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Il disastro che ha colpito uno dei principali fornitori europei di infrastrutture cloud ha portato all'attenzione di tutti l'importanza dell'adozione di procedure di sicurezza per minimizzare i rischi di perdita dei dati.

Si ipotizza anche una possibile violazione del Gdpr.

Nella notte tra il 9 e il 10 marzo, un incendio ha provocato ingenti danni al data center di Strasburgo di OVH, società francese leader europea, e terza fornitrice al mondo, nel settore del cloud e nell’hosting, con un portafoglio complessivo pari a 1,5 milioni di clienti.

A causa dell'evento, moltissimi siti e servizi non sono stati più accessibili e per alcuni di questi, tra cui il sito del centro George Pompidou, si teme seriamente che sarà impossibile recuperare i dati.

L'incendio ha avuto ripercussioni anche in Italia, interessando anche alcune amministrazioni pubbliche, tra cui i Comuni di Pavia, Trapani e Cattolica.

Tra le altre cose, la gravità dell'incendio ha riacceso i riflettori sui rischi di perdita dei dati digitali salvati su cloud o comunque diffusi attraverso le attuali reti di comunicazione. Rischi reali e concreti che smentiscono il luogo comune, purtroppo pericolosamente diffuso, secondo il quale i dati e contenuti digitali, per il semplice fatto di essere tali, sono destinati ad essere conservati e accessibili in maniera illimitata.

Anche Agenda Digitale ha dedicato degli articoli alla vicenda. Tra gli altri,un approfondimento a firma di Laura Mantelli, dedicato alle regole che bisognerebbe osservare "nella definizione di contratti per la fruizione di servizi cloud, e alle possibili conseguenze di violazioni del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali che possono derivare dalla loro mancata osservazione".

 

Consulta l'approfondimento sul sito di Giornalettismo.