verso di essi.

Fino al 30 giugno chiunque interessato potrà formulare commenti, osservazioni e suggerimenti scrivendo all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. . In vista di questa scadenza, mercoledì 27 giugno presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma si terrà un incontro dedicato alla presentazione della bozza. Lo scopo è favorire un confronto tra tutti gli interessati sulle possibili strategie e i benefici dell'adozione del tracciato.

Tutti i dettagli sul progetto sono disponibili sul sito di ICAR , assieme alla bozza del documento.

Come anticipato durante l’ultima Assemblea degli enti aderenti, il Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco sta procedendo ad effettuare le attività necessarie per la migrazione dei database URBI degli enti verso il cloud del CST.

Ad oggi sono già state effettuate con successo le migrazioni dei seguenti enti: Comune di Taceno, Comune di Casargo, Comune di Primaluna, Comune di Pasturo, Unione dei Comuni della Valvarrone, Comune di Calco, Comune di Introbio.

Cogliamo l'occasione per ricordare agli enti interessati dalla migrazione che, per l’intera giornata di migrazione, gli applicativi URBI non potranno essere utilizzati, in quanto verranno effettuate le necessarie operazioni informatiche di trasferimento dati e di configurazione.

Successivamente alle operazioni di migrazione per accedere a URBI gli utenti dovranno collegarsi al sito http://urbi.lc-card.it e l’accesso al precedente indirizzo http://pasolution.lc-card.it sarà disattivato.

Il passaggio al cloud non comporta per gli utenti nessuna altra variazione nell’utilizzo del sistema URBI.

Premessa

La Direzione Generale Territorio e Protezione Civile di Regione Lombardia gestisce con PoliS Lombardia la Scuola Superiore di Protezione Civile (SSPC) che ha l’obiettivo di accrescere la cultura sulla protezione civile e di sollecitare nella comunità locale una rinnovata coscienza di difesa del territorio.

Anche nel 2018 procede la linea di collaborazione fra PoliS-Lombardia e ANCI Lombardia, allo scopo di attuare in maniera congiunta iniziative formative rivolte alla pubblica amministrazione della Lombardia sul tema della protezione civile. Con questa offerta si intende supportare gli Enti locali lombardi tramite l’aggiornamento, la formazione e la diffusione della cultura della prevenzione dei rischi e della gestione delle emergenze, oltre che tramite la diffusione di buone pratiche in materia di prevenzione e protezione civile.

La Scuola Superiore di Protezione Civile e ANCI Lombardia propongono questa iniziativa, in modalità webinar, seminario interattivo fruibile in diretta via internet. I partecipanti potranno seguire on-line, senza abbandonare dunque la propria postazione di lavoro.

Obiettivi e contenuti
Il Sindaco è Autorità territoriale di protezione civile e svolge un ruolo cruciale nel composito sistema della Protezione civile italiano. Da questo ruolo discendono diversi doveri e responsabilità, anche di carattere penale.
I tecnici (dirigenti e funzionari degli Uffici di Protezione civile comunali e provinciali) supportano con le loro attività la responsabilità del Sindaco.
Il webinar si pone l’obiettivo di trattare le principali disposizioni di interesse degli Enti locali contenute nel Nuovo Codice della protezione civile (decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.1).

Struttura del webinar
Il webinar avrà luogo il 5 luglio 2018 e avrà la durata di un’ora, dalle ore 18:00 alle ore 19:00.

Metodologia
Il webinar vedrà l’intervento frontale del docente a favore dei partecipanti collegati. I partecipanti potranno a loro volta contribuire al momento formativo ponendo domande in diretta: sarà dunque possibile uno scambio con il docente.

Destinatari
I destinatari del webinar sono Sindaci e tecnici (Dirigenti e funzionari) degli Uffici di Protezione civile degli Enti locali lombardi. Ad ogni edizione sarà ammesso un numero massimo di 100 partecipanti.

La partecipazione al webinar è gratuita

Modalità d’iscrizione
Coloro che intendono partecipare all’iniziativa potranno dare la propria adesione iscrivendosi on-line entro il 22 giugno 2018.

