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News dal CST

Nella Gazzetta Ufficiale numeri 9 del 12 gennaio è stato pubblicato il Decreto legislativo 217 del 13 dicembre 2017, recante disposizioni integrative e correttive al Decreto legislativo 179/2016, concernente modifiche e integrazioni al Codice dell'amministrazione digitale di cui al Decreto legislativo 82/2005.

Continua a prendere forma il Piano triennale per l’informatizzazione della pubblica amministrazione che nelle scorse settimane ha visto realizzarsi un altro dei tasselli fondamentali del proprio “Modello strategico di evoluzione del sistema informatico nella Pa”, pensato dal Governo per essere uno strumento sistemico, diffuso e condiviso, di gestione e di utilizzo delle tecnologie digitali più innovative, improntato a uno stile di management agile ed evolutivo, basato su una chiara governance dei diversi livelli della Pa.

L’obiettivo delle linee guida

In particolare, l’Agenzia per l’Italia digitale ha pubblicato sul proprio portale istituzionale le linee guida per lo sviluppo del software sicuro nella pubblica amministrazione, con l’intento di guidare gli enti centrali e locali verso quattro risultati fondamentali, quali l’adozione di un processo strutturato di realizzazione del software, l’applicazione di tecniche standard di scrittura del codice, la corretta configurazione delle applicazioni di base e la modellazione delle minacce e delle azioni di mitigazione conformi ai principi del cosiddetto Secure/Privacy by Design, così come richiesto, tra l’altro, dal Regolamento Ue 2016/679, meglio conosciuto come Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr, General data protection regulation). Le linee guida si pongono nel solco tracciato da Agid e orientato dal Piano triennale, che mira a garantire al sistema Paese un più efficace sfruttamento dei benefici delle nuove tecnologie assicurando ai cittadini un vantaggio in termini di semplicità di accesso e miglioramento dei servizi digitali esistenti.

Un primo approccio sistematico alla sicurezza

Si tratta di un passo estremamente importante perché per la prima volta viene trattata in maniera organica, completa e sistematica una tematica fondamentale come la sicurezza, cui è direttamente riconnessa la necessità di garantire la disponibilità, l’integrità e la riservatezza delle informazioni proprie del Sistema informativo della Pa, oltre ai principi di privacy previsti dall’ordinamento giuridico nazionale ed europeo. Le Linee guida definiscono un’architettura della sicurezza per tutti i servizi fondata su quattro macro-temi, sulla base di indicazioni relative al modello architetturale di gestione dei servizi, declinato rispetto al cluster dei dati gestiti. Per ogni argomento è stato realizzato e reso disponibile un documento distinto e specializzato rispetto alla tematica di riferimento.

Le quattro aree delle linee guida

In particolare, lo scopo delle linee guida per l’adozione di un ciclo di sviluppo di software sicuro è fornire le best practices per intraprendere un processo di sviluppo del software “sicuro”, applicabile attraverso l’identificazione e l’implementazione di opportune azioni di sicurezza nel corso di tutte le fasi del ciclo di sviluppo software. La gestione della sicurezza delle applicazioni di base richiede, invece, di stabilire un processo volto a identificare rischi e contromisure di sicurezza a ogni livello (fisico, logico e organizzativo) del contesto in cui tali software operano e sono utilizzati. Scopo delle linee guida per lo sviluppo sicuro di codice è, inoltre, quello di fornire un insieme di pratiche maggiormente utilizzate nei contesti specialistici e negli standard internazionali, che permettono di prevenire eventuali problematiche di sicurezza nel codice e individuare possibili debolezze insieme alle relative contromisure da applicare, così da mitigare i principali attacchi che sono spesso focalizzati nello sfruttamento di “vulnerabilità standard” celate all’interno delle applicazioni software. Le linee guida per la modellazione delle minacce e individuazione delle azioni di mitigazione conformi ai principi del “Secure/Privacy by Design”, infine, analizzano processi, metodi e modelli utilizzati nella progettazione di applicazioni sicure con l’obiettivo di integrare il processo di modellazione delle minacce e conseguente individuazione di azioni di mitigazione con quello di determinazione preventiva dei requisiti di sicurezza e privacy, creando una connessione con il Regolamento europeo sulla privacy la cui entrata in vigore, fissata a maggio 2018, è ormai imminente.

