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Messaggio di avviso

News dal CST

Con la diffusione del decreto 182944 del 23 luglio 2018 (passato al vaglio della Conferenza Stato-città e autonomie lo scorso 12 luglio) il ministero dell’Economia fornisce le indicazioni sul termine per l’invio delle informazioni relative al primo semestre 2018.

I dati del monitoraggio, da inserire nel prospetto MONIT/18, sono trasmessi, con riferimento al primo e al secondo semestre 2018, esclusivamente utilizzando l’applicazione appositamente prevista per il pareggio di bilancio sul sito http://pareggiobilancio.mef.gov.it.

Con riferimento al periodo al 30 giugno 2018, il prospetto MONIT/18 è in linea a partire dal 24 luglio.

A tal proposito, considerato che il DM è stato emanato in data successiva alla scadenza del periodo di riferimento del primo semestre 2018 (30 giugno) e a ridosso della scadenza prevista di trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento (30 luglio), considerato altresì l’avvicinarsi del periodo delle ferie estive, si ritiene che il primo invio di informazioni, inerenti al monitoraggio del saldo finale di competenza del primo semestre 2018, possa aver luogo entro un mese dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Ciò premesso, considerato che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avrà luogo nella prima decade di agosto, si ritiene che il termine per l’invio delle informazioni relative al primo semestre 2018 possa essere fissato non oltre il 10 settembre 2018.

Dal 17° Rapporto di Cittadinanzattiva 'Pit Servizi' emerge che nel quadro sulle disuguaglianza per il rispetto dei diritti dei cittadini permangono ancora grandi differenze. Pur se oggi il cittadino è attento e sempre più consapevole del propri diritti, anche se le associazioni e la gran parte delle aziende collaborano per migliorare il sistema, la Pubblica Amministrazione si sta "aprendo", tutto ciò non è sufficiente per ottenere il pieno rispetto dei propri diritti. Le 8.067 segnalazioni ricevute nel 2017 si riferite a sette settori: telecomunicazioni; servizio idrico integrato, energia elettrica e gas, Pubblica Amministrazione, mobilità e trasporti, servizi bancari e finanziari, servizi postali.

Sulle disparità, ad esempio, risulta che l'accesso ai servizi non è uguale per tutti: se si vive in una "zona interna" si avrà più difficoltà ad accedere alla banda larga rispetto a chi vive in una grande città. Per i trasporti, la totale assenza dell'alta velocità o semplicemente di mezzi di collegamento idonei rende impossibile l'accesso ai mezzi di trasporto per milioni di persone. Nel settore bancario e finanziario, la conoscenza e l'informazione, l'accesso ai servizi, non è così praticabile a meno che non si sia un soggetto forte del mercato.

Sezionando gli ambiti, il settore nel quale i cittadini hanno riscontrato una maggiore criticità è quello delle telecomunicazioni (28,3%), seguito dal servizio idrico (16,5%), dall'energia (15,5%), dalla Pubblica amministrazione (10,2%), dai trasporti e mobilità (9,7%) e dai servizi bancari e finanziari (8,2%).

Le principale voce segnalata per i primi tre settori riguarda la contestazione delle fatture.

Le segnalazioni sulla Pubblica Amministrazione (10,2% sul totale) per più di un quarto, il 26,7%, riguardano problemi con il 'fisco', ovvero cartelle esattoriali non dovute o arrivate oltre i termini di prescrizione. A seguire (18,4%) ci sono le difficoltà incontrate dai cittadini con le pratiche amministrative, per scarsa trasparenza, complessità delle procedure, o anche per mancata o incompleta digitalizzazione (quando ad esempio una pratica viene bloccata all'interno degli uffici perché non tutti seguono le stesse procedure o non lo fanno in maniera digitale).

Da fine giugno è in consultazione pubblica il Libro bianco sull’innovazione della PA, redatto su iniziativa della community di esperti e professionisti aggregata da Forum PA con l’intento di formulare osservazioni e raccomandazioni al nuovo Governo in materia di amministrazione digitale e innovazione nel settore pubblico. La redazione del documento è cominciata con la raccolta di articoli, interviste e relazioni pubbliche realizzati in vista della preparazione dell’edizione 2018 di Forum PA, e a seguire durante lo svolgimento della rassegna.