Valutazione di gradimento
Al termine del webinar verrà proposto un questionario di Customer Satisfaction che permetterà ai partecipanti di esprimere il loro grado di soddisfazione insieme a eventuali criticità e proposte di miglioramento.

Organizzazione
Una volta completata l’iscrizione on-line i partecipanti riceveranno indicazioni dettagliate sul funzionamento del webinar.

Iscrizione on line

Il nuovo diritto di accesso civico generalizzato dei cittadini è ancora più semplice grazie al lavoro del Dipartimento della funzione pubblica che ha predisposto un sito esplicativo di supporto per tutte le amministrazioni pubbliche.

L’indirizzo è www.foia.gov.it e all’interno sono illustrati strumenti e indicazioni operative relative all’attuazione della normativa comunemente conosciuta come Freedom of Information Act (FOIA).

Nel sito, costantemente aggiornato e ampliato dal Centro nazionale di Competenza FOIA istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica, è possibile trovare:

  • i riferimenti normativi che a più livelli disciplinano l’istituto dell’accesso generalizzato e ne regolano l’attuazione
  • le indicazioni operative, FAQ e strumenti a supporto della gestione delle diverse fasi del procedimento FOIA
  • i risultati dell’attività di monitoraggio dell’attuazione della norma
  • una raccolta dei pareri del Garante per la protezione dei dati personali e della giurisprudenza in materia

Come reso noto di recente, con la sentenza n. 10266 depositata lo scorso 27 aprile la Corte di Cassazione si è pronunciata sulle tipologie di firme digitali che è possibile apporre ai documenti informatici delle pubbliche amministrazioni.

Di recente la sentenza è stata oggetto di commento e approfondimento da parte di Ernesto Belisario, che ha dedicato all’argomento un podcast del progetto editoriale “La PA Digitale”.

“Le pubbliche amministrazioni - si legge nella nota che introduce il podcast - hanno l’obbligo di formare gli originali dei propri documenti con i mezzi informatici. Tra le tipologie di firme elettroniche con cui sottoscrivere i provvedimenti, la firma digitale ha un’importanza cruciale. Ma quale tipo di firma usare “Cades” (o .p7m) o “Pades” (o .pdf)? L’Avv. Ernesto Belisario ne parla commentando una recente sentenza della Corte di Cassazione”.

Al Ministero dell'Economia e delle Finanze, dopo un lavoro della Direzione dei Sistemi Informativi e dell'Innovazione del Dipartimento dell'Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi, hanno elaborato un percorso per l'adeguamento al GDPR (General Data Protection Regulation) attivo da venerdì 25 maggio, utile come riferimento anche per altre Pubbliche Amministrazioni, di ogni dimensione, che prevede la creazione e il mantenimento di un SGP (sistema gestione progetti) sul quale sia attivo un processo ciclico il quale, a partire dalla comprensione dei requisiti del GDPR, copra sette fasi individuate nel seguente modo:

  • Identificazione e comprensione di eventuali nuove disposizioni e linee guida delle competenti autorità nazionali ed europee
  • Individuazione o aggiornamento degli attori, sia interni che esterni, e dei relativi ruoli associati alle fasi di pianificazione, esecuzione e monitoraggio dell'SGP
  • Analisi delle attuali modalità di compliance alla normativa di riferimento (politiche e linee guida emanate, nomina dei responsabili)
  • Creazione e aggiornamento dei registri delle attività di trattamento (articolo 30 del GDPR) con la relativa classificazione dei dati trattati
  • Valutazione dei rischi associati ai trattamenti ed eventuale valutazione dell'impatto ("Privacy Impact Assessment" - PIA, articoli 35, 36 del GDPR) comprendente la valutazione dei rischi di non conformità che possono portare a sanzioni, perdite finanziarie o danni di immagine
  • Valutazione del gap da colmare per essere conforme alla normativa di riferimento
  • Definizione e implementazione del piano di adeguamento inteso come elenco di azioni tecniche e organizzative da adottare (articolo 32 del GDPR), prendendo come riferimento standard e best practices (ad esempio ISO/IEC 27001 [3])

www.mef.gov.it

Lo scorso 22 maggio il Garante privacy ha espresso il proprio parere sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni riguardo l’adeguamento della normativa italiana al nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali.