È possibile scaricare tutte le linee guida ai seguenti indirizzi:


Fonte: Il Sole 24 Ore del 17/01/2018

Autore: Giuseppe Arcidiacono

Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, è uno dei capisaldi dell'Agenda digitale Italiana. Si tratta di un'innovazione certamente utile che ha l'obiettivo di semplificare la vita ai cittadini individuando una sola credenziale di accesso ai servizi online pubblici al posto delle numerose userid e password che attualmente sono richieste per ogni specifico portale e servizio connesso.

Spid è anche un passo determinante verso la standardizzazione e la razionalizzazione dei processi di accreditamento e gestione interni alla Pa, tanto che Il governo italiano ha inserito Spid tra le priorità da attuare fin dal 2016. Alla data però solo 3866 su circa 23.000 pubbliche amministrazioni hanno abilitato Spid in qualche servizio online, quindi solo il 16,8% degli enti potenzialmente obbligati.

Qual è la causa di tale ritardo? Dobbiamo innanzitutto dire che la soluzione tecnica da implementare è tutt'altro che banale e richiede personale specializzato che difficilmente si trova all'interno delle pubbliche amministrazioni. Se consultiamo il sito appositamente dedicato a Spid (https://www.SPID.gov.it) infatti apprendiamo che il percorso di abilitazione di Spid prevede due fasi: una procedura tecnica e una amministrativa.

Le procedure

La procedura tecnica è a sua volta suddivisa in cinque step:

  1. consultare le regole tecniche per lo sviluppo dell'applicazione online che implementa Spid
  2. elaborare un metadata come descritto nel documento riassuntivo e secondo quanto stabilito dall'Avviso 6
  3. fare la verifica del metadata tramite il «servizio di supporto per le Pa»
  4. in caso di modifiche ritornare al punto 3 e alla fine rendere disponibile il deploy per gli Identity Provider
  5. dopo l'accettazione da parte degli Identity Provider i servizi online potranno essere interfacciati
  6. a Spid e potrà partire la fase di test e messa in produzione

La procedura amministrativa prevede infine la firma di una convenzione che, per essere perfezionata, richiede una verifica tecnica sull'implementazione di Spid da parte di ogni Service Provider. Una volta che la verifica avrà dato esito positivo, verrà inviata la convenzione da firmare e il file nel quale si dovrà dare evidenza dei dati relativi ai servizi accessibili con Spid.

È evidente che la maggior parte degli enti pubblici non è in grado di effettuare questi passaggi e deve necessariamente rivolgersi al proprio fornitore di soluzioni informatiche.

Possibili soluzioni

Non aver previsto la figura del partner tecnologico nel percorso appena descritto non solo è fuorviante per l'ente che, in prima battuta, non si sente autorizzato a coinvolgere il proprio fornitore, ma finisce inevitabilmente per rallentare e complicare le attività di implementazione che a ogni step richiedono un dialogo a tre, tra partner tecnologico, referente dell'ente e supporto Agid. Come Assosoftware siamo fortemente interessati a spingere e promuovere l'implementazione di Spid ma, visti i problemi e i ritardi fin qui accumulati, riteniamo fondamentale snellire le procedure tecnico/amministrative individuando nel partner tecnologico il soggetto autorizzato a dialogare con Agid e con gli Identity Provider per certificare le soluzioni online, integrate a Spid, che saranno messe a disposizione dei propri clienti pubblici.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 16/01/2018

Autore: Roberto Bellini

Il CST della Provincia di Lecco, in collaborazione con il Politecnico di Milano polo territoriale di Como e con la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (capofila di parte svizzera), ha candidato in qualità di partner il progetto GIOCOnDa, Gestione Integrata e Olistica del Ciclo di vita degli Open Data, nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera 2014-2020.