Sono stati la base - si legge in una nota - per la redazione di una prima versione del “Libro bianco”, nata dalla lettura ragionata e dalla rielaborazione di tutti i commenti, le riflessioni e i suggerimenti arrivati su temi di particolare rilevanza strategica: dalla riforma della PA alla trasformazione digitale, dalla sanità al procurement pubblico, dalle politiche urbane a quelle per il lavoro e l’istruzione.

In particolare sui diversi temi sono state individuate delle “raccomandazioni” al nuovo Governo con l’obiettivo di valorizzare quanto si è già fatto, individuare quanto rimane ancora da fare ed esaminare le iniziative che non hanno prodotto i risultati attesi.

Il Libro Bianco si articola in quattro capitoli :

Dopo una prima fase di consultazione riservata agli esponenti della community che hanno contribuito alla redazione dei contenuti, il Libro Bianco è ora aperto alle osservazioni e ai commenti di chiunque interessato. La consultazione resterà aperta fino al 15 settembre e successivamente la versione del documento, integrata con i commenti che arriveranno durante questo periodo, sarà presentata al Governo.

Rispetto ai cittadini, scende significativamente il livello di allarme e di attenzione sull'hate speech, dal 70 al 53% (-17% rispetto al 2017), mentre sulle fake news il calo di chi ritiene il grado di allarme e di attenzione su questo tema adeguato risulta più ridotto, dal 65 al 59% (- 6%).

Per questi due fenomeni, a distanza di un anno, da parte delle persone è mostrata una tendenza all'assuefazione rispetto alle precedenti rilevazioni, con un conseguente calo dell'attenzione "di massa" e della consapevolezza nei confronti di fake news ed hate speech, pur restando un fenomeno all'ordine del giorno. Sono dati che emergono da una nuova ricerca di SWG, presentata in occasione di "Parole O_Stili 2018", evento che riunisce a Trieste esperti della rete, giornalisti, manager, politici, comunicatori, rappresentanti della P.A., professionisti e studiosi. Due persone su tre pensano che le notizie false e i toni offensivi usati in rete siano una nuova realtà con cui ci si dovrà misurare d'ora in avanti, un nuovo modo di comunicare della società di oggi e in rete (lo pensa il 66%), mentre il 23% afferma che si tratta di un fenomeno temporaneo, legato in parte al periodo di crisi in cui viviamo e alla necessità di imparare a utilizzare i nuovi strumenti. Se i millennial, cresciuti nell'epoca dei social, percepiscono meno il salto di paradigma (-6%), la percezione risulta invece maggiore nelle fasce di popolazione più istruita (+7%). Dai dati si evidenzia anche un legame tra la percezione di questi fenomeni e il livello d'istruzione degli intervistati: sono infatti le persone con un titolo di studio alto le più preoccupate, mentre chi non supera la licenza media percepisce minor odio nelle comunicazioni. In generale, politica/economia ed esteri/migrazioni rimangono i temi centrali su cui si innescano notizie false e incitamento all'odio, sebbene il tema esteri/migrazioni (31%) mostri per le seconde un minor livello rispetto alle prime (50%). Altri dati: le prese di posizione volgari, offensive, violente, intolleranti e insultanti, sono divenute una pratica diffusa (e impunita), con cui si è trovato a fare i conti regolarmente oltre un terzo dei 'web surfisti' italiani (36%). Un altro 47% ha incrociato, anche se in modo saltuario, contenuti e prodotti mediali che si scatenano contro qualcuno, che insultano e denigrano persone o categorie sociali. Le percentuali rischiano di tradire la portata del fenomeno. In numeri assoluti, parlando del 40% del Paese, su 30,7 milioni di persone che navigano in rete, 11 milioni si sono imbattute in modo frequente in forme e contenuti che incitano all'odio. Altri 14,5 milioni hanno intercettato, sporadicamente, tali espressioni.
Complessivamente quasi 25 milioni di persone hanno avuto a che fare con post, commenti in blog, cinguettii, immagini, video intrisi di odio, infarciti di violenze verbali, denigrazioni, offese, insulti, espressioni sessiste o razziste eccetera. La portata del fenomeno si evince con chiarezza dalle valutazioni dei mille internauti intervistati. Per l'86% delle persone l'odio nel web è un fenomeno esteso (percentuale che sale al 91% tra quanti fanno un uso intenso della Rete) e per l'88% dei 'web surfisti' è una pratica grave e socialmente pericolosa.