Lo schema di decreto era stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri nella seduta dello scorso 21 marzo.

Nel complesso, il giudizio sull’impianto è favorevole, ma il Garante ha comunque formulato diverse osservazioni su svariati argomenti.

Leggi il parere del Garante

Contenuti correlati

Dati personali: approvato il decreto di adeguamento della normativa nazionale al Regolamento UE

Grazie a un accordo con Telecom tutte le linee degli enti aderenti al CST raggiungibili da tale espansione sono state potenziate a 20Mbps, senza alcun costo aggiuntivo per gli enti.

Un risultato possibile grazie alla presenza sul territorio delle linee già gestite dal CST e alla competitività sulla fornitura di più operatori; un piccolo passo verso la digitalizzazione provinciale in attesa che il progetto Open fiber arrivi a raggiungere tutte le aree poco servite.

Consulta la mappa dei Comuni della prima e della seconda gara Infratel

Notizie positive per la crescita della copertura in fibra ottica nel nostro Paese. Nella misura dell'indice digitale europeo Desi 2018, la crescita della copertura dell'Italia è in recupero: dal 23° posto del 2016 al 13° del 2017; a spingere i progressi a livello nazionale sono stati l'integrazione delle tecnologie digitali e i servizi pubblici digitali.

Con un punteggio complessivo in termini di connettività pari a 52,8, l'Italia si piazza al 26° posto fra gli Stati dell'Unione europea, arretrando di un posto rispetto al 2017. Benché la percentuale di copertura fissa sia rimasta invariata attestandosi al 99%, valore leggermente superiore alla media europea (97%), l'Italia ha visto un ulteriore significativo incremento della copertura della banda larga veloce (Nga), che è passata dal 72 all'87%, superando la media Ue (80%).

Per quanto riguarda invece la banda larga ultraveloce (100 Mbps e oltre) l'Italia appare ancora in ritardo: con una percentuale pari a solo il 22% in confronto alla media europea del 58% si posiziona al 27º posto, quasi in fondo alla classifica. A proposito di percentuali di utilizzo, gli 86 abbonamenti ogni 100 persone posizionano la banda larga mobile leggermente al di sotto della media Ue (90). La banda larga fissa in Italia, al contrario, pur registrando un lieve incremento è ancora in ritardo e si piazza al 28º posto fra i paesi Ue. Inoltre, mentre le reti Nga rappresentano una relativa novità in gran parte del Paese e la percentuale degli abbonamenti alla banda larga veloce ha evidenziato lo scorso anno un netto incremento (dal 7% del 2016 al 12% del 2017), quella di utilizzo di Internet veloce rimane ridotta in termini assoluti e relativi e l'Italia si riconferma al 26°posto nell'Unione europea.

https://ec.europa.eu/

Il primo incontro di formazione sul portale delle istanze online del CST ha riscontrato un discreto successo di partecipazione; gli enti partecipanti (Provincia di Lecco, Calco, Calolziocorte, Carenno, Casargo, Cassina Valsassina, Cremeno, Esino Lario, Introbio, Lecco, Monte Marenzo, Paderno d’Adda, Pasturo, Perledo, Taceno, Valmadrera) hanno avuto modo di fare diverse domande e avere delucidazioni generali e specifiche sulle norme e sui procedimenti.

Alcuni enti hanno già apportato modifiche alle procedure di protocollo in base a queste informazioni.

Il prossimo incontro, in programma mercoledì 30 maggio presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco in piazza Lega Lombarda 4, sarà orientato al recupero dell’efficienza secondo il modello MoSCoW, facendo pratica su una matrice già compilata ed esercitandosi in una compilazione per gruppi.

Leggi anche:

http://www.lc-card.it/index.php/notizie/193-portale-istanze-online-per-gli-enti-aderenti-al-cst-e-formazione-specifica