GIOCOnDa mira a rafforzare le capacità di coordinamento e collaborazione delle Pubbliche Amministrazioni italiane e svizzere della Regio Insubrica e a migliorare i processi di partecipazione degli stakeholder (imprese e società civile dei territori coinvolti) insistendo su una criticità dell’Area: mancanza, disallineamento e sottoutilizzo di informazioni comuni e onerosità di mantenere database comuni.

Individuati i fabbisogni informativi del sistema degli utenti, il progetto si preoccupa di selezionare e analizzare i relativi dati disponibili, rendendone omogenee le strutture per favorire l’integrazione, l’interoperabilità e l’esposizione, tramite un portale dedicato all’area di cooperazione, appoggiato all’infrastruttura già esistente in Regione Lombardia e conforme al portale svizzero per gli open government data.

GIOCOnDa prevede il coinvolgimento dei dipendenti delle PA (adozione di linee guida comuni per l’esposizione dei dati) e degli stakeholder, attraverso l’organizzazione di sessioni interdisciplinari di formazione e co-progettazione on e offline, ed eventi pilota di training finalizzati alla creazione di una rete di esperti per valutare la diffusione di progetti e sviluppi di applicativi su gli Open Data insubrici, e facilitare l’individuazione di un modello di business che renda sostenibile nel tempo il processo istituito.

Mercoledì 21 marzo e martedì 8 maggio dalle 9.00 alle 13.00, presso la sala Consiliare della Provincia di Lecco in piazza Lega Lombarda 3/5, si terrà il corso sul nuovo regolamento relativo al trattamento e alla gestione dei dati degli utenti, adottato dall’Unione Europea nell’aprile 2016 e che entrerà in vigore il 25 maggio 2018.

Il corso, promosso da Halley Academy, è rivolto ai responsabili della Sicurezza e a tutti i collaboratori degli enti che ogni giorno si interfacciano con il trattamento dei dati degli utenti.

Il GDPR (General Data Protection Regulation) riguarda la protezione dei dati e il tema molto sentito della gestione della privacy.

I dati personali a cui fa riferimento la Commissione Europea sono tutte le informazioni relative a un individuo, collegate alla sua vita privata, professionale e pubblica.

Le pubbliche amministrazioni sono chiamate a rivedere i propri sistemi di gestione dei dati all’interno dell’organizzazione, per prevenirne la perdita e l'indiscriminata condivisione.

Questa novità è dunque l’occasione giusta per ridefinire le policy interne e la formazione del personale: le aziende che si adegueranno potranno beneficiare anche di una maggior fiducia da parte degli utenti, consapevoli di avere i propri dati al sicuro.

Termine ultimo per adeguarsi alla normativa GDPR è il 25 maggio 2018; in caso di mancato rispetto del regolamento, la sanzione può arrivare fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del volume d’affari globale registrato nell’anno precedente.

Programma del corso

1. Privacy (GDPR)

Il regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e le nuove regole per la protezione dei dati personali: teoria e strumenti applicativi

2. Contesto normativo e ambiti di applicazione

  • L'evoluzione del quadro normativo
  • Cosa cambia dal Codice della Privacy al nuovo Regolamento Europeo sulla privacy

3. Best Practice

  • Il "dato personale"
  • Le varie categorie
  • Focus: la pubblicazione dei dati

4. Sicurezza e Privacy

  • I principi generali del Regolamento
  • Finalità e ambito di applicazione
  • Definizioni e soggetti coinvolti

5. DPO (Data Protection Officer)

  • Il ruolo centrale
  • Responsabilità
  • Obblighi
  • Sistema sanzionatorio

Il CST della Provincia di Lecco si è posto come soggetto coordinatore dei Comuni che hanno deciso di aderire all’iniziativa di Regione Lombardia, che ha messo a disposizione contributi a fondo perduto per la valorizzazione del patrimonio pubblico per estrazione e pubblicazione di dati in formato aperto sulla piattaforma regionale www.dati.lombardia.it.