La disseminazione di forme di hate speech non è il solo tratto incivile che si incontra nel web. Negli ultimi anni si è assistito al crescere di nuove forme di persecuzione personale: dal cyberbullismo al cyberstalking (con il loro portato persecutorio, di alterazione della vita quotidiana e della serenità delle vittime); dal revenge porn (diffusione on line di immagini intime o di rapporti sessuali senza il consenso o per punire una persona), al sexting (invio di email, messaggi e altro, con materiali a sfondo sessuale), fino al disumano grooming on line (adescamento di minori).

www.swg.it - www.paroleostili.com

Il Garante per le protezione dei dati personali ha pubblicato un provvedimento che fornisce indicazioni sulle modalità di trattamento delle informazioni personali relative ad adozioni e minori adottati, nell'ambito di atti e provvedimenti amministrativi.

Il Garante ha formulato il provvedimento in risposta alla richiesta di una cittadina che aveva lamentato la violazione delle norme in materia di protezione dei dati personali, a seguito della pubblicazione di un provvedimento relativo alla concessione di permessi, secondo quanto stabilito dalla legge n° 104 del 1992, nel quale si fornivano il nome e il cognome della famiglia di origine del proprio figlio adottivo.

Esaminando il caso, il Garante ha disposto che “per il futuro, atti e provvedimenti amministrativi analoghi a quelli oggetto della segnalazione, siano redatti senza l’indicazione di informazioni relative all’adozione o alle generalità dei minori precedenti la stessa”.

La Provincia di Lecco ha avviato un’attività di rilevazione del grado di soddisfazione dell'utenza rispetto al Servizio Protocollo.

Dal 1° al 31 luglio agli utenti che si presenteranno alla postazione di piazza Lega Lombarda 4 verranno cortesemente proposti dei questionari; successivamente verrà reso un report con i seguenti dati: numero di utenti che si sono presentati allo sportello, numero di utenti che hanno compilato il questionario

Questo tipo di report serve per valutare l'efficacia della modalità scelta per la rilevazione, ovvero attraverso la somministrazione di questionario cartaceo allo sportello, al fine della rilevazione del gradimento su un campione di utenza statisticamente rilevante.

ANAI Liguria organizza il corso di formazione e aggiornamento ”La gestione informatica dei documenti”, in programma a Genova nelle giornate del 14, 15, 28 e 29 settembre.

Il corso si rivolge ad archivisti in possesso di una formazione di base, interessati ad approfondire i requisiti funzionali della gestione documentale in ambiente digitale. Si rivolge inoltre a funzionari di enti pubblici o impiegati nel privato che svolgono attività nell’ambito della gestione documentale e nello sviluppo di procedimenti informatizzati o progetti di dematerializzazione.

Le iscrizioni sono aperte fino al 6 settembre. Le informazioni di dettaglio e la modulistica sono disponibili sul sito di ANAI.

 

Lo scorso 10 luglio, presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati a Roma è stata presentata la Relazione sull'attività svolta dal Garante Privacy nel 2017. La Relazione illustra i diversi fronti sui quali è stata impegnata l'Autorità Garante della Privacy; fa il punto sullo stato di attuazione della legislazione sulla privacy e indica le prospettive di azione verso le quali intende muoversi il Garante.

ANAI Toscana organizza il corso di formazione e aggiornamento La gestione informatica dei documenti – Corso avanzato, in programma presso l’Archivio di Stato di Firenze il 20 e 21 settembre.

Il corso si rivolge ad archivisti e funzionari di enti pubblici e a impiegati nel privato che abbiano già frequentato corsi in materia di gestione dei documenti, o in possesso di una specifica preparazione in questo ambito, interessati ad approfondire i requisiti funzionali della gestione documentale in ambiente digitale.

Le iscrizioni sono aperte fino al 12 settembre . Le informazioni di dettaglio e la modulistica sono disponibili sul sito di ANAI.

Aggiornato il Paniere dinamico di dataset: salto in avanti dell'indicatore dal 45,68% del 2016 al 55,15% del 2017. Nello stesso periodo i paesi dell'UE ottengono il 72% in termini di disponibilità di dati aperti.

Il Paniere, come nello scorso anno, incorpora due componenti: una nazionale con una lista di 62 dataset e una regionale con una lista di 48 dataset. Complessivamente risulta una crescita dell'indicatore dal 45,68% del 2016 al 55,15% del 2017.

Il Paniere risponde all'esigenza di dare contenuto quantitativo alle disposizioni dell'Accordo di Partenariato 2014-2020 che ha definito - associato al Risultato Atteso (11.1) "Aumento della trasparenza e interoperabilità e dell'accesso ai dati pubblici" - l'indicatore di risultato 2RIS "Disponibilità di banche dati pubbliche in formato aperto, calcolato tramite il rapporto in percentuale tra il numero di banche dati pubbliche disponibili in formato aperto e le banche dati pubbliche di un paniere selezionato".

Per l'Italia è importante mantenere un trend analogo anche nei prossimi anni, tenendo altresì conto che, secondo quanto previsto dall'Accordo, il valore target dell'indicatore per il 2023 risulta essere del 90% per ciascuna categoria di regioni.

In generale, i paesi dell'UE ottengono il 72% in termini di disponibilità di dati aperti nel 2017, rispetto al 57% nel 2016 e al 46% nel 2015. Buoni risultati rilevati anche sull'indicatore di maturità del Portale open data nazionale, che segna per il 2017 il 76% con un aumento di 10 punti percentuali rispetto al 2016 e un sostanzioso avanzamento rispetto al 32% rilevato nel 2015.

Fonte: www.dati.gov.it

Su Agenda Digitale , un articolo a firma di Paola Guerra Anfossi illustra i contenuti della norma UNI 11697:2017 “Attività professionali non regolamentate – Profili professionali relativi al trattamento e alla protezione dei dati personali – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, con particolare riferimento al ruolo del Data protection officer (DPO), in italiano Responsabile protezione dati, introdotto dal nuovo Regolamento privacy comunitario.

La norma tecnica, che ha carattere volontario e pertanto non obbligatorio, fornisce indicazioni sulle competenze formative minime di cui dovrebbe disporre un professionista per poter essere certificato come DPO. Come chiarito anche dal Garante italiano per la protezione dei dati personali, il Regolamento privacy stabilisce che eventuali certificazioni di questo genere non sono di per sé abilitanti all’esercizio della professione di DPO. Tale argomento viene ripreso anche dalla Guerra Anfossi, che definisce comunque la norma tecnica italiana un “passo in più” rispetto a quanto stabilito in sede di regolamentazione comunitaria

Nell’appendice B in relazione alla figura del DPO, (la norma tecnica) richiede in modo specifico al professionista: una laurea, un corso di almeno 80 ore su “Gestione della Privacy e Sicurezza delle Informazioni” con attestazione finale e minimo 6 anni di esperienza lavorativa legata alla privacy di cui almeno 4 anni in incarichi manageriali (gli anni possono diminuire o aumentare in funzione del titolo di studio – laurea magistrale o diploma).

La finalità della norma UNI è quella di assicurare che “determinate figure professionali possiedano, mantengano e migliorino nel tempo la necessaria competenza”.