Regione Lombardia ha concesso un contributo economico per la pubblicazione degli Open Data degli enti locali relativi a piste ciclabili, aree verdi, cantieri stradali attivi, parcheggi, elenco pratiche SUAP, flussi turistici, punti ricarica veicoli elettrici, quantità di rifiuti prodotti.

L’obiettivo del CST della Provincia di Lecco è quello di ottimizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie messe a disposizione da Regione Lombardia e supportare i Comuni nel percorso di gestione degli Open Data.

Per i Comuni aderenti al CST che hanno deciso di aderire all’iniziativa e hanno ottenuto il finanziamento (Barzio, Vercurago, Carenno) il CST della Provincia di Lecco sta effettuando un servizio di coordinamento, raccolta dati, attività operative e gestionali, integralmente coperto dal contributo regionale.

Nei giorni scorsi è stato effettuato l’adeguamento grafico secondo le direttive di Designers Italia del primo sito web del Centro Servizi Territoriale della Provincia di Lecco: il portale del Comune di Morterone.

A breve è previsto lo stesso adeguamento dell’aspetto grafico per i siti dei Comuni di Casargo e di Calolziocorte; poi gradualmente sarà la volta degli altri siti che fanno riferimento al CST della Provincia di Lecco.

Nuovi Comuni anche esterni al CST della Provincia di Lecco stanno guardando con interesse al servizio di GeoPortale e ne hanno chiesto l’attivazione.

Il GeoPortale del CST è un servizio web che permette a cittadini, professionisti e imprese di consultare liberamente una vasta gamma di mappe tematiche; di grande interesse è la mappa catastale, utile per attività di analisi e di pianificazione territoriale, che restituisce una visione del territorio (terreni e fabbricati) costantemente aggiornata e sovrapponibile a tutte le altre cartografie disponibili.

Per i Comuni aderenti il GeoPortale consente di abilitare un accesso riservato ai dipendenti delle amministrazioni con funzionalità avanzate di analisi geografiche e sulla banca dati catastale, accedere ai dati censuari georeferenziati, calcolare la rendita complessiva di uno o un insieme di immobili, utilizzare strumenti di visura analoghi a quelli rilasciati presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

La continua riduzione del divario digitale o digital divide (cioè delle diverse condizioni esistenti tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale, grazie alla maggiore copertura del territorio provinciale anche con nuove tecnologie come la fibra ottica) consente un continuo miglioramento del livello della connettività fornita dal CST della Provincia di Lecco ai propri enti.

Nei mesi di gennaio e febbraio 2018 sono state attivate tre nuove linee ADSL a 20 Mbps presso i Comuni di Barzio, Crandola e Cremeno. Infine si sta dando avvio alle procedure per l’attivazione di una linea ADSL a 20 Mbps per la scuola di Carenno e di una nuova linea in fibra ottica a 40 Mbps per il Comune di Verderio.

La migrazione del data center fisico del CST verso un data center virtuale nel sistema cloud, acquisito tramite adesione al contratto quadro CONSIP, ha già mosso i primi passi e sta proseguendo secondo il cronoprogramma stabilito.

Il nuovo data center virtuale e il collegato sistema di backup sono stati attivati e il gruppo di lavoro costituito dai tecnici ICT, dal personale di Cloud Enabling del fornitore CONSIP e dai fornitori di applicativi ha cominciato le attività di programmazione e spostamento dei servizi sul nuovo ambiente.

Leggi anche: Passaggio in cloud del data center del CST