Si potrebbe dire che in Italia è stato fatto un passo in più : partendo dal GDPR, è stata redatta una norma tecnica volontaria con la quale vengono definiti i requisiti relativi ai professionisti che opereranno nell’ambito del trattamento e della protezione dei dati personali, tra cui, in conformità agli articoli 37, 38 e 39 del Regolamento, anche i requisiti del DPO.

Quindi, mentre il Regolamento Europeo ha delineato in generale, ma in maniera obbligatoria, requisiti, competenze, conoscenze e qualità del DPO, la normativa UNI 11697:2017 con carattere volontario, li ha ulteriormente dettagliati a favore di quei professionisti che vorranno scegliere la certificazione quale ulteriore garanzia della propria professionalità .

L'Istituto di Autodisciplina pubblicitaria e Agcom hanno siglato un accordo quadro per monitorare i messaggi commerciali on line. Un obiettivo di autoregolamentazione e co-regolamentazione per tutelare l'interesse dei consumatori in rete.

L'intesa, il cui perimetro consente vari spazi di manovra, è in linea con iniziative simili di altri Paesi europei dove gli accordi fra Autorità e Istituti di Autodisciplina sono la normalità. In Italia si tratta della prima collaborazione sottoscritta dall'Autodisciplina con una Autorità.

Nel documento approvato da IAP e Agcom è specificato che "Nell'ambito delle rispettive competenze, il documento prevede in particolare che Agcom e Iap approfondiscano tematiche di carattere tecnico, regolamentare ed economico riguardo alla comunicazione commerciale; cooperino in attività di analisi e approfondimento finalizzate a una trasparente e corretta comunicazione commerciale; collaborino nell'analisi di strumenti di identificazione della comunicazione commerciale e dei relativi obblighi; organizzino seminari e attività di formazione nelle materie di interesse comune".

Obiettivi in comune gli influencer che operano in rete e la pubblicità on line del gioco d'azzardo dove si vince denaro.

Tra i cambiamenti che seguono alla piena entrata in vigore del nuovo Regolamento comunitario in materia di dati personali vi è anche una significativa crescita di valore del concetto di trasparenza. Da principio fin qui riferito alla pur importante tutela degli utenti, tale concetto si trasforma in un “elemento di conoscenza indispensabile per sapere, capire, discutere e decidere nella società contemporanea”. È quanto afferma Franco Pizzetti, autore di un approfondimento a riguardo per Agenda Digitale.

Il principio di trasparenza (transparency) inteso come obbligo di rendere conoscibili “le modalità con cui i dati sono raccolti, utilizzati e consultati grazie ad informazioni e comunicazioni facilmente accessibili e comprensibili, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro” (Considerando 37), ha nel GDPR un ruolo fondamentale e potenzialmente molto espansivo. Si tratta di un aspetto molto importante, e non ancora esplorato fino in fondo.

La trasparenza nel trattamento dei dati personali

Per capire bene l’innovazione data dal principio di trasparenza nel trattamento dati con il Gdpr occorre partire dall’art.5, paragrafo 1, lettera a) che, indicando i principi applicabili al trattamento, specifica: “i dati personali devono essere trattati in modo lecito, corretto e trasparente”.

L’articolo 6 della Direttiva 95/46 si limitava invece a dire, al paragrafo 1, lettera a), che i dati personali devono essere trattati “lealmente e lecitamente”.

È evidente la discontinuità tra il nuovo Regolamento e il sistema precedente, soprattutto perché ora la trasparenza diventa un aspetto generale ed essenziale di ogni trattamento di dati personali. Una condizione dunque che si applica ai trattamenti in quanto tali e durante tutto il loro corso, indipendentemente dal rapporto che possa sussistere tra il titolare e la tutela dei diritti degli interessati i cui dati sono oggetto di trattamento.

Un primo punto assolutamente essenziale nel quadro del nuovo Regolamento è dunque che tanto i titolari (controllers) quanto i responsabili (processors) devono assicurare che i trattamenti o le parti di trattamento da ciascuno posti in essere risponda al principio di trasparenza .

Gli eventi speciali di formazione on line di Compubblica riprendono a settembre con un webinar a due voci per approfondire il tema della personalizzazione della comunicazione on line.

Anche nelle organizzazioni pubbliche è fondamentale conoscere i cittadini per personalizzare, in modo più efficace e mirato, l'invio di comunicazioni da parte dell'Ente, suddividendoli in gruppi omogenei, in base ai loro interessi e alle loro specifiche caratteristiche. Questo vale per chi fa comunicazione e anche per chi gestisce i servizi di pubblico interesse.

Le nuove tecnologie offrono oggi l'opportunità di realizzare questo tipo di attività a costi inferiori rispetto al passato.

Mercoledì 19 settembre dalle 12.00 alle 13.30 Compubblica organizza un evento speciale di formazione on line dal titolo Personalizzare la comunicazione attraverso la profilazione degli utenti sul web.

Il webinar vuole offrire l'occasione per approfondire strategie e tecniche per l'analisi del pubblico e la profilazione degli utenti sul web, fornendo accorgimenti pratici e, allo stesso tempo, chiarendo quali siano i vincoli normativi che regolano questa attività, anche alla luce del recente Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali.

Il webinar si sviluppa in due parti: la prima offre ai partecipanti strumenti teorici che, nella seconda parte, verranno approfonditi in applicazione ad alcuni casi studio di P.A. che hanno realizzato le attività argomento della formazione.

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- telefono 02 67100712.

Si riprende con il corso "La comunicazione pubblica per la trasparenza, la semplificazione, l'accesso e le nuove opportunità di relazione con il cittadino". Inizia Torino il 4 settembre con il modulo 3 "Comunicazione e organizzazione"; seguito dal modulo 4 "Comunicazione pubblica web e digitale". Nel contempo prosegue l'organizzazione dei percorsi di Verona, inizio previsto il 18 settembre; di Napoli, inizio previsto il 10 ottobre; di Milano, inizio previsto il 17 ottobre.

Da ricordare anche l'evento formativo speciale on line del 19 settembre dal titolo "Personalizzare la comunicazione attraverso la profilazione degli utenti sul web".

Per informazioni e/o iscrizioni, email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Torino
Programma e calendario 
Scheda di iscrizione

Verona:
Proposta formativa
Programma e calendario
Scheda di iscrizione

Napoli
Proposta formativa
Programma e calendario
Scheda di iscrizione

Milano
Proposta formativa
Programma e calendario
Scheda di iscrizione

"La comunicazione pubblica per la trasparenza, la semplificazione, l'accesso e le nuove opportunità di relazione con il cittadino" è il titolo della formazione organizzata a Verona con inizio previsto dal 18 settembre e a Napoli con inizio previsto il 10 ottobre.

Insieme all'evoluzione della disciplina la sua pratica, le norme e la comunicazione di relazione, ampio spazio verrà dato agli strumenti digitali: reti, siti, social... argomenti per i quali è prevista anche una giornata di laboratorio.

Il percorso è suddiviso in quattro moduli, scanditi in 15 giornate di 6 ore, per un totale di 90 ore. Ci si può iscrivere al percorso integrale, ai moduli, alle giornate, di interesse personale e professionale.

Sono previste più classi di sconto: per i soci attivi dell'Associazione, gli studenti, il numero di partecipanti dello stesso Ente e altre opportunità o condizioni particolari.

Verona:

Napoli

Per informazioni: www.compubblica.it - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - telefono 02 67100712.

Mercoledì 19 settembre 2018 "Compubblica" organizza un evento speciale di formazione on line dal titolo "Personalizzare la comunicazione attraverso la profilazione degli utenti sul web" (dalle ore 12.00 alle ore 13:30).

Anche nelle organizzazioni pubbliche è fondamentale conoscere i cittadini per personalizzare, in modo più efficace e mirato, l'invio di comunicazioni da parte dell'Ente, suddividendoli in gruppi omogenei, in base ai loro interessi e alle loro specifiche caratteristiche. Questo vale per chi fa comunicazione e anche per chi gestisce i servizi di pubblioc interesse.
Le nuove tecnologie offrono oggi l'opportunità di realizzare questo tipo di attività a costi inferiori rispetto al passato.

Il webinar, a due voci, vuole approfondire strategie e tecniche per l'analisi del pubblico e la profilazione degli utenti sul web, fornendo accorgimenti pratici e, allo stesso tempo, chiarendo quali siano i vincoli normativi che regolano questa attività, anche alla luce del nuovo "Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali".

Declinato in due sessioni, il webinar sviluppa nella prima parte sviluppa strumenti teorici, nella seconda parte, approfondisce l'applicazione di alcuni casi studio di P.A. che hanno realizzato le attività argomento della formazione.

La partecipazione al webinar attribuisce 3 crediti formativi per la qualifica professionale di "comunicatore pubblico" (vedi www.compubblica.it-Attestazione professionale).

Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- telefono 02 67100712

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Il Digital News Report è un’indagine a livello mondiale sul consumo di notizie digitali. L'edizione del 2018 evidenzia come solo il 23% degli utenti si fida delle notizie sui social, rispetto al 44% della fiducia nelle notizie in genere.

Realizzata dall'agenzia internazionale di stampa Reuters, in collaborazione con l'Università di Oxford, per la corposa indagine sono state intervistate oltre 74.000 persone di 37 Paesi del mondo. La ricerca della Reuters è basata sui sondaggi YouGov on line dell'inizio d'anno, seguiti da focus group faccia a faccia negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Brasile su tematiche quali fake news, disinformazione e fiducia nei media.

Per la fruizione di notizie, aumenta l'uso di piattaforme alternative soprattutto tra i giovani. A contribuire al cambiamento, anche la mutazione dell'algoritmo di Facebook che da qualche mese privilegia i post di amici e parenti alle notizie. Ma anche a causa delle notizie false, dell'aumento degli haters e per una certa mancanza di privacy.

Secondo la ricerca è Facebook il social media più colpito per la fiducia (specialmente negli Usa), conseguenza dello scandalo di Cambridge Analityca, dove è diminuito di 9 punti percentuali negli Usa, rispetto al 2017. Tra i più giovani la diminuzione è di 20 punti. Dalla ricerca si evince che le persone si sentono più a loro agio spostando le loro discussioni su app di messaggistica chiuse come WhatsApp (il cui uso per le notizie in tutti i paesi è quasi triplicato dal 2014), Snapchat e Instagram.

Oltre la metà degli intervistati (54%) afferma di essere preoccupata che le notizie su Internet siano reali o "false". Il dato è più alto in paesi come il Brasile (85%), Spagna (69%) e Stati Uniti (64%) in cui "situazioni politiche polarizzate si combinano ad un uso elevato dei social media".

La maggior parte degli intervistati ritiene che gli editori (75%) e le piattaforme (71%) abbiano le maggiori responsabilità di risolvere i problemi di notizie false e inaffidabili.

Per soffermarci sul panorama italiano dei media nel Report si legge come questo sia stato influenzato da una notevole disinformazione on line, complici soprattutto i social network e la gestione di notizie false, che hanno provocato sentimenti anti-establishment e anti-immigrazione da parte della popolazione.

Risultati inconsueti sono stati raggiunti dai giornali che si sono concentrati sulle notizie locali, come Il Messaggero'(7%) e Quotidiano.net (7%).

Un cambiamento rilevante nella classifica on line italiana è la crescita di Fanpage (11%) che, oltre a un attento utilizzo dei social media per la diffusione delle notizie, ha guadagnato attenzione per le capacità investigative sull'attività di smaltimento dei rifiuti, che ha portato le autorità italiane a maggiori indagini.

Nel 2018, per le notizie on line dei quotidiani italiani i modelli di pagamento sono ancor più migliorati. Da Il Corriere della Sera che è stato il primo tra i quotidiani italiani a lanciare un paywall a consumo nel 2016, a La Repubblica che nel 2017 ha adottato un modello freemium. Altri quotidiani, tra cui Il Fatto, La Stampa e Il Messaggero, oggi stanno adottando altre forme di pagamento per leggere le loro notizie.

Infine, l'analisi sull'Italia evidenzia che gli italiani si affidano in termini di reach on line ai maggiori quotidiani (La Repubblica, Il Corriere della Sera e Il Fatto) e alle principali emittenti televisive (TgCom24.it, SkyTg24 e RaiNews.it). Il sito web dell'agenzia di stampa ANSA segna un avanzamento nella classifica nazionale raggiungendo la terza posizione.

https://agency.reuters.com

"Ragionevole, inclusiva e credibile" così si è espressa il Ministro Giulia Bongiorno all'Internet Day (Camera dei Deputati, 26 giugno) in occasione della presentazione del quarto rapporto Agi/Censis, L'insostenibile leggerezza dell'essere digitale, durante il quale ha indicato quale il piano del suo dicastero per una Amministrazione digitalizzata.

La trasformazione digitale deve essere ragionevole, aiutando chi è meno avvezzo e più restio; inclusiva, formando anche i dipendenti analogici; credibile, con risultati raggiungibili. Nella fattispecie ha indicato tre linee guida.

Digitalizzazione ragionevole: "non si può pensare che la trasformazione digitale possa essere uniforme su tutto il territorio italiano, occorre aiutare le P.A. più indietro digitalmente e quelle più restie. Non tutte le realtà italiane sono uguali. La trasformazione digitale dovrebbe essere graduale e non avvenire con la stessa velocità dalla città al piccolo paese di montagna. Una digitalizzazione omogenea non terrebbe conto di tante peculiarità, di tante realtà diversissime tra loro, che richiedono un trattamento non uguale".

Digitalizzazione inclusiva: nella trasformazione digitale l'inclusione vale anche per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e perciò "Investiremo in una formazione effettiva e accessibile a tutti. Serve una digitalizzazione inclusiva, che accolga tutti, che non escluda": Tutti devono poter essere attori partecipi nella trasformazione digitale.

Digitalizzazione credibile: non grandi annunci e traguardi irrealizzabili. L'importante è far partire il processo di digitalizzazione e dare tempi certi agli obiettivi da raggiungere. "Il processo deve essere credibile sui tempi, chiarire quali sono i nostri programmi e i traguardi. Non occorre fare promesse, bisogna partire e proseguire con sicurezza per un concreto processo di digitalizzazione".

Un progetto svolto tra le scuole e un'aula didattica multimediale allestita in un truck per parlare di dipendenza da Internet, un fenomeno che coinvolge sempre più giovani e minori. "Una Vita da Social" è il nome della campagna educativa itinerante per il corretto uso di Internet della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Obiettivo è di incentivare un'educazione al mondo digitale, indispensabile in particolare per i più piccoli, perché possano conoscere le "regole" d'uso e i possibili benefici.

Numerosi studi hanno rilevato il comportamento delle nuove generazioni con i dispositivi mobili e i pc. I dati raccolti mostrano che il 37% dei bambini tra gli 8 e i 10 anni non riesce a immaginare cosa significhi vivere senza personal computer o senza smartphone e che il 69% ha piena fiducia di Internet come fonte di informazione.

Fra i dati, preoccupante quello sul tempo trascorso in rete: in Italia il 58% dei bambini dagli 8 ai 16 anni è costantemente on line e anche: il 9% dei genitori reputa che il proprio bambino stia diventando dipendente da Internet. Per quanto la maggior parte dei genitori (75%) cerchi di trascorrere del tempo con i propri figli quando navigano, tutto questo non è sufficiente per tenere i piccoli utenti al sicuro dalle minacce della rete.

Da Milano a Palermo, numerose sono state le lezioni tenute dalla Polizia Postale e dai partner del progetto, che hanno mostrato le potenzialità della rete, hanno spiegato le criticità, hanno parlato dei pericoli e hanno spiegato il significato di consapevolezza nell'uso. E per questo, tra i temi trattatati, grande rilevanza educativa al cyberbullismo, alla pirateria informatica e alla pedopornografia.

Fonte: www.key4biz.it